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La musica

Importanza e diffusione nel tempo

Vito Ressa, V B Liceo Scientifico “Filolao” a.s. 2008/2009

Argomenti trattati

Collegamento Argomento

Materia

  • Latino: La musica sacra; Agostino d'Ippona
  • Filosofia: Incontro tra musica e filosofia; Friedrich Nietzsche
  • Italiano: D'Annunzio e la musica; Gabriele D'Annunzio
  • Storia dell'arte: Colori e musica; Vasilij Vasil'evič Kandinskij
  • Storia: La musica e la sua diffusione; il fascismo
  • Inglese: La musica e le sue funzioni; Samuel Taylor Coleridge
  • Geografia astronomica: La musica alla base dell'universo; origine ed evoluzione dell'universo
  • Fisica: La musica del sole; la radioattività naturale

Vito Ressa, V B Liceo Scientifico “Filolao” a.s. 2008/2009

Origini e definizione

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“L'uomo nel cui cuore la musica è senza eco, che non si commuove ad un bell'accordo di suoni, è capace di tutto, di ferire, di tradire, di rubare.[...] Non fidarti di lui, ascolta la musica!” (William Shakespeare, Mercante di Venezia)

La musica è l'arte del generare, manipolare, combinare suoni che, secondo determinate leggi fisiche, risposte fisiologiche e convenzioni formali, esprimono e suscitano uno stimolo fisico ed emotivo attraverso l'apparato uditivo.

Il generare suoni avviene, di norma, mediante la voce umana o mediante mezzi artificiali (strumenti) che, sfruttando i fenomeni dell'acustica, provocano la percezione uditiva e l'esperienza emotiva voluta dall'artista.

Il significato del termine musica non è comunque univoco ed è molto dibattuto tra gli studiosi per via delle diverse accezioni utilizzate nei vari periodi storici.

Etimologicamente deriva dall'aggettivo greco μουσικός/mousikos (relativo alle Muse, figure della mitologia greca e romana) riferito in modo sottinteso a tecnica, anch'esso derivante dal greco τέχνη/techne.

In origine il termine “musica” non indicava una particolare arte, bensì tutte le arti delle Muse, e si riferiva a qualcosa di “perfetto” e “bello”.

Vito Ressa, V B Liceo Scientifico “Filolao” a.s. 2008/2009

La musica sacra e Sant'Agostino

X “Quante volte una pungente commozione mi strappò il pianto tra gli inni e i cantici, mentre la tua chiesa risonava dolcemente delle voci dei fedeli! Voci che fluivano nelle mie orecchie mentre la verità si discioglieva nel mio cuore” (Agostino d'Ippona, De Musica)

Nel cristianesimo ebbe grande diffusione il canto, perché lo stesso “Cristo” veniva descritto come un cantore insieme ai suoi discepoli: “E dopo aver cantato l'inno uscirono verso il monte degli Ulivi” (14,22-26).

La musica nel cristianesimo si sviluppò molto nel luogo di culto, la chiesa: si trattava della musica che veniva eseguita nella liturgia celebrativa della messa.

La trasmissione della musica avveniva a questo punto per tradizione orale, e attraverso scuole di canto, la cui presenza presso i maggiori centri di culto è attestata fino dal IV secolo.

Oltre alla scuola di provenienza, è probabile che anche l'improvvisazione e l'abilità del singolo cantore determinassero in larga parte la musica d'uso liturgico.

Agostino fu uno dei pochi, tra i primi padri della chiesa, a tollerare, a volte a incoraggiare, e comunque a non condannare l'uso del canto durante le funzioni liturgiche.

Non sarebbe esagerato sostenere che Agostino, per via della sua autorità, ha dato alla musica religiosa, e quindi a tutta la musica occidentale, un contributo non inferiore a quello dei grandi sistematori dei codici ambrosiani e gregoriani.

Agostino legittimizza la musica agli occhi della Chiesa, ma la cosa più interessante è che lo fa attraverso un tormento interiore che non ha paura di illustrare nelle Confessioni, e che si tratta di un tormento tutto mediato dal rapporto con la madre.

Agostino inizia ad apprezzare la musica, per la precisione il canto liturgico, ascoltando la madre Monica cantare nella chiesa di Milano.

Da quel momento, per lui, l'ascolto della musica, la riflessione sulle strutture ritmiche del verso e del canto (alle quali dedicherà un intero libro, il De musica appunto) sono indisgiungibili dal profondo rapporto che intrattiene con sua madre.

Vito Ressa, V B Liceo Scientifico “Filolao” a.s. 2008/2009

Agostino d'Ippona

Aurelio Agostino, filosofo e santo, fu uno dei più eminenti padri e dottori della Chiesa (fu cioè uno di quegli scrittori ecclesiastici che fissarono la dottrina cristiana prima dell'VIII secolo).

Nacque a Tagaste, nell'Africa Settentrionale, da padre pagano e madre cristiana e si accostò da giovanissimo alla dottrina dei manicheisti, la quale sembrava offrirgli una spiegazione razionale, scientifica e materialistica dell'universo.

Nel 384, dopo varie esperienze di insegnamento, ottenne la cattedra di retorica a Milano; qui ebbe modo di ascoltare le prediche di Ambrogio che contribuirono alla sua formazione cristiana insieme alla presenza della cattolicissima madre.

Inoltre si accostò al pensiero neoplatonico intuendo la superiorità metafisica del cristianesimo e contrariamente alla concezione manichea iniziò a vedere il male come un'assenza di bene e non come un principio sostanziale esistente di per sé.

Dopo un'esperienza da sacerdote, fu nominato vescovo d'Ippona nel 397 dove poi morirà nel 430.

Il suo mandato episcopale fu caratterizzato dai pericoli degli scismi e delle eresie per la Chiesa.

Agostino così si dedicò totalmente alla lotta contro il manicheismo e le dottrine eretiche dei donatisti e dei pelagiani.

Agostino affrontò i temi della memoria e del tempo nelle sue “Confessiones”, 13 libri scritti in chiave autobiografica con spunti di meditazione interiore.

Quest'opera rappresenta un'opera di profondo scandaglio interiore, alla costante ricerca di Dio.

Le “Confessioni” sono contemporaneamente un riconoscimento dei propri peccati di fronte a Dio ed una lode al Signore, sul filo della rievocazione memorialistica.

Inoltre esse rifuggono dall'autobiografismo dal momento che la vicenda umana rappresenta solo un exemplum dell'itinerario al quale è destinato l'uomo per la ricerca di Dio.

Altre opere importanti per poter comprendere a pieno il pensiero Agostiniano sono il “De civitate Dei”, il “De libero arbitrio” e il “De doctrina christiana”.

Vito Ressa, V B Liceo Scientifico “Filolao” a.s. 2008/2009

Incontro tra musica e filosofia

C “La vita senza musica sarebbe un errore” (Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli)

Nell'antica Grecia nacque una materia, una scienza, che estraeva anch'essa queste ultime due, la matematica, che è parte fondamentale della musica, come Pitagora capì, per la relazione tra i rapporti frazionari e suono.

Platone affermò che, come la ginnastica serviva ad irrobustire il corpo, la musica doveva arricchire l'animo.

Attribuiva alla musica una funzione educativa, come la matematica: secondo lui bisognava saper scegliere fra tanto e poco, fra più o meno, fra bene o male, per arrivare all'obiettivo finale.

La musica ebbe una profonda influenza anche nella vita e nel pensiero di filosofi più recenti, quali Nietzsche.

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