Estratto del documento

La

Guerra in Vietnam,

Una guerra tra le guerre

Jung

nella di

pensiero

Anima,

Vietnam

media filosofia:

Storia: & il

mass riprende

Animus

in

guerra

dei

ruolo Kubrick

A cura di Greta Vergani,

anno scolastico

il 2008/2009

Vietnam, una …

Guerre

Jacket guerra

sia”

Fallaci, la

Latino: Tacito,

Italiano: così le contro

Metal

e in fra

Oriana “Niente parole

Guerra

Full guerra

La

Lichthenstein war: Torgersen

Posters

Room

Johns generation

Arte: living propaganda

Roy Jasper Eric

By by

Inglese: a

WAAHM! beat poem

War

The A 2

<<Come diceva John Wayne: “Un

giorno senza sangue è come un

giorno senza sole”.>>

(Soldato Joker) Full Metal Jacket

<<Non c’è bisogno d’esser nazisti

per diventare assassini: in nome

della democrazia, del cristianesimo,

della libertà, si massacra tanto bene

quanto in nome del “grande ”

Reich.>>

(Oriana Fallaci) Niente è così sia

<<Ubi solitudinem faciunt, pacem

appellant>>

Tacito, Agricola

<<Dove l’amore impera, non c’è

desiderio di potere, e dove il

potere predomina, manca

l’amore. L’uno è l’ombra

dell’altro.>> 3

Carl Jung

<<The violent episode

was one of the strangest

in this strange war>>

E. Torgersen The Story Of White Man Leading

Viet Cong

Introduzione

Inizialmente non è stato facile scegliere un tema per la mia tesina; all’inizio dell’anno mi dissero che doveva esser qualcosa che mi rappresentasse o che almeno rappresentasse parte di me e parte del percorso sia didattico sia personale che avevo seguito.

Quando ho assistito alla presentazione serale di Valerio Berra di Full Metal Jacket non ho avuto più dubbi: questo film rappresentava l’attività svolta con il “gruppo” cineforum a cui ho partecipato presentando alcuni film e occupandomi della pubblicizzazione tramite la preparazione di locandine.

Quando “quelli del gruppo cineforum” avevano proposto proprio questo film, in realtà, io avevo storto il naso; un film sulla guerra in Vietnam: si preannunciava un tripudio di banalità e luoghi comuni nonché una noia colossale.

Ma quando lo vidi dovetti ricredermi, 4

non era la solita storia di guerra stile film di John Wayne, era ben altro:

era l’esaltazione dell’assurdità della guerra, di tutte le guerre del nostro secolo.

Presentazione del film

Full Metal Jacket è il simbolo di tutta l’opera di Kubrick; in questo film egli si impegnò nel mostrare come un film bellico non si strutturi solo linearmente in filoni a seconda della guerra a cui si ispira; esso si erge al di sopra dei frangenti storici, ed è proprio questa la ragione per cui ho individuato come miglior sottotitolo alla mia tesina “la guerra in Vietnam, una guerra tra le guerre”.

In realtà questa definizione si compone di un errore, infatti, se per Kubrick la guerra è un istinto umano inseparabile dagli altri, questi tiene a precisare che vi è una differenza tra la guerra classica e la guerra moderna; pur essendo entrambe ciniche e cieche la seconda è contrassegnata dalle macchine, vi è un’organizzazione industriale, come racconta Full Metal Jacket nella presentazione della “fabbrica dei marines”.

Il fatto che Kubrick non volesse attenersi alla normale concezione dei Viet-movie è infatti ampiamente dimostrato nella scelta del setting: pensiamo a tutti i film più noti inerenti a questa guerra, ogni volta la scenografia consta di un ambiente verdeggiante che ricorda la giungla; il regista opta per utilizzare una fabbrica abbandonata inglese costruita negli anni ’30: in questo modo può andare contro agli stereotipi e ben imitare l’architettura di Hue, città in cui il film è ambientato.

Alcuni critici (tra cui Gilles Deleuze e Bill Krohn) hanno intravisto nel film la volontà da parte di Kubrick di descrivere il mondo come un cervello, inevitabilmente soggetto a disfunzioni. Si pensi infatti alla prima sequenza narrativa (cfr. sotto): i soldati sono come cellule umane che pensano e agiscono allo stesso modo, la pazzia di Palla-di-lardo rappresenta il degenero di una di esse, come in una malattia.

Trama

La prima sequenza narrativa del film si apre sulle note di “Hello Vietnam” con le teste di diciassette giovani che vengono rasate; siamo nel campo di addestramento dei marines a Parris Island dove in otto settimane questi ragazzi si trasformeranno in macchine assassine. A guidarli in questa trasformazione ci sarà il sergente Hartman 5

che gli imporrà di dimenticare la loro natura umana utilizzando a questo scopo aggressioni verbali e fisiche. Due personaggi vengono subito a distinguersi: il soldato Joker, così ribattezzato per la sua ironia, e Palla-di-lardo, da subito discriminato per i suoi problemi di obesità.

In uno sfondo sempre illuminato, che essa sia luce artificiale o naturale, assistiamo all’addestramento: la squadra affronta diverse prove fisiche, come ad esempio corse ad ostacoli e arrampicate, al ritmo delle canzoni irriverenti del sergente.

Di fronte a queste prove il sovrappeso non è certo un aiuto e oltretutto il soldato Palla-di-lardo sembra avere anche qualche difficoltà a livello mentale; così ben presto questi si trova a esser preso di mira e messo in ridicolo dal sergente.

È una domenica mattina quando Hartman scopre che Joker non crede nella Vergine Maria; inizialmente il maggiore sembra andare su tutte le furie ma poi premia la coerenza (dimostrando così per assurdo la sua totale mancanza di essa) e l’onestà di Joker promuovendolo a capo di squadra; da quell’istante l’addestramento di Palla-di-lardo è affidato per intero a questi. Sembra che l’impacciata recluta stia migliorando, quando, una sera, Hartman scopre che il soldato ha portato in camerata una ciambella alla crema rubata in mensa; stavolta la punizione cade su tutta la squadra che di conseguenza pianifica la vendetta: durante la notte il pestaggio.

I giorni si susseguono e si scopre che Palla-di-lardo ha in realtà un’ottima mira e benché questo determini una maggiore stima da parte del sergente, iniziano a percepirsi in lui segni di squilibrio mentale: con sguardo assente iniziano i suoi dialoghi con il fucile.

L’ultima notte al campo di addestramento Palla-di-lardo nei bagni spara al sergente e poi si toglie la vita davanti agli occhi di Joker, di turno come guardia. 6

Così si entra nella seconda sequenza narrativa: sono passati tre mesi e sui passi di Joker ci troviamo in Vietnam.

Qui il protagonista lavora per la rivista dell’esercito “Stars and Stripes” nelle retrovie pur dicendosi stanco e desiderando di andare al fronte per testare la propria preparazione.

Una sera la voce fuori campo di Joker ci informa che siamo nel giorno del capodanno lunare vietnamita (Tet), pochi attimi dopo si assiste all’offensiva vietnamita.

Con l’aggravarsi della situazione Joker è spedito con un collega al fronte per dei reportage; qui incontrano Cowboy, vecchio compagno di addestramento di Joker.

Tra i soldati di questo nuovo plotone una è la figura di rilievo: Animal, il quale da subito ha uno scontro verbale con il protagonista e che si rivela in pochi istanti il cinico disilluso della compagnia.

Nella prima effettiva missione a cui assistiamo i soldati si perdono, nonostante le mappe e si trovano a dover procedere attraverso un varco compreso in un complesso di rovine.

Ad attenderli però c’è un cecchino che non si riesce ad individuare; alcuni soldati sono colpiti tra cui lo stesso Cowboy che muore tra le braccia di Joker.

Animal, che nel frattempo ha scovato il cecchino andando avanti, apre la strada ai suoi compagni. Così il cecchino, che si scopre esser una ragazza vietnamita, viene accerchiato e colpito.

Tutta la squadra si riunisce intorno al suo corpo e Joker lo finisce con riluttanza.

È notte e i soldati se ne vanno cantando l’inno di Topolino. 7

Storia

Ho deciso di proporre quello che è un taglio diverso su questo argomento:

come hanno influito i media in questa guerra?

Vi siete mai domandati perché una superpotenza potendo disporre di tutte le tecnologie belliche come gli USA abbia potuto essere sconfitta da uno stato debole e apparentemente privo di mezzi come il Vietnam del Nord?

La guerra in Vietnam: la prima

Living room war!

Cosa intendiamo con living room war? Con questo termine si intende una guerra che è stata seguita e vissuta da milioni di civili stando comodamente seduti nel salotto della propria casa, fissando attoniti quella scatola chiamata televisore.

Ma come si è arrivati a questa situazione? Da quando l’orrore è diventato spettacolo?

Agli albori del ’900, i mezzi di comunicazione erano rudimentali e l’opinione pubblica era rappresentata da una ristretta élite borghese, ma nel momento in cui sono entrate in gioco le nuove tecnologie, tale gruppo si è dilatato enormemente. 8

Forse a riconoscere per primi il potere della comunicazione sono stati proprio i governanti durante e al termine della prima guerra mondiale; nella seconda, non solo si fece ricorso a trasmissioni radio col proposito

di convincere le masse e l’opinione pubblica della giustizia della guerra, ma si diffusero programmi radio per intimorire e demoralizzare le truppe avversarie, come fece il generale francese De Gaulle. Al termine della seconda guerra mondiale, nel 1948, arriva l’invenzione del secolo: il transistor. E così il televisore entra nelle nostre case. Nella guerra fredda l’informazione gioca può ormai svolgere un ruolo chiave. Un nuovo potere entra in gioco: quello di manipolare le coscienze; chi gestisce le trasmissioni può falsificare e occultare i fatti decidendo a propria discrezione chi sia degno di parola e chi debba subire una sorta di censura, determinando così il pensiero di milioni di spettatori che non hanno l’accortezza di discernere fino a che punto venga operata una selezione alle notizie improntata a un’ideologia.

In questo contesto l’ideologia trasmessa può essere di due tipi: consenziente al regime, e quindi interessata a trasmettere i valori della classe dominante al potere, oppure di contrasto, di ricerca autonoma.

Il Vietnam fu il grande teatro della prima “guerra televisiva”, la sua cronaca fu teatralizzata idealizzando il conflitto e diffondendo l’idea mistica dell’eroe americano e dell’antieroe per eccellenza: il nord vietnamita.

Kubrick era consapevole di tale cambiamento, che attribuiva un ruolo inedito ai giornalisti, pertanto si preoccupò di sottolinearlo attraverso il protagonista del film, Joker. Il personaggio interpreta infatti il ruolo di un giornalista del periodico dell’esercito per il quale si trova obbligato a presentare testi entro i termini di script edificanti. Così Kubrick mette in bocca a uno dei superiori dell’eroe queste parole:

<<Noi pubblichiamo due tipi di storie: marines che spendono la paga per comprare ai gialli dentifrici e deodoranti tipo

“arte di sedurre i cuori” e storie

di combattimenti con un sacco di

morti tipo “come vincere la

guerra”>>

Esattamente come il conflitto sul campo si compose di diverse fasi (ad esempio la fase degli attacchi

Il ruolo dei giornalisti di guerra è confermato anche dal poster appeso nell’ufficio del giornale: “i primi ad andare gli ultimi a sapere” 9

Search & Destroy, oppure la se iniziata dopo l’offensiva del Tet) così anche la sua iconografia ne conobbe diverse.

Per capire il primo intervento mediatico nella guerra è necessario partire da alcune premesse:

Al termine della prima guerra mondiale aveva avuto inizio un processo di decolonizzazione dei territori un tempo provincia di Gran Bretagna e Francia che si era ancora di più sviluppato al seguito della seconda guerra mondiale.

Questo lento processo coinvolse anche l’Asia che di fronte alle numerose vittorie del Giappone avevano fatto proprio lo slogan “l’Asia agli asiatici”.

La prima guerra d’Indocina venne così a verificarsi quando, di fronte al ritorno delle truppe francesi (le quali durante la seconda guerra mondiale si erano allontanate per difendere la patria lasciando la penisola), ci fu la reazione dei Viet Minh, movimento per l’indipendenza del Vietnam.

Il conflitto vide la sua conclusione nel 1954 quando con il congresso e poi la pace di Ginevra (1954) si stipulò di dividere la regione in tre stati indipendenti: Laos, Cambogia e Vietnam.

Questa decisione ebbe come conseguenza il malcontento del Vietnam che guadagnava particolarmente meno di quanto non avesse in realtà già guadagnato militarmente sul territorio.

Fu proprio in questa fase che furono poste le basi del nuovo imminente conflitto: lo stato indipendente del Vietnam fu suddiviso ulteriormente in due parti sul 17° parallelo; così venivano a formarsi due stati:

  • Uno del sud di orientamento filo-statunitense.
  • Uno del nord, sotto controllo sovietico.

Ma nel frattempo cosa succede in Occidente?

Al termine della seconda guerra mondiale si era formato un ordine geopolitico bipolare basato su due grandi e indiscutibili potenze:

Quella sovietica che vedeva nel sostegno alle lotte per l’indipendenza un modo per ampliare la propria sfera d’influenza.

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