Giulia Desogus: esame di stato, anno scolastico 2009/2010
Non preoccuparti delle difficoltà che incontri in matematica…
Ti posso assicurare che le mie sono ancora più grosse!
(Albert Einstein)
Motivazioni
Fin da quando ero piccola mi è sempre piaciuta la matematica.
Non so bene quale sia il motivo: forse semplicemente perché non ho mai incontrato difficoltà, oppure perché ciò che si prova quando si risolve un’equazione, o quando una formula “magica” risolve tutti i tuoi problemi più velocemente, è una sensazione affascinante.
Eppure, intorno a me ho avuto compagni che, per la maggior parte, odiavano la matematica.
La mia tesina è nata allora da una domanda: perché così tanti studenti hanno difficoltà in matematica? Da cosa nasce quest’odio, o questa paura?
Con questo approfondimento ho cercato di individuare le possibili risposte a queste domande, cercando di dimostrare la falsità di alcune dicerie o credenze.
In particolare ci tenevo a contraddire tutti coloro che sostengono l’inutilità della matematica: si pensa che sia sufficiente imparare le nozioni base, quelle elementari (2 + 2 = 4), ma nel momento in cui si comincia a parlare di logaritmi, esponenziali, ecc… (cioè quando il discorso si fa più complicato), pare che le nozioni diventino inutili per la vita quotidiana.
La domanda che risuonava sempre nell’ora di matematica a scuola era: “Questo a cosa mi servirà?”.
Con la mia tesina ho dimostrato invece in quanti ambiti, che all’apparenza sembrano così lontani dal mondo della matematica, trova applicazioni questa disciplina, con le più svariate finalità.
Sarebbe impossibile elencarli e descriverli tutti…
Mi limito ad esporre quelli che mi hanno più affascinata, quelli che spero affascineranno anche tutti quelli che temono la matematica.
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“È colpa dell’altro, dell’ambiente, della cerchia, della materia, della società che concede un posto eccessivo alla matematica, dei programmi che sono fatti male, degli insegnanti, della congiuntura, dello spirito di competizione, dell’informatica, …”.
(Matematica, mio terrore; Anne Siety)
A che cosa attribuire il fallimento in matematica?
Per cercare di capire quali possano essere le vere ragioni per cui la maggior parte degli studenti soffre di questo “blocco in matematica”, con l’aiuto del libro Matematica, mio terrore, di Anne Siety, ho ipotizzato alcune cause:
- Cattivi metodi di insegnamento, o comunque non adattamento da parte dell’alunno nei confronti dell’insegnante;
- Cause esterne;
- Mancato impegno da parte dell’alunno nella disciplina;
- Mancato interesse da parte dell’alunno nella disciplina.
Fra le lamentele degli alunni, un posto in cima alla lista è riservato alla figura dell’insegnante, presentato come incompetente. Ciascun professore però adotta metodi e modi di lavoro particolari, a cui certi alunni possono adattarsi ed altri no.
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Ciò che mi ha sorpreso però nella lettura del libro di Anne Siety, è stato scoprire che i discorsi degli alunni sono pressoché gli stessi, nonostante le diversità degli insegnanti.
La figura del professore di matematica si distingue spesso per la sua reputazione di crudeltà: sarebbe un essere temibile e crudele. Nella loro aula, gli insegnanti si trasformano in psicopatici, in cannibali. Ma perché proprio gli insegnanti di matematica? Queste leggende costruite in modo quasi unanime, esistono anche per gli insegnanti di storia o di inglese?
Il motivo per cui questa fama di crudeltà si lega al professore di matematica, è da ricercarsi in una visione più ampia dell’insegnante, rappresentato con certe doti, “poteri” (chiamiamoli così).
Sempre secondo le testimonianze di alunni ed ex alunni, sarebbe il professore a scegliere gli “eletti”, i “bravi”, a cui poter garantire l’accesso al mondo della matematica; in questa maniera, l’alunno non-eletto si sente escluso, e farebbe del suo insegnante null’altro che un nemico.
In realtà, sotto questa paura ci sarebbe solamente un bisogno di attenzione: perciò non si tratta (almeno non sempre) di incompetenza dei professori, ma più che altro del modo in cui essi stabiliscono il contatto con i loro alunni, e la loro capacità di elaborare una relazione costruttiva.
Altra possibile ragione del blocco in matematica si ritrova nelle autoconvinzioni degli alunni, prodotte da cause esterne.
Colpevole questa volta sarebbe il sentirsi una “nullità”.
Il “nullo”, rinuncia ad impegnarsi al massimo delle proprie capacità perché è convinto che la situazione non possa cambiare; se a sorpresa il “nullo” risolve un esercizio correttamente, per lui è un’anomalia: l’esercizio era troppo facile, l’argomento era stato appena ripassato, …
Spesso si considera che l’ambiente (familiare o scolastico) tende a mantenere l’alunno nella sua condizione di “nullo”: se in famiglia nessuno è mai stato bravo in matematica, appare naturale che i figli debbano seguire la stessa strada. Queste concezioni però non aiutano l’alunno a superare le sue difficoltà; anzi, lo bloccano, rendendo vano ogni sforzo e ogni tentativo di acquistare fiducia.
In tutto questo però, l’alunno è veramente passivo? Nella enumerazione delle cause del suo fallimento, l’alunno viene spesso dimenticato; giustificando la sua “nullità” con fattori esterni, viene screditato.
A pensarci bene però, non potrebbe esserci come prima possibile causa delle difficoltà un mancato impegno da parte dell’alunno?
Quante volte si sente dire la frase: “La matematica è una materia inutile. Per comperare il pane, a che cosa mi servirà la conoscenza dei logaritmi?”.
Allora non potrebbe essere che queste concezioni della matematica inducano gli alunni a non interessarsi alla materia?
A tal proposito, ho elaborato un questionario che ho somministrato ad una classe V della scuola primaria, ad una III secondaria inferiore e ad una III secondaria superiore.
Questionario
Sesso: M F
Classe: 5^ elementare 3^ media 3^ superiore
- Quante ore dedichi allo studio pomeridiano giornaliero della matematica?
- Meno di un’ora
- Una o due ore
- Più di due ore
- Utilizzi il libro di testo per studiare gli argomenti teorici?
- Sempre
- Spesso
- A volte
- Mai
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- Lo trovi di facile comprensione?
- Sì
- No
- Dipende dagli argomenti
- Ti piacerebbe associare l’insegnamento della matematica anche ad altre discipline (italiano, inglese, musica, …) ?
- Sarebbe più interessante
- No, sarebbe motivo di distrazione
- È indifferente
- L’insegnante utilizza altri strumenti didattici oltre al libro con la classica spiegazione (video, computer, ecc…)?
- Sì
- Sì, ma preferirei di no
- No, ma mi piacerebbe provare
- No
- Ritieni che le ore settimanali di matematica siano sufficienti per poter svolgere gli argomenti fondamentali del corso di studi?
- Sì
- No
- Utilizzi altri strumenti per lo studio oltre a quelli forniti dalla scuola (enciclopedie, libri extra-scolastici, internet, ecc…)?
- Sì sempre
- Sì, ma solo quando mi servono approfondimenti
- No non mi servono
- Ti senti motivato dal tuo insegnante?
- Sì molto
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- Abbastanza
- Non abbastanza
- Per niente
- Pensi che la spiegazione di matematica in classe sia chiara ed esaustiva?
- Sì
- Solo per alcuni argomenti
- No
- Dipende dagli insegnanti
- Ti sei mai trovato ad organizzare un gruppo-studio con i tuoi compagni?
- Sì prima di ogni verifica
- Sì è capitato, ma non è servito
- No, non ci ho mai pensato
- Condividi il metodo di insegnamento utilizzato dal tuo insegnante?
- Sì
- No
- Per me uno vale l’altro
- La partecipazione della tua classe alla lezione di matematica è attiva?
- Sì cerchiamo sempre di seguire il più possibile
- Dipende dall’interesse per l’argomento
- No ci limitiamo a copiare dalla lavagna
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