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Il termine “alienazione” nella filosofia moderna

Dal significato originario di vendita o cessione di un bene è passata ad indicare nella filosofia recente uno stato spirituale di estraniazione, di smarrimento. Il concetto di alienazione deve la sua prima elaborazione filosofica approfondita a Hegel. Nella “Fenomenologia dello spirito” di Hegel l’alienazione si produce dalla divisione di un’unità originaria, ma questa unità non è più il popolo o la comunità, di cui parla Rousseau, bensì è l’Idea assoluta. L’idea, che è il Logos e Razionalità pura e Soggettività, si aliena, si fa “fuori di sé”, ponendosi o oggettivandosi come Natura. Il mondo naturale è un risultato della scissione dell’unità originaria, cioè dell’assoluto, il quale si divide perché, per realizzarsi come Spirito, ha bisogno di prender coscienza di sé e quindi perviene a se stessa, ossia oggettivarsi a se stesso e così conoscersi. Essendo strumento e mezzo di un processo positivo, l’alienazione, sebbene implichi scissione, opposizione e, perciò, negazione, ha conclusivamente per Hegel valore positivo.

Se il processo è globalmente favorevole quando lo si considera dal punto di vista dell’Idea, non altrettanto si può dire dell’intelletto umano. Prima che l’uomo arrivi ad adeguare la propria coscienza al processo dell’Idea e, quindi, ad innalzare il proprio punto di vista da quello soggettivo a quello dell’assoluto o del sapere filosofico, è inevitabile che egli sperimenti l’alienazione come infelicità. Hegel parla a questo proposito di “coscienza infelice”. Vivendo all’interno della scissione, senza sapere da dove essa origini, l’uomo si trova nello stato della più completa separazione: della separazione di sé dalla comunità sociale di cui è parte, nonché dalla separazione tra Io e mondo, tra soggetto e oggetto, tra intelletto e natura. Il superamento dell’alienazione coincide, per Hegel, con l’abbandono del punto di vista materialistico del senso comune e col passaggio alla filosofia e all’idealismo, il quale adegua finalmente la coscienza umana al processo stesso attraverso cui si sviluppa l’Idea.

Una concezione opposta dell’alienazione a quella di Hegel è offerta da Feuerbach, che individua il fenomeno dell’alienazione soprattutto nel campo della religione e, in particolare, col cristianesimo. Per Feuerbach, l’alienazione sorge dal fatto che l’uomo proietta e personifica inconsapevolmente nella figura di Dio tutti gli attributi e le qualità umane più alte, per adorarle poi come virtù e requisiti di questa potenza estranea, cioè Dio. Anche in questo caso si tratta di un processo di scissione: il Dio cristiano, che è Logos, Spirito e Ragione, è la ragione e lo spirito umano stesso, separato dall’uomo e trasformato in soggetto a sé. Da qui la citazione: “Dio è lo specchio dell’uomo”.

Karl Marx (1818-1883)

I presupposti del pensiero di Marx

  • Romanticismo: Marx attingerà sempre quello sfondo di idealità, di ardore nel combattere.
  • Hegel: da H. Marx attingerà la metodologia dialettica utilizzata come chiave di lettura della storia.
  • Sinistra hegeliana: attinge l’atteggiamento anti-religioso.
  • Feuerbach: forte influsso materialistico che spingerà Marx a confrontarsi con problemi economici.
  • Socialismo utopistico: Marx ne condivide l’ansia per il rinnovamento ma ne critica la linea non scientifica.
  • Economia classica: Marx studia economisti come Smith e Ricardo che, sebbene criticati, costituiranno la base della sua dottrina economica.
  • Positivismo: ricerca di un’oggettività scientifica. Sostiene la funzione pragmatica del pensiero che non si deve limitare ad osservare ma deve modificare la realtà.

Le critiche di Marx

Marx contro Hegel

Marx apprezza Hegel nel metodo che muove da determinazioni opposte, sebbene lo rimproveri poiché concettuali e non ricavabili dalla realtà. Marx critica il rovesciamento operato da Hegel: allo Stato si subordina la famiglia e la società civile. Marx accuserà Hegel di avere interpretato il mondo a rovescio.

Misticismo logico: dato che per Hegel essere e dover essere coincidono, vengono così razionalmente legittimate istituzioni esistenti. Più in generale Marx afferma che Hegel abbia invertito il soggetto e il predicato, il concreto con l’astratto, come quando afferma che non è il popolo a creare la costituzione ma che è quest’ultima a determinare il popolo. Marx afferma che per Hegel la realtà concreta diviene una manifestazione di quella astratta.

Marx contro la sinistra hegeliana

La ragione del suo attacco alla S.H. è che, secondo lui, questo movimento così rivoluzionario si è limitato a criticare ogni cosa. In sostanza la S.H. lotta contro le idee, non contro il mondo che le produce. La vera liberazione dell’uomo deve essere necessariamente non una filosofia ma un evento storico.

Marx contro il socialismo utopistico

Ad essi riconosce di aver accolto l’antagonismo tra classi ma di non aver saputo cogliere le radici storico-economiche del problema e di conseguenza di non aver saputo dare una soluzione al proletario per uscire dalla sua condizione.

Marx contro Feuerbach

Marx sostiene le tesi di F. “La religione è l’illusione che copre la realtà”. La base della critica marxiana è politica. “Gli esseri umani si alienano nella religione quando i rapporti economici classisti dell’esistenza reale impediscono la loro piena realizzazione umana”. Quindi per Marx il fenomeno religioso è qualcosa di serio e grave, specchio di un’umanità sofferente.

Marx contro gli economisti classici

Marx ha bisogno di una metodologia scientifica per avvicinare i problemi della società e questa metodologia è fornita dall’analisi economica. Gli economisti classici compiono determinati errori:

  • Considerano le leggi economiche al pari di leggi naturali, ma esse tali non sono, quindi né eterne né immutabili. Si trasformano queste quindi, se così intese, in una copertura ideologica della società capitalista.
  • Alla base dei rapporti economici non sussistono rapporti tra oggetti ma tra uomini.
  • Considerano la proprietà privata un fatto naturale, ma non è così, questa è il risultato del lavoro espropriato al proletario.

La base della dottrina marxiana: l’alienazione del lavoro

Secondo Marx l’uomo dovrebbe realizzare se stesso umanizzando la natura, ovvero rendendola, grazie al proprio lavoro, rispondente ai propri bisogni e necessità. Quindi il lavoro dovrebbe essere autorealizzazione ed ha anche un significato sociale poiché ricade sulla collettività. Ma il lavoro è divenuto alienato, l’uomo non lavora per realizzarsi ma per sopravvivere.

Cosa intende Marx per lavoro alienato

Dato che l’operaio non dispone dei mezzi di produzione e gli è tutto fornito dal capitalista, allora ne è dipendente ed inoltre il frutto del suo lavoro non gli appartiene; oltre a questo fatto, a causa della divisione del lavoro il prodotto non è frutto della creatività di chi lo produce, il lavoro stesso si disumanizza dato che è considerato merce di scambio, “forza lavoro” che il capitalista compra.

Le conseguenze del lavoro alienato

L’operaio non afferma se stesso producendo ma si nega, è come se l’operaio si estraniasse dalla propria essenza, si aliena, si sente al pari di un animale da soma a cui non resta che difendere la sua sussistenza. L’operaio si accorge che l’oggetto prodotto gli è estraneo, ostile; si capovolge il concetto di lavoro, non è l’uomo che col suo lavoro piega la natura ma si finisce col far prevalere gli oggetti sull’uomo. Il parere di Marx è che il lavoro è alienato a causa della proprietà privata e del salario. In questa visione Marx vede la storia come collegata al sistema hegeliano, la vede come “il teatro di un’alienazione e di un ritorno a sé dell’uomo”.

Materialismo storico e nascita delle ideologie

L’analisi dell’alienazione del lavoro mostra come la situazione economica abbia pesanti influenze antropologiche e sociali. Il materialismo storico è la tesi secondo la quale non è la coscienza a determinare la vita ma la vita a determinare la coscienza. Questo significa che le idee, tutta la produzione spirituale è l’eco delle condizioni di vita reali. Si distingue allora una sovrastruttura e una struttura. La base economico-produttiva funge da struttura, tutte le altre produzioni dello spirito, religione, ideologie, etc., sono la sovrastruttura. Non è quindi più possibile l’analisi di produzioni spirituali al di fuori del contesto storico reale. Nasce il concetto di totalità, insieme di struttura e sovrastruttura. Marx non specifica se il rapporto tra struttura e sovrastruttura sia di condizionamento o di determinazione, è da notarsi comunque che egli non nega l’importanza dei fenomeni culturali né tanto meno che essi possano avere un ritorno sugli avvenimenti storici, quindi sulla base materiale.

Materialismo dialettico

Marx inserisce tra la base materiale e l’ideologia la dialettica hegeliana. Col materialismo storico non aveva spiegato il motivo per cui talvolta le basi economico-materiali talvolta mutino. La risposta è che ogni momento storico contiene in sé alcune contraddizioni che lo portano a mutare, e il successivo mutamento, che Marx ritiene inevitabile, sarà l’avvento del comunismo. Il cuore della filosofia-politica di Marx sta nella continua lotta, dialettica, tra classi sociali.

La lotta di classe, cuore della storia

Nel Manifesto del partito comunista, Marx e Engels affermano che la storia altro non è stato se non lotta di classe. Il cuore del manifesto non è l’affermazione della lotta di classe, ma è la ricerca degli elementi su cui si basa in modo scientifico. Solo in questo modo diviene interessante un’analisi poiché, se basata su basi scientifiche, può prevedere lo sviluppo della lotta di classe, al limite… La lotta di classe è la chiave di ogni sviluppo storico: in ogni sistema produttivo si sviluppano progressivamente nuove forze che si mettono in conflitto con la classe dominante; al culmine della lotta ci sarà la rivoluzione che modificherà il vecchio sistema produttivo. Se ne deduce che la storia altro non è se non una “successione rivoluzionaria di modi di produzione”.

Il ruolo della borghesia

Anche la borghesia è un prodotto di questo fenomeno rivoluzionario a cui Marx addirittura riconosce un ruolo rivoluzionario per vari motivi:

  • Ha ridotto a rapporti di denaro i rapporti umani, non che Marx consideri ciò positivo, ma sicuramente un fattore di futuro sviluppo del proletariato.
  • La borghesia è in continuo movimento, in continua innovazione, cambiando continuamente i rapporti sociali e le mentalità.
  • Il vero merito è stato quello di mettere a nudo la realtà dei rapporti basati sullo sfruttamento.
  • In ultimo luogo la B. ha dato alla produzione un carattere universale.

L’emergere del proletariato

Il proletariato costituisce il prodotto e la condizione di esistenza stessa del capitalismo. Per Marx la lotta avviene per tappe successive:

  • Dapprima qualche proletario contro qualche borghese.
  • Poi segue una fase di subordinazione del proletario.
  • Infine i proletari prendono coscienza della loro forza e formano una sola classe rivoluzionaria.

La rivoluzione diviene “scientifica”: il Capitale

Il Capitale consiste nell’analisi scientifica dei processi strutturali propri dell’economia borghese. È importante sottolineare come il Capitale non sia un testo solo economico e non potrebbe esserlo, come già spiegato, per il principio di totalità, struttura legata a sovrastruttura.

Legami tra merce, valore e lavoro

Si dà, nel sistema capitalista, massima importanza alla produzione delle merci, alle quali si può attribuire un duplice valore: un valore d’uso, che consiste nella capacità della merce di soddisfare un bisogno, ed un valore di scambio, valore della merce in rapporto ad un’altra. Come attribuire tale valore? “Il valore di scambio di una merce dipende dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrla”. Questo non equivale al suo prezzo dato che agiscono altre variabili, domanda, offerta, etc.

La teoria del plusvalore

Il sistema capitalista non produce per il consumo ma per l’accumulazione di denaro. Secondo la schematizzazione D – M – D’ con D’ > D, una certa somma è spesa per comprare merce, forza lavoro, materie, macchine; si ottiene un prodotto che, venduto, procura al capitalista una quantità di denaro superiore. Ma da dove deriva il plusvalore? Il plusvalore non può dipendere dallo scambio, non dal denaro che è solo il mezzo di scambio, allora deve necessariamente dipendere dal processo produttivo. Il valore di scambio della forza-lavoro dell’operaio è dato dal valore dei beni che servono a mantenere integra tale forza-lavoro, ovvero la casa, il cibo, etc. Il plusvalore si determina perché la somma pagata dal capitalista è inferiore al valore delle merci prodotte. Il plusvalore è dunque l’effetto del pluslavoro fornito dall’operaio a vantaggio del capitalista.

Plusvalore, profitto e reinvestimento

Si può ottenere il plusvalore o aumentando la durata della giornata lavorativa o diminuendo le ore necessarie a produrre la quantità di merce equivalente al valore di scambio della forza-lavoro. È da sottolinearsi che il plusvalore non è il profitto del capitalista poiché egli ha dei costi fissi; tra questi reinveste incrementando il circolo D – M – D’ e annientando i suoi concorrenti capitalisti.

Dalla rivoluzione alla dittatura del proletariato

In quale modo si sarebbe dovuta attuare la società comunista non fu chiarito da Marx che, con molto realismo, sostenne che non c’è un modo univoco per ogni situazione storico-sociale, ma il problema più importante era sull’uso della violenza nella rivoluzione. Gli obiettivi della rivoluzione erano abbattere lo Stato borghese e le sue istituzioni; iniziare la fase di dittatura del proletariato.

Su come sarebbe stata la società comunista Marx non si volle pronunciare, limitandosi a descrivere il nuovo mondo come il superamento della proprietà e della dimensione dell’avere. Un mondo a misura d’uomo in cui si terrà debito conto dei bisogni e delle capacità di ciascuno.

Movimenti della Terra: rotazione e rivoluzione

Rotazione terrestre

Movimento che la Terra compie attorno al proprio asse, muovendosi da Ovest verso Est in senso antiorario, per un osservatore posto in direzione del Polo Nord: questo movimento è detto diretto.

Poiché ogni punto della Terra compie in un giorno una rotazione completa di 360°, la sua velocità angolare sarà identica a tutte le latitudini.

La sua velocità lineare, distanza percorsa da un punto nell'unità di tempo, invece decresce al crescere della latitudine, ma cresce con l’altitudine, perché i punti più distanti dall’asse di rotazione si spostano più velocemente: essa è massima all’equatore, circa 460 m/s, e nulla ai poli.

L’asse di rotazione è un asse immaginario che è perpendicolare all’equatore, ed è inclinato di 66°33’ rispetto al piano dell’orbita terrestre attorno al Sole, che prende il nome di eclittica.

Una rotazione completa richiede circa 24 ore, e questo periodo è detto giorno.

Tutto sul nostro pianeta partecipa a questo movimento, compresa l’atmosfera, quindi qualunque osservatore che si trovi sulla Terra non può apprezzarlo, anche se all’equatore la velocità di rotazione raggiunge gli 1668 km/ora!

Perciò, anche se in passato molti avevano intuito che la Terra non fosse immobile, le prime prove della rotazione risalgono al XVIII e al XIV secolo.

Prove della rotazione

Prove indirette, osservazionali: sono solo indicative del fenomeno, che non riescono a dimostrare.

1. Analogia con gli altri pianeti

Tutti i pianeti del Sistema Solare ruotano nello stesso verso della Terra, moto diretto, tranne Venere ed Urano che ruotano in senso opposto.

2. Rigonfiamento equatoriale

La Terra possiede un rigonfiamento equatoriale, formatosi proprio a causa del suo moto di rotazione quando il nostro pianeta era ancora caldo e fluido.

Prove dirette: sono anche quantitative, cioè riescono a misurare l’entità del fenomeno.

1. Esperienza di Guglielmini

Nel 1791 il fisico e astronomo G. B. Guglielmini fece un esperimento lanciando dalla Torre degli Asinelli di Bologna dei corpi: partendo da un’altezza di 100 m, essi cadevano spostati verso est di 17 mm rispetto alla posizione che avrebbero assunto se fossero caduti verticalmente.

Questo accade perché qualsiasi corpo posto sulla Terra partecipa al suo moto di rotazione, e finisce per essere trascinato da ovest verso est con una velocità lineare tanto maggiore quanto più in alto esso si trova.

Perciò un corpo che si trovi fermo sulla sommità della torre ruota da ovest verso est più velocemente di uno che si trovi alla base. Quando il corpo cade, tende a mantenere costante la sua velocità di rotazione iniziale, legge d’inerzia.

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Sintesi

Sintesi tesina sull'alienazione

In questa tesina viene analizzata l'alienazione attraverso un percorso multidisciplinare. In italiano viene presentata l'opera di Luigi Pirandello, "I Quaderni di Serafino Gubbio operatore", in ambito storico invece vengono ripercorsi due periodi storici fondamentali per l'uomo: la Seconda Rivoluzione industriale e l'ambito storico sociale in cui si afferma il concetto di società di massa. In ambito filosofico viene presentato il pensiero filosofico di Karl Marx che descrive il concetto di alienazione originale.

La tesina sull'alienazione inoltre abbraccia anche altre discipline, come per esempio la letteratura latina, con la descrizione della figura del sapiens presente nel pensiero dello scrittore classico latino Seneca; in inglese invece viene presa in esame l'opera di Dickens, "Hard Times". Altri argomenti che vengono presentati sono invece quelli della rotazione e della rivoluzione della Terra nell'ambito del pensiero scientifico di Galileo Galilei, il quale portò avanti degli studi rivoluzionari.

In Fisica vengono invece enunciate le leggi di Keplero e infine in Arte viene riportata la descrizione dell'opera pittorica realizzata da Edward Munch, "La passeggiata".

Collegamenti

Tesina sull'alienazione

  • Italiano: Pirandello, i Quaderni di Serafino Gubbio operatore.
  • Storia: La società di massa e la Seconda Rivoluzione industriale.
  • Filosofia: Marx e l'alienazione originale.
  • Latino: Seneca, la figura del sapiens.
  • Inglese: Dickens e Hard times.
  • Scienze: Galileo, la rotazione e la rivoluzione della terra.
  • Fisica: Le leggi di Keplero.
  • Arte: Munch, La passeggiata.
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