Esami di Stato 2008/2009
Tesina multidisciplinare
“Al chiaro di Luna…”
Candidata: Strippoli Francesca
Classe III B
- 3 -
Sommario
- Introduzione;
- La Luna tra mito e credenze popolari;
- La Luna nella letteratura latina:
- “Una storia di licantropia”
- Petronio –;
- “Le Metamorfosi”, “Lucio e la preghiera alla Luna”
- Apuleio –;
- La Luna nella letteratura greca:
- “Le Argonautiche”, “Medea e la Luna”
- Apollonio Rodio –;
- “L’incantatrice”, “Simeta, la Luna e la Magia”
- Teocrito –;
- La Luna nella letteratura italiana:
- Giacomo Leopardi;
- “Alla Luna”
- “Canto notturno di un pastore errante dall’Asia”
- Incipit del “Ciaula che scopre la Luna”;
- Luigi Pirandello –;
- Dante Alighieri e il III canto del Paradiso;
- The Moon in the English literature;
- “To the Moon”
- Percy Bysshe Shelley – and his cultural background: the Romantic Age
- La Luna nell’immaginario artistico:
- “La Notte stellata”
- Vincent Van Gogh –;
- La Luna tra filosofia e scienza:
- “Sidereus Nuncius”;
- Galileo Galilei e il
- L’uomo per la prima volta sulla Luna;
- La Luna oggi: considerazioni
- Il campo magnetico della Luna –;
- Composizione chimica della Luna;
- Maree e tropismi
- Gli effetti della Luna sul pianeta Terra:
Introduzione
- 4 - Introduzione
Perché creare una tesina sulla Luna?
Per il semplice fatto che dovunque mi trovi, in qualsiasi luogo della Terra sia, lei mi accompagna nel suo incessante viaggio. Se tutto cambia, muta, si evolve, la Luna è, e sempre rimarrà, una sfera familiare nel buio, un viso noto che mai cambierà. Mi accompagnerà sempre nel mio viaggio verso la Vita, verso il mio futuro, sempre con me, con la mia mano nella sua.
Forse ho scelto questo tema perché un po’ la Luna mi rispecchia, perché nonostante la forse eccessiva lontananza mi sento vicina alla Luna, perché essa mi ritrae alla perfezione con i suoi pennelli colorati, mi accarezza con le sue candide mani, mi consola, mi sorride, mi è sempre vicina. Ed a volte proprio vederla stare lì, elegante quasi come una Regina del cielo, mi dà la forza per andare avanti in questo mio cammino, a volte tortuoso a volte lineare che la Vita mi ha preservato.
Ciò che più mi colpisce di quella “sfera” luminosa che attraversa il cielo stellato sono gli infiniti simboli a lei attribuibili, le centinaia di idee, azioni e vicissitudini alla quale è possibile accostarla. Simbolo della notte, del buio e dell’oblio, ma anche della luce, della forza di una lotta secolare nei riguardi del Sole.
Oggetto di studi, meraviglia e superstizione, il nostro satellite naturale ha affascinato l’uomo sin dai tempi antichi dov’era persino considerata alla stregua di divinità.
Andando avanti nel tempo, abbiamo imparato a conoscere come piccoli uomini siano diventati grandi per aver pensato sistemi e mondi sconosciuti ai più; piccoli uomini hanno rischiato la vita per la ricerca e la conoscenza di un altro. Da Galileo ai primi astronauti e cosmonauti, fino ad arrivare agli uomini del futuro che potranno dire di abitare su altri pianeti, satelliti o galassie diverse dalla nostra Terra.
La Luna è stata solo il primo scoglio, il primo traguardo, la prima boa per salpare verso un mondo sconosciuto, verso l’universo infinito alla ricerca di noi stessi.
- 5 -
La Luna tra mito e credenze popolari
La Luna tra mito…
La Luna è il corpo celeste che appare con maggiore evidenza ad una semplice osservazione del cielo. Si comprende pertanto come essa, fin dall’antichità, abbia stimolato l’interesse e la fantasia dell’uomo.
Mitologie lunari si ritrovano in tutte le culture: la sua misteriosa luminosità e la mutevolezza periodica del suo aspetto hanno da sempre spinto gli uomini a immaginare una possibile correlazione tra le vicende terrene e il nostro satellite.
Nelle mitologie antiche, e in molte primitive, l’astro del giorno e quello della notte sono quindi uniti tramite un legame di duplice sorte: fratello e sorella, marito e moglie (come presso i Greci e i Romani), oppure fratello e sorella e, insieme, marito e moglie (come presso gli Incas e nelle religioni scandinave).
Sin (babilonesi), Hathor o Iside (egiziani), Artemide e Selene (greci), Diana o Lucina (romani), sono solo alcuni dei nomi che, fin dall’inizio dei tempi, le prime civiltà hanno dato alla luna. Considerata fonte di mistero, in ogni parte del mondo, in ogni periodo storico, in ogni cultura, la luna ha rivestito (e riveste) un ruolo ben diverso da quello che la scienza è solita darle. Nella cultura occidentale il nome deriva dall’antichissima radice indoeuropea Luek, che significa splendere e il termine luna sta infatti per “la luminosa”.
Secondo la mitologia Maya la Luna e il Sole, prima di divenire gli astri celesti che noi oggi conosciamo, furono creature terrestri, una giovinetta e un ardito cacciatore.
Fra i due si accese l’amore e, dopo varie vicende, fuggirono insieme ma il nonno della ragazza, adirato, la fece uccidere. Alcune libellule raccolsero allora il corpo e il sangue della ragazza in tredici ceppi cavi. Dopo tredici giorni di ricerche il Sole trovò i ceppi: da dodici di essi nacquero insetti nocivi e serpenti che andarono a popolare tutto il mondo, dal tredicesimo uscì la luna resuscitata.
Uno smembramento del corpo della luna ha una chiara allusione alla progressiva scomparsa della luna durante la fase calante.
Come in questo mito, così anche in altri, a causa della mutabilità del suo aspetto durante le fasi, la luna fu identificata con divinità femminili con attributi antitetici e ambigui: dea dell’amore e della morte, creatrice e distruttrice, tenera e crudele, protettrice e ingannevole. Infatti, identificando gli dei con i corpi celesti gli antichi davano alla loro concezione religiosa un fondamento di eternità, legato alla natura celeste dell’astro.
…e credenze popolari.
Se gli influssi della Luna accertati sono piuttosto ridotti, quelli che le vengono attribuiti sono molto più numerosi. Limitandoci ai più comuni, possiamo citare:
- Influssi sismici;
- Influssi sulle pratiche agricole;
- Influssi sulla biologia umana.
Influssi sismici
Studi statistici miranti a trovare una correlazione tra eventi sismici ed attività lunare hanno fornito risultati dubbi. Tuttavia non si può escludere che il fenomeno della maree terrestri possa avere una certa influenza sullo scatenarsi di sismi, conseguenti al liberarsi delle enormi quantità di energia elastica accumulata nel sottosuolo in corrispondenza delle faglie.
In particolare gli influssi sulle pratiche agricole godono del maggior credito da parte del mondo contadino e da parte di molti orticoltori dilettanti.
Molti manuali di orticoltura e calendari lunari per agricoltori raccomandano un rigoroso rispetto delle fasi lunari per lo svolgimento di quasi tutte le pratiche agricole: semina, trapianti, potature, taglio degli alberi, imbottigliamento del vino, ecc. Tutti i consigli forniti possono essere sintetizzati in una regola generale:
«Tutto ciò che deve crescere e svilupparsi deve essere fatto con la luna crescente. Tutto ciò che deve arrestarsi e morire deve essere fatto con la luna calante».
Già questa generalità e questa analogia tra fenomeni così disparati fa sorgere qualche dubbio e il sospetto che si tratti di un retaggio di antiche concezioni “magiche”, così molte di queste credenze sono state sottoposte a verifiche rigorose. In nessun caso sono emerse conferme attendibili.
Influssi sulla biologia umana
Nel passato molte patologie venivano associate agli influssi lunari. L’esempio più noto è quello dell’epilessia, che veniva chiamata mal della Luna. Retaggi di queste antiche credenze si ritrovano ancora nel linguaggio attuale: un tipo volubile è detto lunatico e il cattivo umore viene indicato come Luna storta. Inutile dire che la medicina moderna ha destituito di ogni fondamento queste antiche credenze.
Tuttavia molte convinzioni riguardanti gli influssi lunari su alcuni aspetti della fisiologia umana sono tuttora diffuse. Un esempio è la credenza che la Luna influenzi i cicli riproduttivi. La periodicità del ciclo lunare e del ciclo mestruale femminile ha fatto immaginare una possibile correlazione: da qui a pensare che le fasi lunari possano influenzare anche la frequenza delle nascite il passo è breve.
Molti studi statistici hanno dimostrato che non esiste correlazione alcuna tra la frequenza delle nascite e le fasi lunari. Ciò nonostante molte persone continuano a consultare il calendario lunare per prevedere il momento del parto.
Altra convinzione radicata è quella che riguarda la crescita dei capelli e delle unghie. Anche in questo caso, basandosi unicamente sulle antiche regole, si ritiene che capelli e unghie crescano più rapidamente durante la fase di Luna crescente.
Ma si può dire che ben difficilmente la luce lunare o i suoi effetti gravitazionali possono influenzare le complesse reazioni biochimiche che determinano la crescita delle nostre strutture cheratiniche.
- 6 -
- 7 -
La Luna nella letteratura latina: Petronio e Apuleio
Petronio: una storia di licantropia
Satyricon
Durante la famosa cena pantagruelica del Satyricon di Petronio (autore latino del I sec. D.C.), Trimalchione, l’inelegans padrone di casa, prega Nicerote di narrare qualche suo caso e l’ospite, pur temendo di essere canzonato dai “letterati” presenti, racconta di un soldato, suo compagno di viaggio, che si trasforma in lupo.
“Luna lucebat tamquam meridie”: quattro lapidarie parole atte a creare un’atmosfera carica di mistero.
È dunque un binomio inscindibile quello tra lupo e Luna piena, dato che da sempre nelle tradizioni popolari è stata presente la figura di un essere a metà tra l’umano, il bestiale e il sovrannaturale, che risale fino ai periodi più antichi della nostra storia e della preistoria, presente già nelle mitologie delle religioni dei nostri predecessori.
Si parla del lupo mannaro, dal greco λυκάνθρωπος, lupo e uomo, metà uomo e metà lupo, appunto.
In particolari situazioni astronomiche, di tempo, di orario, di condizioni atmosferiche, quando la luna piena brilla alta, l’uomo che ha in sé il mostro, non riesce più a trattenerlo, a dominare la propria metà fenina, perde il controllo della belva brutale che si dibatte in lui, comincia a perdere i connotati umani e ad assumere quelli bestiali. Gli occhi si iniettano di sangue e si allontanano, la faccia si allunga e diventa muso, i peli si allungano in ciuffi, le mani diventano adunche e nodose, la posizione non è più eretta, ma tende ad essere quadrupedale, le corde vocali non emettono più suoni articolati, ma ululati alla signora Luna che da ora lo possiede e lo governa.
I lupi mannari sono “schiavi” dell’influenza della luna, soggiogati dal femminile, dal morbido, dall’inusuale rispetto alla società maschile più solare. Vorrebbero opporsi, ma non ci riescono, non controllano ormai più l’ormai loro brutalità e bestialità che li possiedono, che esplode in tutta la loro irrazionale e brutale ferocia, uccidendo per il solo gusto di uccidere animale e uomini.
La contrapposizione fra il bene e il male, rafforzata e convalidata dalla differenza fra il giorno e la notte, tra il conscio e l’inconscio, in cui illuminate dalla luce prevalgono la razionalità e la critica, e il buio, in cui tutto ha confini indefiniti, possibile, pure se non sempre probabili, in cui le spinte istintive prendono facilmente il sopravvento.
E dunque, la descrizione del licantropo fatta da Petronio è perfetta: in lui, il male, o forse l’istinto senza freni non è più controllabile, e l’uomo oramai lupo, assetato di sangue s’avventa sugli agnelli indifesi illuminati dal chiarore di luna non per fame, ma solo per il solo gusto di uccidere di liberarsi quasi in modo catartico di quanto avrebbe voluto e che non avrebbe mai potuto attuare alla luce del Sole.
- 8 -
Come si intravede da queste parole, già nel mondo classico, come si vede, gli ingredienti della licantropia ci sono tutti: la luna piena, l’ululato, la fuga nel bosco, la ferita che resta sul corpo ritornato umano, ma il medioevo li arricchì con le sue superstizioni, ne fece una forma di stregoneria, di competenza di teologi come J. Bodin, di giudici come H. Bougurt che, a dire di Voltaire, si vantava di aver fatto morire più di seicento licantropi e demonolatri.
Una storia di licantropia – Satyricon, Petronio
Durante la cena a casa di Trimalchione infatti, i protagonisti Encolpio, Ascilto e Gìtone hanno modo di ascoltare fra molte chiacchiere a vanvera diverse storie macabre e stupefacenti come questa raccontata dal liberto Nicerote: un indimenticabile “faccia a faccia” con un lupo mannaro in un cimitero deserto!
“Quando ero ancora schiavo, abitavamo in Vico Stretto, dove oggi c’è la casa di Gavilla. Lì, dài che ti dài, attacco a farmela con la moglie di Terenzio, l’oste. Magari l’avete anche conosciuta, Melissa, la Tarentina, quel gran pezzo di donna. Io però non ci avevo messo gli occhi sopra perché era una maggiorata o per sbattermela, ma piuttosto perché aveva un cuore grande così. Qualunque cosa le chiedevo, lei me lo dava: se racimolava un soldo, la metà finiva a me. Quanto al sottoscritto, quello che avevo lo passavo nelle sue tasche e non ci ho mai preso delle fregature. Un giorno, mentre se ne stava in campagna, il suo ganzo tira le cuoia. Allora io, facendo il boia e l’impiccato, cerco con ogni mezzo di raggiungerla, perché – sai come si dice – gli amici li si vede nel bisogno.
Il caso volle che il mio padrone se ne fosse andato a Capua a vendere il fior fiore del suo ciarpame. E così, cogliendo la palla al balzo, convinco un nostro ospite ad accompagnarmi fino al quinto miglio. Mica per altro: era un soldato e per giunta forte come un demonio. Alziamo le chiappe al primo canto del gallo e, con una luna così chiara che sembrava di essere di giorno, finimmo dentro un cimitero: il mio socio si avvicina a una lapide e si mette a pisciare, mentre io attacco a contare le lapidi fischiettando.
A un certo punto, mi giro verso il tipo e vedo che si sta togliendo i vestiti di dosso e butta la sua roba sul ciglio della strada. A me mi va il cuore in gola e resto lì a fissarlo che per poco ci resto stecchito. Ed ecco che quello si mette a pisciare tutto intorno ai vestiti e di colpo si trasforma in lupo. Non pensate che stia scherzando: non mentirei nemmeno per tutto l’oro del mondo. Ma, come stavo dicendo, appena trasformato in lupo, attacca a ululare e poi si va a imboscare nella macchia.
Sulle prime io non sapevo più nemmeno dov’ero: poi mi avvicino ai suoi vestiti per raccoglierli, ma quelli erano diventati di pietra. Chi più di me avrebbe dovuto morire dalla paura? Ciò nonostante sguaino la spada e, menando colpi alle ombre, tra uno scongiuro e l’altro, arrivo fino alla casa della mia amica.
Entro che sembro un cadavere, senza più fiato, con il sudore che mi scorre tra le gambe e gli occhi spenti. Tanto che per riprendermi ci metto un bel po’. La mia Melissa, stupita di vedermi in giro a quell’ora della notte, mi fa: “Se solo fossi arrivato un po’ prima, almeno ci avresti dato una mano: un lupo è entrato nel recinto e ci ha massacrato tutte le pecore come un macellaio. Comunque, anche se è riuscito a scappare, non ha da stare allegro, perché un nostro servo gli ha trapassato il collo con la lancia”.
Dopo aver sentito questa storia, non riesco a chiudere occhio per tutta la notte, ma alle prime luci dell’alba me la filo a casa del nostro Gaio, nemmeno fossi un oste appena ripulito. E quando passo davanti al punto in cui i vestiti del mio compare erano diventati di pietra, ci trovo soltanto una pozza di sangue.
Quando arrivo a casa, il soldato è lì sbracato sul letto come un bue, con al capezzale un medico impegnato a curargli il collo. Allora mi rendo conto che è un lupo mannaro e da quel giorno non ho più mangiato con lui manco un tozzo di pane, nemmeno a costo della vita. Liberi voi di pensare quello che volete, ma se vi racconto una frottola, mi stramaledicano i vostri numi tutelari.”
- 9 -
Apuleio e l’XI libro delle “Metamorfosi”
Le “Metamorfosi”, l’opera maggiore di Apuleio, restano l’unico romanzo in lingua latina giunto integro fino ai nostri giorni. Si tratta di undici libri, nei quali si narrano le fantastiche e mirabolanti avventure che un giovane di nome Lucio, trasformato in asino dall’unguento di una maga, deve affrontare prima di riappropriarsi delle sembianze umane.
L’intreccio
Durante un viaggio in Tessaglia, la terra delle maghe sin dai tempi di Medea, Lucio è ospitato a Ipata da Milone e dalla moglie Panfila, che pratica la magia.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.