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I bambini ci guardano

Viaggio nell’orrore della guerra

Giulia Gregoroni

5° E

Liceo Scientifico Russel Newton

A.S. 2009/2010

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Indice

Shoah: lo sterminio degli ebrei p. 3

I bambini avrebbero voluto guardarci, ancora.. p. 4

“La vita è bella” p. 7

Il gioco p. 9

“Il bambino con il pigiama a righe” p. 11

L’amicizia p. 12

“Jona che visse nella balena” p. 14

L’infanzia negata p.

15

Sitografia, bibliografia e filmografia p.

16 2

Shoah: lo sterminio degli ebrei

Lo sterminio degli ebrei, un evento che pesa sulla coscienza

dell’umanità, pianificato nella Germania hitleriana.

1924: Adolf Hitler enuncia nel Mein Kampf (la mia battaglia) la sua idea

della superiorità degli ariani, come, sulla base di un’erronea interpretazione

storica, veniva designata “la razza tedesca”, e dell’”inferiorità genetica”

delle altre razze.

1933: con l’ascesa al potere del partito nazionalsocialista, il razzismo

diventa una strategia politica diretta a instillare odio nelle coscienze, per

aizzarle contro i nemici indicati dal potere. Inizia così la persecuzione degli

ebrei, orchestrata da alcuni pezzi grossi del regime, Adolf Eichmann, Joseph

Goebbels e Hermann Goring.

1935: le leggi di Norimberga tolgono i diritti civili agli ebrei, che sono

costretti a vivere segregati, con il divieto di sposarsi e avere rapporti con i

tedeschi. Sui loro passaporti viene timbrata una grande “J”, iniziale di Juden

(ebreo).

1938: nella Notte dei Cristalli (9-10 novembre) le SS assaltano le case, le

sinagoghe e i negozi degli ebrei, molti dei quali vengono uccisi o deportati.

Le proprietà giudaiche sono espropriate per finanziare la guerra imminente.

1939: con l’inizio della guerra aumenta il numero degli ebrei posti sotto il

dominio tedesco, soprattutto in Polonia dove gli ebrei vengono segregati nei

ghetti e obbligati a portare la stessa stella gialla.

1942: nella conferenza di Wansee viene elaborata la soluzione finale della

questione ebraica (eliminazione fisica degli ebrei). Nelle camere a gas dei

campi di sterminio (dove vengono internati anche malati mentali, zingari,

omosessuali, politici, handicappati, Testimoni di Geova) viene utilizzato il

Ziklon B, un gas che uccide le persone in circa dieci minuti. Le vittime

saranno circa dodici milioni (di cui la metà ebrei). In Polonia, prima della

3

guerra, c’erano 3.250.000 ebrei; dopo la guerra ne resteranno appena

215.000.

I bambini avrebbero voluto guardarci, ancora…

Questa è la storia: vera, dura, crudele, spietata. E’ la realtà

innegabile.

Da sempre l’essere umano reagisce istintivamente agli eventi in cui è

coinvolto nel modo più idoneo a fronteggiarli ed a superarli con il più basso

prezzo, con il minor dolore.

E’ pur vero che certi destini particolarmente infausti non consentono,

se non in rarissimi casi, di riuscire a combatterli, poiché la scena dell’azione

e la posizione asimmetrica degli attori coinvolti nella storia, non offrono

nessuna possibilità di reazione, così come si è verificato nel caso delle

deportazioni e dello sterminio degli Ebrei, con l’aggravante che la paura, di

cui i lager erano intrisi, è molto contagiosa.

Per fronteggiare la paura si possono usare strategie diverse, orientate

alla fantasia o alla razionalità. L’approccio verso questa emozione

fondamentale e verso lo stile di vita che ne consegue, insolito ed alienante

rispetto alla normalità, è diverso se affrontato da un adulto o da un

bambino.

Infatti, il tentativo che ci si propone è quello di illustrare, tramite tre

storie diverse, come viene vissuto l’adattamento infantile alla

straordinarietà tragica di un campo di sterminio. 1

Giova ricordare, a tal proposito, il ghetto di Terezìn, una località poco

distante da Praga, esperimento pilota dei nazisti, che intendevano creare

un’icona propagandistica, una vera “casetta di marzapane” da mostrare alle

diplomazie degli altri Paesi, un finto giardino dell’Eden che nascondeva gli

orrori dello stand-by degli Ebrei in attesa di raggiungere i campi di

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sterminio.

Ecco che a Terezìn l’impossibile diventa possibile, l’inimmaginabile

diventa realtà: una realtà viva e attiva che nasce dalle ceneri della

disperazione e che si trasforma in sogno di normalità, anche se non bisogna

dimenticare che degli oltre 15.000 bambini che vissero più o meno a lungo

nella città-ghetto prima di essere deportati nel campo di sterminio di

Auschwitz, ne ritornarono solo un centinaio.

3

Ma a Terezìn gli adulti più colti decisero di avviare una serie di attività

culturali con cui dare nutrimento al desiderio di vivere, di conoscere, di

crescere, nonostante tutto e tutti cosicché i bambini impauriti erano poco a

poco trasportati lontano, nel mondo della poesia, dei colori e dei disegni

(che ancora oggi si possono vedere nella Sinagoga di Praga, lo Zdovke

Muzeum).

I bambini, con quel pizzico di “delirio di onnipotenza” che li

contraddistingue, che li fa sentire fautori di tutte le gioie e i dolori del

mondo, non pensano alla morte, pensano che muoiano gli altri.

Lo scenario di Terezìn, ricco di tutti quegli elementi che alleggeriscono

il cuore e affascinano la fantasia, ha permesso a questi piccoli uomini di

rimandare l’incontro con un’immagine terrificante e definitiva, così come

sostiene John Betjeman, l’autore de “Il bambino con il pigiama a righe”:

“L’infanzia è definita dai suoni, dagli odori e dalle immagini…. Prima che

sopraggiunga l’ora buia della ragione”.

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