Estratto del documento

Cattaneo Natascha classe 5^F corso E.R.I.C.A

I.T.C. “Cesare Battisti”

Il fotogiornalismo: conoscere la realtà attraverso un obiettivo

Indice

Presentazione

1. La fotografia

1.1 L’origine della macchina fotografica

1.2 Il rapporto con la pittura

1.3 La corporazione Magnum

2. Biographies of the founders of Magnum

2.1 Henri Cartier-Bresson

2.2 Robert Capa

2.3 David Seymour

2.4 Weegee

2.5 Gordon Parks

3. La segregazione razziale negli USA

3.1 La problematica

3.2 La posizione degli Stati Uniti negli anni ’60

3.3 La resistenza passiva

3.4 Il Civil Rights Act del 1964

3.5 I Black Muslims e Malcolm X

3.6 Verso gli anni ’70

4. Das Fotojournalismus ist heutzutage noch ein Risiko

4.1 Der Fall von Anja Niedringhaus

Bibliografia

Sitografia

Presentazione

Perché la fotografia? Ebbene questa attività mi ha sempre affascinata e io stessa la pratico con molta passione, ho sempre cercato qualcosa che mi desse la possibilità di esprimermi senza necessariamente utilizzare le parole, un qualcosa di più concreto e diretto.

Le parole non possono competere con l’impressione che può trasmettere un’immagine, le emozioni e i sentimenti che scaturiscono alla vista di una certa scena.

Una fotografia è un momento catturato per sempre, congelato nel tempo: un ricordo indelebile che altrimenti rimarrebbe nell’indefinito o cadrebbe nell’oblio.

La scelta di un settore più specifico della fotografia, il fotogiornalismo, è frutto di una mia riflessione, in quanto credo che lo scopo principale della fotografia sia quello di ritrarre fedelmente la realtà, di mostrare al mondo ciò che veramente è successo e di coinvolgere il pubblico anche emotivamente, più di altre fonti visive, come dipinti e testi. Ammiro molto coloro che hanno dedicato la propria vita al fotoreportage, coloro che hanno deciso di mostrare i fatti come sono avvenuti e non come è conveniente che siano presentati.

Questa tesina è dedicata a quelle persone, che con il loro lavoro hanno contribuito a rendere il mondo un luogo migliore.

1. La fotografia

1.1 Le origini della macchina fotografica

L’“antenata” della moderna fotocamera è la camera oscura, un dispositivo ottico composto da una scatola oscurata, da un foro sul fronte e un piano di proiezione dell’immagine sul retro.

La camera oscura ha un’origine remota: già il filosofo Aristotele scrive a riguardo del fenomeno della proiezione per mezzo di un foro. Ne parla nei Problemata affermando che “i raggi del sole che passano per un’apertura quadrata formano un’immagine circolare, la cui grandezza aumenta con l’aumentare della distanza dal foro”.

A partire dal XVI secolo i vedutisti sfruttano la camera oscura per la sua utilità pratica: essa proietta al proprio interno l’immagine capovolta del soggetto verso il quale è puntata; la proiezione su vetro smerigliato viene poi ricalcata su un foglio, con il risultato di un disegno notevolmente fedele alla realtà, il quale necessita solo dell’aggiunta cromatica, secondo la preferenza e lo stile del pittore.

Vi sono varie versioni della camera oscura: alcune sono piccole e portatili e per molto tempo la loro funzione rimane di aiuto per disegnatori, non essendo ancora stata ipotizzata l’idea di poter “catturare” l’immagine.

Il tedesco Johann H. Schultze, professore di anatomia, nel 1727 scopre che i sali d’argento scuriscono per effetto della luce. In seguito molti altri verificano tale proprietà e cercano di sfruttarla.

La prima ripresa fotografica è realizzata nel 1827 dal francese Joseph Nicéphore Niepce, il quale adotta un particolare composto chimico a base di bitume di Giudea, che, esposto alla luce, diventa insolubile e chiaro. Per mezzo di una camera oscura egli decide di esporre la lastra di peltro su cui è spalmato il composto alla luce. L’immagine proiettata dall’obiettivo è la veduta dei tetti visibili dalla finestra del laboratorio di Grasse. Dopo 8 ore di esposizione della lastra, le parti di bitume rimaste vengono rimosse, lasciando così le parti chiare ricoperte di bitume indurito. Niepce ottiene un’immagine positiva (i colori non sono invertiti come nel caso della dagherrotipia o come nei rullini delle macchine fotografiche analogiche) e stabile (non scompare col passare del tempo o se esposta alla luce).

Nel 1829 a Niepce si associa Louis Daguerre e insieme continuano le ricerche sui materiali sensibili. Daguerre elabora un procedimento, che poi assume il suo nome: la dagherrotipia.

Essa consiste nell’impressionare la luce su una lastra di rame argentata, precedentemente trattata con dei vapori di iodio. L’argento sulla lastra, esposto alla luce, impressiona la scena ripresa in negativo, ovvero con le zone in luce annerite e quelle in ombra più chiare. Con appositi sali di mercurio inverte le tonalità dell’immagine: gli scuri tornano chiari e viceversa.

Il vantaggio del processo di Daguerre consiste nel fatto che la lastra abbia bisogno di essere esposta soltanto per 4-5 minuti: il tempo di esposizione è dunque significativamente ridotto.

Contemporaneamente a Daguerre, l’inglese Fox Talbot realizza una carta fotografica negativa, dalla quale si possono ottenere molteplici stampe positive.

La prima fotocamera prodotta in serie è costruita dal francese Alphonse Giroux nel 1839, un parente di Daguerre. Si tratta di una grossa scatola in legno, sul fondo della quale viene inserita la lastra spalmata con un’emulsione fotosensibile. La lente è montata anteriormente, in un cilindro d’ottone, e un semplice tappo funge da otturatore.

Nel 1888 lo statunitense George Eastman mette in produzione la prima fotocamera portatile destinata al grande pubblico. È una cassettina in legno di dimensioni contenute, la messa a fuoco è fissa e si ha solo un tempo di otturazione, comunque sufficiente per ottenere fotografie istantanee.

Nel 1925 la ditta tedesca di apparecchiature ottiche di precisione “Leitz”, immette sul mercato la Leica, il cui nome è l’abbreviazione di Leitz Camera. Essa è piccola, leggera, maneggevole, con corpo di metallo e un’ottica eccellente.

1.2 Il rapporto con la pittura

La clamorosa invenzione e lo sviluppo rapidissimo della fotografia mettono in crisi l’arte pittorica: molti ritrattisti e paesaggisti si trovano in difficoltà a causa di questo mezzo meccanico, che produce risultati impeccabili. Nonostante le immagini siano ancora in bianco e nero, i prezzi contenuti e i tempi notevolmente più brevi favoreggiano la scelta della fotografia rispetto al ritratto dipinto. Tuttavia gli artisti più attenti colgono immediatamente la straordinarietà dell’invenzione, della quale cominciano subito a servirsi, non in antagonismo, ma in aiuto della propria pittura, come ad esempio il famoso pittore Edgar Degas. In alcune delle sue opere si riscontra il “taglio fotografico”, tipico di un’inquadratura realizzata con una fotocamera, per esempio in “Assenzio”, (del 1875) e in “Lezione di danza”, (del 1873-75).

Grazie alla fotografia la pittura cessa di essere di tipo documentario e assume una forma psicoanalitica, concentrandosi sulle emozioni che l’artista desidera trasmettere. La fotografia d’altra parte deve alla pittura molte delle regole di composizione e di inquadratura, ponendo particolare attenzione allo studio e al bilanciamento delle luci e delle ombre. Questo è reso possibile dal fatto che inizialmente i fotografi lavorano in atelier molto simili a quelli dei pittori accademici.

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Sintesi

Introduzione Fotogiornalismo tesina

Questa tesina descrive il fotogiornalismo. La tesina di maturità permette i seguenti collegamenti interdisciplinari: in Storia dell'arte le origini della fotografia, in Inglese i fondatori della corporazione Magnum photos, in Storia la segregazione americana e in Tedesco il caso di Anja Niedringhaus.

Collegamenti

Fotogiornalismo tesina

Storia dell'arte-Le origini della fotografia. Inglese-I fondatori della corporazione Magnum photos. Storia-La segregazione americana. Tedesco-Il caso di Anja Niedringhaus.
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