L’idea di Dio
Questa tesina è incentrata sull’idea di Dio, sul modo in cui i personaggi di cui voglio parlare hanno inteso il Divino, accettandolo o meno, sulle prove e sulle motivazioni che ognuno di essi ha avuto e ha portato cercando di dare una spiegazione e una risoluzione finale alla domanda: Dio esiste?
Ognuno di essi ha provato a dare la propria interpretazione e la propria “verità” su questo argomento, come ad esempio Nietzsche, il quale intende Dio come qualcosa che pone un mondo al di là dell’essere, ovvero in un altro mondo contrapposto a questo mondo, e inoltre lui crede che sia la personificazione delle certezze ultime degli uomini, elaborate e create per dare un senso e un ordine logico e finalistico alla vita.
La visione della religiosità e di Dio secondo Nietzsche è basata sulla ricerca della fuga dalla realtà, da una vita ostile e negativa, che porta l’uomo stesso a creare un luogo dove egli possa riposare in pace, svincolato e libero dalle negatività di questo mondo. Ed ecco che si viene a creare l’aldilà.
In poche parole la religione e Dio sono una consolazione che l’uomo dà a se stesso per sfuggire alla crudeltà della vita. Come se non bastasse questo a definire l’ateismo di Nietzsche, egli stesso pone come base di una parte importante della sua filosofia l’annuncio della morte di Dio. Questo annuncio coincide infatti con l’atto di nascita del Superuomo, la cui esistenza deve posare le sue fondamenta sulla morte di Dio.
Un pensiero simile per certi versi, ma dissimile per altri è quello di Feuerbach, il quale vede in Dio una proiezione al di fuori di sé, da parte dell’uomo, delle proprie qualità, in un processo chiamato alienazione.
Quest’alienazione produce un’entità superiore alla quale l’uomo stesso, il creatore, si sottomette. E il rapporto uomo-Dio diventa un rapporto tra opposti, tra perfette immagini speculari.
Così se Dio è infinito, santo e onnipotente, l’uomo è finito, peccatore e impotente. Tanto più l’uomo pone in Dio tanto più toglie e nega a se stesso.
Feuerbach inoltre afferma che solo con la presa di coscienza di questo fenomeno, l’alienazione, l’uomo può riprendersi la propria essenza alienata, e questa presa di coscienza si risolve nell’ateismo, che secondo Feuerbach non è solo un atto di intelligenza filosofica, ma un vero e proprio dovere morale e civile.
Questo tipo di ateismo feuerbachiano non è però totalmente negativo nei confronti della religione in sé, infatti esso propone soltanto una nuova divinità: l’uomo.