Istituto tecnico commerciale
Paritario
Percorso scolastico
Classe: 5 sezione: F/ programmatori
Indirizzo Mercurio
Candidato: A.S. 2007/2008
Indice
Italiano
Storia
Economia aziendale
Scienze delle finanze
Diritto
Inglese
Matematica
Informatica
Gabriele D’Annunzio
Gabriele D’Annunzio visse la propria vita con il preciso intento di farne un’opera d’arte, il valore centrale dell’arte, uno dei canoni del decadentismo, fu il cardine della sua intera esistenza. La vita fu così per lui un infinito succedersi di trovate e colpi di scena improvvisi.
Le esperienze esistenziali dell’autore furono progettate sull’ideale artistico ed estetico, un’ideale che prevedeva il successo.
Nacque a Pescara il 12 marzo 1863 in una ricca famiglia borghese. Nel 1879
“Primo vere”,
pubblicò di evidente ispirazione carducciana: avevo solo sedici anni, era uno studente del prestigioso collegio Cicognini di Prato, ma si era già distinto per il carattere, fiero e per la precoce vocazione poetica.
Terminato il liceo, D’Annunzio si trasferì a Roma per compiervi gli studi universitari presso la facoltà di lettere. In realtà più che agli studi, che infatti non terminerà, si dedicò al giornalismo mondano, trasformandosi in un “dandy” raffinato, sempre presente ai più importanti eventi sociali della capitale; i suoi articoli scritti in prosa brillante e ricercata, erano molto apprezzati dal pubblico borghese.
Il successo lo avvicinò ai più importanti intellettuali e cenacoli letterari, come “Cronaca Bizantina”.
quello sorto intorno alla rivista
Una buona accoglienza di critica e di pubblico la ottennero anche le due
Canto nuovo,
raccolte pubblicate nel 1882, una di poesie, e una di novelle,
Terra vergine.
D’Annunzio era ormai un personaggio pubblico, una specie di divo che abilmente alimentava la sua fama anche attraverso amori tanto prestigiosi quanto scandalosi, sempre ampiamente pubblicizzati.
Nel 1883 sposa la duchessa Maria Hardouin di Gallese dopo una fuga d’amore interrotta dalla polizia. Ma nemmeno il matrimonio, dal quale nacquero tre figli, interruppe le sue numerose e rocambolesche avventure.
D’Annunzio, inoltre, viveva costantemente al di là delle sue possibilità economiche: l’attività editoriale e giornalistica gli assicurava sempre buone entrate, ma perennemente maggiori erano le spese necessarie al mantenimento di un tenore di vita estremamente elevato, D’Annunzio, per mantenere vivo l’interesse pubblico, viveva come un divo o come un principe, circondato dal lusso.
Dal punto di vista artistico assimilò tutte le novità della cultura europea, dai simbolisti francesi ai narratori russi, dal Verismo italiano al superomismo, tutti elementi che ritroviamo come costitutivi della sua vastissima produzione sia lirica sia narrativa. Il piacere
Nel 1889 pubblicò il romanzo, seguito da altri sei romanzi. In seguito
Intermezzo di rime Isotteo
pubblicò raccolte di poesie come (1883) e (1890).
Poema paradisiaco
Più influenzato dai decadenti francesi è il (1893), la sua più alta stagione poetica coincise però con la pubblicazione, nel 1903, dei primi tre
Laudi del cielo del mare e della terra.
libri delle
A partire dal 1889, si dedicò anche al teatro, interesse che coincideva con quello per la politica, D’Annunzio era infatti convinto che l’attività politica consistesse essenzialmente nella capacità di influenzare le masse e che il teatro fosse il genere più adatto per farlo, scrisse opere di diverso genere: i
La città Morta La Gioconda, La
drammi e entrambi nel 1899 e la fiaba pastorale
figlia di Iorio nel 1904.
La carriera politica di D’Annunzio iniziò nel 1897, quando fu eletto deputato alla camera e sedette nei banchi dell’estrema destra. Dopo una prima partecipazione appassionata, si allontanò progressivamente dalla politica attiva.
Durante un soggiorno-esilio in Francia (1910-14) per sottrarsi ai numerosi creditori, D’Annunzio vide nello scoppio della prima guerra mondiale l’occasione per tornare in Italia da protagonista. Iniziò così 4 maggio 1915 a Quarto con un discorso celebrativo suscitando entusiastiche manifestazioni interventiste.
Quando l’Italia entrò in guerra, D’Annunzio, nonostante i suoi cinquantadue anni, si arruolò volontario, combattendo una “sua” guerra fatta di gesti valorosi e spericolati, ma sempre spettacolari, come l’incursione aerea su Vienna.
Nel 1916, in seguito a una ferita dovuta a un ammaraggio di fortuna, perse
Notturno.
l’occhio destro e in quello stesso periodo compose
Alla fine della guerra, si lanciò nell’impresa di occupare e governare la città di Fiume (tra il 12 settembre 1919 e il 25 dicembre 1920), in quel momento in attesa che si concludessero i trattati di pace e se ne sancisse l’assegnazione all’Italia o alla Jugoslavia.
A quest’avventura pose fine il trattato di Rapallo (1920) con il quale la Fiume venne dichiarata città libera: D’Annunzio fu costretto con la forza ad abbandonare la città.
Deluso, il poeta tornò a Gardone (Brescia), dove fece arredare lussuosamente una villa che chiamò “Vittoriale degli italiani”, una specie di museo, dove ogni oggetto assumeva il valore di una reliquia. Qui, D’Annunzio visse malinconicamente i suoi ultimi anni; il fascismo, al quale il poeta si mostrò favorevole, lo ricoprì di onori ma lo isolò, “imbalsamandolo” nel ruolo del precursore del fascismo, ma in realtà tenendolo lontano da qualsiasi ruolo
Le faville del maglio
attivo. Di quest’ultimo periodo si possono ricordare (1924-
Libro segreto di D’Annunzio tentato di morire,
28) e il testi dominati da un senso di sconfitta e dalla consapevolezza della sostanziale estraneità nei confronti delle nuove tendenze della società e della cultura. Il poeta morì il 1° marzo 1938.
Finito il liceo cominciò a diventare famoso per i suoi articoli ed è in questo periodo che inizia la costruzione della “maschera dell’esteta”: la vita del poeta deve diventare a tutti i costi un’opera d’arte.
È questo il periodo dell’estetismo, nel quale quindi l’artista (D’Annunzio) si sottrae alle regole della morale comune ed è teso alla ricerca del bello puro.
Rifiuta quindi il consumismo, il perbenismo e la morale borghese, e vive per un’arte che è già decadente, in cui si ricorre all’artificio formale per raggiungere la bellezza.
D’Annunzio non è però come gli altri esteti, infatti non si rassegna all’emarginazione sociale ma si costruisce la cosiddetta maschera dell’esteta, che d’altra parte non è altro che un modo per farsi pubblicità, e scrive opere che attirano per cercare di essere al centro dell’attenzione, e in tal modo di vendere e guadagnare di più. L’esteta non ha però la forza di opporsi realmente alla borghesia. Il culto della bellezza si trasforma in menzogna e si arriva così alla crisi dell’estetismo. Infatti la maschera dell’esteta non lo porta più a nulla di buono ed egli capirà presto di essere molto fragile, come si
Il piacere.
intravede ad esempio ne
Il piacere
Ne – romanzo che risente di realismo, verismo e della tradizione del romanzo psicologico – protagonista del racconto è Andrea Sperelli, figlio di una famiglia di artisti, che vuole vivere (solamente) d’arte ma che, in realtà, è un uomo senza forza di volontà, ovvero che non si pone obiettivi e regole. Al contrario egli rifiuta le regole morali del viver comune e conduce una vita “sfrenata”, piena di donne e divertimenti. La prima donna è Elena, che però lo rifiuta. Poi viene Maria, nella quale cerca consolazione e riscatto. Maria però lo lascia perché lui continua a volere comunque Elena. Andrea alla fine arriva così al suicidio, che si configura come un modo attraverso il quale D’Annunzio distrugge una maschera dell’esteta diventata oramai debole.
Con questo romanzo D’Annunzio vuole mettere in evidenza la debolezza della persona che non riesce a realizzare i suoi obiettivi. Il piacere non è però un romanzo del tutto decadente perché esso risente ancora di un certo verismo, soprattutto per quanto riguarda le meticolose descrizioni dei costumi e del quadro sociale in cui è ambientata la vicenda. D’Annunzio però elabora già un romanzo psicologico sullo stampo di quello di Paul Bourget, facendo ricorso a profonde caratterizzazioni psicologiche che mettono in evidenza i pensieri dei personaggi.
D’Annunzio ha una lettura parziale di Nietzsche, dal quale rimane affascinato e del quale lo colpisce il mito del superuomo. Infatti, secondo Nietzsche, in ogni uomo ci sono due impulsi o “spiriti”: lo spirito dionisiaco, che porta l’uomo a vivere sregolatamente non curandosi delle regole, e lo spirito apollineo, che è quello che frena queste inclinazioni. D’Annunzio fraintende però il pensiero nietzschiano perché recupera da questi solamente alcuni aspetti “di comodo”.
Egli interpreta infatti che esistono delle persone che per natura sono portate ad essere più di tutte le altre, ovvero destinate a fare grandi cose, e quindi giustifica impropriamente il mito del superuomo.
Rispetto alla scoperta inettitudine dell’esteta, il superuomo, che è un essere vitale, permette a D’Annunzio di realizzare e di creare, ed è proprio qui che sta la sua efficacia. L’esteta, l’uomo rinunciatario e che si isola, è così stato in un certo modo inglobato dal superuomo, colui che agisce distaccandosi dalla massa per mettersi al di sopra e per realizzare così qualcosa di grande.
D’Annunzio si attesta su posizioni di tipo irrazionalistico. Le caratteristiche della filosofia di Nietzsche che più lo colpiscono sono infatti:
- Il rifiuto del conformismo, della morale e delle regole borghesi;
- L’esaltazione dello spirito dionisiaco, ovvero della violenza che si erge al di sopra di tutte le norme.
D’Annunzio sogna la formazione di una nuova aristocrazia, che si liberi dal rispetto delle regole borghesi e che cerchi di far rivivere l’antica potenza di Roma. D’Annunzio si considera perciò come un vate di questa aristocrazia ma anche dell’intero popolo romano, chiamato ad insorgere e a riscattarsi. Col la sua vita, con le sue vicende personali e con le sue opere assume appunto il ruolo di profeta della patria, atteggiandosi a guida del cambiamento, vivendo in modo eccezionale ed entrando in politica.
D’Annunzio non si chiude come gli altri intellettuali, emarginati e schiacciati dalla realtà industriale, a contemplare vittimisticamente la propria impotenza.
Egli reagisce:
- Costruendo sogni di onnipotenza;
- Esorcizzando la paura auto-investendosi del ruolo di vate.
Prima guerra mondiale
Tra il 1905 e il 1913 varie crisi e guerre locali portarono la situazione al limite del conflitto generale. Due di queste (“crisi marocchine”) furono il risultato del tentativo tedesco di sostenere l’indipendenza del Marocco nei confronti dell’occupazione francese, questione poi risolta pacificamente dalla conferenza di Algeciras.
Un’altra crisi si aprì nei Balcani nel 1908, in seguito all’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’impero austroungarico; in questo caso la guerra fu evitata solo perché la Serbia, che coltivava mire espansionistiche sulla regione, non poteva agire senza il sostegno della Russia, all’epoca non ancora disposta al conflitto.
Approfittando del fatto che l’attenzione delle grandi potenze era rivolta alla questione marocchina, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia nel 1911 per annettersi la regione di Tripoli (guerra italo-turca), mentre le guerre balcaniche del 1912-13 ebbero il risultato di rafforzare le tendenze aggressive del regno di Serbia nella regione, peggiorando ulteriormente i suoi rapporti con Vienna, e di suscitare desideri di vendetta e di riscatto nella Bulgaria e nella Turchia.
L’assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando agì perciò da detonatore in un’Europa già profondamente lacerata da rivalità nazionalistiche, con effetti catastrofici.
Il governo di Vienna, ritenendo l’assassinio opera del movimento nazionalista serbo, assicuratosi l’appoggio della Germania inviò un ultimatum alla Serbia, ritenuta responsabile di un piano antiaustriaco. A quel punto la catena delle alleanze fece precipitare la situazione e in rapida successione si ebbero la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia (28 luglio 1914), la mobilitazione della Russia, le dichiarazioni di guerra della Germania alla Russia (1° agosto) e alla Francia, con la conseguente invasione del Belgio (3 agosto), e l’entrata in guerra della Gran Bretagna a sostegno dei belgi (5 agosto) che provocò la reazione tedesca. Mentre l’Italia si dichiarava neutrale, anche il Giappone (alleatosi con gli inglesi nel 1902) dichiarò guerra al Secondo Reich tedesco il 23 agosto, attaccandone subito dopo i possedimenti asiatici. La firma del trattato di Londra, avvenuta il 5 settembre 1914, sanciva l’alleanza tra Francia, Gran Bretagna e Russia.
Dalla guerra-lampo alla guerra di trincea
Le operazioni militari si svolsero su tre diversi fronti: occidentale, o franco-belga; orientale, o russo; meridionale, o serbo. Nel novembre del 1914 la Turchia entrò in guerra a fianco degli Imperi Centrali, estendendo così il quadro delle operazioni al Medio Oriente. Nel 1915 si aprirono due ulteriori fronti: quello austro-italiano, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, alleata dell’Intesa in virtù del patto di Londra firmato il 26 aprile, e quello sulla frontiera greca a nord di Salonicco, a seguito dell’intervento della Bulgaria a fianco degli Imperi Centrali nell’ottobre successivo.
Il fronte occidentale
Il piano strategico tedesco (noto come “piano Schlieffen”, dal nome del capo di stato maggiore che lo aveva elaborato già nel 1905), affidato al generale Helmuth von Moltke, prevedeva una rapida guerra di movimento contro la Francia (la cui invasione doveva avvenire attraverso il Belgio) per poi volgersi contro la Russia, ma fu bloccato dall’esercito francese al comando del generale Joseph Joffre nella prima battaglia della Marna (6-9 settembre).
I tedeschi, costretti alla ritirata sino al fiume Aisne, estesero il fronte fino alla Mosa, a nord di Verdun. Ne seguì una sorta di gara in velocità verso il Mare del Nord, con l’obiettivo di acquisire il controllo dei porti sulla Manica (strategicamente nevralgici poiché vi confluivano i rinforzi britannici), che vide i tedeschi frenati nella loro avanzata dall’inondazione del fiume Yser, provocata nella regione dai belgi, e da una serie di scontri con le forze inglesi, noti collettivamente come battaglia delle Fiandre.
Ciò segnò la fine della guerra di movimento sul fronte occidentale e portò alla guerra di logoramento, di cui furono protagonisti la trincea, l’assalto con la baionetta, l’artiglieria, e che si ridusse a una sequenza di conquiste e di perdite di pochi lembi di terreno con un costo elevatissimo di vite umane.
Nel marzo del 1915 gli inglesi tentarono, senza esito, di rompere il fronte nemico; in aprile l’esercito tedesco attaccò Ypres, occupata dalle forze inglesi, usando per la prima volta il gas di cloro, chiamato ufficialmente da allora “iprite”: fu la prima volta che la guerra chimica venne praticata su vasta scala.
Successive offensive franco-inglesi portarono allo sfondamento della prima linea delle trincee tedesche, ma in termini generali nel corso del 1915 non si produssero sostanziali modifiche rispetto alle posizioni stabilite alla fine dell’anno precedente. Il fallimento della guerra-lampo portò alla sostituzione di Von Moltke con il generale Erich von Falkenhayn al comando supremo delle forze tedesche.
La guerra in Serbia
Da parte loro i serbi riuscirono a respingere tre tentativi di invasione senza operarne alcuno ai danni dell’Austria-Ungheria, così che il fronte rimase inattivo fino all’ottobre del 1915. All’inizio dello stesso mese, al fine di aiutare la Serbia in caso di un attacco bulgaro, giudicato sempre più probabile, truppe anglo-francesi sbarcarono a Salonicco: a quel punto gli austro-tedeschi attaccarono nuovamente le postazioni serbe (6 ottobre), sconfiggendole insieme al corpo di spedizione alleato sopraggiunto in soccorso dalla Grecia occidentale.
Il fronte turco
La Turchia entrò in guerra il 29 ottobre 1914, cooperando da subito con la Germania con il bombardamento navale delle coste russe del Mar Nero e l’invasione del Caucaso in dicembre; in risposta, forze navali inglesi bombardarono le fortificazioni turche sullo stretto dei Dardanelli nel febbraio del 1915, mentre tra aprile e agosto furono costituite due teste di ponte nella penisola di Gallipoli. L’obiettivo alleato di acquisire il controllo degli Stretti fallì miseramente, e fu seguito dal ritiro di tutte le truppe.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Materie collegate
- Italiano
- Storia
- Economia aziendale
- Scienze delle finanze
- Diritto
- Inglese
- Matematica
- Informatica