Liceo scientifico “Manfredo Fanti”
Scienze Sociali
V Es
Anno scolastico 2010/2011
1
Indice introduzione
1. Pag. 4
1.1 La figura del Minotauro
Pag. 5
Istinto e ragione nelle ideologie dell’800
2. Pag. 6
(italiano) 3.1 La vittoria della ragione nel positivismo
Pag. 6
3.2 La prevalenza dell’istinto nel decadentismo
Pag. 7
Apollineo e dionisiaco: il sonno della ragione
3. E la danza degli istinti
Pag. 9
(filosofia) 2.1 La storia di Apollo e Dioniso
Pag. 10
2.2 Apollo e Dioniso nel pensiero di Nietzsche
Pag. 12
2.3 Nascita e morte della tragedia greca
Pag. 13
Istinto e società
4. Pag. 15
(spagnolo e psicologia) 4.1 Le tre istanze per Freud: istinti e censure
Pag. 16
4.2 Il complesso di Edipo e la società come tabù
Pag. 19
4.3 Federico Garcia Lorca: “Bodas de sangre”
Pag. 21
Conclusione
5. Pag. 24
Bibliografia e sitografia
6. Pag. 25 2
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“Qualcuno molto tempo fa disse che la ragione per cui gli esseri umani sono superiori a tutte le altre creature è che sono in grado di prendere decisioni per mezzo del ragionamento, mentre gli animali si basano solamente sull’istinto. Io credo invece che per essere veramente superiori dovremmo trovare il giusto equilibrio fra istinto e ragione.”
Sergio Bambaren
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Introduzione
Sentire e meditare, cuore e testa sono quegli opposti che pongono ogni uomo a dover affrontare un conflitto interiore. Spesso, infatti, istinto e ragione non vanno d’accordo in quanto passioni e irrazionalità ci spingono in direzioni che il nostro giudizio ci vieterebbe categoricamente. E allora ci troviamo divisi: da un lato il desiderio di vivere impetuosamente ogni attimo non curandoci delle conseguenze, dall’altro la riflessione e la razionalità che ci inducono innanzitutto a discernere il bene dal male.
Ogni uomo ha in sé una sorta di “dualismo”: tutti posseggono la ragione, che ci porta a seguire le regole della società e a pensare prima di ogni azione per indurci a fare la cosa più giusta e conveniente; ma tutti posseggono anche un istinto, un impulso interiore indipendente dal ragionamento che pochi hanno il coraggio di far uscire fuori e che porta l’uomo ad agire in determinati modi, spesso non condivisi dalla società.
1.1 La figura del Minotauro
Una delle figure che, secondo me, meglio può esprimere questa particolare condizione umana è il Minotauro, una creatura mitologica, con corpo maschile e testa di toro, metà razionale e metà istintiva. Nel mito greco esso simboleggia proprio la parte istintiva e irrazionale della mente umana che ci accomuna agli animali e ci rende inconsapevoli.
Secondo il mito Minosse, re di Creta, pregò Poseidone di inviargli un toro come simbolo dell’apprezzamento degli dei verso di lui promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo toro bianco. Ma, vista la bellezza dell’animale, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie. Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso.
Dall’unione mostruosa dei due nacque il Minotauro, che Minosse fece rinchiudere in un labirinto nutrendolo con sette fanciulli e sette fanciulle ogni anno. Alla terza spedizione si offrì volontario anche Teseo (figlio del re ateniese) che, grazie al suggerimento di Arianna (la figlia di Minosse), al momento di entrare nel labirinto dipanò un filo di lana lungo la strada così che, dopo aver ucciso il mostro, riavvolgendolo, riuscì ad uscire dal labirinto.
Uno dei pittori che spesso ha rappresentato la figura del Minotauro è Pablo Picasso, artista spagnolo che nasce a Malaga nel 1881; egli rappresenta questa figura mitologica a volte con una spietata furia animalesca (“Minotaure et nu (le Viol)”), a volte che accarezza una bellezza addormentata (“Minotaure caressant une Dormeuse”), altre volte cade "Minotaure et nu (le Viol)" ferito a morte sull’arena. Da ciò si può (1933): nel Minotauro vince l’istinto e aggredisce una donna comprendere che il Minotauro è una figura variabile che possiede in sé l’istintualità e la ragione di cui l’uomo è dotato.
" Minotaure caressant une Dormeuse" (1933): il Minotauro controlla gli istinti e accarezza una donna 6
Istinto e ragione
nelle ideologie dell’800
2.1 La vittoria della ragione nel positivismo
Il positivismo è una corrente di pensiero che si affermò in ambito europeo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, prima nelle nazioni economicamente più avanzate come Inghilterra, Francia e Germania e, poco dopo, anche in Italia. Questo movimento è l’espressione ideologica della nuova organizzazione industriale della società borghese e dei notevoli successi ottenuti dalla ricerca scientifica in diversi campi (della chimica, della medicina, dei trasporti e dell’elettricità). Questi fattori, sommati alla diffusione della cultura su più larga scala, determinano, in Europa, un clima di fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo: nasce quindi una coscienza “positivista” caratterizzata da un’esaltazione della scienza, considerata l’unica fonte legittima della conoscenza ed il suo metodo, l’unico valido, va esteso a tutti i campi, compresi l’uomo e la società.
Questa fiducia, unicamente nel metodo scientifico, porta al rifiuto di ogni visione di tipo religioso, metafisico o idealistico e alla convinzione che tutto il reale sia un gioco di forze fisiche, chimiche, biologiche, regolate da ferree leggi meccaniche spiegabili scientificamente. Inoltre, la scienza, dandoci gli strumenti per spiegare e conoscere il reale, ci consente anche di dominarlo, asservendolo ai bisogni dell’uomo.
Di qui deriva la fede positivistica nel progresso: le conquiste scientifiche in ogni campo consentono all’uomo di piegare la natura alla sua volontà permettendogli di riorganizzare la società in modo più razionale e giusto, assicurando all’umanità lo sviluppo illimitato delle risorse, della cultura e del benessere e, quindi, la liberazione da mali fisici e sociali.
Vi è quindi, nel pensiero positivista, un’enorme fiducia nella capacità della ragione: essa è vista come una forma di sapere esaustiva e totalizzante che serve all’uomo come strumento di progresso e di miglioramento sociale. Proprio per questo suo ottimismo verso la ragione e la scienza il positivismo è avvicinabile all’illuminismo, due tendenze accomunate anche dal rigetto tanto della metafisica quanto della fede.
A partire della seconda metà dell’800, in campo letterario, si affermano, quindi, i poeti del "vero": si inizia a narrare la realtà secondo una visione prettamente scientifica e razionale (mostrandone anche la bruttura). Si formano correnti come quelle del naturalismo (in Francia) e del verismo italiano (il cui maggiore esponente è Giovanni Verga), che assumono, però, sfumature diverse. 7
2.2 La prevalenza dell’istinto nel decadentismo
Il Decadentismo ebbe origine in Francia e si sviluppò in Europa tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Il termine «decadente» fu inizialmente usato con significato dispregiativo da parte della critica (usarono il termine per parlare di letteratura malata, di “crisi della letteratura”) per identificare una nuova generazione di poeti, considerati al di fuori della norma, che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori di fine Ottocento, sconvolto dalla rivoluzione industriale.
Il termine fu poi assunto orgogliosamente da quegli stessi poeti per indicare la propria diversità e la propria estraneità nei riguardi della società, caratteristiche che consideravano come un privilegio spirituale.
Alla base del Decadentismo vi è un rifiuto radicale della visione positivistica che afferma che la realtà è un complesso di fenomeni regolati da leggi ferree e meccaniche e che la scienza, una volta individuate queste regole, sarebbe riuscita a dare una spiegazione oggettiva e totale della realtà; distruggendo in questo modo le “superstizioni” religiose essa avrebbe posto i fondamenti di una migliore convivenza tra gli uomini.
Il decadente ritiene, al contrario, che la ragione e la scienza non possano dare la vera conoscenza del reale, perché l’essenza di esso è al di là delle cose, misteriosa ed enigmatica, per cui solo rinunciando all’ambito razionale si può tentare di attingere all’ignoto.
Secondo questi poeti infatti tutti gli aspetti del reale sono legati tra loro da segrete corrispondenze che possono essere colte sia con stati irrazionali dell’esistere (malattia, follia, nevrosi, deliri, allucinazioni e sogni) sia con stati d’alterazione provocati artificialmente (attraverso uso di alcol, assenzio e droghe quali la morfina).
I decadenti distruggono in questo modo ogni legame razionale e scoprono una nuova dimensione nello spirito umano, quella cioè, dell’inconscio, dell’istinto, convinti che solo l’abbandono totale ad esso possa garantire la scoperta della realtà più vera.
Vi sono però anche altri modi per conoscere l’ignoto e l’assoluto: oltre al panismo (l’individuo si deve annullare confondendosi nella materia) e alle epifanie (un particolare insignificante della realtà si carica all’improvviso di significato che appare come proveniente da un altro mondo, una rivelazione momentanea dell’assoluto) anche la poesia è veicolo di conoscenza della realtà.
Quest’ultima diviene la più alta forma di conoscenza (e il poeta viene definito veggente) perché essa può cogliere le arcane analogie che legano le cose, scoprire il mistero e l’assoluto (le "corrispondenze" tra i vari aspetti della realtà): per questo motivo la parola poetica non è più usata come elemento del discorso logico, ma per l’impressione che suscita, 8
per la sua virtù evocativa e suggestiva.
Si determina così una vera e propria rivoluzione nel linguaggio della poesia: alle immagini nitide e distinte si sostituisce l’impreciso, il vago, espressioni che mettano in contatto con il misterioso “al di là” delle cose.
Vari sono i mezzi tecnici usati dallo scrittore decadente per ottenere questi effetti di suggestione. Innanzitutto la musicalità: la parola vale, non tanto per il suo significato logico, ma per il suono e le evocazioni che esso suscita.
In secondo luogo cadono i nessi sintattici tradizionali: il tessuto poetico è fatto di analogie e simboli ma esse non sono metafore del tutto razionalmente spiegabili (come invece era sempre stato).
Il testo poetico si presenta dunque come una serie apparentemente casuale di immagini collegate l’una all’altra
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Introduzione uomo tra istinto e ragione, tesina
Questa tesina di maturità descrive l'istinto e la ragione umana. Sentire e meditare, cuore e testa sono quegli opposti che pongono ogni uomo a dover affrontare un conflitto interiore. Spesso, infatti, istinto e ragione non vanno d'accordo in quanto passioni e irrazionalità ci spingono in direzioni che il nostro giudizio ci vieterebbe categoricamente. E allora ci troviamo divisi: da un lato il desiderio di vivere impetuosamente ogni attimo non curandoci delle conseguenze, dall'altro la riflessione e la razionalità che ci inducono innanzitutto a discernere il bene dal male.
Ogni uomo ha in sé una sorta di “dualismo”: tutti posseggono la ragione, che ci porta a seguire le regole della società e a pensare prima di ogni azione per indurci a fare la cosa più giusta e conveniente; ma tutti posseggono anche un impulso interiore indipendente dal ragionamento che pochi hanno il coraggio di far uscire fuori e che porta l’uomo ad agire in determinati modi, spesso non condivisi dalla società. La tesina permette inoltre collegamenti con altre materie scolastiche.
Collegamenti
Uomo tra istinto e ragione, tesina
- Italiano - Decadentismo e positivismo.
- Filosofia - Friedrich Nietzsche e la tragedia greca.
- Psicologia - Sigmund Freud.
- Spagnolo - Federico Garcia Lorca.