Lazzari Tommaso (hurricane)
Classe V Asc
Istituto Magistrale Duca degli Abruzzi
Maturità 08/09
Materie coinvolte
- Biologia
- Fisica
- Arte
Premessa: l’importanza del movimento
Riporto qui di seguito due lettere scambiate da due lettori di una rivista che evidenziano gli aspetti positivi e negativi dello sport:
«Egregio direttore, faccio parte della nutrita schiera di coloro che hanno fatto attività agonistica sportiva negli anni sessanta e settanta. Sono stato azzurro più volte in atletica, campione italiano assoluto, campione europeo juniores. Ho corso, a piedi, per più di 40.000 km in meno di quattordici anni, molti in debito lattacido. Troppi. Anche per le cellule cerebrali. Chi si aspetta ora pistolotti sullo sport di oggi sbaglia. Li faccio da 30 anni. Quando scrissi negli anni 70 il primo pezzo su Lo sport fa male si riunì il comitato di redazione della rivista e siccome erano di sinistra alternativa, lo pubblicarono dopo votazione. Lo sport ha sempre fatto male, soprattutto a chi lo pratica. Perché esiste il medico sportivo? Non esiste il medico del musicista, del poeta, del giocatore di briscola chiamata... Gli ultrasessantenni che hanno praticato non della buona salute, ma dello sport agonistico con allenamenti quotidiani devono oggi trovare il coraggio di portare la loro esperienza e dichiarare ora quali limitazioni fisiche sopportano grazie agli eccessi di gioventù, nelle più svariate discipline.
Uno scempio? Uno scempio. Ma quanto costa lo sport, l’attività fisica agonistica? Quanto costa sul piano culturale alla stragrande parte della gente, anche quella costretta a subire martellanti media? Quanto costa alla sanità pubblica? L’impiegato che scia e si rompe una gamba rimane in malattia per tre mesi. Paga ASL. Aumenta il PIL, naturalmente. Se il tabacco viene tassato si dovrebbe tassare chi pratica sport, obbligare gli sportivi ad una assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e malattie sportive. Ma il viceministro Visco, al quale lo sport non deve aver fatto male, ma qualcos’altro forse, pensa bene di stanare gli incassi di “nero” delle palestre rendendo parzialmente detraibile la fattura della palestra. Minc...istro! Perché non mette in detrazione anche le ricevute del maestro di musica e dell’insegnante di latino? Boh.
Chi fa lo sport sta lontano dalla droga, si diceva un tempo. Oggi è una barzelletta, a volte tragica. I padri non capiscono, ma le mamme si diano da fare. Aprano le pagine gialle e cerchino: Conservatorio, Biblioteca, Teatro, Pizzeria. Tanta bella ginnasticona, del cervello però. Avremmo meno stupidità, meno violenza, più saggezza, più cultura, più tolleranza. Un paese più civile.
Saluti.»
«Egregio direttore, ho letto con gusto lo scritto dell’amico. Sono stato più fortunato di lui, ho sempre fatto sport ma non al suo livello, non 40.000 km di corsa in 14 anni. Per questo ho 51 anni e non sono “rotto”.
Condivido e preciso. Ai miei alunni a scuola (sono prof di ginnastica) faccio un discorso chiaro: lo sport non agonistico, per la salute, rilassante, ben fatto, equilibrato fa bene, benissimo, e non ha nessuna controindicazione. Anzi, è raccomandato, va promosso eccetera. Camminare anziché usare l’ascensore, andare a piedi e non sempre in auto, usare la bici, farsi una partitella all’oratorio, andare in piscina una volta la settimana sono abitudini che dovrebbero essere conservate per tutta la vita.
Altra cosa è lo sport agonistico. È tutto un altro pianeta. E qui bisogna essere onesti: lo dico da genitore e da insegnante. Non bisogna tradire la fiducia dei ragazzi e dei giovani. Come? Dicendo: “Non fare sport agonistico, è tutto negativo, ti rovinerai la salute, a 40 anni sarai a pezzi, rischi di doparti...” Non sono ancora a questo livello di radicalità. Ma forse ci sto arrivando, osservando con pena ciò che capita nel mondo dello sport agonistico-professionistico.
Oggi voglio ancora credere che sia possibile dire ai giovani: “Hai le doti? Hai il talento necessario? Speri di diventare un campione? Vuoi sognare? (Senza i sogni, la vita cos’è?)... Non ti è negato, ma sappi a cosa potrai andare incontro.” E allora bisogna elencare ciò che non va, anche il fatto che stressare e usurare il fisico già in tenera età può non regalarti una vecchiaia felice.
Del resto è ben difficile toccare il massimo della prestazione e della spettacolarità senza chiedere tutto a se stessi. È il prezzo che paga chi vuole salire più in alto possibile, in ogni campo: dallo scienziato che rovina la vista e la schiena piegato sul microscopio tutta la vita allo scalatore che sale agli ottomila.
Concludo con l’ironico Piero Chiara, che in questo caso non è in sintonia con me ma riporto alla memoria, anche per salutare l’amico Roberto. Chiara diceva: “L’unico sport che pratico è il camminare a piedi, dietro la bara dei miei amici che facevano sport. E avete mai visto gli alti prelati di Santa Romana Chiesa fare sport? Eppure campano tutti oltre i novant’anni.” Chiara se n’è andato molto prima, io spero di toccare quell’età... anche grazie allo sport.»
Le diverse posizioni sullo sport
Come è possibile vedere, le due posizioni sono piuttosto differenti. Infatti il primo scrittore, dopo aver passato una vita intera a fare l’atleta professionista, si lamenta degli strascichi che tutta l’attività sportiva fatta ha portato al suo fisico, promuovendo piuttosto un lavoro intellettuale a discapito di uno fisico.
L’altra opinione, invece, è più moderata: infatti, il secondo scrittore sottolinea appunto l’importanza del movimento e dell’attività fisica anche moderata, ma non è in totale disaccordo con il primo scrittore. Infatti anche il secondo è ben cosciente di tutti i problemi che uno sport, specialmente a livello professionistico, porta al fisico di una persona, ma non per questo condanna lo sport agonistico; anzi, invita chiunque a praticarlo e invita anche gli istruttori a mettere in allerta sulle possibili conseguenze che questo può avere.
Ad ogni modo, è fuor di dubbio che una qualsiasi attività fisica porti dei notevoli vantaggi. Numerose ricerche hanno evidenziato come il rischio di malattie sia più alto tra le persone che conducono una vita sedentaria rispetto alle persone che praticano una attività fisica.
Un esempio riguarda l’incidenza del diabete che in soggetti con ridotta tolleranza al glucosio può essere ridotta di oltre il 50% attraverso un intervento integrato su alimentazione e attività fisica. Inoltre, individui sedentari presentano una probabilità di sviluppare ipertensione (aumento della pressione) del 30-50% superiore rispetto a persone attive.
Se diamo uno sguardo al nostro Paese, il Ministero della Salute nel 2003 ha calcolato che lo Stato spende di media circa 60 miliardi di euro all’anno per i danni diretti e indiretti che derivano da stili di vita scorretti. Inoltre, circa il 50% della spesa farmaceutica italiana (che costituisce il 2.54% del PIL) è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare, il quale è a rischio malattie in circa il 70% degli italiani. Dato che fa riflettere ancor più se si pensa che sei persone su dieci hanno valori di colesterolo troppo elevati.
Attività fisica e longevità
Ovviamente tutte queste malattie influenzano la longevità della vita di un individuo. Molti sostengono che la durata media della vita sia strettamente connessa e dipenda dall’eredità genetica, ma non è così.
Infatti, tra gli elementi che incidono sulla longevità, l’eredità genetica influisce per solo il 20%, stessa percentuale di influenza dell’ambiente in cui ogni individuo vive. Altri sostengono che la longevità sia influenzata dalla quantità e dalla qualità delle cure mediche ricevute durante la sua vita, ma queste influiscono per solo il 10%.
Ciò che veramente è fondamentale per assicurarsi una vita lunga e sana sono gli stili di vita, il che equivale praticamente a dire quanta attività fisica si svolge. E se si considera che almeno il 60% della popolazione mondiale è al di sotto dei livelli di attività raccomandati, la situazione è preoccupante.
Ancor più preoccupante se si va a vedere quali sono questi livelli di attività raccomandati: infatti, l’attività consigliata è di 30 minuti al giorno di attività moderata, oppure 20 minuti di attività intensa per tre volte al giorno.
Una attività moderata è una passeggiata a passo normale, mentre una attività intensa è considerata una corsetta, anche a bassa velocità. Certo non degli sforzi immani da sopportare. Ma sei persone su dieci in tutto il mondo non vanno nemmeno vicino a questi standard.
Le abitudini quotidiane
Perché? Se facciamo questa domanda ad alcune persone, sono più che convinto che la maggior parte risponderà che non hanno il tempo per farla. Ma non si rendono conto che possono farla tutti i giorni, portando anche dei benefici all’ambiente.
Infatti queste persone, invece di recarsi al posto di lavoro o magari anche a scuola con la propria macchina, potrebbero andare a piedi; oppure, se la distanza è proibitiva, potrebbero prendere un mezzo di trasporto pubblico e poi andare a piedi dalla fermata al posto di lavoro.
Un’altra soluzione è quella di salire le scale invece di prendere l’ascensore, e altre piccole cose di questo genere. Ma un’altra risposta che sicuramente qualcuno avrà il coraggio di dare è “chi me lo fa fare”.
Quando una persona dice così, è evidente che non è mai stata abituata a fare una minima attività fisica, o se in passato l’ha fatta è stato solo contro la sua volontà. Per questo credo che sia molto importante che venga promossa anche una campagna di informazione, perché molti non hanno la benché minima idea di quello a cui si va incontro.
E questa campagna deve essere portata avanti su più fronti, non basta che una volta alla settimana passi per televisione una pubblicità a riguardo (e l’unica che ricordo in vent’anni che guardo la televisione è una Pubblicità Progresso promossa dal Ministero della Salute, nella quale c’erano alcuni uomini, tutti piuttosto corpulenti, che giocavano a calcio seduti sulle loro poltrone e divani: obiettivamente troppo poco a mio parere).