Machiavelli – Capponi
“L’evoluzione familiare”
Candidata: Panaiia Valentina
Liceo Machiavelli - Capponi
Indirizzo Socio Psico-Pedagogico
Classe VB
Anno didattico 2007/2008 -1-
Definizione giuridica di famiglia
La famiglia è il principale nucleo sociale fondato sul matrimonio, con i caratteri dell’esclusività, della stabilità e della responsabilità. La famiglia è riconosciuta dall’articolo 29 della Costituzione, che prende ad oggetto solo la famiglia fondata sul matrimonio.
Alla famiglia fondata sul matrimonio - o famiglia legittima - si contrappone la famiglia di fatto, costituita da persone di sesso diverso che convivono “more uxorio” ed eventualmente dai figli di esse.
Fra i conviventi di fatto non esistono, come esistono fra i coniugi, i diritti e i doveri reciproci alla coabitazione, all’assistenza materiale e morale, alla fedeltà. Il suo carattere di unione libera fa sì che, in ogni momento ed a propria discrezione, ciascuno dei conviventi possa interrompere il rapporto. La reciproca assistenza materiale non è oggetto di una obbligazione civile, ma, secondo la qualificazione che ne dà la giurisprudenza, di una obbligazione naturale, con la conseguenza giuridicamente rilevante che non è ammessa la ripetizione di indebito.
Nel corso dei secoli la famiglia è mutata in quanto sono mutati i rapporti fra i suoi componenti e i loro ruoli e il diritto si è dovuto adeguare alle nuove realtà. Infatti, i principi contenuti nel codice civile del 1942 sono stati aggiornati in seguito alla “Riforma del diritto di famiglia”, introdotta con L. 18 maggio 1975 n. 151, che riconosce:
- L’assoluta parità giuridica dei coniugi;
- Il riconoscimento dei figli naturali, con identici diritti successori per i figli naturali e per quelli legittimi;
- Un più incisivo intervento del giudice nella vita della famiglia;
- La scomparsa della dote e del patrimonio familiare;
- L’istituzione della comunione legale dei beni dei coniugi come regime patrimoniale legale della famiglia;
- La potestà esercitata da entrambi i genitori;
- La qualifica di erede (e non di usufruttuario) conferita al coniuge superstite.
Alba de Céspedes
Biografia
Nacque a Roma l’11 marzo 1911, figlia di Laura Bertini e Carlos Manuel de Céspedes Quesada (ambasciatore di Cuba in Italia).
Crebbe in una famiglia politicamente impegnata. Bilingue italo-cubana, scrisse prevalentemente i suoi lavori in italiano.
L’anima degli altri
Pubblicò la prima raccolta di racconti brevi - - a ventiquattro anni di età; seguirono poi le collezioni di poesie che continuò a pubblicare fino al 1976.
Nessuno torna indietro
Il suo primo romanzo è del 1938 - - pubblicato per i tipi di Arnoldo Mondadori Editore. A Mondadori la legava una solida amicizia e l’editore, in più occasioni, fece da cuscinetto al carattere determinato e talvolta spigoloso della scrittrice, sostenendola sempre nei momenti più difficili, o quanto meno di tensione, come ad esempio quando il regime fascista arrivò a censurare proprio il suo primo romanzo chiedendo il ritiro delle copie.
Nel 1940, de Céspedes pubblicò il romanzo Fuga, e nel 1943, a Bari, durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza come voce radiofonica con lo pseudonimo di Clorinda.
Nel 1944 fondò la rivista letteraria Mercurio. Alla chiusura del Mercurio, avvenuta alla fine del 1948, inizia a collaborare al settimanale Epoca curando una rubrica dal titolo Dalla parte di lei.
Scrive anche per il quotidiano La Stampa di Torino e si dedica quasi totalmente, tra il 1949 e il 1963, alla scrittura di nuovi libri: Dalla parte di lei (1949), Prima e dopo (1952), Il rimorso (1955) e Quaderno proibito (1962), critica pungente della classe intellettuale all’epoca assai in auge.
De Céspedes pubblica nel 1967 a Parigi, dove si era trasferita dal 1960, La bambolona e scrive, in francese, Sans autre lieu que la nuit (1973), tradotto nell’italiano Nel buio della notte (1976). Dà alle stampe anche una raccolta di poesie: Le ragazze di maggio (1970).
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Quaderno proibito di Alba de Céspedes
Quaderno proibito, scritto nel 1952, delinea le dinamiche di una famiglia piccolo-borghese di Roma. La protagonista è Valeria Cossati, impiegata quarantenne, moglie di Michele e madre di Mirella e Riccardo.
La narrazione, in forma di diario, inizia con un piccolo atto di trasgressione: Valeria acquista in una mattina di un giorno festivo un quaderno dalla copertina nera, e deve subito nasconderlo perché secondo la normativa vigente all’epoca il tabaccaio non potrebbe vendere tale articolo di domenica.
In realtà il fatto che fin dall’inizio il quaderno abbia un che di proibito è simbolico della condizione di Valeria, che pur sentendo in sé la necessità di esprimersi, deve farlo di nascosto perché i familiari non comprenderebbero e non approverebbero questa sua esigenza.
Valeria scriverà in assenza dei familiari e finirà per nascondere il quaderno nel sacco degli stracci, il posto più sicuro per evitare intromissioni indesiderate.
La scrittura le servirà per sfogare i suoi sentimenti, per alleviare la sua solitudine, per chiarire i motivi profondi del suo disagio risalendo anche ad un’analisi critica dell’educazione ricevuta.
A Valeria non viene riconosciuto nell’ambito familiare un ruolo autonomo, ma subordinato alle esigenze del marito e dei figli; nemmeno Michele usa il suo nome proprio, ma semplicemente l’appellativo mammà.
Il lavoro di impiegata di cui è orgogliosa viene visto solo in senso utilitaristico; e non a caso è in questa dimensione extra-familiare, dove le sue competenze vengono riconosciute, che Valeria riuscirà ad allacciare un dialogo sempre più profondo e significativo con un uomo a cui la accomuna una condizione di insoddisfazione, il direttore del suo ufficio.
Accampando il pretesto degli straordinari Valeria potrà allontanarsi da una dimensione familiare soffocante, mentre la scrittura praticata in clandestinità le darà una nuova forma di autocoscienza:
«Ero sola nella casa vuota, nel silenzio domenicale, e mi pareva di aver perduto per sempre tutti quelli che amo se essi sono in realtà diversi da come li ho sempre immaginati. Se soprattutto io stessa sono diversa da come loro immaginano me.»
Il tentativo della protagonista di liberare se stessa si concluderà in un fallimento e il diario verrà bruciato come conseguenza di questo fallimento.
Dal romanzo sono stati tratti un testo teatrale (1962) e uno sceneggiato televisivo (1980) in cui il ruolo dei protagonisti è stato interpretato da Lea Massari e Giancarlo Sbragia.
I racconti di Italo Calvino
- L’avventura di una moglie 1958 (pagina 326)
- L’avventura di due sposi 1958 (pagina 345)
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I mutamenti della famiglia durante il boom economico
Negli anni del boom economico in Italia si assiste ad un grande processo di trasformazione che tocca ogni aspetto della vita quotidiana, anche se non è immediato ed omogeneo in tutto il paese.
Durante la prima metà degli anni Cinquanta, l’Italia è sempre per molti aspetti un paese sottosviluppato ed il tenore di vita è abbastanza basso: “Solamente il 7,4 per cento delle case italiane possedeva, nel 1951, l’elementare combinazione di elettricità, acqua potabile, servizi igienici interni”; inoltre, il settore di occupazione principale è ancora l’agricoltura, un campo che in questo periodo è in uno stato di arretratezza strutturale con una crescita molto bassa rispetto agli altri paesi europei.
Tuttavia, dalla seconda metà degli anni Cinquanta avviene un profondo cambiamento che muterà le condizioni socioeconomiche degli italiani: “Il reddito nazionale netto, calcolato dai prezzi costanti del 1963, passa dai 17.000 miliardi del 1954 ai 30.000 miliardi del 1964: quasi si raddoppia, cioè in un decennio. Nello stesso periodo il reddito pro capite passa da 350.000 a 571.000 lire. Gli occupati in agricoltura sono più di 8 milioni ancora nel 1954, meno di 5 milioni dieci anni dopo. Nel contempo, negli anni tra il 1958 e il 1963 inizia un mutamento sociale con il passaggio da un paese con forti componenti contadine ad una delle nazioni più industrializzate del mondo occidentale.
Mentre avviene una simile radicale trasformazione, che cosa succede alla famiglia italiana?
Dalle ricerche condotte fino ad ora sappiamo che diminuisce il numero dei componenti della famiglia, mentre i tipi di famiglie mutano lentamente: “Nel 1951 le famiglie nucleari, - composte da marito, moglie e figli – costituivano il 55,7 per cento delle famiglie italiane; vent’anni dopo esse rappresentavano il 54,1 per cento” (P. Ginsborg, Storia d’Italia 1943-1996 cit., p. 292).
Come si può notare dalla tabella 1.1, il modello di “famiglia allargata”, con cinque o più componenti, subisce una drastica riduzione.
Tabella 1.1. Famiglie per numero di componenti in Italia (percentuali)*
| Italia | 1951 | 1961 | 1971 |
|---|---|---|---|
| 1 componente | 9,5 | 10,6 | 12,9 |
| 2-3 componenti | 38,1 | 42,0 | 44,4 |
| 4 componenti | 19,0 | 20,4 | 21,2 |
| 5 o più componenti | 33,3 | 27,0 | 21,5 |
* Tabella tratta e rielaborata da P. Ginsborg, Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia, società, Stato, Torino 1998.
Gli stili di vita legati alle trasformazioni socioeconomiche del paese determinano i maggiori mutamenti delle strutture familiari italiane, e a riguardo si considerino, per esempio, le differenze tra il Nordovest, dove si registrano i maggiori mutamenti dovuti all’alta presenza del lavoro femminile, il Centro e il Nordest, dove si hanno principalmente piccole aziende a conduzione familiare e il Mezzogiorno, dove la situazione, profondamente diversa, è caratterizzata da redditi agricoli bassi.
Tabella 1.2. Famiglie per numero di componenti in Italia, per area geografica* (percentuali)
| Nordovest | |||
|---|---|---|---|
| 1951 | 1961 | 1971 | |
| 1 componente | 12,5 | 13,7 | 16,1 |
| 2-3 componenti | 45,9 | 49,7 | 49,9 |
| 4 componenti | 19,2 | 19,4 | 20,1 |
| 5 o più componenti | 22,4 | 17,2 | 13,9 |
| Nordest e Centro | |||
|---|---|---|---|
| 1951 | 1961 | 1971 | |
| 1 componente | 8,0 | 9,4 | 11,8 |
| 2-3 componenti | 35,7 | 41,0 | 45,3 |
| 4 componenti | 19,8 | 21,5 | 21,8 |
| 5 o più componenti | 36,5 | 28,1 | 21,0 |
| Sud e isole | |||
|---|---|---|---|
| 1951 | 1961 | 1971 | |
| 1 componente | 8,5 | 9,6 | 11,4 |
| 2-3 componenti | 34,0 | 36,3 | 37,9 |
| 4 componenti | 17,7 | 19,2 | 20,6 |
| 5 o più componenti | 39,8 | 34,9 | 30,1 |
* Tabella tratta e rielaborata da P. Ginsborg, Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia, società, Stato, Torino 1998.
Dall’analisi dei dati riportati nella tabella 1.2 si può dedurre che il numero delle famiglie con più di 5 componenti sono maggiori nelle aree del paese dove persiste un tipo di società contadina, che basa la sopravvivenza su redditi agrari e su piccole aziende in cui lavorano componenti della famiglia; è invece nettamente inferiore il numero di famiglie con un numero pari o superiore a cinque componenti nel Nordovest del paese, dove l’industrializzazione e l’urbanizzazione stanno modificando anche la struttura familiare.
Inoltre, rilevante è il fenomeno dei flussi migratori a cui assistiamo in questo periodo.
Tabella 1.3. Matrice dei flussi migratori per area geografica in Italia, 1955-61*
| Nordovest | Nordest e Centro | Lazio | Sud e isole | Totale | |
|---|---|---|---|---|---|
| Nordovest | 2323,5 | 199,8 | 36,6 | 101,5 | 2662,4 |
| Nordest e Centro | 595,3 | 2955,1 | 193,9 | 120,9 | 3865,2 |
| Lazio | 43,5 | 85,6 | 306,1 | 64,2 | 499,4 |
| Sud e isole | 568,3 | 237,1 | 196,6 | 2085,9 | 3087,9 |
| Totale | 3531,6 | 3477,6 | 733,2 | 2372,5 | 10114,9 |
* Tabella tratta e rielaborata da P. Ginsborg, Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia, società, Stato, Torino 1998.
Le cause di questi flussi migratori vanno ricercate soprattutto nelle condizioni delle famiglie mezzadrili. Diventate proprietarie di appezzamenti di terreno negli anni Cinquanta e non ricavando da questi stessi un guadagno necessario al loro sostentamento, esse non abbandonano comunque la loro proprietà terriera, ma piuttosto cercano nuove fonti di reddito.
Di fatto, la generazione anziana rimane ad occuparsi della terra per soddisfare le proprie esigenze, e i giovani partono per trovare fortuna altrove, nei capoluoghi di provincia o nelle grandi città.
Questi giovani ben presto si affidano alle risorse e all’esperienza della propria famiglia. Si può notare, dunque, che, sebbene in rapido declino, nel 1961 la famiglia numerosa e dal carattere esteso nell’area del Nordest e Centro Italia persiste con una presenza del 28 per cento di famiglie con cinque o più componenti.