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Esami di Maturità 2009

Davide Spada VB

Indice

Storia: La seconda Guerra Mondiale di Jasper Maskelyne, il mago della guerra.

Italiano: Italo Calvino.

Inglese: Las Vegas e i magic show.

Sistemi: Il protocollo TCP.

Statistica: La psicocinesi sul lancio della moneta.

Calcolo: Le fibre ottiche e i miraggi.

Elettronica: L’hacking e l’illusionismo.

Informatica

Jasper Maskelyne, il mago della guerra

“Lo scoppio della guerra nel 1939, presagio di inevitabili sofferenze per tutti, ha avuto significati diversi a seconda delle persone. Su di me ha avuto un effetto molto strano e piuttosto allarmante: tutta la mia immaginazione e le mie capacità si sono concentrate sul problema di come mobilitare contro Hitler il mondo dell’illusione”.

Jasper Maskelyne

Jasper Maskelyne apparteneva alla decima generazione dei Maskelyne, famiglia inglese le cui origini risalivano al XVII secolo e che vantava personaggi illustri come scienziati, astronomi, alchimisti, maghi, illusionisti.

I Maskelyne erano considerati la prima famiglia illusionista in e il nonno di Jasper, John Nevil Maskelyne, il padre dell’illusionismo. Era cresciuto nel laboratorio di famiglia tra trucchi ed esperimenti e si era guadagnato la fama di mago illusionista di successo in tutta l’Inghilterra.

Quando scoppiò la guerra, decise di dare anche lui, a suo modo, il suo contributo allo scontro bellico. Tuttavia l’esercito in un primo momento era determinato a tenerlo fuori, considerandolo inappropriato alla guerra e soprattutto vergognoso per la reputazione dell’esercito. Nel settembre 1940, mentre l’esercito di Mussolini dalla Libia marciava verso l’Egitto, ottenne di entrare nella Guardia Nazionale. Passò poi al Centro per l’addestramento e sviluppo mimetico del Genio Reale a Farnham.

Il centro ospitava stilisti, professori, esperti d’arte, progettisti, restauratori, artigiani. Nel 1941, dopo il periodo di addestramento, salpò da Liverpool diretto in Africa.

Hitler aveva offerto assistenza all’Italia per salvarla da un’ignobile disfatta in Nord Africa. Già nel 1936, in Baviera, un’armata di ufficiali d’élite si addestrava in apposite serre che riproducevano le condizioni della guerra nel deserto. Erwin Rommel guidava le operazioni e le manovre in Africa.

L’Imam dei Dervisci

Arrivato al Cairo, il primo compito affidato a Maskelyne fu quello di incontrare e trattare con il capo dei Dervisci.

Durante la Grande Guerra, Lawrence d’Arabia aveva chiesto all’Inghilterra di fornirgli dei maghi che addestrassero uomini da inserire nelle tribù. Questi, dopo aver guadagnato la fiducia dei nomadi, vi si mettevano a capo e facevano predizioni accuratamente preventivate e influenzate dall’Impero Britannico. Ora questo Imam minacciava di dichiarare una Jihad se gli Inglesi avessero invaso i loro territori. Jasper duellò in un vero e proprio scontro all’ultima magia e, dopo averlo battuto, ebbe da egli il via libera per entrare nei loro territori.

La “Banda dei miracoli”

Dopo questo successo a Maskelyne fu concesso di costituire una propria unità: la “Sezione sperimentale di mimetizzazione”. Durante la formazione della propria unità, egli cercò di attirare i creativi non ancora standardizzati dall’esercito. La banda era composta da un soldato semplice, un disegnatore, un pittore, un meccanico e un soldato regolare, oltre al suo amico e braccio destro Frank Knox.

Carri armati Tiger

Il primo incarico della squadra fu quello di mimetizzare trecento carri armati Tiger, inizialmente destinati alla Grecia, color verde foresta e privi di filtri antisabbia. La squadra trovò la soluzione unendo della salsa Worcestershire utilizzata come fondo, con dello sterco di cammello seccato al sole che era il pigmento adatto a riprodurre la colorazione del deserto. La banda si fece subito notare al Cairo e attirò l’attenzione di tutto l’esercito.

Lo schermo solare

A Maskelyne fu chiesto di camuffare un carro armato in autocarro. Jasper ideò una struttura composta da tubi metallici e stoffa da vele divisa in due sezioni uguali e velocemente componibili. I carri armati furono muniti di una coda metallica che cancellava le impronte dei cingoli e ne creava di fittizie molto simili a quelle di pneumatici.

Porto di Alessandria

Il porto di Alessandria era il più importante porto del Medio Oriente e permetteva alle forze inglesi di ricevere i rifornimenti necessari alla campagna d’Africa. Ecco perché era spesso oggetto di bombardamenti da parte della Luftwaffe.

Maskelyne decise di sfruttare la baia di Maryut per ingannare i bombardieri tedeschi sull’esatta posizione del porto.

La baia era a soli due chilometri dal porto, aveva la stessa morfologia e presentava un’insenatura molto simile a quella di Alessandria. Nonostante le dimensioni più piccole, sarebbe stato difficile notare la differenza per i bombardieri che volavano a quota duemila metri in piena notte.

Jasper fece disporre una finta rete di luci a terra con lo stesso schema elettrico della rete di Alessandria. Furono erette strutture in legno e fango che simulassero gli edifici; in alcune di esse furono posizionate delle cariche esplosive.

Furono anche posizionate delle strutture galleggianti in acqua che simulassero le imbarcazioni. Fu eretto un finto faro dal quale Maskelyne manovrava l’operazione staccando la spina al vero porto e dando luce a tutta la baia.

Per otto notti i bombardieri arrivarono sul luogo e sganciarono i loro ordigni a vuoto e per otto notti la banda di Maskelyne organizzò delle messinscene come macerie e crateri nel vero porto per dare la controprova alla ricognizione fotografica tedesca che tornava il mattino per verificare i danni.

Vennero disseminate macerie e scheletri di veicoli ovunque e piantati alberi maestri in acque basse per simulare vascelli affondati.

Nel frattempo Hitler aveva invaso la Russia, quindi diede ordine di ritirare le forze della Luftwaffe per spostarle in Russia.

Dopo questo successo la banda dei miracoli venne riconosciuta come importante unità militare.

A Maskelyne venne offerta un’intera valle dove costruire la propria base logistica e dove stabilirsi con l’intera banda e le officine.

Dopo il fallimento dell’operazione “Battleaxe”, svoltasi nel giugno 1941, in agosto il Panzergruppe Africa aveva iniziato a muoversi minacciosamente.

L’esercito di carta

Ecco perché alla banda venne chiesto di creare un vero e proprio esercito di cartone. Il Genio inglese sperava in questa operazione per illudere e viziare la stima riportata dai ricognitori al comando di Rommel e farlo desistere da un attacco imminente che sarebbe stato disastroso per le disorganizzate truppe inglesi bisognose di rifornimenti. Nella Valle delle Illusioni si iniziò a sfornare manichini che riproducevano soldati inglesi ad altezza naturale, carri armati e cannoni compresi anche di una polvere da sparo a salve che simulasse le fiammate di quella reale.

Il canale di Suez

Nell’autunno del 1941 fu chiesto a Jasper di proteggere il canale dai bombardieri. Il canale di Suez era l’anello più importante della catena di rifornimenti perché collegava il Mediterraneo al Mar Rosso e riduceva quasi di metà la distanza tra Londra e i porti dell’Estremo Oriente. Non temevano un attacco devastante perché il canale sarebbe stato utile a Rommel in un secondo momento, ma il problema era che, affondando una sola nave nel punto più stretto, lo si riusciva temporaneamente a bloccare.

Jasper sfruttò le luci della contraerea per creare dei superproiettori. Questi erano composti da 24 riflettori a forma di ventaglio stretti attorno alla lente. Ogni ventaglio riproduceva la luce originaria per una distanza di tredici chilometri. Vennero installati 21 “Lampi abbaglianti”.

La corazzata “Nelson”

Negli stessi giorni in cui i Giapponesi sferrarono il loro attacco alla flotta navale americana a Pearl Harbor, alcuni mini sommergibili italiani erano riusciti a tagliare le reti antisiluro e a raggiungere il porto di Alessandria e alcuni uominirana avevano piazzato delle bombe con timer agli scafi delle navi. Per fuorviare i ricognitori nella stima dei danni fu chiesto a Maskelyne di mettere in piedi una finta corazzata navale.

Tuttavia la vera corazzata misurava 220 metri di lunghezza e l’inganno si rivelò assai complicato da attuare. Jasper decise quindi di escogitare un “doppio bluff”, fingendo un tentativo mal riuscito di mimetizzazione e ricoprendo un’intera e innocua chiatta con coperture mimetiche troppo regolari e di tonalità sbagliate di azzurro.

Inoltre i ricognitori conoscevano l’esatto numero dei sommergibili che gli inglesi avevano a disposizione e che ostacolavano i rifornimenti tedeschi in Libia, quindi potevano facilmente tener nota dei rientri diminuendo l’efficienza della flotta marina.

S. L. C. (Siluro a Lenta Corsa, meglio conosciuto come “Maiale”).

Il sommergibile civetta

La banda dei miracoli creò anche un sommergibile civetta. Frugò tutto il Cairo e alla fine ottenne la base su cui costruire un sommergibile a grandezza naturale. Scoprirono delle carrozze ferroviarie smantellate durante la Prima Guerra Mondiale e dei vecchi tram arrugginiti.

Jasper, dopo questi servizi, al ritorno da un’operazione a Malta, fu promosso al grado di Capitano.

La battaglia finale

21 giugno. L’esercito inglese si arrese e fu costretto a cedere la tanto ambita e contesa fortezza di Tobruk. Ora la strada per il Nilo era stata aperta a Rommel. La guerra d’Africa sembrava quasi giunta al termine e la posizione inglese era tutt’altro che invidiabile. Rommel doveva percorrere ancora mezzo deserto per raggiungere il Cairo. La Flotta Reale lasciò il porto di Alessandria diretta in Mar Rosso e l’8ª Armata si ritirò nella stazione di El Alamein (ottanta chilometri da Alessandria). La Linea Alamein si estendeva tra il Mediterraneo e la depressione di Qattara, quindi una condizione favorevole alla difesa britannica che non poteva essere sorpresa da dietro.

1 luglio. Avvenne il primo attacco che però le forze inglesi riuscirono a respingere. Gli scontri proseguirono per tre giorni, fino a quando Rommel si rese conto di aver esaurito le sue possibilità d’offensiva. A quel punto la guerra riprese ad essere una guerra di stallo e gli scontri proseguirono fino a luglio.

Churchill volò in Africa per discutere il da farsi. Come già era successo, il primo ministro premeva affinché si attaccasse subito e si raggiungesse in breve tempo una vittoria.

Il generale capo dell’8ª Armata Auchinlek aveva un quadro più completo della situazione e litigò ferocemente col primo ministro. Venne sostituito da Montgomery, che annullò subito tutti i piani di ritirata facendo capire subito che non era intenzionato a mollare.

Operazione “Sentinel”

Montgomery chiese a Maskelyne di fornire un esercito di riserva con l’obiettivo di guadagnare tempo fino all’arrivo di reali rinforzi.

Il 31 agosto Rommel tornò all’attacco vicino alla depressione Qattara, ma l’8ª armata era lì pronta ad aspettarlo; virò velocemente verso nord, ma gli inglesi erano pronti ad attenderlo anche lì.

Tra il 2 e il 4 settembre Rommel cominciò a ritirare le sue forze corazzate.

Adesso l’iniziativa era passata agli inglesi. La posizione in cui si trovavano era stata favorevole per la difesa, ma ora non permetteva grandi possibilità per le operazioni offensive.

Operazione “Lightfoot”

Montgomery organizzò fin da subito la battaglia decisiva per le sorti dell’intera guerra. La data dell’attacco era stata fissata per il 23 ottobre.

La linea Alamein si estendeva per 65 chilometri in pieno deserto, quindi gli Inglesi erano obbligati ad attaccare frontalmente.

La strada migliore da percorrere era a nord lungo la costa e Montgomery voleva ottenere un effetto sorpresa convincendo il controspionaggio che l’azione si sarebbe svolta a sud. Un intero esercito in perfetto assetto di combattimento di 150 mila uomini, con mille cannoni e mille carri, doveva essere nascosto. Il piano richiedeva di mettere in campo due forze militari: una vera e una di colla e cartone. Al nemico sarebbe stata offerta la possibilità di analizzare i due schieramenti e di trarre le proprie conclusioni, per poi invertire gli eserciti durante la notte.

Prima di stanziare i carri e i soldati era necessario che tutto il materiale, rifornimenti bellici e scorte alimentari, venisse trasportato a nord senza essere individuato né scoperto per un periodo di un mese. Vennero sfruttate delle trincee vecchie di qualche anno che il controspionaggio considerava ormai un elemento scontato del paesaggio e contemporaneamente venne approntato un analogo deposito a sud con finto materiale. Le scorte alimentari vennero nascoste sotto teli mimetici che simulavano autocarri e sotto tende da campo.

Il “Martello”

Il 30 settembre si schierò a nord un rettangolo di 13x8 chilometri composto da autocarri e carri armati con schermi solari.

Sul fronte opposto un esausto e malato Rommel volava in Austria per un periodo di riposo. Lasciò il comando al generale Georg Stumme, che monitorava la situazione aspettando i rifornimenti. In caso di attacco Rommel avrebbe impiegato due giorni per rientrare velocemente al comando. Montgomery fece di tutto per nascondere l’imminenza dell’attacco. Il controspionaggio tedesco e i ricognitori osservavano attentamente ogni mossa, ogni spostamento, ma non sembrava si fossero accorti di nulla. L’effetto sorpresa sarebbe servito a guadagnare il tempo utile nelle operazioni di sminamento.

Inoltre la conoscenza del luogo dell’attacco da parte dei tedeschi avrebbe permesso all’esercito estremamente mobile di Rommel di vanificare l’offensiva inglese.

Durante le notti del 21 e 22 ottobre i carri armati e i loro veicoli di supporto si spostarono silenziosamente verso la Zona Martello e vennero rimpiazzati da carri civetta. Il giorno 21 il generale Stumme inviò il seguente cablogramma al quartier generale: “Posizioni del nemico immutate”.

23 ottobre. Alle 21.40 iniziarono a crearsi i plotoni. I carri sminatori Scorpion facevano strada, seguiti da carri cisterna che spruzzavano acqua per non far alzare la polvere, poi i fanti e infine carri armati e autoblindo. I bombardieri si alzarono diretti verso le postazioni note dell’artiglieria tedesca. I genieri seguivano i carri Scorpion con lampade e nastro bianco per delimitare le zone bonificate.

A sud il 13° corpo d’armata cominciò il suo attacco diversivo. I rapporti che giungevano a Stumme indicavano un attacco uniforme su tutta la linea ed egli tenne ferme le forze corazzate di riserva aspettando che la situazione si chiarisse. All’alba Stumme, insoddisfatto dei rapporti, decise di fare un sopralluogo ma cadde in un’imboscata.

A nord la 10ª armata non era ancora riuscita ad oltrepassare i giardini del demonio. Il 25 ottobre Rommel riprese il comando e spostò a nord le forze di riserva. Seguirono 5 giorni di accaniti combattimenti ravvicinati che fermarono l’avanzata dell’8ª armata.

Operazione “Supercharge”

Montgomery propose di contrastare l’avanzata a nord spostando il grosso delle forze a sud.

1 novembre. La 13ª divisione guidata dalla 2ª Neozelandese avrebbe dovuto attaccare l’anello debole di congiunzione fra truppe tedesche e italiane. Nei pressi di Miteirya Ridge la fanteria e le truppe di sbarramento riuscirono a fare breccia nei Giardini del demonio. Rommel tentò inutilmente di far convergere in quel settore ogni unità che non fosse direttamente coinvolta nello scontro.

A fine giornata le forze di Rommel si erano ridotte a 35 carri armati e 100 inefficaci carri italiani. Disobbedendo agli ordini di Hitler, la Volpe del deserto cominciò a ritirarsi. La ritirata di Rommel segnò la fine della battaglia per il deserto occidentale, benché le forze inglesi e americane continuassero a incalzarlo attraverso il Nordafrica ancora per molti mesi prima di riuscire a sconfiggere definitivamente il suo esercito.

Per Maskelyne quella non fu la fine per le sue imprese.

Nell’anno della resa dell’Asse, Jasper aveva prestato servizio in 16 paesi ed aveva raggiunto il grado di Maggiore. Gran parte del suo lavoro in Nordafrica rimane tuttora segreto militare. La banda dei miracoli si divise subito dopo la battaglia di El Alamein.

Nel 1946 Maskelyne tornò a Londra dalla sua famiglia, ma in quegli anni disperati del dopoguerra c’era scarso interesse per i teatri e per il mago fu impossibile tornare ai suoi show. Nel 1948 si trasferì in Kenya, dove assunse la direzione del teatro nazionale keniota. Morì nella sua fattoria poco fuori Nairobi nel 1973.

“Il mago della guerra” (The War Magician, 1983).

Fonti storiografiche: David Fisher.

Italo Calvino

Il Neorealismo

Il Neorealismo è stato un movimento culturale sviluppatosi in Italia tra il 1940 e il 1950 che si è espresso soprattutto nella narrativa e nel cinema.

Il cinema neorealista è caratterizzato da trame ambientate fra le classi disagiate e lavoratrici, con lunghe riprese all’aperto, e utilizza spesso attori non professionisti per le parti secondarie e a volte anche per quelle primarie.

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