Dualismo
Che senso avrebbe un io senza un non-io?
Un soggetto senza oggetto?
Un’attività senza un ostacolo?
Un positivo senza un negativo?
“(…) Provatevi a pensare qualunque atto mentale, senza opposizione, senza critica, senza riflessione su se stesso: esso è destinato a esaurirsi e a disperdersi. La natura del nostro spirito è tale, che ogni dire esige un contraddire, ogni tesi suscita un’antitesi, non come punto di arresto (…), ma come un limite fecondo che fa fermentare gli elementi vivi della tesi, permeandoli di sé. Di modo che la sintesi tra tesi e antitesi, (…) non è la pura e semplice ripetizione della tesi iniziale, ma è la riaffermazione di essa, arricchita e rafforzata dal superamento dell’antitesi (…). Dovunque lo spirito si attua, esso vive di opposizione e di lotta (…). La sintesi è un atto di limitazione che non può pareggiare l’attività infinita da cui il moto si alimenta. Di qui nasce nello spirito un vitale scontento delle soluzioni volta a volta conseguite, dei risultati del lavoro già compiuto, che è sprone a nuove ricerche e a nuovi cimenti. Se non si dà questa insoddisfazione, se l’opera compiuta pareggia in tutto l’energia dell’autore, allora è la morte. Ma la morte stessa non sta che per l’individuo, che è una sintesi sempre in qualche modo limitata dell’attività totale dello spirito; ma l’umanità sorpassa le sue incarnazioni particolari ed esprime nell’infinità della sua vita l’infinità dell’energia spirituale che la suscita (…)”
(Da un passo dello storico idealista Guido De Ruggiero).
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Dualismo, dal latino dualem – “doppio” –.
È la situazione per cui un determinato stato di cose si trova ad oscillare tra due principi opposti senza poter raggiungere un equilibrio.
È importante dire che il dualismo è una concezione filosofica e teologica che, a differenza del monismo, per cui la realtà è costituita da un’unica sostanza, sostiene che la realtà sia costituita da due sostanze fondamentali, ontologicamente separate ed incapaci di interagire l’una con l’altra.
Nella filosofia della mente, il dualismo più dibattuto è quello concernente il rapporto mente-corpo: se mente e corpo sono completamente separati e non possono interagire fra loro, come possiamo spiegare la gran moltitudine dei fenomeni di cui abbiamo esperienza nella vita di tutti i giorni?
Esempi che ammettono che mente e corpo interagiscono fra loro possono essere:
- Nel sonno, la mente sogna.
- La mia volontà muove il corpo.
- La mente sembra essere cosciente del corpo e, tramite esso, percepisce gli oggetti.
Il dualismo più famoso nell’antichità è stato quello teologico della religione universale manichea, che spiegava la compresenza tra il dio della luce (Ormuzd) e il dio delle tenebre (Ahrimann), pur prevedendo il finale riassorbimento delle tenebre da parte della luce.
Il dualismo artistico, invece, intende essere una voce contro la superficialità, una voce della visione più completa e consapevole possibile sia degli uomini, sia delle cose, sia dei fatti.
Per questo l’invito rivolto da tale movimento artistico è quello di porsi sempre una domanda: qual è l’altro suo aspetto, che cosa c’è dietro?
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Dualismo è anche il motivo immancabile quando si parla di sentimento e razionalità. Essi sono perennemente in conflitto e, quando non riescono a raggiungere un punto d’accordo, ha origine quel conflitto interiore che è di difficile soluzione, data la profonda diversità degli elementi contrapposti – come troviamo nel romanzo “Fosca” di U. Tarchetti.
Dualismo è perciò sinonimo di antagonismo e comunemente di opposizione irriducibile anche se, come cercherò di mostrare nella mia “tesi”, la sintesi fra due opposti è possibile.
Per far ciò mi “servirò” di particolari autori, pittori, scultori.
Ma non saranno solo questi i miei “aiutanti”, in quanto ricorrerò alla fisica e ad una particolare comunità dove il progetto “utopico” di sintesi di due opposti è divenuto realtà.
Perché ho scelto questo tema?… Beh… perché reputo assolutamente necessaria l’esistenza dei contrasti e il possibile tentativo di una sintesi fra loro come accrescimento, sia a livello personale che a livello universale.
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Ciò che reputo possa rappresentare al meglio il tema del “dualismo” è la poesia di Arrigo Boito che apre “Il libro dei versi” intitolata, appunto, “Dualismo”, la quale mostra il contrasto tra le aspirazioni e la realtà e si chiude invece nell’amaro disinganno di aver vissuto inutilmente.
La poesia, incentrata su un sistema di opposizioni destinate a rappresentare la scissione e l’ambiguità della natura umana, angelica e demoniaca, ne ripropone il dualismo attraverso numerose antitesi: luce/ombra, virtù/peccato, angelo/demone, orazione/bestemmia, sorriso/angoscia, Arte eterea/Arte reproba.
Son luce ed ombra; angelica
Farfalla o verme immondo
Sono un caduto cherubo
Dannato a errar sul mondo,
o un demone che sale,
affaticando l’ale,
verso un lontano ciel.
(…..)
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Questa è la vita! L’ebete
vita che c’innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un’ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s’accheta più!
(……)
In “Dualismo” è bene esplicitata la tendenza dell’autore di stagliarsi in un pericoloso equilibrio tra i due poli del dualismo: effettuare una sintesi o piuttosto una “vivente antitesi” senza conciliazione perché sempre combattuta nella quale ha nascita il genio poetico.
A. Boito è considerato la figura centrale nel movimento della Scapigliatura a cui appartiene e questa poesia, invece, il manifesto delle irrequietudini degli scapigliati.
Tale movimento ebbe il suo centro a Milano e si sviluppò negli anni ’70 e ’80. Nella letteratura, in quanto il movimento interessò anche l’arte e la musica, i temi fondamentali riguardarono la descrizione di ambienti squallidi, degradazioni, luoghi di peccato, deformità e bruttezza (“Fosca” di Tarchetti), il dualismo dell’animo umano scisso tra vocazione angelica e spinta alla degradazione satanica (“Dualismo” di A. Boito) ….
Protagonisti sono Cletto Arrighi, Arrigo Boito, Emilio Praga, Igino Ugo Tarchetti.
Caratteristica fondamentale che accomuna tutti gli scapigliati è il sentimento di ribellione, diffusosi dopo il processo di modernizzazione post-unitario, e di disprezzo radicale verso le norme morali e le comuni convinzioni.
Se A. Boito assume un ruolo centrale in tale movimento e la sua poesia “Dualismo” rappresenta il manifesto della scapigliatura, un ruolo altrettanto importante è occupato da Igino Ugo Tarchetti e il suo romanzo “Fosca”.
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Nasce nel 1839 a San Salvatore Monferrato, in Piemonte. Entrato nel commissariato militare, fu trasferito nel Meridione negli anni della lotta al brigantaggio.
Nel 1864 si stabilì a Milano, dove partecipò alla vita degli ambienti letterari e fu accolto nel salotto della contessa Maffei.
La sua vita fu tormentata da costanti difficoltà economiche che egli cercò di alleviare collaborando con giornali e riviste.
Morì di tifo a Milano nel 1869, ad appena trent’anni.
L’autore in questo romanzo, da un lato pone l’attenzione sulla dimensione extrasensoriale che costella la realtà dei propri arcani; dall’altro si occupa del tema del “dualismo” sia come condizione interiore, sia come confronto tra figure opposte.
I personaggi sono dotati di una profonda ambivalenza interiore, oscillante fra categoria di contrari, amore/distruzione, attrazione/repulsione.
In “Fosca” è molto forte la componente autobiografica del poeta: Tarchetti nel novembre del 1865 conobbe una certa Carolina o Angiolina, malata, epilettica, prossima alla morte, orribilmente brutta.
La figura di questa ragazza di Parma e la tormentata relazione confluiranno nel romanzo.
Giorgio, il protagonista, come il poeta, è un militare e Fosca, come Carolina, è epilettica ed isterica, simbolo palese della malattia e della morte, corrispettivo femminile dello scrittore, malato di tisi, come lei tormentata dal bisogno ossessivo d’amare ed essere amata.
Nucleo del romanzo è proprio questo folle desiderio, causa di sofferenza fisica e morale che li condurrà alla distruzione: lui al collasso nervoso, lei alla tomba.
Oltre alla storia del folle sentimento di Fosca, viene narrata la vicenda di Giorgio che ama, ed è amato da un’altra donna, Clara, sposata e dalla quale deve separarsi a causa del proprio trasferimento.
Clara, nella vicenda biografica di Tarchetti, corrisponde nella realtà alla signora milanese, sua amante con cui il poeta vive l’idillio d’amore.
Clara e Fosca sono due figure in antitesi: già i nomi delle due donne sono espressione del tema del dualismo presente nella letteratura scapigliata.
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Entrambe hanno venticinque anni ma sono l’una l’opposto dell’altra, il sogno e la realtà, la vita e la morte.
Clara, bella e fiorente, simboleggia Eros (amore), la rinascita dei sogni, delle illusioni, della speranza, della salute.
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