I.T.E.S. “Aldo Moro”
Trani
Il Jazz: l’esperienza dell’uomo
Candidata: Caterina Cozzoli
Classe V sezione G
Indirizzo Erica
Anno scolastico 2012/2013
Indice
Introduzione ..................................................................
- ............................................................ pag. 3
Capitolo 1: Le origini del Jazz ........................................ pag. 4
- 1.1 Gli esordi ........................................................................
........................................ pag. 5
1.2 …e la sua diffusione ............................................................ pag. 8
1.3 In Italia ............................................................................... pag. 8
1.4 In Francia ........................................................................... pag. 8
1.5 In Germania ....................................................................... pag. 9
Capitolo 2: The American “Jazz Age” literature ........................
- ........................................................................ pag. 10
2.1 “The Great Gatsby” – F. Scott Fitzgerald ............................ pag. 11
Capitolo 3: L’influenza Jazz in Europa ........................................ pag. 13
- 3.1 Cesare Pavese e il Jazz ..................................................... pag. 14
3.2 Histoire d’une « Vénus d’Ébène » ...................................... pag. 19
3.3 Jazz für die Freiheit ............................................................. pag. 23
Capitolo 4: New Orleans: la culla del Jazz ................................. pag. 25
- 4.1 New Orleans ...................................................................... pag. 26
4.2 Viaggio sulle note del Jazz .................................................. pag. 30
Bibliografia ................................................................................ pag. 38 1 2
“Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza. Dev’essere vissuto, perché non sente le parole. Le parole sono i fanciulli della ragione, e quindi, non possono spiegarlo. Queste non possono tradurre il feeling perché non ne sono parte. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. È feeling”
Bill Evans 3
Le origini del Jazz
Capitolo 1
4
Gli esordi
Il jazz è un genere musicale afroamericano, nato agli inizi del ‘900 come fusione, intreccio di componenti culturali e musicali molto distanti tra loro. Dai canti degli schiavi deportati dalle coste dell’Africa occidentale del sud e quindi dai loro lamenti di ribellione e fatica, ai canti sacri devozionali come gli spirituals o dal ragtime, una musica popolare afroamericana pianistica dal ritmo sincopato.
La sua derivazione principale a cui fanno riferimento molti studiosi è quella blues. Letteralmente blues deriva dall’espressione “To have blue devils”, quindi avere diavoli blu in riferimento al sentimento represso di ribellione e tristezza. A loro era permesso solamente intonare canti nelle ore di lavoro (work song o plantations song), questi canti servivano anche come ulteriore sfogo e spesso avevano funzioni responsoriali: accadeva spesso che qualcuno intonando una frase facesse scattare una serie di risposte ritmate. Gli unici che trattavano con un po’ di umanità i neri erano i pastori protestanti che cercavano di convertirli alla religione cristiana. È da qui che nascono altri tipi di canti, i canti religiosi o meglio conosciuti con il nome di “gospel song” e gli “spirituals”, ispirati alla Bibbia.
Dall’anno 1865, l’anno dell’abolizione della schiavitù d’America, ottenuta la libertà, gli ex schiavi musicisti iniziarono a portare la loro musica fuori dalle piantagioni. Questa musica era suonata con strumenti di fortuna, costruiti appositamente con contenitori, e corde fissate con chiodi, non più solo per una funzione liberatoria, di sfogo, ma anche per questioni ricreative.
Ma in seguito nel 1898, gli Stati Uniti conquistando Puerto Rico e liberando Cuba, sbarcarono a New Orleans portando con sé strumenti a fiato europei venduti a basso costo al mercato nero. Questi strumenti a fiato imitavano molto il lamento gracchiato della fatica nei campi e in poco tempo diventarono gli strumenti più utilizzati nel nascente genere jazz.
Capitolo 1: Le origini del Jazz 5
Dopo la liberazione degli schiavi la musica assunse un’altra connotazione diventando la musica delle fanfare che all’inizio del secolo scorso percorrevano le strade di New Orleans.
Sebbene il Jazz non ebbe origine a Storyville, il quartiere della città dedicato alla prostituzione, vi fiorì come nel resto della città poiché suonato nei bordelli. A questo proposito esistono numerose origini del nome jazz come ad esempio in gergale to jizz (jism), secondo le quali starebbe ad indicare la virilità maschile nell’atto sessuale, proprio per testimoniare la sua presenza nei bordelli della città, ma non è solo questa l’unica derivazione che riconduce alla sessualità, ce ne sono diverse, altre invece estranee all’atto come ad esempio da “jaser” (ciarlare, chiacchierare), o all’espressione generale di New Orleans “jazz them boy”, (coraggio ragazzi).
Molti visitatori provenienti da fuori New Orleans udirono per la prima volta questo stile di musica prima che si sviluppasse al nord. Alcuni stranieri continuano ad associare Storyville con le origini del jazz. Era tradizione ascoltare questo genere di musica nei cabaret e nelle case di appuntamento.
La migrazione degli afroamericani dal Sud al Nord degli Stati Uniti, che ebbe luogo tra il 1910 e il 1920, portò con sé anche molti musicisti di New Orleans, attratti dai maggiori guadagni che venivano offerti ai musicisti al Nord e, secondo molte testimonianze, anche dalla decadenza dell’intrattenimento a New Orleans, che viene fatta coincidere simbolicamente con la chiusura di Storyville, che avvenne nel 1917 ad opera del Ministero della Guerra.
Da lì in poi, il jazz cominciò ad essere portato al Nord sui battelli che risalivano il Mississippi, che assumevano orchestre come intrattenimento di bordo. La meta di molti dei musicisti fu Chicago, città in cui nacquero molte scuole per insegnare ai bianchi il mestiere dei neri.
Capitolo 1: Le origini del Jazz 6
“Al termine jazz, si preferisce quasi sempre quello di musica: jazz era un termine inventato dai bianchi per tenere sotto controllo la musica dei neri.”
Miles Davis
La figura principale del periodo è Louis Armstrong, che fu chiamato a Chicago dal “Re” di New Orleans Joe “King” Oliver. Ed è solo poco dopo pochi mesi che Armstrong, nel 1925 si affermò come il trombettista simbolo del movimento.
Nel decennio che seguì, chiamato anche “L’età del jazz”, il jazz aumentò la sua popolarità, affermandosi come musica da ballo e dilagando negli speakeasy, i locali in cui si vendeva clandestinamente il liquore vietato dal proibizionismo.
Tuttavia, ai musicisti di origine afroamericana era ancora vietato essere tra il pubblico, poiché i locali erano per soli bianchi, e i neri vi potevano solo esibirsi. Tutto questo carica quest’epoca apparentemente felice della vera essenza della sofferenza che negli anni i neri d’America hanno vissuto. Fare musica per loro è sempre rimasto uno sfogo, è diventato anche un guadagno, ma non aveva ancora perso la sua accezione negativa, testimoniata ancora più fortemente da alcuni testi musicali, carichi di sentimenti di rabbia e che denunciavano apertamente (spesso censurati) la repressione dei diritti di questi ultimi in riferimento alle loro radici.
È grazie anche al coraggioso esempio di direttori d’orchestra come Goodman e Shaw, che pur essendo bianchi portarono in tournée gli artisti afroamericani come Roy Eldridge e Billie Holiday, chiamata anche Lady Day, una delle più grandi voci jazz della storia.
La depressione economica, iniziata col crollo di Wall Street nel 1929 e la fine del proibizionismo, posero fine all’età del jazz come era stata fino ad allora conosciuta.
La musica Jazz si arricchiva pian piano di battute che la rendevano più veloce e consentivano nuovi balletti chiamati jitteburg e in seguito Swing. Successivamente nuovi strumenti e cambi di battute, si passa in poco tempo da 12 a 30, portarono il jazz a diventare bebop, cool jazz e altre varianti in voga dopo gli anni 30.
… e la sua diffusione
Capitolo 1: Le origini del Jazz 7
In Europa si guardava con grande interesse al jazz e gli artisti che venivano sul continente a dare concerti ricevevano ottime accoglienze, rese ancora migliori dalla relativa assenza della segregazione razziale e dei pregiudizi che ancora imperavano in America. Questo fece sì che molti jazzisti intraprendessero lunghe tournée in Europa provocando la nascita di molti gruppi di imitatori. Questa relazione del jazz con l’Europa iniziò appena dopo la prima guerra mondiale ma ha subito una battuta d’arresto nel corso del secondo conflitto mondiale per poi riprendere con ancora maggior vigore negli anni del dopoguerra.
In Italia
In Italia già nei primi anni venti era possibile ascoltare musica Jazz, ma gli spettacoli erano radi e poco seguiti. Il primo italiano a suonare Jazz in Italia fu Vittorio Spina, che si unì alla band del sergente dei marines Griffith, suonando il banjo allo YMCA. Le prime incisioni risalgono agli anni 30 ed uno dei personaggi di spicco del Jazz italiano fu Gaetano Milietto Nervetti. Progressivamente il jazz venne insegnato anche nelle scuole di musica, infatti il figlio di Mussolini, Romano, fu un grande pianista jazz. Ed è proprio il ventennio fascista che segnò il successo del jazz in Italia. Il 14 gennaio del 1935 Louis Armstrong, per la prima volta, suonò in Italia al teatro Chiarella di Torino.
Tra il 1937 e il 1941 nacquero le prime etichette discografiche dedicate al jazz come ad esempio “Grammofono”, “La voce del padrone”, “Odeon” e la “FONIT”. Purtroppo la fine degli anni trenta portò con sé anche le leggi razziali e così anche la musica di ispirazione afroamericana venne messa al bando. Non solo, anche i nomi vennero italianizzati, per un principio di conservazione dell’identità nazionale, dunque persino il mitico Louis Armstrong divenne Luigi Braccioforte.
In Francia
Anche in Francia il Jazz divenne significante solo dopo gli anni 20, infatti i musicisti francesi lo hanno preventivamente studiato per poi farlo proprio. Il jazz è arrivato nei cabaret francesi dopo il declino dei balletti russi, in spettacoli chiamati “revue nègre” dove delle ballerine afroamericane
Capitolo 1: Le origini del Jazz 8
danzavano in abiti succinti a ritmo di jazz, tra queste ricordiamo la favolosa Josephine Baker. Stranamente, le tournée di ballerine come quelle che si esibivano intorno agli anni 20 al Théâtre des Champs-Élysées non avevano riscosso lo stesso successo in America, dove invece c’era molta concorrenza. Un evento importante fu la creazione del Quintette Hot Club in Francia nel 1934, che divenne uno dei gruppi più importanti della storia.
Grande influenza fu esercitata anche da artisti americani come Sidney Bechet e Archie Shepp che contribuirono all’arricchimento della musica jazz francese. Una variante introdotta però in Francia fu l’uso del violino e l’influenza della musica gitana, ricordiamo a questo proposito Stéphane Grappelli e Django Reinhardt.
In Germania
Gli ascoltatori tedeschi cominciarono a conoscere il jazz così come nel resto dell’Europa, intorno agli anni 30, e diversamente dagli altri paesi formarono un movimento artistico chiamato Swing-Jugend. La Swing-Jugend presente nella Germania degli anni 1930 in particolar modo ad Amburgo e Berlino. Si trattava di giovani studenti di scuole superiori di entrambi i sessi tra i 14 ed i 21 anni, ma vi partecipavano anche degli operai apprendisti e persone provenienti da famiglie importanti.
Si ispiravano allo stile di vita britannico e americano, identificandolo nella musica swing, e opponendosi all’ideologia nazista, specialmente alla Hitlerjugend.
La musica jazz era considerata offensiva per l’ideologia nazista perché era spesso eseguita da musicisti neri e da diversi ebrei. La chiamavano musica “Negro music” o “musica degenerata”, termine coniato parallelamente a “entartete Kunst” (arte degenerata). Inoltre i testi delle canzoni sfidavano l’ideologia nazista, non solo perché sfottevano la gioventù Hitleriana e la dittatura, ma anche poiché promuovevano permissività sessuale e il libero amore.
Capitolo 1: Le origini del Jazz 9
The American “Jazz Age” literature
Capitolo 2
10
“The Great Gatsby”
Francis Scott Fitzgerald
Fitzgerald is the first of the successful American authors writing in the jazz age with the novel “The Great Gatsby” published in 1925.
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