L’illusionismo nella realtà
Daniele Galluzzo VB
Anno scolastico 2008/2009
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L’illusionismo nella realtà
Daniele Galluzzo VB
Fin dall’antichità era noto che ingannare il nemico poteva essere determinante tanto quanto la qualità dei combattenti e la capacità degli armamenti, e gli esempi non sono mancati. A Capua Annibale uscì dalla città assediata facendo muovere il suo esercito di notte, dopo aver acceso ingannevolmente il fuoco nel suo accampamento; ad Austerlitz Napoleone finse di ritirarsi per fare uscire i suoi nemici allo scoperto per poi attaccarli in contropiede. Ai grandi strateghi del passato si aggiungono i meno conosciuti della guerra moderna.
Durante la seconda guerra mondiale l’esercito britannico arruolò un illusionista di professione. Mandato a combattere in Africa il mago ebbe modo di mettere a frutto tutta la sua arte come un novello Ulisse che, con la creazione di trucchi straordinari, fece ammattire il potente esercito tedesco. Il suo nome era Jasper Maskelyne.
Durante la campagna africana, iniziata dal 1941, gli obiettivi che il Feldmaresciallo Rommel voleva a tutti i costi erano sostanzialmente tre: Alessandria, Il Cairo e il canale di Suez, ma Churchill, Primo Ministro del Regno Unito, non era disposto a cedere nulla, anzi aveva dato l’ordine di difendere gli obiettivi a tutti i costi.
I tedeschi prendevano regolarmente di mira il canale di Suez, per renderlo impraticabile. Il canale, lungo 170 km, è un’importante via di comunicazione; senza questo passaggio tra il Mediterraneo e il Mar Rosso le navi inglesi avrebbero dovuto percorrere migliaia di chilometri e circumnavigare l’Africa per poter raggiungere il Medio Oriente, consegnando un grosso vantaggio all’esercito tedesco.
Nell’autunno del 1941, per difendere il canale di Suez, l’esercito inglese si rivolse a Maskelyne. Il mago avrebbe dovuto migliorare il funzionamento dei 90 riflettori posti vicino alle postazioni antiaeree in modo che gli artiglieri inglesi potessero vedere meglio gli aerei nemici.
Il piano del mago, però, era molto diverso: invece che usare i riflettori per inquadrare gli aerei, li usò per accecare i piloti nemici. Ma non si trattava solo di puntare un fascio di luce, il quale sarebbe potuto facilmente essere evitato, contro gli aerei.
Maskelyne trasformò i proiettori in luci stroboscopiche. I riflettori proiettavano una specie di tempesta di luce; l’espediente venne chiamato vortice accecante. Maskelyne riuscì nel suo intento di nascondere il canale di Suez in un mare di luce. Alla base di questo trucco ci sono gli artifici luminosi che la famiglia Maskelyne usava nei suoi spettacoli teatrali: un fascio di luce puntato sul pubblico può rendere invisibili oggetti posti dietro di esso.
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I dettagli dei vortici luminosi sono ancora “top secret”, ma dalle foto si vedono delle lastre di vetro a specchio attaccate al riflettore che, ruotando, rendono stroboscopico il fascio di luce proiettato dal riflettore.
Maskelyne collaudò i suoi specchi magici personalmente. Dopo essere salito ad alta quota a bordo di un aereo, fece accendere dalla sua squadra il riflettore. Questo ebbe un effetto talmente sconvolgente che accecò il pilota dell’aereo su cui volava il mago, facendogli perdere il controllo, tanto che per poco non si schiantò. Riuscì a ritrovare l’assetto dell’aereo a meno di 400 metri da terra.
La tragedia sfiorata servì a convincere l’esercito inglese che l’invenzione poteva funzionare. L’alto comando dell’esercito inglese gli diede il “via libera” e 21 riflettori con luci stroboscopiche vennero posizionati lungo il canale di Suez. Il test verrà fatto pochi giorni dopo: al successivo raid aereo della Luftwaffe vennero accesi i riflettori, che crearono un muro di luce tale da disorientare e anche fare schiantare gli aerei, salvando così definitivamente il canale.
Dopo i vari successi ottenuti nelle missioni precedenti, il mago ricevette un ordine direttamente dal generale Montgomery.