Anno scolastico 1999-2000
L’eroe romantico di fronte alla natura
Versione pessimista e ottimista della natura nel Romanticismo
A papà, mamma e Maurizio:
perché mi hanno dato tanto.
L’uomo si è sempre sentito inferiore rispetto alla natura che lo circonda. Ed è proprio nel corso dell’Ottocento che trova sfogo questo suo sentimento di “inferiorità” rispetto alla forza creativa e distruttiva della natura.
Attraverso questa tesina, ho cercato di analizzare i sentimenti, le inquietudini degli artisti romantici di fronte alla maestosità dell’ambiente ed alla sua forza, analizzando i loro testi e, a volte, anche le loro critiche. 2
“O natura santa! Io non so cosa mi avvenga quando alzo i miei occhi dinanzi alla tua bellezza, ma tutta la gioia del cielo è nelle lacrime che piango innanzi a te, come l’amante alla presenza dell’amata. Tutto il mio essere ammutolisce e si tende quando il soffio delicato dell’aria gioca sul mio petto. Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto, verso l’etere e in basso nel sacro mare ed è come se uno spirito affine mi aprisse le braccia, come se il dolore della solitudine si dissolvesse nella vita degli dei. Essere uno col tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo. Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne, dove il meriggio perde la calura e il tuono perde la sua voce; dove il mare ribollente somiglia all’ondeggiare di un campo di spighe.” Hölderlin “Iperione”
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Premessa storica
Il contesto storico del Romanticismo
Romanticismo
La parola Romanticismo, che nel Seicento era collegata al francese antico (romaunt, romanz) aveva assunto significati nuovi in Inghilterra e poi in Francia nel corso del Settecento, fino ad essere ritenuto un vero e proprio movimento letterario nel corso dell’Ottocento.
Il Romanticismo ha creato un senso nuovo della storia e della personalità, una nuova coscienza della libertà, dell’attività spirituale, ma soprattutto, una nuova idea di bellezza.
Romanticismo e storia
La caduta di Napoleone, il Trattato di Vienna, la Santa Alleanza, rimisero sul trono i vecchi regimi e diedero all’Austria il predominio sull’Italia.
In Italia, come in tutto il resto dell’Europa, erano mutati tanti aspetti e sorte nuove aspirazioni, maturate successivamente alla Rivoluzione Francese ed al governo di Napoleone.
Ma, ciò che nel resto d’Europa veniva chiamata “Rivoluzione Industriale” (spostamento dell’economia verso un’industria capitalistica), in Italia non aveva avuto ancora luogo, conservando le antiche tradizioni agricole e subendo una situazione assai complessa, infatti da un lato va sottolineato un lento progresso economico, e dall’altro una restaurazione politica; cosicché l’età della Restaurazione diventava quella del Risorgimento.
Contesto storico
Il contesto storico del Romanticismo si collocò in una situazione mista di Rivoluzione, Restaurazione e Risorgimento.
Il XIX° secolo è stato definito il secolo delle rivoluzioni “per la frequenza delle scosse rivoluzionarie che, con la stessa regolarità intermittente dei fenomeni sismici, ne punteggiano la storia”.
Mentre in Francia la Rivoluzione aveva aperto le porte ad una nuova visione del mondo, in Inghilterra cominciavano ad attuarsi quelle trasformazioni che portarono allo scoppio della Rivoluzione Industriale. 4
Lo storico inglese Hobsbawn nel descrivere la storia europea dal 1789 al 1848 ha parlato di duplici rivoluzioni che però possono ridursi ad una sola grande Rivoluzione: un evento contemporaneo al capitalismo industriale in economia; un cambiamento delle ideologie nazionaliste, democratiche, socialiste e liberistiche in politica.
Dal movimento risorgimentale si possono individuare due tendenze: una rivoluzionaria, che aveva preso vigore dalla grande rivoluzione contro l’antico regime, ed una conservatrice, che interpreta in modo originale alcune idee tipiche del Romanticismo e dello storicismo, strettamente legata alla riscoperta del proprio passato storico e in particolare medievale.
La società
Con l’industria cambia anche la società civile: essa è autonoma dallo stato, intesa come sfera dei rapporti socio-economici che basa la sua legge naturale nel principio della libera concorrenza.
Essa si evolve dividendosi in due classi: il proletariato (lavoratori salariati dell’agricoltura e dell’industria); la borghesia capitalistica (proprietari dei principali mezzi di produzione).
È la classe media il centro della vita dell’Ottocento, e il suo affermarsi costituisce un moltiplicarsi dei ceti collegati ai poli del dualismo di classe, come afferma il filosofo inglese John Stuart Mill che deplora la sottovalutazione, da parte dei critici, dei nuovi blocchi borghesi.
Come cambia la società, cambia anche il valore delle due principali ideologie politiche del XIX° secolo: liberalismo e democrazia.
Liberalismo e democrazia
Agli inizi del secolo i loro significati coincidevano con libertà ed uguaglianza ma, verso il 1830-1850, i due termini appaiono come sinonimi di suffragio universale ed estensione ai più diversi aspetti della vita sociale, dove la libertà (principio più assoluto) difende l’individuo contro ogni primato della ragion di Stato. La democrazia tenta di consentire a tutti un più vicino accesso allo stato anche grazie all’allargamento del suffragio elettorale, dapprima in Inghilterra, seppure questo processo di sviluppo fu lento e graduale, e poi nel resto d’Europa.
Socialismo
In opposizione al liberalismo nasce il socialismo che venne visto non solo come dottrina filosofica, politica e sociale, ma anche come formazione di un proletariato agricolo e industriale. Quest’ultimo si è fatto interprete delle preoccupazioni e delle rivendicazioni della classe operaia (movimento da intendersi come reazione contro l’individualismo liberale), contro il liberalismo i cui limiti sono da individuare nella libertà del singolo che andrebbe limitata e subordinata agli interessi del gruppo sociale.
Ma l’Ottocento non è stato solo un secolo di grandi trasformazioni, è stato anche il secolo della mondializzazione dei problemi grazie al nazionalismo.
Conseguenze
La nuova industria e l’unificazione hanno reso la società più progredita, ma occorre considerare anche le conseguenze negative che ne scaturirono. Nacquero infatti gravi problemi conseguenti al progresso economico: l’emigrazione, la penetrazione economica, la conquista coloniale e il conseguente sfruttamento minorile, delle donne e dei lavoratori scarsamente stipendiati.
Il proletariato agricolo e industriale si è dimostrato propugnatore dell’unità nazionale, fautore o avversario del liberalismo borghese, partecipe della restaurazione religiosa o anticlericale; esso portò ad una grande maturazione economica e sociale. 6
I. Il concetto filosofico della natura
Analisi dell’interpretazione di Spinoza, Kant, Goethe, Schelling, Hegel e Schopenauer
In questo ricco contesto storico hanno sfogo i pensieri dei maggiori letterati, filosofi, artisti romantici.
Sono al centro dello studio Romantico la polemica sull’io dell’uomo e la natura.
Quest’ultima è benigna, madre che ama l’uomo o è solamente portatrice di infelicità, egoista nei confronti dell’uomo?.
La ragione si era rivelata incapace di dare agli uomini la felicità, la pace e il ritorno allo stato di natura, pertanto il filosofo aveva cercato di trovare una causa alla sua felicità, alla sua tristezza e alle sue emozioni.
Così nacquero le accuse ribelli alla società e in particolare alla natura.
1. Il concetto di natura “... non c’è dato di sapere,
al mondo...
nulla di nulla...
dove afferrarsi, o natura infinita?”
, “ ”
Goethe Faust
Il concetto di natura rappresenta certamente uno dei grandi temi del Romanticismo specie di quello tedesco. Infatti l’amore e il fascino per la natura affondano le loro radici nel clima culturale dello Sturm und Drang e si alimentano della riscoperta del pensiero di Spinoza, costituiscono i dati più caratteristici del movimento.
Questo sentimento della natura si esprime anche in età romantica, in una nuova concezione complessiva di essa, che accomuna filosofi, poeti, uomini di scienza e che si definisce per antitesi nei confronti di quella emersa con la rivoluzione scientifica e teorizzata dalla natura.
Da Galileo in poi, la natura era stata prevalentemente considerata come un ordine oggettivo e come un insieme di relazioni fattuali legate tra di loro da cause efficienti e ciò aveva prodotto un rifiuto delle convinzioni rinascimentali del cosmo, e cioè un’interpretazione della natura come un sistema di materia in movimento retto da un insieme di leggi meccaniche. Ma i romantici pervengono ad una filosofia della natura organicistica, finalistica e spiritualistica. 7
L’uomo e la natura posseggono una medesima struttura spirituale, la quale autorizza un’interpretazione psicologica dei fenomeni fisici ed un’interpretazione fisica dei fenomeni psichici.
2. Naturphilosophie
Con il termine Naturphilosophie si intende abitualmente la filosofia romantica della natura, ossia quella corrente della cultura tedesca che, tra il XVIII ed il XIX secolo, si riappropriò dei temi e della tradizione vitalistica e panteistica diffusa soprattutto in Europa grazie a Giordano Bruno.
La Naturphilosophie si connette quindi alla tendenza antimeccanicistica della cultura tanto neoclassica quanto romantica che interpreta la natura come organismo vivo, «veste vivente della divinità» (Shelling), piuttosto che come un enorme e impersonale sistema di cause ed effetti.
I due modelli della scienza della natura furono il meccanicismo ed il dinamismo.
Il primo movimento interpreta l’universo come una teofania (manifestazione sensibile e matematica dove Dio è l’artefice del perfetto meccanismo deterministico dell’universo) e si connota così come ragione universale secondo un sentimento religioso di origine stoica.
Il dinamismo rifiuta di assegnare valore ontologico assoluto e dogmatico ai principali concetti della fisica meccanicistica.
Per la nuova sensibilità romantica e neoclassica che si afferma tra il 1790 e il 1800, il problema della concezione della natura ha quindi un valore esclusivamente epistemologico.
Essa coinvolge la possibilità, divenuta ora problematica, di rispondere anche in campo scientifico e filosofico al bisogno di un organicità tra natura e cultura.
Con la rivoluzione kantiana e fichtiana il valore puramente fenomenico, assegnato ai concetti meccanicistici, lascia aperto il problema di una nuova concezione sistematica della natura che soddisfi a sua volta le esigenze della nuova metafisica della ragione. Ma, contro la visione prosaica e meccanica della natura e della vita, viene delineato un nuovo concetto di natura. Essa, agli occhi dei fautori della Naturphilosofie, cessa di essere considerata un insieme di fenomeni pensati ed organizzati dalla conoscenza umana e si presenta come un potere autonomo di organizzazione ed evoluzione.
«La natura è una vita infinita che rappresenta l’espansione della stessa potenza originaria di Dio» (Johann Goltfried Herder).
La moderna scienza della natura aveva portato ad una despiritualizzazione del cosmo ed è proprio reagendo a tale concezione meccanicistica che i romantici ritenevano che la natura e l’uomo possedessero una medesima struttura spirituale. Risulta chiaro che il Romanticismo rappresenti un deciso mutamento di prospettiva rispetto alla tradizione illuminista, perché gli scienziati risultano delusi dalla natura oggettiva che spiega il mondo come un insieme di relazioni legate tra loro da cause efficienti; sorge un modo nuovo di concepire la natura.
Se ci ricolleghiamo da un lato ad un filone di pensiero vitalista e dinamicista, ad esempio a Leibniz e allo stesso Kant, e riprendiamo dall’altro la visione antico-rinascimentale della natura, i romantici, senza peraltro dimenticare le influenze di tipo mistico, propugnano un’immagine della natura basata su vari elementi:
- 1. L’organicismo: la natura è una totalità organizzata nella quale le parti vivono solo in funzione del tutto;
- 2. Il vitalismo: la natura è una forza dinamica, vivente ed animata;
- 3. Il finalismo: la natura è una realtà strutturata secondo determinati scopi, immanenti o trascendenti;
- 4. Lo spiritualismo: la natura è qualcosa di intrinsecamente spirituale, ossia uno “spirito in divenire”;
- 5. La struttura dialettica: la natura è organizzata secondo coppie di forze opposte, formate da un polo positivo ed uno negativo e costituenti delle unità dinamiche.
3. Spinoza
Il nome di Spinoza era collegato all’ateismo e così spinoziano era sinonimo di ateo.
Nel 1783 Jacobi, uno degli intellettuali che collegano la cultura illuminista all’universo romantico, pubblica le “Lettere sulla dottrina di Spinoza”; si tratta di un testo che ebbe un gran successo ed aprì un dibattito sullo spinozismo che si rivelò poi decisivo per rivalutare un filosofo che sembrava ormai destinato all’oblio.
I romantici vedevano nella cieca necessità del corso del mondo un segno estremamente forte della scissione tra l’uomo e la natura, tra la libertà morale a cui aspirano e la necessità naturale che il meccanicismo di stampo illuminista aveva reso celebre.
In Spinoza, al contrario, i romantici possono trovare un’interpretazione della natura di segno assai diverso e soprattutto un legame profondo tra l’uomo ed il mondo.
La conoscenza della natura che porta allo spinozismo mistico non è, infatti, un prodotto del sentimento, ma della razionalità: solo che la ragione non va contrapposta al sentimento, ma va vista nella sua profonda unità con esso. La natura va “sentita” intuitivamente come un atto di “intuizione razionale”. 9
4. Kant
Il testo che fornisce le basi teoretiche per la Naturphilosophie è lo scritto di Kant dedicato ai Principi Metafisici della Scienza della Natura (1786) che costituisce una rigorosa applicazione del metodo della costruzione e ripropone su diverse basi il dinamismo fisico.
Per Leibniz materia, spazio e movimento sono manifestazioni di un unico elemento originario che è la forza. Questo pensiero viene ripreso da Kant che presenta l’intera natura come energia dinamicamente protesa alla realizzazione di un fine interno. L’unità fondamentale della natura sta nel fenomeno del movimento, nella forza che si oppone al materialismo meccanicistico e Kant considera così la scienza della natura come “principio metafisico”.
Non esiste per Kant altra scienza della natura che quella matematica e il fenomismo si presta a una graduale trasformazione della Naturphilosophie dove i principi del dinamismo costituiscono occasione per un superamento della stessa concezione della natura.
5. Goethe
“Natura! Noi siamo da essa circondati e avvinti, senza poter da essa uscire e senza poter entrare in essa più profondamente.
Non invitati e non avvertiti, essa ci prende nel giro della sua danza e ci attrae nel vortice, finché stanchi, cadiamo nelle sue braccia […]
Pare che la natura tutto abbia indirizzato verso l’individualità, eppure non sa che farsene degli individui […]
Non conosce passato e futuro; il presente è la sua eternità.”
Questa è la posizione di Goethe di fronte alla natura. Egli è, infatti, ispirato dalla formula dell’uno-tutto di Hölderlin; quest’ultimo interpreta la natura come realtà organica.
La vita dell’uomo è la stessa vita della natura e Dio non è una entità personale distinta dal mondo, ma è tutt’uno con la vita del mondo. Quindi il ritorno alla natura, vagheggiato da Rousseau viene inteso come un ritorno alla propria profonda origine vitale. Sarà questa la base di tutta la filosofia di Goethe. 10
Egli rifiuta l’ipotesi estrema di una forza originaria della natura e i fenomeni sono la teoria stessa. La scienza della natura può essere indagata anche con il solo utilizzo degli strumenti fisiologico-percettivi di cui l'uomo è in possesso.
6. Shelling
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