Estratto del documento

Eros

(Imperfetto desiderio di perfezione)

“Ciò detto, tagliava gli uomini in due, come quelli che affettano a metà le sorbe… ora, dopo il dimezzamento, ogni parte rimpiangeva quel suo doppio e vi aderiva… come una febbre di fondersi ancora…”

Platone – Il Simposio

Martina Ottaviani

V E

2008/2009

Eros 1 – Introduzione

“Amore è amore di alcune cose [...] di quelle di cui si avverte mancanza.”

“Potrebbe, uno grande e grosso, voler essere grande e grosso; o un forzuto, forzuto?”

Sono queste le parole che Platone ci tramanda per bocca di Socrate nel celebre Simposio.

Nella sua opera il filosofo immagina che alcuni intellettuali si riuniscano, alla tavola di Agatone, per festeggiare la sua vittoria in una gara di poesia.

Per l’occasione i convitati sono chiamati dal padrone di casa ad esporre le proprie idee riguardo eros. Così a turno ognuno degli otto prende la parola ed espone la sua personale concezione.

Arrivato il momento di Socrate egli apre il suo discorso proprio con questo quesito: può un uomo desiderare qualcosa che già possiede?

Naturalmente se ha desiderio per qualcosa sarà per qualcosa di cui è privo, e cos’è che lo spinge alla ricerca di ciò? Eros appunto.

Questa figura, definita dalla mitologia classica come una divinità, nasce, a detta di Socrate, da Penia (miseria) e Poros (espediente).

Già dal suo concepimento porta in sé la dicotomia di due caratteri opposti e viene dunque confutata la sua natura divina. Egli è povero, perché non possiede ciò di cui desidera, ma è ricco, perché audace, coraggioso, astuto e capace di raggiungere ciò che vuole.

A Socrate viene poi chiesto se questo eros sia comune a tutti, la risposta è sì. Ogni uomo desidera e desiderando “stacca dalla totalità di Eros una determinata faccia” attribuendogli il nome della cosa desiderata.

Si può quindi concepire eros come la spinta, la forza, la “febbre” comune ad ognuno che muove l’uomo a raggiungere l’oggetto amato.

Come già detto si desidera ciò di cui si è privi, ovvero l’amante vuole colmare la mancanza della cosa amata. Il suo desiderio dunque è di completezza, completezza intesa come raggiungimento di una totale perfezione.

Ebbene intendendo eros come desiderio di perfezione è possibile ci siano diverse interpretazioni di questo stesso eros?

E se ce ne sono possono queste essere intese in modo negativo contrariamente a quanto Platone stesso sostiene?

Egli afferma infatti “in realtà non esiste altro oggetto d’eros umano al di fuori del bene” cioè non ci può essere altro oggetto di desiderio per l’uomo che il bene.

Eros 2 – Introduzione

Eros: attrazione gravitazionale universale

Ma inoltre è possibile elevare eros a legge universale? Ovvero, com’è spinta e motore per l’uomo, è possibile che lo sia per più e diversi elementi nel cosmo?

Dal Simposio leggiamo “(eros) colma lo spazio mediano fra gli estremi, così nel complesso sta unitario e saldo l’universo”. Perciò la sua stessa natura dialettica lo rende una sorta di legame per il creato?

Qualche secolo dopo, tra Cinquecento e Seicento, filosofi come Bruno o Spinoza recuperano una concezione della natura perduta da diverso tempo. Riscoprono cioè il suo lato vitalistico. Lo stesso Bruno la concepirà come la forza che anima le cose, che vive in noi e che possiamo ritrovare ovunque (egli in particolare la identificherà con la divinità).

A dimostrazione di tale teoria si può riprendere in considerazione la forza di attrazione gravitazionale che meglio esprime il concetto di eros come tensione verso qualcosa.

Questa appartiene alle quattro “Forze Fondamentali”, una sorta di forze primitive a cui si possono ricondurre tutte le forze esistenti in natura, come delle leggi universali grazie alla cui esistenza sono possibili i diversi livelli di aggregazione della materia esistenti.

Oltre alla Forza di Attrazione Gravitazionale esse sono: la forza elettromagnetica, la forza d’interazione nucleare forte e la forza d’interazione nucleare debole.

L’espressione della Forza Gravitazionale ci è data dalla legge di Newton, secondo la quale due corpi di massa m1 ed m2 si attirano con una forza direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza (d): F = G m1 m2 / d2.

G è la costante di gravitazione universale ed equivale a 6,67 × 10-11 N m2 Kg-2.

La Forza Gravitazionale è una forza additiva, perché più particelle si aggregano ad un corpo più cresce l’intensità dell’attrazione gravitazionale che il corpo esercita, dalla formula infatti si nota che la forza è direttamente proporzionale alle masse.

In secondo luogo ha un raggio d’azione molto lungo perché la sua intensità diminuisce in funzione solo del quadrato della distanza.

Per questi motivi la forza non è particolarmente apprezzabile in sistemi infinitesimali come gli atomi, dove è sì presente, ma non gioca un ruolo significativo data la minuscola massa di protoni e neutroni.

Eros 3 – Geografia astronomica

Ma è importantissima per fenomeni macroscopici, come i corpi celesti che nella loro massa contengono un numero enorme di atomi.

Infatti si devono a questa forza le diverse interazioni fra le sfere celesti, come ad esempio la rotazione dei pianeti intorno al Sole.

In particolare questa interazione fu definita già dal XVII secolo dall’astronomo e matematico Keplero, il quale formulò delle leggi a riguardo, che prendono proprio il suo nome.

La prima legge di Keplero afferma che:

I pianeti si muovono intorno al Sole su orbite ellittiche, di cui il Sole occupa uno dei fuochi.

Dunque le orbite dei pianeti non sono sferiche e il Sole non rappresenta il centro. La forma ellittica comporta che il pianeta assume distanze diverse dal Sole nel corso della sua rotazione, a tal proposito la posizione in cui il pianeta è più vicino al Sole viene chiamata perielio e al contrario il punto più lontano è l’afelio.

Seconda legge di Keplero:

Il raggio vettore che unisce il centro del pianeta al centro del Sole descrive aree uguali in tempi uguali.

Da questa legge ne consegue che la velocità di rivoluzione dei pianeti lungo la loro orbita non è costante, ma varia di giorno in giorno con la loro posizione. Infatti il pianeta più è lontano dal Sole più si muove lentamente, dunque la sua velocità minima sarà in afelio e quella massima nel perielio.

Eros 4 – Geografia astronomica

Terza legge di Keplero:

Il rapporto tra il quadrato dei tempi di rivoluzione dei pianeti (t) e il cubo della loro distanza media dal Sole (d) è costante.

t2 / d3 = k

Anche la terza legge dimostra come un pianeta si muova più lentamente se distante dal Sole infatti t2 = k d3.

A piccoli valori di d corrispondono bassi valori di t.

Le leggi di Keplero vennero poi spiegate e giustificate da Newton con la Forza di Gravitazione Universale sopra esposta, come si diceva quindi il moto dei pianeti è riconducibile ad essa.

La Forza di Gravitazione Universale inoltre gioca un ruolo fondamentale anche nella vita delle stelle. Essa infatti, insieme alle reazioni di fusione termonucleare, determina il processo della vita di una stella.

Le stelle sono sfere di massa enorme, sottoposte all’azione di una forza di gravità diretta sempre dalla superficie verso il centro.

Per effetto di tale forza, gli strati esterni esercitano una forte pressione sugli strati interni delle stelle, che tendono spontaneamente a contrarsi.

Questa forza però viene normalmente contrastata dai materiali presenti all’interno della stella. Quindi il collasso vero e proprio avviene solo in un particolare momento della vita del corpo celeste, cioè quando il nocciolo non produce più reazioni termonucleari sufficienti a mantenerne l’equilibrio.

Sembrerebbe quindi possibile intendere la Forza di Gravitazione Universale come un’espressione di Eros nell’intero cosmo e dimostrare l’indispensabilità per l’universo, e non solo per l’uomo, di questa tensione verso un altro ente.

Eros 5 – Geografia astronomica

Eros nel microscopico

Questa teoria è riscontrabile non solo nello studio degli astri, ma anche a livelli più microscopici, come ad esempio fra due cariche elettriche.

È singolare come la formula che esprime l’interazione tra due corpi celesti abbia una certa somiglianza con quella che esprime la forza che esiste tra due corpi elettricamente carichi.

Infatti questa si esprime con:

F = k q1 q2 / r2

Dove k è una costante di proporzionalità dipendente solo dal sistema di misura utilizzato. Equivale a 1/4πε0 ed è chiamata costante dielettrica del vuoto.

La relazione fu scoperta nel 1785 dallo scienziato Charles Augustin de Coulomb ed è nota come la legge di Coulomb, enuncia che: la forza (attrattiva, ma anche repulsiva) fra due cariche elettriche è direttamente proporzionale al prodotto delle cariche e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che le separa.

Nel Sistema Internazionale è assunta come grandezza elettrica fondamentale l’intensità di corrente, misurata in ampere, dalla quale si deduce il coulomb come unità di misura della carica elettrica.

La carica di 1 coulomb è quella carica che attira, o respinge a seconda del segno, un’altra ad essa uguale a 1 m di distanza nel vuoto, con una forza di 9 × 109 N.

Coulomb arrivò a tali conclusioni tramite diversi esperimenti effettuati con la bilancia di torsione.

Eros 6 – Fisica

Questo è un dispositivo costituito da un’asta sospesa ad un filo, libera di muoversi, alla quale è applicata una carica, ad esempio positiva. Nelle vicinanze è posta un’altra carica, dello stesso segno.

È possibile misurare la forza elettrica che interagisce tra le due cariche attraverso la forza elastica che mantiene in equilibrio la bilancia.

Coulomb operò prima con sferette di uguale carica, ripetendo l’esperimento ponendole a distanze diverse. Scoprì in particolare che la forza di interazione elettrica tra le cariche è inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

Poi ripeté l’esperimento mantenendo fissa la distanza, ma variando le cariche e prendendo in considerazione tutti i loro sottomultipli. In questo modo arrivò alla conclusione che a parità di distanza la forza è direttamente proporzionale a ciascuna delle due cariche e quindi al loro prodotto.

Dall’unione delle due esperienze si evince la formula sopra descritta.

Eros 7 – Fisica

Eros: tensione alla perfezione

Il particolare partecipa all’assoluto

Come sopra accennato, valutando la possibilità di una doppia interpretazione del concetto di eros, sicuramente una lettura positiva, analoga a quella di Platone, viene data da Johann Gottlieb Fichte, filosofo del XVIII secolo.

Questi, in “Dottrina della Scienza”, s’interroga su chi sia il Soggetto conoscente, ripercorrendo una genesi della coscienza empirica.

Propone un percorso partendo da tre principi:

Il primo riporta l’affermazione dell’Io, della coscienza pura. È lo stadio più astratto del pensiero, la fase in cui il pensiero pone sé stesso come attività pensante.

Contemporaneamente, secondo principio, questa attività originaria nel porre sé stesso, pone un Non-io, un suo opposto. Quindi dopo una fase iniziale in cui il pensiero pensa sé stesso, l’Io pone poi un oggetto da pensare.

Ma è soprattutto nel terzo principio che emerge l’io particolare.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 1 Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Eros, imperfetto desiderio di perfezione Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi