Emanuele Ceo
La guerra attraverso la società e l’arte
Finché ci saranno gli uomini, ci saranno le guerre.
Albert Einstein
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Introduzione
“Bombe su Vienna”
“Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria!”
Si concludeva così la lettera di autorizzazione del Comando Supremo Militare Italiano, che concedeva il consenso alla 87ª Squadriglia Aeroplani, detta la Serenissima, di poter effettuare un’impresa che sarebbe rimasta alla storia: il “volo su Vienna”.
L’azione, compiuta il 9 Agosto 1918, di valore puramente simbolico, voleva rendere evidenti le qualità e l’audacia dei piloti e velivoli italiani, tramite il lancio di una serie di volantini dimostrativi sulla capitale dell’allora Impero Austro-Ungarico.
Una veduta di Vienna all'epoca degli avvenimenti
Alle ore 5.50 del 9 Agosto, 11 Ansaldo S.V.A. decollarono dal campo di aviazione di San Pelagio, in località Due Carrare (Padova), al comando del Maggiore Gabriele D’Annunzio. Tre apparecchi furono costretti ad abbandonare l’operazione dopo pochi minuti dal decollo, a causa di guasti tecnici; un altro ancora dovette effettuare un atterraggio di emergenza in territorio austriaco, dove venne incendiato dal suo pilota per evitarne la cattura e quest’ultimo venne imprigionato, facendo ritorno in patria solo a guerra terminata. Gli altri 7 raggiunsero Vienna, aggirando le linee dell’aviazione Austro-Ungarica, e alle ore 9.20 sbalordirono i viennesi svegli da poco nella capitale, che si trovarono sotto la pioggia di 50 000 volantini scritti dal “Vate” e altri 350 000 dello scrittore Ugo Ojetti, entrambi nella lingua italiana: era ormai il segno che il nostro Paese, quale nuovo Stato in Europa e nel mondo, poteva compiere azioni degne del ruolo che, a partire dall’inizio del Novecento e in maniera più marcata dalla Prima Guerra Mondiale (vedi Paragrafo Storia), avrebbe rivestito nel corso della storia contemporanea della civiltà umana.
L'Ansaldo S.V.A. biposto sul quale viaggiò d'Annunzio durante il "volo". E' oggi conservato nel museo della sua villa al Vittoriale
Il “volo di Vienna”, così scarsamente ricordato per la sua importanza militare concreta, è invece un’impresa che potremmo definire “mitica” per l’impatto che ebbe nella storia bellica moderna: è l’inizio della guerra psicologica, una guerra combattuta con strumenti che agli spargimenti di sangue preferiscono fiumi d’inchiostro, allo scoppio delle bombe l’esplosione di stupore nei cuori della società, all’affilatezza delle lame contrappone quella delle parole. Al di là della sua inutilità a livello concretamente bellico, il “volo” costituì il primo passo verso l’inizio della gloria della nascente Aeronautica Militare, rese gli austriaci coscienti della loro vulnerabilità e, a pochi mesi dalla fine del conflitto, rinsavì la fiducia degli italiani nelle sorti della guerra, che dopo la disfatta di Caporetto temevano una sconfitta.
L'impresa di d'Annunzio era stata "anticipata" idealmente dagli schizzi di alcuni futuristi, che avevano proposto il lancio di alcuni volantini con su scritto "Bombe su Vienna": la cultura diventava un'arma potente
La mente che pensò una tale operazione fu un personaggio di fondamentale importanza nel panorama artistico, letterario, storico, sociale e militare italiano: Gabriele D’Annunzio. Innanzitutto, oltre i meriti già elencati sopra che riguardano quest’opera bellica, egli ebbe la geniale idea di proporre agli ingegneri la modifica di alcune parti del velivolo Ansaldo S.V.A., per aumentare la sua aerodinamicità, ridurre i consumi ed aumentare autonomia e velocità; poi, propose il montaggio di uno strumento oggi indispensabile nella strumentazione di bordo di qualsiasi aereo: un apparato radio-telegrafico che permettesse un contatto continuo con i posti di comando a terra (oggi li chiameremmo “torri di controllo volo”) e un monitoraggio in tempo reale dell’operazione. D’Annunzio aveva visto l’utilizzo di tali strumenti, frutto della ricerca nel campo dell’elettro-magnetismo (vedi Paragrafo Fisica) e delle telecomunicazioni, durante la cosiddetta “beffa di Buccari”, a bordo dei mezzi della Marina Militare, e propose il loro utilizzo anche a bordo dei velivoli. Tralasciamo un momento l’approfondimento tecnico riguardante tali strumenti, dei quali parleremo successivamente, e concentriamoci ora sulla figura di Gabriele D’Annunzio.
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Italiano
Memento Audere Semper: Gabriele D’Annunzio
Vita e opere
Una delle figure più interessanti del panorama culturale italiano del ‘900 è sicuramente quella del “Vate”. Scrittore, poeta, drammaturgo, aviatore, militare, politico, patriota e giornalista, è stata una delle figure maggiormente eclettiche del secolo scorso. Nasce a Pescara, presso una famiglia benestante, il 12 Marzo 1863, e sin da giovane dimostra un temperamento audace, che lo porta a vivere un’esistenza disinibita e priva di complessi. Appena sedicenne e studente liceale, pubblica la raccolta di poesie Primo Vere, che ottiene una recensione favorevole sulla rivista romana Il Fanfulla della Domenica e elogi da parte dei letterati italiani (tra cui Giosuè Carducci), contribuendo alla mitizzazione della propria figura.
D'Annunzio sin da bambino dimostra un’eleganza e un amore per l'arte inusuale
Terminati gli studi superiori si trasferisce a Roma, dove si iscrive alla facoltà di Lettere (ciclo universitario che mai terminerà). Qui entra in contatto con l’ambiente della Capitale e cerca il superamento dei canoni positivisti e naturalistici in ambito letterario: lo raggiunge attraverso l’estetismo, che si manifesta nel suo primo romanzo Il piacere del 1889. In seguito si trasferirà per un breve periodo prima a Napoli e, nel 1892, presso Firenze. Quest’ultimo soggiorno sarà voluto per effetto della relazione con l’attrice Eleonora Duse, con la quale D’Annunzio intratterrà una relazione molto intensa sino al 1904. A Napoli si dedica intensamente alla scrittura, scrivendo tra le altre opere il Poema paradisiaco, una lirica con uno stile fortemente decadente e crepuscolare, e Le vergini delle rocce, frutto della rielaborazione degli scritti di Friedrich Nietzsche da parte della sensibilità del Vate. A Firenze produce una gran parte delle Laudi, tra cui la parte più interessante costituita dall’Alcyone. Soggiornerà anche nel suo Abruzzo ed in Grecia. Eletto deputato della destra, passò quasi subito nelle file della sinistra, giustificando in seguito la sua scelta dovuta alle leggi che permisero repressioni dei moti di piazza che interessavano tutta la Penisola.
D'Annunzio sulla spiaggia di Francavilla al Mare (CH)
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Eppure, nonostante la vendita delle sue opere, dovuta soprattutto alla divinizzazione della sua figura, a causa dei numerosi debiti contratti per la sua vita mondana si trasferì in Francia nel 1910, per sfuggire ai numerosi creditori. A Parigi fu un personaggio molto discusso, entrando nell’ambiente mondano come rappresentante del nascente decadentismo, in opposizione al naturalismo. Continuò comunque a seguire le vicende dell’Italia, nella quale sarebbe voluto tornare e nella quale puntava ancora una volta ad idealizzare la propria persona. Ne ebbe la possibilità allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Ritornò nel Bel Paese e si schierò apertamente con gli interventisti, tenendo discorsi ed organizzando manifestazioni in piazza come le “radiose giornate di Maggio”. Dopo i Patti di Londra e l’entrata in guerra dell’Italia, si arruolò nel 1915, all’età di 52 anni, nei Lancieri di Novara, e in seguito come pilota, divenendo il comandante della 87ª Squadriglia Aeroplani, con la quale compì il “Volo su Vienna” (vedi Introduzione); militò anche nelle file degli Arditi del Regio Esercito. Terminò la guerra riportando la perdita dell’occhio destro e ottenendo il grado di Tenente Colonnello, inusuale per un uomo arruolatosi in così tarda età.
Il Vate in uniforme da ufficiale della Regia Aeronautica
D’Annunzio insistette molto sull’idea della “vittoria mutilata” che la guerra aveva rappresentato: di fatto l’Italia non aveva ottenuto la Dalmazia, e pertanto molti soldati chiedevano un cambiamento nella classe dirigente del Paese. Per compensare almeno alla prima perdita, il Vate partì con un gruppo di giovani volontari, detti “legionari”, e conquistò la città di Fiume nel 1919, instaurando una repubblica e promulgando la cosiddetta “Carta del Carnaro”. Quando l’Italia stipulò il trattato di Rapallo i “legionari” vennero però invitati ad abbandonare l’occupazione della città e, al loro rifiuto, il Regio Esercito intervenne militarmente, liberando Fiume nel 1920 e scacciando D’Annunzio con i suoi. Dopo questa brutta esperienza si trasferì in seguito presso il comune di Gardone Riviera (rinominato Vittoriale degli Italiani) in una sontuosa villa dove visse sino ai suoi ultimi giorni.
Un dipinto di Gabriele D'Annunzio in uniforme da Ardito, all'epoca dell'impresa di Fiume
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In questi anni conobbe ed incontrò Benito Mussolini, il quale rimase affascinato dalla figura del Vate, tanto da sfruttare alcuni motti dannunziani per il regime che stava nascendo. Anche D’Annunzio, a sua volta aderì al fascismo, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti insieme ad artisti e letterati del calibro di Filippo Tommaso Marinetti. Eppure, quando il movimento dei fasci cominciò a degenerare in un regime dittatoriale e repressivo, D’Annunzio se ne distaccò ben presto, con la preoccupazione di Mussolini in persona che vedeva nel Vate l’unica figura capace di eclissarlo. Per evitare la partecipazione di questi nella vita politica italiana, il Duce cercò di lusingarlo proponendolo prima Presidente dell’Accademia d’Italia (ruolo che D’Annunzio rifiutò), poi presidente onorario della SIAE dal 1920 al 1938, e in seguito assegnando lui una pensione onoraria. Il poeta si oppose ancora maggiormente all’avvicinamento del regime fascista alla Germania nazista, bollando Hitler già dal 1934 come un “pagliaccio feroce”. Intanto invecchiava nella sua villa di Cargnacco e continuava a ricevere le sue amanti, mantenendo un precario equilibrio psicofisico aiutandosi con psicofarmaci, stimolanti (come ad esempio la cocaina) ed antidolorifici. In questa situazione, ebbe una emorragia cerebrale il 1° Marzo del 1938, mentre era seduto al suo scrittoio. Dopo i funerali di Stato, voluti dal governo fascista, venne sepolto nel mausoleo del Vittoriale.
Un incontro tra Mussolini e D'Annunzio
Pensiero, temi e poetica
Sebbene da ragazzo segua il modello di Giosuè Carducci, se ne distacca presto giungendo a forme di estetismo, decadentismo e simbolismo che attingono dalla cultura francese ed inglese dell’epoca. Il fine dannunziano è utilitaristico (la vendita delle sue opere), ed egli lo raggiunge con una sapiente ricerca degli stili più in voga all’epoca e con una forte esaltazione del suo personaggio, che da semplice Gabriele D’Annunzio si trasforma nel Vate. Il suo pensiero, che si rifà all’immaginario della filosofia di Nietzsche, rielabora alcuni dei temi fondamentali del pensatore tedesco in una nuova visione edonistica e politico-teleologica: l’übermensch (l’oltre-uomo della filosofia di Nietzsche) diventa nei racconti di D’Annunzio l’emblema dell’uomo contemporaneo, il superuomo che dinanzi allo spettacolo degli orrori della società (la guerra, la povertà, la mancanza di morale e valori) non fugge ma anzi si fortifica, ergendosi a guida elitaria di questo nuovo corso della razza umana. Ne Le vergini delle rocce, il protagonista Claudio Cantelmo cerca la donna ideale che possa dargli un erede, appunto il superuomo dannunziano. Legata al superuomo c’è la figura della femme fatale, la donna capace di far invaghire qualsiasi uomo e farlo divenire schiavo del suo piacere. Possiamo osservare quest’altra figura nel romanzo Il piacere, nel quale il protagonista Andrea Sperelli è diviso tra Maria, la donna angelicata, ed Elena, appunto la femme fatale. Sul piano della poesia, D’Annunzio attinge molto allo stile simbolista e al decadentismo, fondendolo con un gusto per la tradizione arcaica. Nelle Laudi, e in particolare nell’Alcyone, troviamo una vaga somiglianza con lo stile bucolico di Virgilio e di Orazio; vi sono inoltre parti dell’Elettra che emulano il modello virgiliano ed ovidiano. Il Poema Paradisiaco è invece un discorso a sé, poiché nella forma supera questi canoni aulici e culmina nella poesia post-decadente e crepuscolare. Infine, per la sua vicinanza ai movimenti di avanguardia, soprattutto il Futurismo, egli esalta il valore della macchina e della guerra. In particolare, vede l’aeroplano, la macchina celeste, come un perfetto archetipo, che contrappone all’automobile. Nel suo romanzo Forse che sì, forse che no è proprio presente questa antitesi, che culmina nell’esaltazione dell’aliante. La guerra, che D’Annunzio visse in prima persona, è anch’essa esaltata all’interno del suo pensiero. In particolare la Grande Guerra che per prima scosse il continente all’inizio del secolo, che rivoluzionò il modo di guardare il mondo e di guardare l’Europa: la Prima Guerra Mondiale.
L'aeroplano, la macchina perfetta secondo il pensiero del Vate
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Storia
La società nella guerra: Prima Guerra Mondiale
Piccola premessa: quello che realmente rese “mondiale” questo evento buio e importante per la nostra storia fu il coinvolgimento totale della società civile all’interno del sistema bellico. Mai prima d’ora un Paese intero si era sentito coinvolto in una guerra tanto da contribuire economicamente e materialmente, con l’apporto di lavoratori nell’industria militare e l’invio continuo di uomini al fronte.
Tra i motivi principali che causarono la guerra va sicuramente enumerato il ruolo sempre più preponderante della Germania, divenuta Nazione nascente in seguito all’annessione di molti territori tedeschi alla Prussia guidata da Otto von Bismark e Guglielmo I. Questa aveva stretto un patto con Impero Austro-Ungarico e Regno d’Italia nel 1882, chiamato Triplice Alleanza, per opporsi in contrasto alla Francia e all’Inghilterra nell’imperialismo coloniale. La risposta di questi due Stati, uniti all’Impero Russo, era stata la creazione di un altro patto, la Triplice Intesa del 1907. Inoltre la Germania avviò una forte produzione di navi da guerra, potenziando la marina militare e lanciando la sfida alla Marina Militare Britannica, all’epoca prima nel mondo. L’Impero Austro-Ungarico sfruttò poi la rivoluzione nell’Impero Ottomano per annettere le province di Bosnia ed Erzegovina, che la Russia permise a patto di ottenere il libero transito nello Stretto dei Dardanelli. Nazioni come Serbia e Italia, invece, giudicarono l’annessione illegittima e si opposero. Infine, la Guerra di Libia condotta dall’Italia contro l’Impero Ottomano aveva dimostrato la forte debolezza di quest’ultimo, trasformando l’area di Balcani, che cercava di slegarsi dall’influenza turca, in una vera polveriera, colma di rivolte.
L’evento che scosse la situazione fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, da parte di un nazionalista serbo. Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria e Ungheria, diede a questo punto un duro ultimatum alla Serbia, che accettò solo una parte delle richieste: quindi seguì la dichiarazione di guerra. A causa del complesso sistema complesso di alleanza, si trovarono coinvolte nel conflitto l’Impero Austro-Ungarico, Germania, Francia, Inghilterra e Russia; l’Italia rimase completamente neutrale, poiché il trattato della Triplice Alleanza prevedeva l’intervento solo in caso di aggressione ad una delle Nazioni del patto (mentre invece era stata l’Austria a dichiarare guerra alla Serbia). La Germania cominciò il conflitto sul fronte occidentale con l’invasione di due Paesi neutrali, Lussemburgo e Belgio, per garantirsi un accesso più agevole verso la Francia e l’invasione di Parigi.
L'uccisione dell'arciduca Francesco Ferdinando in un'illustrazione
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Difatti, grazie a una serie di brillanti battaglie, i tedeschi avanzarono di postazione in postazione sino a giungere a circa 40 chilometri da Parigi, nei pressi del fiume Marna, dove incontrarono la strenua resistenza dell’esercito francese. Ebbero qui luogo le sanguinose battaglie della Marna e di Ypres, che arrestarono l’avanzata dell’esercito tedesco e fecero comprendere l’impossibilità di condurre sul fronte occidentale una guerra-lampo: a partire da ora, sarebbe stata una estenuante guerra di trincea.
Anche sul fronte orientale si era ottenuta una situazione di stallo fra la Germania e le truppe di Nicola II di Russia: entrambi gli eserciti non riuscivano ad avanzare oltre i confini della Polonia. Nelle colonie africane ed asiatiche si combatteva, in particolare tra inglesi e tedeschi. Il Giappone, alleato dell’Inghilterra, entrò nel conflitto proprio a causa delle pretese coloniali tedesche nel Pacifico.
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Introduzione guerra, società, arte tesina
La seguente tesina di maturità ha l'obiettivo di descrivere come viene vista la guerra attraverso la società e l'arte].
"Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria!”
Si concludeva così la lettera dell’autorizzazione del Comando Supremo Militare Italiano, che concedeva il consenso alla 87ᵃ Squadriglia Aeroplani, detta la Serenissima, di poter effettuare un’impresa che sarebbe rimasta alla storia: il “volo su Vienna”. L’azione, compiuta il 9 Agosto 1918, di valore puramente simbolico, voleva rendere evidenti le qualità e l’audacia dei piloti e velivoli italiani, tramite il lancio di una serie di volantini dimostrativi sulla capitale dell’allora Impero Austro-Ungarico.
Alle ore 5.50 del 9 Agosto, 11 Ansaldo S.V.A. decollarono dal campo di aviazione di San Pelagio, in località Due Carrare (Padova), al comando del Maggiore Gabriele D’Annunzio. Tre apparecchi furono costretti ad abbandonare l’operazione dopo pochi minuti dal decollo, a causa di guasti tecnici; un altro ancora dovette effettuare un atterraggio di emergenza in territorio austriaco, dove venne incendiato dal suo pilota per evitarne la cattura e quest’ultimo venne imprigionato, facendo ritorno in patria solo a guerra terminata. Gli altri 7 raggiunsero Vienna, aggirando le linee dell’aviazione Austro-Ungarica, e alle ore 9.20 sbalordirono i viennesi svegli da poco nella capitale, che si trovarono sotto la pioggia di 50 000 volantini scritti dal “Vate” e altri 350 000 dello scrittore Ugo Ojetti, entrambi nella lingua italiana: era ormai il segno che il nostro Paese, quale nuovo Stato in Europa e nel mondo, poteva compiere azioni degne del ruolo che, a partire dall’inizio del Novecento e in maniera più marcata dalla Prima Guerra Mondiale (vedi Paragrafo Storia), avrebbe rivestito nel corso della storia contemporanea della civiltà umana.
Il “volo di Vienna”, così scarsamente ricordato per la sua importanza militare concreta, è invece un’impresa che potremmo definire “mitica” per l’impatto che ebbe nella storia bellica moderna: è l’inizio della guerra psicologica, una guerra combattuta con strumenti che agli spargimenti di sangue preferiscono fiumi d’inchiostro, allo scoppio delle bombe l’esplosione di stupore nei cuori della società, all’affilatezza delle lame contrappone quella delle parole. Al di là della sua inutilità a livello concretamente bellico, il “volo” costituì il primo passo verso l’inizio della gloria della nascente Aeronautica Militare, rese gli austriaci coscienti della loro vulnerabilità e, a pochi mesi dalla fine del conflitto, rinsavì la fiducia degli italiani nelle sorti della guerra, che dopo la disfatta di Caporetto temevano una sconfitta.
La mente che pensò una tale operazione fu un personaggio di fondamentale importanza nel panorama artistico, letterario, storico, sociale e militare italiano: Gabriele D’Annunzio. Innanzitutto, oltre i meriti già elencati sopra che riguardano quest’opera bellica, egli ebbe la geniale idea di proporre agli ingegneri la modifica di alcune parti del velivolo Ansaldo S.V.A., per aumentare la sua aerodinamicità, ridurre i consumi ed aumentare autonomia e velocità; poi, propose il montaggio di uno strumento oggi indispensabile nella strumentazione di bordo di qualsiasi aereo: un apparato radio-telegrafico che permettesse un contatto continuo con i posti di comando a terra (oggi li chiameremmo “torri di controllo volo”) e un monitoraggio in tempo reale dell’operazione. D’Annunzio aveva visto l’utilizzo di tali strumenti, frutto della ricerca nel campo dell’elettromagnetismo e delle telecomunicazioni, durante la cosiddetta “beffa di Buccari”, a bordo dei mezzi della Marina Militare, e propose il loro utilizzo anche a bordo dei velivoli. Tralasciamo un momento l’approfondimento tecnico riguardante tali strumenti, dei quali parleremo successivamente, e concentriamoci ora sulla figura di Gabriele D’Annunzio.
Collegamenti
- Introduzione - "Bombe" su Vienna.
- Italiano - Gabriele D'Annunzio: vita, opere e imprese.
- Storia - I Guerra Mondiale.
- Inglese - Ernest Hemingway: giornalismo e letteratura come risposta alla guerra.
- Filosofia - Sigmund Freud e la psicanalisi: comprendere l'aggressività dell'uomo.
- Latino - Tacito e le popolazioni germaniche: studiare la cultura del "nemico".
- Storia dell'Arte - Il Futurismo, la guerra e l'aeroplano.
- Scienze della Terra - L'effetto di Coriolis, i venti e la navigazione aerea.
- Fisica - Il funzionamento del radiotrasmettitore e l'uso sui velivoli.
- Matematica - Studiare una curva, quale l'onda elettromagnetica.
- Educazione Fisica - La preparazione atletica dei piloti.
- Conclusione - Pensieri dell'autore riguardo la guerra e l'auspicio di un domani migliore per il mondo.