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Indice

  • Introduzione........................................................................
  • .................................... pag 2
  • Filosofia:
  • Friedrich Nietzsche e Jim Morrison: Lo spirito Dionisiaco e la morale dei “signori”.............................................................
  • pag 4
  • Letteratura:
  • Il Decadentismo....................................................................
  • .............. pag 8
  • Jim Morrison e il Decadentismo............................................. pag 9
  • Jim Morrison e Rimbaud: Il deragliamento dei sensi e la conseguente delusione............................................................... pag 12
  • Jim Morrison e i decadenti nei confronti della mercificazione dell’arte.............................................................................
  • .............. pag 18
  • Jim Morrison e la figura dell’inetto....................................... pag 19
  • La musica diventa poesia, la poesia diventa musica: I Doors e 1 D’Annunzio....................................................................
  • .............. pag 21
  • Inglese:
  • William Blake, Jim Morrison and The Doors of Perception pag 27
  • Fonti......................................................................................
  • .............. pag 29

Introduzione

Per scegliere il tema della tesina mi sono chiesta quali fossero gli argomenti dei quali mi intendo di più ed essendo sempre stata appassionata di musica, specialmente di musica rock, ho deciso di parlare di Jim Morrison, fondatore di uno dei miei gruppi preferiti: i Doors. Mi soffermerò in varie materie come la filosofia, in cui parlerò di Nietzsche; la letteratura, in cui parlerò del decadentismo e l’inglese, in cui parlerò di William Blake.

Questa tesina mi dà l’occasione di far luce sulla figura di Jim Morrison, spesso giudicata esclusivamente dai suoi eccessi, infatti trascurando lo stile di vita segnato dall’abuso di droghe, vorrei mostrare un diverso lato dell’artista che spesso viene ignorato dall’opinione comune: la più grande aspirazione di Morrison era quella di fare il poeta, diventò un cantante solo per poter meglio comunicare i propri testi, accompagnati da basi musicali mistiche, psichedeliche ed evocative, che sembrano già parlare da sole.

Prima di essere dei musicisti i Doors erano degli intellettuali, infatti dietro alla loro produzione artistica c’era un bagaglio culturale molto ampio che permise alla band una grande ispirazione. Il giovane Morrison era un divoratore di libri, tra i suoi personaggi prediletti troviamo Nietzsche, William Blake, Aldous Huxley, Jack Kerouac, Rimbaud, Goethe, Artaud e Céline.

Lo stesso nome “The Doors” deriva da una poesia di William Blake: “Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come essa veramente è, infinita.” […] “Non vuoi capire che ogni Uccello che fende le vie dell'aria È un universo di delizie, chiuso dai tuoi cinque sensi?” (dal libro: ”Il matrimonio di cielo e inferno”, poesia: ”Memorabile Apparizione”)

Due secoli dopo, precisamente nel 1965, influenzato dal poeta visionario Blake, Morrison decise di fondare Il gruppo musicale che avrebbe dovuto purificare le porte della percezione: I Doors. infatti Morrison dichiarò: “C’è il reale e c’è l’ignoto e c’è una porta che li separa: io voglio essere quella porta”.

I testi dei Doors hanno, inoltre spinto, e spingono tuttora, molti giovani ad avvicinarsi al mondo della cultura, questo a causa dei testi, pieni di simboli e di riferimenti alla letteratura, che spingono alla riflessione filosofica ed alla ricerca. I Doors, quindi sono stati e sono per molti, proprio una “porta” tra il semplice ascolto disinteressato di musica e l’interesse per la cultura letteraria e filosofica.

Può essere strano paragonare Morrison a personaggi che hanno segnato la storia della letteratura e della filosofia mondiale, ma se analizziamo la sua poetica e le sue idee scopriremo che non era semplicemente un arrogante poco di buono, ma troveremo una personalità sensibile con una mentalità decadente.

Quello che emerge dai suoi testi è un animo deluso ed offeso dalla società; attraverso i suoi forti simbolismi, infatti, Morrison urla la propria disperazione e con le sue performance live questa disperazione viene fuori più che mai, traducendosi in un tentativo di creare un luogo senza tempo, in cui tutte le caratteristiche della società che tanto lo aveva deluso erano annullate.

Morrison, con i suoi live, cercava anche di scatenare una riflessione nell’animo dello spettatore: spesso durante i concerti inscenava recite e provocazioni, a tal punto che il pubblico lo amava - odiava.

Nel libro del docente universitario di letteratura francese Wallace Fowlie “Rimbaud e Jim Morrison: il poeta come ribelle” interamente dedicato al paragone tra i due poeti, si può leggere:

“Per molti giovani che assistettero ai concerti dei Doors, Jim appariva in scena quasi come un kouros nudo, che creava per loro un momento che trascendeva la vita ordinaria, un momento donato da un dio a coloro che erano tristi, depressi o insoddisfatti".

Il disagio, il sentirsi inadeguato alla società opulenta, capitalista occidentale, la convinzione schopenahueriana che questa non sia l’unica realtà hanno portato Morrison alla ricerca disperata di una nuova realtà, ed infine, all’autodistruzione, in quanto non riuscì a realizzare i suoi progetti utopistici: Morrison, proprio come Rimbaud e gli altri poeti maledetti sentì troppo intensamente la vita per sopportare di viverla.

La libertà esiste

Lo sapevi che la libertà esiste
nei libri di scuola
Lo sapevi che dei pazzi
dirigono la nostra prigione
Dentro una cella, dentro una galera
Dentro un bianco libero protestante

Maelstrom

Stiamo appollaiati a capofitto
sul ciglio della noia
Ci sporgiamo verso la morte
sull'estremità di una candela
Sondiamo attorno per qualcosa
che già ci ha trovati

James Douglas Morrison.

Filosofia

Friedrich Nietzsche e Jim Morrison: lo spirito dionisiaco e la morale dei “signori”

Friedrich Nietzsche fu una figura di grande influenza per Jim Morrison, infatti due delle sue opere predilette erano “la nascita della tragedia dallo spirito della musica” (1872) e “Al di là del bene e del male” (1886). La prima opera contiene più discipline, come la filologia, l’estetica e la filosofia.

In particolare, Morrison apprezzava l’importanza che il filosofo dette allo spirito Dionisiaco. La scelta di ispirarsi a Nietzsche si esplica in Jim Morrison nelle sue performance drammatiche, teatrali ed appunto tragiche e nell’atteggiamento descritto da Nietzsche, di colui che è libero e che desidera affrontare coraggiosamente ogni aspetto della vita, anche se ciò vuol dire andare incontro all’autodistruzione.

Infatti egli identificava deliberatamente se stesso con lo spirito Dionisiaco. La particolarità de: “La nascita della tragedia” (rispetto alle altre opere di Nietzsche), sta nel fatto che in questo primo scritto sia presente la scelta dell’arte come mezzo per intraprendere la comprensione della vita (compito che sarà poi affidato alla scienza).

Leggendo Nietzsche, Morrison acquisì la consapevolezza che avrebbe potuto fare di se stesso ciò che desiderava e che attraverso l’arte, avrebbe potuto finalmente raggiungere quella tanto desiderata realtà che si trova “dall'altra parte”.

Il tema centrale de: “La Nascita Della Tragedia” è la distinzione tra apollineo e dionisiaco, questa coppia, secondo Nietzsche rappresenta i due impulsi dello spirito dell’arte greca. L’apollineo è l’elemento razionale e trova la sua espressione nell’armonia della scultura e nel sogno.

Il dionisiaco è l’elemento vitale, istintuale; è nel caso dell'artista, quell'energia che pervade chi si abbandona all'ebbrezza e che, allo stesso tempo, si spia in quello stato per portare questa esperienza nell'opera d'arte. Lo spirito dionisiaco trova la sua espressione nella musica, l’arte più astratta e irrazionale.

Nel mondo greco i due spiriti, secondo Nietzsche, attraversarono tre momenti in cui si trovarono in armonia o in opposizione: nella Grecia presocratica i due impulsi convivevano separatamente; successivamente, nel periodo di Eschilo, i due spiriti furono in armonia tra loro, dando origine alla tragedia greca la quale, prima del connubio di apollineo e dionisiaco, era interamente composta dal coro tragico, che rappresentava il corteo dei seguaci di Dioniso, che nell'estasi, si coglievano trasformati in saturi.

Alla presenza di quel coro, le persone potevano recuperare il senso dell'unità con il tutto e con la natura e potevano sperimentare pienamente la potenza e la gioia della vita (proprio quell’atmosfera che cercava di ricreare Morrison durante i propri concerti).

In un terzo momento, dall’avvento della filosofia razionalistica e della morale di Socrate, l’apollineo prevalse sul dionisiaco e l’armonia tra i due impulsi venne meno: il controllo delle passioni prevalse sulle passioni stesse, infatti di questo periodo è la tragedia di Euripide, il quale fece oggetto della tragedia non più la vita, ma le teorie filosofiche su di essa.

La tragedia greca antecedente a Socrate ed Euripide era, per Nietzsche, la più alta manifestazione della vita dell’uomo in opposizione alla volgarità e alla mancanza di cultura del mondo moderno.

In Nietzsche, la celebrazione dello spirito tragico e dionisiaco corrisponde alla celebrazione della vita. La vita va accettata in ogni suo aspetto, negativo o positivo che sia.

Dato che la vita è dolore, lotta, crudeltà e non presenta né un ordine né uno scopo l’atteggiamento con cui va affrontata è quello dell’esaltazione dell’esistenza stessa: si tratta di un’adesione a tutti i suoi aspetti, anche quelli più tragici.

In questo primo periodo della sua carriera filosofica Nietzsche crede che l’esistenza (che è illusoria ed irrazionale) possa essere compresa solo dall’arte (la cui natura è metafisica e irrazionale) per questo motivo, l’arte, è un organo della filosofia.

Famoso è, infatti, il rapporto tra il filosofo tedesco ed il compositore Wagner, il quale influenzò, soprattutto in questa prima opera, Nietzsche.

Alcuni passi da: “La nascita della tragedia” (F. Nietzsche)

“Sotto l'incantesimo del dionisiaco non solo si restringe il legame fra uomo e uomo, ma anche la natura estraniata, ostile o soggiogata celebra di nuovo la sua festa di riconciliazione col suo figlio perduto, l'uomo. La terra offre spontaneamente i suoi doni, e gli animali feroci delle terre rocciose e desertiche si avvicinano pacificamente. Il carro di Dioniso è tutto coperto di fiori e di ghirlande: sotto il suo giogo si avanzano la pantera e la tigre.

Si trasformi l'inno alla "gioia" di Beethoven in un quadro e non si rimanga indietro con l'immaginazione, quando i milioni si prosternano rabbrividendo nella polvere: così ci si potrà avvicinare al dionisiaco.

Ora lo schiavo è uomo libero, ora s'infrangono tutte le rigide, ostili delimitazioni che la necessità, l'arbitrio o la "moda sfacciata" hanno stabilite fra gli uomini. Ora, nel vangelo dell'armonia universale, ognuno si sente non solo riunito, riconciliato, fuso coi suo prossimo, ma addirittura uno con esso, come se il velo di Maia fosse stato strappato e sventolasse ormai in brandelli davanti alla misteriosa unità originaria.

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Sintesi

Introduzione tesina su Jim Morrison

Per scegliere il tema della tesina mi sono chiesta quali fossero gli argomenti dei quali mi intendo di più ed essendo sempre stata appassionata di musica, specialmente di musica rock, ho deciso di parlare di Jim Morrison, fondatore di uno dei miei gruppi preferiti: i Doors. Mi soffermerò in varie materie come la filosofia, in cui parlerò di Nietzsche; la letteratura, in cui parlerò del decadentismo e l’inglese, in cui parlerò di William Blake.

Questa tesina mi dà l’occasione di far luce sulla figura di Jim Morrison, spesso giudicata esclusivamente dai suoi eccessi, infatti trascurando lo stile di vita segnato dall’abuso di droghe, vorrei mostrare un diverso lato dell’artista che spesso viene ignorato dall’opinione comune: la più grande aspirazione di Morrison era quella di fare il poeta, diventò un cantante solo per poter meglio comunicare i propri testi, accompagnati da basi musicali mistiche, psichedeliche ed evocative, che sembrano già parlare da sole.

Prima di essere dei musicisti i Doors erano degli intellettuali, infatti dietro alla loro produzione artistica c’era un bagaglio culturale molto ampio che permise alla band una grande ispirazione. Il giovane Morrison era un divoratore di libri, tra i suoi personaggi prediletti troviamo Nietzsche, William Blake, Aldous Huxley, Jack Kerouac, Rimbaud, Goethe, Artaud e Céline.

Lo stesso nome “The Doors” deriva da una poesia di William Blake: “Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come essa veramente è, infinita.” […] “Non vuoi capire che ogni Uccello che fende le vie dell'aria È un universo di delizie, chiuso dai tuoi cinque sensi?” (dal libro: ”Il matrimonio di cielo e inferno”, poesia: ”Memorabile Apparizione”)

Due secoli dopo, precisamente nel 1965, influenzato dal poeta visionario Blake, Morrison decise di fondare il gruppo musicale che avrebbe dovuto purificare le porte della percezione: i Doors. Infatti Morrison dichiarò: “C’è il reale e c’è l’ignoto e c’è una porta che li separa: io voglio essere quella porta”.

I testi dei Doors hanno, inoltre spinto, e spingono tuttora, molti giovani ad avvicinarsi al mondo della cultura, questo a causa dei testi, pieni di simboli e di riferimenti alla letteratura, che spingono alla riflessione filosofica ed alla ricerca.

I Doors, quindi sono stati e sono per molti, proprio una “porta” tra il semplice ascolto disinteressato di musica e l’interesse per la cultura letteraria e filosofica. Può essere strano paragonare Morrison a personaggi che hanno segnato la storia della letteratura e della filosofia mondiale, ma se analizziamo la sua poetica e le sue idee scopriremo che non era semplicemente un arrogante poco di buono, ma troveremo una personalità sensibile con una mentalità decadente.

Quello che emerge dai suoi testi è un animo deluso ed offeso dalla società; attraverso i suoi forti simbolismi, infatti, Morrison urla la propria disperazione e con le sue performance live questa disperazione viene fuori più che mai, traducendosi in un tentativo di creare un luogo senza tempo, in cui tutte le caratteristiche della società che tanto lo aveva deluso erano annullate.

Morrison, con i suoi live, cercava anche di scatenare una riflessione nell’animo dello spettatore: spesso durante i concerti inscenava recite e provocazioni, a tal punto che il pubblico lo amava - odiava.

Nel libro del docente universitario di letteratura francese Wallace Fowlie “Rimbaud e Jim Morrison: il poeta come ribelle” interamente dedicato al paragone tra i due poeti, si può leggere: “Per molti giovani che assistettero ai concerti dei Doors, Jim appariva in scena quasi come un kouros nudo, che creava per loro un momento che trascendeva la vita ordinaria, un momento donato da un dio a coloro che erano tristi, depressi o insoddisfatti".

Il disagio, il sentirsi inadeguato alla società opulenta, capitalista occidentale, la convinzione schopenhaueriana che questa non sia l’unica realtà hanno portato Morrison alla ricerca disperata di una nuova realtà, ed infine, all’autodistruzione, in quanto non riuscì a realizzare i suoi progetti utopistici: Morrison, proprio come Rimbaud e gli altri poeti maledetti sentì troppo intensamente la vita per sopportare di viverla. Per questo motivo ho deciso di sviluppare questa tesina di maturità su uno dei miei cantanti preferiti.

Collegamenti

Tesina su Jim Morrison

  • Filosofia - Nietzsche: lo spirito dionisiaco e la morale.
  • Italiano - Il decadentismo.
  • Letteratura francese - Il deragliamento dei sensi: Rimbaud.
  • Italiano - La mercificazione dell'arte: D'Annunzio e Baudelaire; la figura dell'inetto: Svevo e Baudelaire; la musicalità e poesia: D'Annunzio.
  • Inglese - "The marriage of heaven and hell", William Blake.
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