La letteratura: un labirinto tra passato e presente
- Italo Svevo e Luigi Pirandello;
- Joyce: Dublino vista come metafora della realtà contemporanea;
- Esistenzialismo francese e Sartre: “La Nausée”;
- Borges con “La casa de Asterión”;
- Petronio con il suo “Satyricon”.
Italiano
La complessità del reale e l’arroccamento dell’interiorità tipica del personaggio novecentesco comportano tecniche di rappresentazione che insistono sulle rifrazioni e sugli echi che essi hanno nell’interiorità del soggetto.
La scrittura diviene un labirinto, dove l’unica fuoriuscita è l’inettitudine o la follia.
La coscienza di Zeno è la storia di un inetto raccontata dal suo psicanalista:
Zeno Cosini è un fallito che ha raggiunto il fondo del labirinto, ma è proprio tramite la propria inettitudine che sa risalire alla luce che non è nient’altro che l’autoconsapevolezza della propria malattia mentale.
Anche nel romanzo esistenzialista si rappresenta come carattere fondamentale della vita umana, l’essere gettati nel mondo ignari della propria provenienza e del proprio destino. Il labirinto definitivo è il nulla e nessuno è il filo d’Arianna.
Assistendo alla caducità del tempo ed alla inevitabilità della morte, l’uomo conosce il mondo, di cui è parte senza comprendere la ragione ultima delle sofferenze che affliggono le creature. Di qui nasce un universale sentimento di assurdo che si tenta di soffocare con il ricorso ad esperienze metafisiche.
Anche Pirandello, vicino ideologicamente all’esistenzialismo, s’interroga sul senso della vita. Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila, dopo la riflessione della moglie sul suo naso, iniziò ad interrogarsi sul senso della vita.
Una drammatica tensione si consuma tra la vita e l’essere che vuole se stesso e vuol darsi una forma, la vita è movimento verso la morte; in ogni forma vitale c’è un senso di finitezza. Pirandello pensava che, perché l’essere vivesse, bisognerebbe che uccidesse di continuo ogni forma (Mattia Pascal diviene Meis), ma senza forma l’essere non vive (Adriano Meis è un fu Mattia Pascal). Le idee, i codici sono solo maschere e tentativi di cristallizzazione del flusso vitale interno.
Il labirinto è dunque dentro l’uomo contemporaneo: ciascuno di noi è divenire, perché la vita è casualità. Ciascuno di noi è uno, nessuno e centomila: siamo tanti quanti coloro che ci osservano.