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Veronica Moi

Esami di Stato 2013

Il mobbing ai tempi di Cenerentola

Liceo Classico “Pitagora” - Laconi

«Io venero le scoperte della sapienza e gli scopritori; mi piace farle

mie come se fosse un'eredità che ci viene da molti antenati; per me

hanno acquistato, per me hanno pensato. Ma facciamo come fa il

buon padre di famiglia, aumentiamo il capitale che abbiamo

ricevuto: passi accresciuta da me ai posteri questa eredità.

Ancora molto resta da fare e molto resterà; né ad alcuno, anche se

nascerà fra mille secoli, mancherà l'occasione per aggiungervi ancora

qualcosa». (Epistulae

Seneca 64,7)

Dedicato a chi crede nella Cultura, a Vincenzo Russo, a Marirò, eroina dei nostri tempi per il suo modo di essere

e per il suo coraggio; dedicato "a tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero" e alla mia

famiglia, "il libro migliore che ognuno possa scrivere, senza bisogno di un editore o di un marketing che ne

decreti la visibilità. La storia che conta è sempre secreta. E il secretum è il gioiello prezioso che si tiene nella

cassaforte". "Al suono di un diritto"

Dove s'incontrano silenzio e parola

al suono di un diritto

arrivi un giorno nella tua scuola

perché il tuo domani venga scritto.

Ricordi la scuola elementare,

al ginnasio non trovi la maestra

ma tra i banchi ti trovi per studiare

con ogni professore, quella è la tua palestra.

Visi simpatici incontri in quelle mura

di sacrifici e gioie il ricettacolo

all'insegna di una nuova avventura.

Quel diritto diventa uno spettacolo

a tavola col greco ed il latino

a saziare la tua fame di conoscenza,

saranno il pane e il vino;

filosofia per imbandire la coscienza,

la tovaglia alla base l'italiano

perla dei poeti nella letteratura

e il bicchiere per centellinare l'arcano

della realtà e della sua struttura.

Scrivi sul quaderno dei tuoi giorni

la geografia dei sogni nella storia,

giri pagina e alla prima ritorni,

algoritmo della memoria:

dietro le quinte

un sorriso, una stella,

un quadro di emozioni dipinte,

ascolta la sua voce, è la bidella,

fucina di mille e più segreti.

Ti guardi intorno,

il sipario delle pareti

la scena di ogni futuro giorno

tenta di chiudere.

Ma sai che la Cultura

nella vita non puoi eludere,

scendi in campo senza paura.

Arriverà il momento

in cui tra le tue mani

porterai a compimento

la forza del domani.

Scrollerai la fatica, rivelerai

un nuovo traguardo senza fine:

la scuola della vita. Cultura, scoprirai

"che solo amore e luce ha per confine".

Sommario

Prefazione ........................................................................................................................................... 1

1. Analisi Che bello lavorare! ..................................................................................................... 4

1.1 Piani narrativi e caratterizzazione linguistica e stilistica ......................................................... 8

1.2 Il sistema dei personaggi ......................................................................................................... 9

1.3 Il confronto con Cenerentola ................................................................................................... 9

1.4 Marirò, Cenerentola e la psicopatologia del lavoro .............................................................. 12

1.5 Chi è che mobbizza chi? ....................................................................................................... 15

1.6 Al confine con Medea ........................................................................................................... 17

1.7 Un lupus senza fabula ........................................................................................................... 18

Euripide: Una tragedia dell'uomo

2. ...................................................................................... 20

2.1 Il personaggio in Euripide ...................................................................................................... 20

2.2 La trama ................................................................................................................................ 21

2.3 La struttura narrativa ............................................................................................................. 21

2.4 Un'apparente semplicità ....................................................................................................... 23

2.5 Punti chiave ........................................................................................................................... 24

–

2.6 La Medea Marirò: una tragedia della vittoria .................................................................... 24

2.7 Il messaggio di Euripide ...................................................................................................... 27

2.8 L'introspezione psicologica in Euripide ................................................................................ 28

3. Tacito ..................................................................................................................................... 29

4. Svevo: il relativismo della coscienza (e non solo) .............................................................. 35

4.1 Profilo storico-critico dell'autore e dell'opera ........................................................................ 36

4.2 Il ruolo della filosofia ............................................................................................................ 38

5. Da Platone ai giorni nostri: Giustizia, libertà, dignità........................................................ 39

5.1 Dignità astratta ....................................................................................................................... 41

5.2 La giuridificazione della dignità umana................................................................................ 44

Dall'astratto al concreto. Dalla persona all'individuo

5.3 .......................................................... 48

Conclusioni ................................................................................................................................. 50

I figli del re ............................................................................................................................. 51

Bibliografia ................................................................................................................................. 57

Prefazione

Nel realizzare questa tesi per l'Esame di Stato, ho voluto anzitutto dare il meglio di me

stessa.

Tutto è stato frutto di molto impegno, volontà ed entusiasmo per un progetto che si

presenta come il coronamento di un importante ciclo di studi, di tanti anni di sacrificio, e

come l'inizio della carriera universitaria.

Il lavoro è stato realizzato coniugando il necessario rigore linguistico alla focalizzazione

dell’interesse sul tema fondamentale e sulle sue varie declinazioni. Del resto, al Liceo

classico, si deve già puntare al raggiungimento di un livello di scrittura maturo, dal punto di

vista della strutturazione sintattica, e soprattutto del lessico.

Ho scelto un titolo che vuole essere una presentazione nitida dell'originalità dell'idea su

cui ho elaborato questo saggio, che tratteggia il mito di una giovinezza che ha avuto la

fortuna di incontrare nella scuola e nella famiglia maestri impareggiabili che educano ad

ascoltare il tumulto del cuore e il fremito dell'anima. Sono le emozioni, infatti, a dare un

tocco di poesia all'esistenza.

Elaborare un saggio su una fiaba come "Cenerentola" può apparire banale e ormai

appartenente all'archeologia della nostra vita, ma desidero mostrare che le fiabe, come i

miti, come i classici, hanno una radice vigorosa che dona loro una vita interminabile e la

linfa necessaria per non morire mai. Si proiettano nella luce della contemporaneità, e nella

recente opera dello scrittore Vincenzo Russo, intitolata Che bello lavorare!, il quale narra la

vicenda di una donna che si divincola dal giogo del mobbing. Anche la bella Cenerentola ne

fu vittima per via delle sorellastre. La questione presenta dei tratti veramente significativi,

alcuni dei quali sono stati elaborati in uno studio da Bruno Bettelheim, e che riportano alla

psicopatologia del lavoro. Come sostenuto dalla psicologa e psicoterapeuta Alessandra A.

Cineglosso: «La parola lavoro (così come il corrispondente inglese labour) deriva dal latino

che significa “fatica, pena, sforzo” ed è riconducibile al verbo “labare”,

labor ossia

“vacillare sotto un peso”. 1

“trabajo” in origine significava “mettere al mondo” ma è anche

Il vocabolo spagnolo

riconducibile alla parola tripalium che, in latino, indicava uno strumento di tortura. Non a

caso, in alcune regioni d'Italia, è ancora in uso il verbo travagliare per indicare un lavoro

Le idee più antiche legate all’attività lavorativa rimandano alla

duro, faticoso, pericoloso.

pena, alla sofferenza, al dolore, alla dipendenza, allo sfruttamento.

Nel mondo antico il lavoro, inteso come attività manuale, era considerato come il dolore

richiesto dagli Dei agli uomini per i beni ad essi concessi (Senofonte); come un elemento

che soffocava l’intelligenza, distraendola dai fini politici e speculativi (Aristotele); come

elemento di distrazione dalla vita contemplativa (Cicerone).

Nel tempo, la parola lavoro ha acquisito nuovi significati che portano a considerarlo

come “momento di interazione e di scambio con l’ambiente, come possibilità di evoluzione

individuale e collettiva”, come “diritto, desiderio, creatività”.

Questa diversa concezione del lavoro, maturata soprattutto dal Rinascimento in poi, ha

nobilitato l’uomo, come testimoniato dai

portato ad una sua idealizzazione come attività che 1

proverbi popolari. Il lavoro viene, quindi, ad assumere un forte valore etico e sociale» .

A partire da Che bello lavorare!, si presenta il mobbing come problema attuale, da cui ho

pensato enucleare gli argomenti delle varie discipline, ricollegandomi agli insegnamenti dei

classici, alla loro rilettura in chiave moderna, da cui scaturisce il motivo della riscoperta del

patrimonio della saggezza, troppo spesso dimenticato in una libreria polverosa. Nella

Letteratura italiana, il primo a parlare di mobbing è Italo Svevo nell'opera Una vita, eppure

alcune forme di mobbing ante litteram e della conseguente emarginazione sono rintracciabili

anche nella Letteratura latina, con l'Agricola di Tacito, e nella Letteratura greca, con Medea,

che si configura come l'odierna emarginata, una donna e una madre costretta all'esilio,

combattuta tra ragione e passione: chiedeva giustizia. E da questo deriva la riflessione

il “lavoro” su cui si fonda

storico-filosofica sulla giustizia, la dignità umana e i diritti umani,

la nostra Repubblica, tale da meritare il posto nel primo articolo della Costituzione, per

tornare infine, a Che bello lavorare! e dunque al mobbing, con la dimostrazione che la

1 Quando il “lavoro” diventa “fatica”,

A.A. Cineglosso, Riflessioni sul mobbing, Napoli 2013

2

letteratura è vita, e la grammatica, il linguaggio del cuore e dei sogni, portano a scrivere

parossisticamente, con vigore e dignità, il divenire della vita.

Un tuffo nel mondo delle fiabe, dove ho trovato un argomento davvero interessante, una

"scarpina" della mia misura, proprio come Cenerentola.

Un modo per dimostrare che ciò che "c'era una volta", c'è ancora perché ognuno lascia un

po' di sé e prende un po' di noi, nella consapevolezza matura che di imparare non si finisce

mai e, come scritto nell'eserga con le parole di Seneca, arricchiti da un patrimonio da

tramandare, accresciuto giorno dopo giorno. Veronica Moi

3

1. “Che bello lavorare!”

La copertina rossa raffigurante un tasto di

accensione/spegnimento, su cui è impresso il

“Che bello lavorare!”,

titolo è la porta verso le

pagine dell'ultima opera di Vincenzo Russo.

Napoletano fino al midollo, nasce nella cornice

dei Quartieri Spagnoli, il 7 novembre 1965; è

Presidente dell'Associazione Artistico Culturale

"Talenti Vesuviani" di San Giorgio a Cremano,

responsabile del "Premio Nazionale di Poesia città

di San Giorgio a Cremano", Socio Benemerito

dell'Arma dei Carabinieri, Socio Onorario -

Accademico "Universum Academy Switzerland",

eccellenza napoletana per la poesia ed ha ottenuto

innumerevoli riconoscimenti come la medaglia del Presidente della Repubblica e la medaglia

d'oro dello Stato Vaticano per l'attività svolta in campo culturale e sociale, ognuno dei quali è

come la tessera di un mosaico che serve a comporre il ritratto dell'intellettuale dei giorni nostri.

Egli dimostra che, sottoponendo la realtà allo spettro elettromagnetico della ragione e del

sentimento, è possibile scinderla nella molteplicità dei colori. Lo fa in tutte le sue opere da Fabula

Impresa 1 e 2, a Radio Giuseppina, da Il Treno dei Sogni a Il magico scenario, a Intorno a te..., da

Che fine ha fatto la cicogna? a Che bello lavorare!, ultima opera pubblicata.

Grande esponente di quell'arte eccelsa che è la scrittura, sapiente scrittore di grande limpidezza

stilistica, fondamentale è nelle sue opere la cura nella scelta della parola, nel senso di una

ricercatezza lessicale in cui i vocaboli spiccano come caricature in “callidae che creano

iuncturae”

diverse e magnifiche suggestioni di significato. In lui convergono “ars”, “ingenium” “labor

e

limae”, come grandi conoscenze tecniche e linguistiche, eccellenti doti poetiche e scrupolosa

revisione, che si uniscono all'immenso amore per la vita, e per la sua città, che appare mitica e

favolosa.

L'inchiostro della penna di Vincenzo Russo è qualcosa di raro, come un diamante dalle mille

sfaccettature, indelebile, a differenza della mina di una matita, anch'essa costituita soltanto da atomi

4 di Carbonio, proprio come un

diamante. La differenza tra loro

è rappresentata dalla

disposizione che gli atomi

assumono nello spazio. Ciò che

rende il diamante diverso è

l'ordine rigoroso, una trama

perfetta, fortissima. E ciò che lo

rende prezioso è la sua magia di

riflessi di luce che cambia

colore.

Avveniristicamente proiettato

verso il futuro nell'ottica del

bene e della giustizia, virtù che Dante esalta come “la torre della vera società”, Russo, atleta nella

gara più sublime, sommerso interamente in un lavacro di giustizia, ritrova la saggezza in un'unica

cosa: operare con giustizia e, come affermava Marco Aurelio, prende «la parola con benignità, con

rispetto, con sincerità».

Il suo stile impiega i particolari effetti di una prospettiva cromatica, volta a far risaltare i tratti

salienti sia nei testi poetici, sia in quelli prosaici, che lo conduce a cercare prima di tutto il valore

dei sentimenti, della dignità umana.

Nell'opera Che bello lavorare!, egli non compie una noiosa analisi precettistica, ma unisce la

letteratura all'osservazione del reale, da cui trae la linfa della narrazione attenta ad un problema

celato in modo subdolo nella trama del lavoro: il mobbing, che in silenzio si infiltra nell'ossatura

collettiva con violenze psicologiche nei confronti di un individuo. Non si uniforma al sistema, chi

non accetta schemi predefiniti, chi è semplicemente diverso dal gruppo di riferimento viene

avvertito come una minaccia, perché 'altro' rispetto a se stessi; da qui la necessità di allontanarlo,

espellerlo o metterlo nelle condizioni di auto-espellersi.

Nella maggior parte dei casi avviene tra lavoratori sul posto di lavoro, in quanto la causa da cui

scaturiscono le vessazioni psicologiche trova, per lo più, la sua ragion d'essere in un conflitto

concernente l'organizzazione del lavoro stesso, che si trasforma in un conflitto di natura personale;

comunque non è esclusivo dell'ambiente di lavoro, in quanto è, in linea generale, un comportamento

che costituisce un vero e proprio attacco ai diritti umani.

5

L'invidia, l'ingordigia, la corruzione, la presunzione e

l'arroganza sono solo alcuni, e non pochi, motivi provocanti

fratture scomposte e “invisibili” (per chi non vuol vederle) al MOBBING: STORIA DI UN

settore lavorativo di un'Italia in cui la sintomatologia viene CONCETTO 1

diagnosticata in termini di spread, in euro o in dollari. La parola “mobbing” deriva

dal verbo inglese “to mob” che

Vincenzo Russo sottopone il problema ad una radiografia avente può essere tradotto come

come canoni la sicurezza, i sentimenti, la dignità umana, il rispetto assalire in massa,

nei confronti degli altri. malmenare, aggredire.

La protagonista, Marirò, è una lavoratrice onesta, una donna che Il termine fu coniato

dall'etologo Konrad Lorenz

riesce a sdoganare il pregiudizio per cui sia necessario asservirsi nel 1971 per descrivere il

alla volontà del capo per evitare spiacevoli conseguenze come il comportamento di alcuni

animali della stessa specie che

giogo delle violenze psicologiche a cui viene sottoposta. Un si coalizzano contro un

pesante macigno che Marirò disintegra con la forza immane dei membro del gruppo e lo

valori, divenendo un'eroina dei nostri tempi. Demansionata ed escludono dalla comunità fino

a condurlo, in alcuni casi, alla

emarginata, ma una donna forte e di grande Fede nel Dio del morte.

Magnificat che “innalza gli umili e umilia i potenti”. Solo negli anni ’80, lo

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Sintesi

Introduzione tesina sul Mobbing

Nel realizzare questa tesina di maturità, ho voluto anzitutto dare il meglio di me stessa. Tutto è stato frutto di molto impegno, volontà ed entusiasmo per un progetto che si presenta come il coronamento di un importante ciclo di studi, di tanti anni di sacrificio, e come l'inizio della carriera universitaria. Il lavoro è stato realizzato coniugando il necessario rigore linguistico alla focalizzazione dell’interesse sul tema fondamentale e sulle sue varie declinazioni. Del resto, al Liceo classico, si deve già puntare al raggiungimento di un livello di scrittura maturo, dal punto di vista della strutturazione sintattica, e soprattutto del lessico. Ho scelto per la tesina un titolo che vuole essere una presentazione nitida dell'originalità dell'idea su cui ho elaborato questo saggio, che tratteggia il mito di una giovinezza che ha avuto la fortuna di incontrare nella scuola e nella famiglia maestri impareggiabili che educano ad ascoltare il tumulto del cuore e il fremito dell'anima. Sono le emozioni, infatti, a dare un tocco di poesia all'esistenza.

Elaborare un saggio su una fiaba come "Cenerentola" può apparire banale e ormai appartenente all'archeologia della nostra vita, ma desidero mostrare che le fiabe, come i miti, come i classici, hanno una radice vigorosa che dona loro una vita interminabile e la linfa necessaria per non morire mai. Si proiettano nella luce della contemporaneità, e nella recente opera dello scrittore Vincenzo Russo, intitolata Che bello lavorare!, il quale narra la vicenda di una donna che si divincola dal giogo del mobbing. Anche la bella Cenerentola ne fu vittima per via delle sorellastre. La questione presenta dei tratti veramente significativi, alcuni dei quali sono stati elaborati in uno studio da Bruno Bettelheim, e che riportano alla psicopatologia del lavoro. Come sostenuto dalla psicologa e psicoterapeuta Alessandra A. Cineglosso: «La parola lavoro (così come il corrispondente inglese labour) deriva dal latino labor che significa “fatica, pena, sforzo” ed è riconducibile al verbo “labare”, ossia “vacillare sotto un peso. La tesina continua con vari collegamenti interdisciplinari.

Collegamenti

Tesina sul Mobbing

  • Greco: Euripide, Medea l'emarginata.
  • Latino: Tacito, l'Agricola e il mobbing politico.
  • Italiano: Svevo, "Una vita" e la figura dell'inetto; Vincenzo Russo, "Che bello lavorare!
  • Filosofia e Storia: Giustizia, libertà, dignità da Platone ai giorni nostri.
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