Marino Angela
Presenta
La modernizzazione & la critica della modernità
Storia delle Scienze Sociali
Il periodo della crisi della civiltà moderna
La modernizzazione:
- La crisi della “civiltà moderna”;
- La nascita delle moderne società occidentali;
- La modernizzazione nelle scienze sociali;
- Il problema del motore del cambiamento.
La demografia:
- Il regime demografico moderno;
- Società più popolose con più adulti e anziani;
- L’urbanizzazione.
Il lavoro:
- La classe lavoratrice e il mercato del lavoro;
- La disoccupazione;
- La moderna divisione del lavoro e le conseguenze;
- I conflitti di lavoro e le relazioni industriali;
- Il tempo libero;
- L’estinzione del rapporto di lavoro.
La modernizzazione:
- La nascita delle “avanguardie”;
- Il fiducioso ottimismo della “belle époque”;
- Il primato economico degli Stati Uniti e la crisi del 1929.
La nascita delle “avanguardie”:
- Il cubismo: Picasso, “La fabbrica di Horta de Hebro”;
- Il futurismo: Boccioni, “La città che sale”.
La critica della modernità
T.S. Eliot:
- Life and works;
- The complexity of modern civilisation;
- The Waste Land: “ ”.
Filosofia:
- Karl Marx e la critica della Costituzione;
- Il diritto del lavoro;
- Un mondo di merci: l’analisi economica del Capitale;
- Il materialismo storico;
- Il superamento dello Stato borghese.
Letteratura italiana:
- Eugenio Montale: il pensiero e la poetica;
- Le figure femminili;
- Le scelte stilistiche ed espressive;
- Ossi di seppia – “Spesso il male di vivere ho incontrato”.
La modernizzazione
Le moderne società occidentali nascono con la modernizzazione, cioè con il processo storico di cambiamento che ha decretato la fine delle società statali tradizionali rimpiazzandole con forme radicalmente nuove di società. Si è trattato di una serie di trasformazioni concatenate che hanno ridisegnato la fisionomia delle società occidentali, dalla demografia alla vita quotidiana. Le trasformazioni si sono succedute in un arco di tempo che va dal XVII al XIX secolo, proseguendo nel XX secolo.
La modernizzazione si è verificata in Europa, in Nordamerica ed è qui che troviamo le società occidentali moderne; innanzitutto si parla di Occidente non in senso geografico, ma per intendere la civiltà europea in contrapposizione alle civiltà asiatiche, l’Oriente.
Nel linguaggio comune “modernizzazione” si usa in senso generico per indicare una realtà non più attuale alle esigenze e agli standard del momento. Nelle scienze sociali il termine ha un significato specifico: indica il processo storico di cambiamento che ha rimpiazzato le società statali tradizionali con le moderne. È grazie alle trasformazioni della modernizzazione che il pensiero occidentale ha scoperto la società come oggetto di studio.
La modernizzazione presenta delle caratteristiche:
- Globale: non interessa uno o pochi aspetti della società, ma li investe tutti.
- Mutamento sociale critico: un cambiamento strutturale della società che si è verificato in tempi brevi.
- Globalizzante: tende a investire il mondo intero, inserendo le società esistenti sulla terra all’interno di un unico sistema globale.
Nel pensiero contemporaneo si sono contrapposte due correnti:
Il materialismo storico, il cui esponente Marx afferma che con l’industrializzazione l’uomo ha perso la propria libertà. Il progresso ha comportato in primis un cambiamento economico ed in seguito tutto il resto.
L’idealismo, il cui esponente Hegel afferma che con l’industrializzazione l’uomo può emanciparsi e affermarsi all’interno del tessuto sociale. Il progresso non è altro che il divenire necessario, in primis cambiano le idee e le convinzioni e poi.
La demografia
Per quanto riguarda la dinamica di popolazione, le società occidentali moderne hanno il cosiddetto regime demografico moderno.
Regime demografico moderno:
- Bassa natalità e bassa mortalità;
- Crescita stabile;
- Le nascite aumentano in maniera progressiva.
Regime demografico tradizionale:
- Alta natalità e alta mortalità;
- Crescita ad elastico e ciclicità;
- Tutto si ripete nel corso del tempo.
Nel regime demografico moderno il calo di mortalità ha modificato la struttura per età della popolazione. Quelle delle moderne società occidentali sono popolazioni meno giovani. Nel mondo premoderno un uomo a cinquant’anni era considerato vecchio, mentre nelle società moderne è in piena maturità.
Un elemento fondamentale della demografia delle società occidentali moderne è l’urbanizzazione. Con la modernizzazione i rapporti tra città e campagna migliorano. Col diffondersi dell’agricoltura moderna, molti contadini sono costretti a cedere le terre e a cercare lavoro da salariati. Dopo una fase di esodo rurale, la città diventa un polo di attrazione perché grazie al fenomeno dell’industrializzazione si creano posti di lavoro.
Il lavoro
Nelle società moderne, la maggior parte della popolazione svolge un lavoro dipendente: presta la propria opera in cambio di un compenso salariale. Due figure costituiscono l’epoca del lavoro moderno:
- Imprenditore: animato dallo spirito del capitalismo.
- Lavoratore dipendente: dopo aver preso coscienza di classe, fonda la classe proletaria.
Con la diffusione del lavoro dipendente compare quello che comunemente si chiama mercato del lavoro: il luogo istituzionale in cui gli individui che offrono la propria forza-lavoro a datori di lavoro, che l’acquistano pagando un salario. Il mercato di lavoro è atipico perché in esso si scambia una merce particolare che non viene ceduta subito dal venditore.
Per motivare i lavoratori sono stati adottati diversi sistemi, un metodo è il cosiddetto salario di efficienza: un salario superiore a quello di mercato, che le imprese pagano per spingere i propri dipendenti ad una maggiore produttività. Il salario influisce sullo status sociale, sull’identità e sull’autostima. Nel mercato del lavoro la presenza di disoccupazione è praticamente la regola.
Attualmente, quando parliamo di disoccupazione, intendiamo un problema sociale, ovvero un problema della classe lavoratrice. Il disoccupato è una persona che si trova a non lavorare: è un membro della classe lavoratrice estromesso dall’attività lavorativa.
La divisione del lavoro
La divisione del lavoro è tipica delle società umane, solo che in quelle moderne è più complessa. Ci sono due importanti differenze: c’è un alto numero di occupazioni e si diffondono le figure monovalenti. Le figure polivalenti vanno scomparendo perché nel mondo moderno ognuno tende a fare un lavoro solo.
Accanto alla divisione del lavoro compare una divisione interna ai processi produttivi. L’artigiano tradizionale portava avanti la realizzazione del suo prodotto dall’inizio alla fine. Ora i cicli produttivi vengono smembrati e a ogni segmento provvede un’unità operativa specializzata.
Si possono individuare tre conseguenze a riguardo della divisione del lavoro:
- Aumento della produttività: riduzione del numero di ore di lavoro, quantità di merce prodotta in poco tempo ed effetto della turnazione;
- Interdipendenza economica: fine dell’autosufficienza, ogni lavoratore dipende da qualcun altro, nasce l’economia di mercato e i rapporti di libera concorrenza;
- Deterioramento del rapporto del lavoratore col lavoro: perdita del controllo sull’attività lavorativa.
Organizzazione scientifica del lavoro
Taylor: teorico scientifico, affermava che una maggiore produttività si otteneva se il lavoratore si sentiva partecipe del processo produttivo. Questo poteva essere possibile pianificando l’attività produttiva, calcolando benefici e costi, diminuendo le ore di lavoro e dando alloggio agli operai.
Ford: industriale del settore automobilistico, affermava che una maggiore produttività si otteneva introducendo la cosiddetta catena di montaggio. Il ciclo di produzione veniva scomposto in una serie di operazioni e la merce in costruzione scorreva sopra un nastro trasportatore fino ad arrivare all’assemblaggio.
I conflitti di lavoro
Le società moderne sono caratterizzate dalla presenza di tensioni tra lavoratori dipendenti e imprenditori.
Tre sono i motivi di questo conflitto:
- Disparità tra gruppi di lavoratori: gli imprenditori vivono meglio e gestiscono le attività, mentre gli operai stanno peggio e non hanno nessun controllo sull’attività;
- I due gruppi di lavoratori sono a stretto contatto e collaborano alla stessa produzione;
- Questione sociale: disponibilità crescente di beni e problema di divisione tra le forze produttive.
Il tempo libero
Il tempo libero è una scoperta moderna. Si possono individuare tre caratteristiche che distinguono il tempo libero da qualsiasi tempo di non lavoro:
- È sospensione del lavoro: i periodi di tempo libero sono vissuti come momenti in cui si è sollevati dall’obbligo sociale di lavorare per vivere;
- È un’istituzione per il ristoro del lavoratore: il tempo libero ha lo scopo di consentire al lavoratore di ritemprare le forze fisiche dopo la fatica del lavoro;
- È vuoto da riempire con attività scelte liberamente: solitamente le persone utilizzano il tempo libero per la cura del fisico, le relazioni sociali, lo svago o la gestione della vita privata.
La natura del lavoro
Per lavoro s’intende l’utilizzo delle energie fisiche o psichiche dell’uomo in un processo produttivo volto a ottenere beni o servizi capaci di soddisfare i bisogni umani. Il lavoro è uno dei fattori della produzione che viene compensato col salario: ciò determina una domanda di lavoro, da parte delle imprese, e un’offerta di lavoro da parte dei lavoratori.
Inoltre esso rappresenta la possibilità di sperimentare le proprie capacità e di realizzare la propria personalità. In secondo luogo, costituisce il modo per provvedere responsabilmente ai bisogni propri e della propria famiglia.
Art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa”.
Il mercato del lavoro, insieme delle domande e delle offerte di lavoro, definisce il luogo economico dello scambio di tale particolare merce.
Parlare di lavoro significa tenere conto di due aspetti fondamentali:
- L’aspetto economico: il lavoro costituisce un fattore produttivo;
- L’aspetto giuridico: il lavoro determina il sorgere di un contratto tra lavoratore e datore di lavoro.
Il lavoro e la Costituzione
Tanti sono gli articoli della Costituzione che trattano la materia del lavoro. Uno in particolare è l’articolo che esplica il principio costituzionale del lavoro: l’art. 3.
Il principio di uguaglianza è alla base della disciplina della tutela del lavoratore, quando si parla di ciò ci si riferisce soprattutto al lavoratore subordinato, individuato come soggetto debole rispetto al datore di lavoro.
- Lavoro come valore fondamentale della Repubblica (art. 1);
- Lavoro come diritto-dovere (art. 4);
- Diritto alla formazione ed elevazione professionale (art. 35);
- Diritto alla retribuzione sufficiente (art. 36);
- Tutela del lavoro femminile e minorile (art. 37);
- Diritto all’assistenza e previdenza sociale (art. 38);
- Libertà sindacale (art. 39);
- Diritto di sciopero (art. 40).
I principi costituzionali del lavoro
Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il lavoro è visto come il cemento del nostro essere società democratica.
Art. 4
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità, un’attività che concorra al miglioramento della società.
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