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Le donne si raccontano: il punto di vista femminile dall’età antica al “secolo breve”

Liceo classico “E. Duni”

III E

Candidata: Loredana Padula

Anno scolastico 2007-2008

L’evoluzione femminile nella società e

Premessa:

nella cultura

[pag. 3]

Saffo (VII secolo a.C.)

  • Letteratura greca

[pag. 4]

Sibilla Aleramo (1876-1960)

  • Letteratura italiana

[pag. 5]

Simone de Beauvoir (1908-1986)

  • Filosofia

[pag. 7]

Tamara De Lempicka (1898-1980)

  • Storia dell’arte

[pag. 9]

Conclusione [pag. 11]

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Premessa:

L

a donna occidentale, in passato, è sempre stata subordinata all’uomo e si è evoluta in una società misogina dove era solo l’uomo a coprire un ruolo attivo e privilegiato.

Già nell’epoca romana imperiale apprendiamo dalle satire di Giovenale, che il ritratto della donna appare quello di un’ingannatrice, malvagia e padrona. Non è un caso, quindi, che della letteratura latina non siano pervenuti nomi femminili se non quello di Sulpicia, probabile emittente di alcune elegie

Corpus Tibullianum.

appartenenti al

Nel Medioevo la figura femminile cambiò grazie all’influenza della Chiesa. E’ il periodo in cui si diffonde, soprattutto fra i poeti del dolce stil novo, l’immagine della donna-angelo. Ricordiamo, ad esempio, che è proprio una donna, Beatrice, allegoria della virtù teologica, a guidare Dante nella terza cantica della Divina Commedia per portare a compimento il viaggio profetico del poeta.

Nei secoli successivi, la figura femminile crebbe d’importanza nel campo letterario, ma il suo ruolo sociale continuava ad essere sottovalutato; infatti, alle donne non era ancora permesso di esprimersi liberamente nel campo dell’arte e della cultura.

Nella seconda metà dell’Ottocento la concezione della donna

femme fatale

apparve distinta in e donna salvifica.

Solamente nel ’900 la situazione ebbe un risvolto positivo: è il periodo in cui si parla di donna in movimento grazie alla creazione delle prime associazioni e organizzazioni femminili volte a combattere le discriminazioni di quella società misogina che le opprimeva.

L’emancipazione femminile ha avuto il suo culmine nel 1968, anno in cui milioni di donne accorsero in piazza per reclamare la parità di diritti e doveri tra i due sessi.

Durante questo lungo percorso, le donne sono sempre state rappresentate e raccontate per bocca degli uomini. In realtà, pur

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restando semplice ombra della figura maschile, alcune donne hanno dato voce ai propri pensieri per “raccontarsi”.

L

a più antica voce poetica femminile,

di cui

L si ha notizia nell’antichità, appartiene a Saffo. La poetessa greca nacque a Ereso, sull’isola di Lesbo, intorno alla seconda metà del VII secolo a.C. Passò la sua vita a Mitilene, il centro più importante dell’isola, dove conobbe e sposò Cercila di Andro (il nome parlante allude alla virilità). Le fonti antiche, poi, parlano di un periodo di esilio in Sicilia, dovuto probabilmente al coinvolgimento della sua famiglia in vicende politiche turbolente.

Dalle stesse fonti si apprendono notizie sull’aspetto fisico di Saffo, descritta come piccola di statura e scura di pelle,

cliché

anche se probabilmente questo non è altro che un letterario alludente al binomio bruttezza esteriore - bellezza interiore.

Notizia incerta ricopre anche la morte della poetessa che secondo la leggenda si è precipitata dalla rupe Leucade in seguito a un amore non corrisposto per il giovane marinaio Faone. Saffo fu la massima esponente della lirica eolica definita poesia melica, sviluppatasi a Lesbo e le cui composizioni erano cantate dai poeti stessi con l’accompagnamento della lira.

La sua poesia rispondeva alle esigenze di una comunità femminile, il tiaso, che la poetessa

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stessa dirigeva. Questa comunità, composta da ragazze aristocratiche, aveva soprattutto finalità religiose. Il compito di Saffo, al suo interno, era di educare le allieve, in età da marito, a un comportamento consono per il costume di quel tempo: era qui che le fanciulle venivano preparate a sostenere il ruolo futuro di moglie e madre di un cittadino.

A quanto pare, però, il legame tra Saffo e le sue allieve non era solo di natura spirituale. Simbolo di questo era il culto per Afrodite, dea femminile dell’amore, venerata soprattutto per la sua sensualità erotica. L’amore per Saffo era una “dolceamara invincibile belva”, una gioia sensuale che generava tormento a causa della precarietà della sua durata; per questo motivo insegnava alle sue ragazze l’arte di vivere attraverso le leggi dell’amore puro, la raffinatezza, la capacità di sedurre e l’eleganza dell’espressione.

A suo parere chi non apprendeva l’arte retorica non solo era escluso dalla società, ma perdeva anche la propria identità personale. E questo Saffo, in quanto donna, lo sapeva bene.

Ai suoi tempi la figura femminile s'identificava solo con quella di madre e moglie destinata a occuparsi della casa e dei figli, senza libertà di partecipazione alla vita politica e sociale della città. Le donne erano prive di cultura e non è un caso che le ragazze del tiaso apprendano solo le regole per essere una moglie fedele e una madre affettuosa mettendo da parte dottrine come la filosofia o l'oratoria.

Saffo è la prima poetessa che mette in luce la condizione delle donne da un punto di vista femminile. Forse è per questo motivo che sulla sua figura ci sono state diverse interpretazioni: ci è giunta soprattutto l'immagine di un'educatrice talmente legata alle sue allieve da innamorarsi di loro e da assumere atteggiamenti che potremmo considerare pre-femministi.

Saffo è il primo esempio di donna di cultura che contro il pensiero arcaico portò in alto l'importanza del ruolo femminile nella società.

Armata di saggezza e di esperienza cercò di insegnare alle sue allieve ciò che lei ormai conosceva bene: a nulla serve soffrire per amore, soprattutto se dall'altra parte c'è un uomo interessato solo all'onore e alla virtù.

Dopo Saffo non abbiamo altri nomi di poetesse greche interessate all’esaltazione della figura femminile.

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