Poliedricità del reale
“Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà
mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.“
Ciascuno di noi si crede "uno" ma non è vero: è "tanti", signore, "tanti", secondo tutte le
possibilità d'essere che sono in noi: "uno" con questo, "uno" con quello diversissimi! E con
l'illusione, intanto, d'esser sempre "uno per tutti", e sempre "quest'uno" che ci crediamo, in
ogni nostro atto. Non è vero!
La citazione che ho fatto in precedenza è tratta dall’opera teatrale di Pirandello “Sei Personaggi
in cerca d’autore”. Una citazione che rende bene la questione della poliedricità umana. La crisi
dell’individuo che Pirandello volle rappresentare deriva dal relativismo conoscitivo che non
permette all’uomo di avere una visione oggettiva del reale e di conseguenza di vedersi
attribuire il ruolo che effettivamente crede di avere. Avviene quindi una disgregazione dell’io
che si smarrisce nel tentativo di comprendere quale sia realmente la sua parte. L’uomo si sente
protagonista di un’opera teatrale della quale non conosce la trama e di conseguenza la
mansione assegnatagli. Finché non giunge alla conclusione di non essere nessuno. Ma questo
avviene solamente dopo l’essere venuto a contatto con gli innumerevoli individui in cui viene
identificato dagli altri, che non corrispondono all’idea che si è fatto di sé.
Si trasforma nei dipinti magrittiani dell’uomo il cui volto è coperto da una mela o della donna
dal volto coperto da un bouquet, oggetto di mille interpretazioni altrui, incapace non solo di
conoscere se stesso ma anche di analizzare la realtà che lo circonda. Un’incapacità studiata a
fondo dai surrealisti che la esasperano per mezzo dell’inserimento di semplici oggetti in un
luogo per loro innaturale in maniera tale da confondere lo spettatore e da trasmettergli l’idea
dell’assenza di una realtà univoca. L’abilità dei surrealisti è stata quella di traslare il dubbio,
riguardo alla propria persona, sul reale, attraverso la rappresentazione dell’inconscio che non
viene più a galla esclusivamente durante il sogno ma diventa elemento compositivo del reale.
Basta dare all’oggetto rappresentato i caratteri del sogno per far sì che l’uomo arrivi ad avere
un’interpretazione poliedrica e soggettiva della realtà dell’opera d’arte.