La grande foto è l’immagine di un’idea
Lavinia Salicchi
Liceo Scientifico “F. Enriques” – 5° E
A.S. 2012/2013
La fotografia come forma d’arte e testimonianza storica
Premessa
La fotografia, come ogni forma d’arte, ha conosciuto, nel corso della storia, un suo graduale sviluppo, fatto di innovazioni sia tecniche che tematiche.
È importante tener presente che la fotografia è una forma d’arte estremamente “giovane”, ancora in grado di evolversi e modernizzarsi.
In questa tesina analizzeremo le correnti che si sono susseguite nella storia della fotografia, i suoi esponenti più autorevoli e l’impatto che questa forma d’arte ha avuto sulla società.
Tappe principali della tecnica fotografica
Sin dall’antica Grecia, numerosi scienziati hanno avuto intuizioni particolarmente felici sulle camere oscure, che hanno poi portato alla creazione di lastre fotografiche ecc.
Il primo frutto concreto di queste ricerche è stato colto da Joseph Nicéphore Niépce.
Joseph Niépce
Joseph Nicéphore Niépce nasce nel 1765 in Francia da una ricca famiglia borghese.
Si interessa ai fenomeni della luce e della camera oscura insieme al fratello Claude e, dopo numerosi esperimenti e tentativi, riesce ad ottenere, nel 1826, la prima eliografia, così definita in quanto “immagine disegnata dalla luce”.
Un anno dopo conobbe a Parigi Daguerre, col quale entrò in collaborazione. I due lavorarono a lungo fino a giungere all’invenzione della dagherrotipia.
“Veduta dalla finestra a Le Gras” risale al 1826. Tuttavia Niépce impiegò ben 10 anni per arrivare a questa produzione, lavorando alla fotosensibilità di diversi materiali come la resina di guaiaco, il cloruro d’argento ecc. su diversi supporti, dalla carta al vetro, dal metallo alla pietra.
Alla fine, nel 1826, pone sul davanzale della finestra del suo studio una lastra di peltro per eliografia, spalmata di bitume di Giudea e posta all’interno della sua camera oscura con diaframma. Dopo aver lasciato le apparecchiature in posa per otto ore, l’immagine si è formata. Niépce realizza così l’antico sogno di creare immagini senza pennelli e di bloccare un istante in un’immagine per sempre.
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Louis Daguerre
Louis Jaques Mandé Daguerre nasce in Francia nel 1787. Lavora inizialmente come pittore di decorazione scenica e, nel 1822, fonda il “Diorama”, una sala di spettacolo con suggestivi effetti di luce. Successivamente si dedica con particolare interesse alla camera oscura, avvicinandosi così a Niépce, col quale firma un contratto di collaborazione che si concluderà solo con la morte del collega.
Dopo la morte di Niépce, Daguerre annuncia l’invenzione del dagherrotipo, base storica della fotografia moderna. “Boulevard du Temple”, 1838.
Anche stavolta abbiamo la veduta di una finestra. Il caso vuole che cinque anni prima, Daguerre lasciasse, per caso, un cucchiaio su una lastra argentata, preparata con ioduro. Si accorse che sulla lastra era rimasto, ben visibile, il disegno del cucchiaio.
Ecco la grande intuizione: lo ioduro d’argento è sensibile alla luce. Passati alcuni anni la tecnica si perfeziona, e dopo vari esperimenti Daguerre scopre che il mercurio ha la proprietà di svelare e fissare l’immagine. Posiziona quindi la camera oscura sul davanzale, verso Boulevard du Temple e, a causa dei lunghissimi tempi di esposizione e del continuo movimento dei viandanti, il viale risulta deserto.
Si intravede soltanto una sagoma: un uomo al bordo della strada intento a farsi pulire gli stivali, rimasto fermo abbastanza a lungo da diventare il primo uomo fotografato della storia.
Albume su carta, le prime stampe
Nel 1850, Louis Edvard, un mercante di stoffe francese, convertitosi poi a studente di fotografia, scoprì come stampare su larga scala immagini fotografiche, tramite un processo chimico il cui “protagonista” era la chiara d’uovo.
La tecnica, divenuta subito molto popolare, fu però rimpiazzata, meno di cinquant’anni dopo, dall’impiego della carta alla gelatina sensibilizzata con un’emulsione al bromuro d’argento.
James Clerk Maxwell
Il fisico e matematico scozzese James Clerk Maxwell apportò un notevole contributo alla tecnica fotografica, quando, nel 1861, dimostrando la teoria dei tre colori, arrivò alla creazione della prima fotografia a colori della storia.
Maxwell fece fotografare per tre volte lo stesso tartan scozzese, mettendo, di volta in volta, davanti all’obiettivo un filtro diverso: prima rosso, poi blu ed infine verde.
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Le tre fotografie vennero sviluppate e quindi proiettate, da tre proiettori differenti, verso un medesimo schermo. Sistemata la messa a fuoco, l’immagine che ne scaturì fu un unico soggetto, per la prima volta nella storia della fotografia, colorato.
Rapporto tra fotografia ed arti tradizionali
Con il diffondersi della fotografia, si venne subito ad instaurare un rapporto particolare, d’amore ed odio, con l’arte pittorica tradizionale. Delaroche arrivò persino a dire che la pittura, da quel momento in poi, sarebbe morta.
Tuttavia secondo i pittori impressionisti la realtà muta continuamente d’aspetto, il realismo oggettivo doveva quindi essere sostituito dall’impressione colta in un attimo.
La luce varia a ogni istante, le cose si muovono spostandosi nello spazio: la visione di un momento è già diversa nel momento successivo.
Questo modo di dipingere ha analogie evidenti con la fotografia: anche quest’ultima coglie un’immagine della realtà in una frazione di secondo, e gli esponenti del movimento impressionista ben presto intuirono l’aiuto che il nuovo strumento artistico avrebbe potuto dare loro nella realizzazione delle loro opere.
Col passare del tempo ci si rese conto di come la fotografia, testimone fedele della realtà, potesse liberare la pittura di quell’impegno a riprodurre il vero. Possiamo tranquillamente dire che fu per merito dell’arte fotografica se in pittura si svilupparono movimenti d’avanguardia come cubismo, futurismo e dadaismo.
Nel 1910 Kandinskij dipinse il primo quadro dichiaratamente astratto, pochi anni dopo si venne a formare il movimento dadaista, che con i suoi fotocollage diede un primo input al fotomontaggio.
Dopo la prima guerra mondiale nacque la scuola di arte ed architettura Bauhaus, all’interno della quale oltre a corsi di design ed architettura, si tennero corsi di fotografia che spaziavano dalla foto d’architettura a quella di scena.