Alice Lanzi
ISS Marisa Bellisario
5°A Liceo Socio Psico Pedagogico
Anno scolastico 2012/2013
John Nash e la sua “Magnifica mente”
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Mappa concettuale:
La malattia mentale:
La schizofrenia
La legge
La guerra fredda
Basaglia
John Nash
Nietzsche: Zarathustra e l’Oltreuomo
Premessa
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Che cos’è la genialità?
La definizione di genio non è univoca, spesso accade infatti che coloro che in vita non ottennero consenso, furono invece ampiamente apprezzati dai posteri. Il loro talento, nella maggior parte dei casi, è stato vanificato, oppure valorizzato solo post-mortem da coloro che hanno saputo apprezzarlo, in condizioni storiche di differente apertura mentale, di più elevata fiducia nel progresso e nelle capacità umane. A livello individuale certamente la genetica predispone un’articolazione strutturale delle aree cerebrali che influisce sulle diverse capacità di integrazione, che possono condurre alla genialità più marcata di un individuo rispetto agli altri. Ma è bene osservare che se la genialità non viene condivisa e compresa, rischia di essere considerata dai contemporanei un’inutile stranezza, se non addirittura stupidità, irrazionalità… o follia.
Recentemente l’analisi storiografica di alcune note personalità della scienza, come ad esempio Albert Einstein, o dell’arte, come Vincent Van Gogh, certamente accomunate da capacità intellettive eccezionali, ha rivelato l’esistenza, nei loro comportamenti, di alcune forme riconoscibili come “disturbi mentali” più o meno marcati. Infatti non pochi scienziati, artisti e musicisti dimostrano alcuni tratti evidenti di uno sviluppo psico-mentale disarmonico, caratterizzato da comportamenti sociali o affettivi dissociati, anomali ed eccentrici, a fronte di capacità immaginative e concettuali nitide e incisive. Il genio non è un uomo più intelligente o più abile degli altri, ma una persona che pensa in modo diverso e compie atti normalmente impensabili. Non sempre queste straordinarie capacità però portano ad una personalità equilibrata. I grandi uomini compiono anche azioni sconcertanti, esagerate, o errori grossolani. Ma non per questo è d’obbligo associare il genio alla sregolatezza, come invece sostenevano decadenti e simbolisti. La sregolatezza, in realtà, è più frequente nei mediocri che si abbandonano ad eccessi, esagerano per differenziarsi dagli altri, per apparire originali. I veri geni invece sono capaci di progetti a lungo termine, sono estremamente rigorosi e si prendono cura anche dei minimi dettagli.
Un’altra caratteristica del genio è che riesce sempre a vedere la soluzione più semplice, più diretta, quella che, successivamente, gli altri troveranno ovvia, nonostante prima la ritenessero irrealizzabile o assurda. “Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre.” Diceva il poeta inglese Ezra Pound. Il giudizio che le persone danno del genio è perciò quasi sempre sbagliato, perché si fatica ad essere obiettivi. Talvolta lo si sminuisce, altre volte non lo si capisce. La genialità è infatti la capacità mentale di colui che ha particolari doti intellettive. Gardner, il teorico delle intelligenze multiple, li definisce come speciali individui che si distinguono per la prodigiosa intelligenza o per l’acume eccezionale, che spesso manifestano in condizioni di splendido isolamento.
Non sempre però intelligenza e genialità coincidono e, come disse Einstein, “l’immaginazione è più importante della conoscenza”. Diventa dunque basilare una grande creatività e inventiva. Oltre a tutto questo è poi essenziale l’esecuzione, perché non basta avere idee brillanti e originali, ma bisogna anche saperle applicare a livello pratico, ed è questo che rende evidente la genialità. “Tra l’idea e la realtà cade l’ombra”, diceva infatti T.S. Eliot. Egli non è solo una miscela di speciali facoltà cognitive, caratteriali e ambientali, ma anche e, soprattutto, è visibile nell’immagine che proietta di sé stesso. Gli ingredienti della “ricetta” sono, insomma, numerosi. Una buona dose di conoscenze nel campo di interesse è sicuramente utile come punto di partenza, ma non deve essere troppo approfondita, perché potrebbe finire per essere limitante, in quanto impedisce di uscire dai solchi tracciati e porta a un’eccessiva chiusura mentale.
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Serve poi grande sensibilità, saggezza, creatività e originalità, non disgiunte da un forte senso pratico. Fondamentale è però, più di tutti, il cosiddetto “pensiero divergente”, il processo mentale che permette di produrre molte idee da un unico stimolo. Occorre quindi immaginazione, ma anche perseveranza, “il genio è uno per cento ispirazione e 99 per cento sudore” diceva Edison.
Sono molte le domande che sorgono affrontando questo tema e la prima fra tutte è: da dove nasce la genialità? Secondo ricerche condotte con le più moderne tecniche di neuroimaging, le dimensioni e l’attività di specifiche aree cerebrali sono del tutto ininfluenti. Il cervello di un genio funziona esattamente nello stesso modo del nostro.
Secondo altri studi invece, il segreto potrebbe trovarsi nella materia bianca, i fasci di fibre nervose che connettono tra loro aree distanti del cervello e in particolare nel corpo calloso, la struttura che collega i due emisferi. In poche parole, il segreto potrebbe stare nella comunicazione tra le diverse regioni del cervello. Altri ricercatori dell’University College di Londra hanno provato ad indagare l’influenza del patrimonio genetico, ricercando i geni dell’intelligenza, ma con scarsi risultati.
Un ultimo fattore da prendere in considerazione riguarda l’impatto che la personalità di un genio ha sull’immaginario collettivo: siamo più portati a considerare un genio chi ha prodotto innovazioni che hanno avuto un impatto rivoluzionario nella vita di tutti noi. E dunque chi sia un genio lo decidiamo noi, tutti insieme, prima ancora che la natura stessa dell’uomo.
Introduzione: John Nash
“…Una mente per sempre in viaggio per strani mari del pensiero, solo”: William Wordsworth.
John Forbes Nash, il brillante ricercatore matematico, malato di schizofrenia paranoide, inventore di una teoria dell’equilibrio e del comportamento razionale e, infine, premio Nobel per l’economia, è il protagonista della splendida biografia di Sylvia Nasar: “A Beautiful mind”, e dell’omonimo film di Ron Howard, uscito nel 2001, del quale un premiatissimo Russell Crowe ne è l’interprete.
La storia che emerge è drammatica ed eroica ad un tempo, molto avvincente e coinvolgente. L’inizio in medias res ci porta a Princeton, nel 1947, anno in cui Nash entra nell’università per la specializzazione post lauream in matematica. Subito ci appare come un uomo tormentato, solitario, emarginato, anche scontroso per certi aspetti e aggressivo. Il suo unico desiderio è quello di riuscire a trovare un’idea veramente originale, che puntualmente arriva una sera al bar con dei compagni di studi: osservando il loro comportamento competitivo, secondo la lezione del padre dell’economia americana Adam Smith, nei confronti di una bellissima donna, ha un’improvvisa illuminazione che lo porterà a delineare la sua teoria dei giochi, a soli 21 anni.
In seguito riceve un posto come professore alla MIT e un certo William Parcher, un agente segreto americano, lo contatta per un incarico rischioso: decodificare i codici segreti del nemico, ovvero la Russia, siamo infatti in piena guerra fredda. Alla MIT poi incontra Alicia Larde, studentessa di fisica di cui si innamora. I due in breve si sposano e tutto sembra andare bene per un po’ di tempo, ma improvvisamente la loro vita viene sconvolta da una scoperta: Nash è schizofrenico.
Inizia così un periodo di travagli e sofferenze: continue visioni, paranoie, elettroshock e psicofarmaci. Egli fronteggia così, dimostrando grande forza di volontà, ostacoli che sarebbero stati in grado di distruggere l’esistenza di molti uomini; invece lui ha la forza di opporsi alla sua malattia, grazie anche all’amore della moglie, che non lo abbandona mai. Alla fine Nash riesce ad affrontare la sua schizofrenia e a dominarla.
Può tornare così al suo lavoro con maggiore serenità, integrandosi sempre più nel sistema accademico internazionale e imparando a dialogare e scambiare idee con gli altri colleghi, particolarità prima del tutto assente in lui. Nel 1994, quasi a riconoscimento di tutti i suoi sforzi, gli viene assegnato il premio Nobel per la sua teoria. Il film termina così in modo molto ottimistico e commovente, con il discorso di ringraziamento del protagonista:
“Ho sempre creduto nei numeri. Nelle equazioni e nella logica che conduce al ragionamento. Dopo una vita vissuta in questi studi, io mi chiedo: cos’è veramente la logica? Chi decide la ragione? La mia ricerca mi ha spinto attraverso la fisica, la metafisica, mi ha illuso e mi ha riportato indietro. Ed ho fatto la più importante scoperta della mia carriera. La più importante scoperta della mia vita. È soltanto nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica. Io sono qui grazie a te. Tu sei la ragione per cui io esisto. Tu sei tutte le mie ragioni.”
Nash appare in tutta la sua umanità, sospeso fra ragione e follia, in perenne conflitto. Egli infatti annulla i rigidi confini tra normalità e follia; è impossibile riuscire a distinguere in lui le due dimensioni. Nella realtà, meno edulcorata, la vita di quest’uomo geniale ha davvero qualcosa di straordinario ed inaspettato, egli sembra così freddo, lontano… È stravagante e bizzarro, come se “stonasse” con il resto del mondo, eppure è in grado di creare magnifiche “sinfonie” di sistemi matematici.
Un mondo minaccioso di logaritmi e codici, in cui però lui cerca sempre rifugio, gli invade la mente, davvero stupenda, evocando vere e proprie visioni, reali o presunte. Una vita così straordinaria, da sembrare soltanto possibile in un film, eppure.
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“A beautiful mind” mostra la tortuosa storia di una mente, malata sì, ma geniale... Nonostante tutto, davvero stupenda… Molto umana. Per questo ho voluto qui parlare della vita di quest’uomo, cercando di approfondirla in ogni suo aspetto, non per un certo gusto personale, ma per il desiderio di comprendere meglio che cosa significhi realmente la genialità e la malattia, per rendermi conto di che cosa si provi a dover convivere ogni giorno con un peso così enorme.
Ma anche e soprattutto per valorizzare una persona che, forte e tenace, è stata in grado di rendersi padrona del proprio destino, senza arrendersi davanti alle difficoltà, ma continuando a lottare fino a sconfiggere quella parte di se stesso che non poteva accettare di essere, che non riconosceva come sua.
Grazie all’amore di una moglie devota e sempre fedele, grazie al suo lavoro che per lui ha sempre costituito una forte motivazione, grazie alla sua Princeton, che non gli ha mai voltato le spalle, grazie alla sua mente, che per prima lo aveva ingannato, Nash riesce a salvarsi.
Io penso che quest’uomo possa e debba essere per ciascuno di noi un esempio da seguire, perché ha dimostrato come sia possibile, per noi esseri umani, con la sola forza di volontà e l’aiuto delle persone a noi care, superare qualsiasi difficoltà... Anche la più brutta, la più dura… Quella che sembra insormontabile.
Nash è qualcosa di più di un ‘Nobel’, i suoi lavori sono noti a gran parte degli studenti di scienze economiche in tutto il mondo. Tra i matematici più brillanti e originali dell’intero Novecento, è ricordato in ogni luogo per la sua meravigliosa mente e per le sue intuizioni geniali, che gli consentirono di rivoluzionare non solo la matematica ma anche l’economia e che, soprattutto, con la sua forza combattiva, con la sua umanità, ha dimostrato che tutto è possibile, basta non arrendersi.
Un film geniale, non perfetto forse, ma di grande impatto emotivo. Esalta l’importanza dei sentimenti e di quei valori propri di ogni essere umano, anche e soprattutto di quelli malati. Queste persone spesso sono vittime di pregiudizi, perché la follia ci spaventa, perché non viene compresa.
Si finisce così per emarginare e abbandonare a se stesse questi uomini e donne, che in realtà avrebbero solo bisogno di sentirsi amati e accettati, compresi e aiutati. Questo film dà una speranza a tutte queste persone, aiuta a combattere l’indifferenza, ci avvicina a questa realtà e ci aiuta a capire meglio che cosa significhi essere schizofrenici.
Ci mostra cioè che un malato mentale non è diverso da tutte le altre persone, ma anzi come tutti noi si innamora, prova emozioni, ha delle aspettative e combatte per ottenere ciò che vuole dalla vita. Solo è più sensibile e ha per questo bisogno di non sentirsi mai solo.
Il film poi fornisce molti spunti di riflessione, ci incuriosisce e ci invoglia ad approfondire temi anche di carattere scientifico, come quelli riguardanti la matematica, la fisica o l’economia.
Non è dunque un semplice film biografico, ma una straordinaria storia di amore, dedizione, follia, forza di volontà e coraggio che ci tocca nel profondo. I quattro Golden Globes e i quattro premi Oscar sono davvero meritati!
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Il genio dei numeri
“I logici sono tutti un po’ matti…” Giancarlo Rota
John Forbes Nash Junior nasce il 13 Giugno 1928 a Bluefield, West Virginia, USA; è un bambino introverso e solitario che preferisce i libri di scienza ai giochi con i coetanei. L’enciclopedia illustrata è una delle sue compagnie predilette.
Il padre, che si chiama con lo stesso nome, è nativo del Texas ed ha avuto un’infanzia infelice, riscattata solo dagli studi in ingegneria elettrica; la madre, invece, Margaret Virginia Martin, dopo essersi sposata intraprende la carriera di insegnante di inglese e di latino. Il clima familiare è piuttosto sereno.
Nonostante questo il suo rendimento scolastico è decisamente scarso, così come scarsa è la sua capacità di relazione con gli insegnanti, che infatti lo considerano indietro rispetto ai suoi compagni di classe. E indietro, per lo meno sul piano sociale, Nash lo rimarrà per tutta la vita, a cominciare dal liceo.
“In prima elementare la mia maestra mi ha detto che ero nato con due porzioni di cervello e solo mezza porzione di cuore.” Dice il John Nash di Beautiful mind, Russell Crowe, parlando di sé stesso.
Al suo carattere chiuso e scontroso si accompagnano infatti alcuni atteggiamenti sgradevoli: fa caricature dei compagni antipatici, si diverte a torturare animali e a fare dispetti alla sorella più piccola, Martha.
Durante la scuola superiore sarà finalmente notato per la prima volta il suo straordinario talento per la matematica. I suoi successi con i numeri entusiasmano i suoi professori al Carnegie Institute of Technologie, oggi Carnegie Mellon University, che lo convincono a dedicarsi completamente alla matematica, lasciando perdere l’idea iniziale di iscriversi a chimica.
Partecipa per due volte alla William Lowell Putnam Mathematics Competition, senza però riuscire mai a classificarsi tra i primi cinque. Nonostante qualche piccola delusione resta comunque uno studente brillante, nettamente al di sopra della media, in grado di sviluppare idee e approcci originali, e di affrontare i problemi da un’ottica nuova e impensabile per gli altri, trovando soluzioni eleganti a problemi complessi.
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- Diritto: Legge Basaglia
- Metodologia: Etnopsichiatria e schizofrenia
- Filosofia: Nietzsche e l'Übermensch
- Storia: Guerra fredda