Estratto del documento

L.S.S. G. Keplero Frida Khalo

Ilaria Castracane V C

Carla Capponi

Virginia Woolf Hannah Arendt

Donna: il sesso debole?

Henrietta Leavitt

Marie Curie Sophie Germain

Rita Levi Montalcini

La donna dal punto di vista di un uomo

Freud e l’enigma donna

Filosofica

Siamo vittime “Io ed Annie”

della nostra (Woody Allen)

biologia?

Differenze La satira di

VI

strutturali del Giovenale

La donna che morale

cervello

femminile e racconta se stessa

maschile “Un’altra donna”

BIOLOGICA (Woody Allen)

“A room

Virginia Woolf

of one’s own”

Sociale storie

Discriminazione

Fattore di crescita NGF

Rita Levi Montalcini forza

Successo Carla Capponi

La radioattività le donne e la

L’arte che resistenza

Marie Curie vince la

Sofferenza

Frida Khalo

La matematica

Sophie Germain

Relazione periodo-luminosità delle

Cefeidi

Henrietta Leavitt Indice

Introduzione pag. 1

Discriminazione

Biologica: Siamo vittime della nostra biologia? pag. 3

Freud e l’enigma donna

Filosofica: pag. 4

Morale: La satira VI di Giovenale pag. 5

Virginia Woolf “A room of one’s own”

Sociale: pag. 7

Storie “Un’altra donna” Wood Allen

La donna che racconta se stessa: pag. 8

La donna dal punto di vista di un uomo: “Io e Annie” Woody Allen pag. 10

Forza

Le donne e la Resistenza: Carla Capponi pag. 12

Le donne contro il totalitarismo: Hannah Arendt pag. 15

Successo

L’arte che vince la sofferenza: Frida Khalo pag. 17

La matematica: Sophie Germain pag. 20

–

Relazione periodo luminosità delle cefeidi: Henrietta Leavitt pag. 22

La radioattività: Marie Curie pag. 24

Fattore di crescita NGF: Rita Levi Montalcini pag. 27

Bibliografia pag. 29 0

La donna, la società, la scienza

i campi della conoscenza è contrassegnata da un’esclusione sociale

La storia delle donne in tutti

che risale a tempi molto antichi. Nel corso dei secoli le donne hanno contribuito enormemente allo

sviluppo scientifico, ma si sono dovute impegnare più dei colleghi maschi e sono state costrette a

superare gli innumerevoli ostacoli imposti dai preconcetti sul ruolo della donna nella società.

era impedito l’accesso all’istruzione e le uniche discipline in cui

Infatti, anticamente alle donne

ottennero qualche visibilità furono la poesia, la scrittura e la pittura, ritenute adatte alla

femminilità. Mentre nelle discipline scientifiche dove era richiesta una preparazione di base

specifica e inaccessibile al mondo femminile fu difficile e a volte impossibile ottenere risultati

solo nel 1874 fu permesso alle donne l’accesso ai licei e alle università, ma solo

visibili. In Italia all’inizio del 1900 lo Stato italiano tendeva,

poche usufruirono di questa possibilità. Infatti,

ancora, ad associare la donna alla casa come se ciò fosse la sua sola sede naturale. Negli stessi

un’enciclica

anni anche il mondo cattolico con papale sostenne lo stesso pregiudizio:

“Certi lavori non si confanno alle donne, fatte da natura per i lavori domestici, i quali

grandemente proteggono l’onestà del debole sesso”.

In ambito internazionale, alla fine del 1700 e nel corso del 1800, alcune donne dotate di grande

preparazione e tenacia, riuscirono a frequentare le facoltà scientifiche, affrontando e superando le

ostilità e la diffidenza degli ambienti maschili, a inserirsi e affermarsi come importanti scienziate.

Tra queste possiamo ricordare:

  • La matematica Marie Sophie Germain (1776-1831)
  • La fisica Marie Sklodowska Curie (1867-1934)
  • L’astrofisica Henrietta Swan Leavitt (1868-1921)
  • La scienziata Rita Levi Montalcini (1909)

Anche per migliorare e far riconoscere la sua posizione nella società, come individuo autonomo e

pensante, la donna dovette intraprendere dure battaglie. Fino al XIX secolo, infatti, questa era

subordinata al capofamiglia, padre o marito, e non poteva amministrare il proprio patrimonio

ricevuto in eredità o in dote, né concludere affari senza il loro consenso, né poteva ricoprire

cariche pubbliche.

Il Codice Napoleonico del 1804, ampliò i diritti delle donne, venne permesso loro di mantenere il

proprio cognome anche in caso di matrimonio, di esercitare attività commerciali e di ricevere lo

stesso trattamento dei figli maschi nelle questioni ereditarie. Nonostante tale cambiamento non

a rimanere sotto la tutela dell’uomo.

venne eliminata la situazione di inferiorità, la donna continuò

Per questo motivo, durante la Rivoluzione francese, seguendo le idee di libertà e eguaglianza, le

donne cominciarono ad organizzarsi in gruppi per rivendicare la propria emancipazione del loro

sesso. Dalla metà dell’Ottocento questa azione divenne organizzata e di massa e si cominciò a

parlare di “femminismo”. A partire dai paesi anglosassoni, movimenti guidati e formati da donne

reclamavano la piena parificazione giuridica, il diritto al voto, la possibilità di frequentare tutti i

tipi e livelli di scuola e di accedere alle professioni riservate, sino ad allora, solo ai maschi.

L’inizio dell’azione femminista venne da donne appartenenti alla borghesia con un buon livello

e radicali, ma alla fine dell’Ottocento le idee di

culturale e legate ai movimenti politici democratici

emancipazione penetrarono anche nel mondo delle lavoratrici, le quali rivendicavano la parità di

retribuzione a parità di lavoro. La prima conquista si ebbe negli Stati Uniti, dalle donne del

territorio del Wyoming che nel 1869 ottennero il diritto di voto nelle elezioni politiche, solo nel

tutte le donne statunitensi. In Inghilterra “le suffragette”

1920 fu esteso a (militanti femministe)

l’anno dopo

riuscirono ad ottenere tale diritto nel 1918, seguite dalla Germania e da altri stati

Europei. In Francia e in Italia questo diritto fu riconosciuto solo nel 1945, dopo la seconda guerra.

mondiale, grazie anche al contributo dato dalle donne durante il conflitto, che hanno dimostrato,

contrariamente a ciò che la società imponeva, grande coraggio fisico, resistenza psichica, capacità

di controllo, efficienza in situazioni e campi ignoti e cognizione del problema politico. A questo

è importante ricordare l’impegno di

proposito:

  • Carla Capponi (1918-2000)
  • Hannah Arendt (1906-1975)

Con l’entrata in vigore della Costituzione Italiana (1 gennaio 1948), la donna vide finalmente

riconosciuti i propri diritti, almeno sulla carta, infatti, alcuni articoli in essa contenuti sanciscono

che: Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di

sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando,

di fatto, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana

e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del

Paese. Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al

lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione

familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Art. 51.

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche

elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la

Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

Per rendere operanti questi articoli nel 1984 venne istituita, dalla Presidenza del Consiglio dei

Ministri, la Commissione Nazionale per le pari opportunità, formata da trenta donne in

rappresentanza di associazioni e movimenti. Nel 1995 nacque il Dipartimento per le pari

opportunità che assiste il ministro eletto, presso la Presidenza del Consiglio, in questa legislatura

il ministro è l’On. Maria Rosaria Carfagna. Nel 1983 si formò il Comitato Nazionale di parità

presso il Ministero del Lavoro quale organo consultivo a supporto dell’azione del Presidente del

Consiglio, con il compito di rimuovere le discriminazioni e gli ostacoli alla parità. Nel corso di

funzione di rappresentanza e

questo decennio, le Commissioni hanno svolto un’importante

promozione delle politiche a favore delle donne. Tanto è stato raggiunto ma tanto rimane ancora

da fare, la donna è ora un essere indipendente ma l’eguaglianza tra i due sessi non è ancora totale,

alcuni preconcetti sono radicati nella cultura troppo profondamente e in alcune parti del mondo la

donna è ancora soggetta a forti discriminazioni.

Discriminazione

Biologica

Siamo vittime della nostra biologia?

Il cervello a seconda del sesso reagisce diversamente agli stimoli esterni e presenta una struttura

differente.

Il cervello umano è composto da due tessuti: la materia grigia e la materia bianca, la prima è

composta da neuroni ed è adoperata per le attività di pensiero e di calcolo, la parte bianca è

invece, composta da assoni rivestiti di mielina. Questa parte è stata a lungo considerata passiva, in

realtà controlla i segnali condivisi tra i neuroni, coordinando il lavoro delle diverse aree cerebrali.

Il cervello maschile ha mediamente più materia grigia, mentre quello femminile ha una maggiore

percentuale di materia bianca. A parità di quoziente intellettivo gli uomini, infatti, hanno un

volume di materia grigia 6,5 volte maggiore delle donne, mentre queste hanno una massa bianca

dieci volte superiore rispetto agli uomini. Le differenze stanno anche nella disposizione di questa

massa. Le donne hanno l’84 % della massa grigia e l’86% di quella bianca nei lobi frontali. Negli

l’8%

uomini invece i lobi frontali contengono il 45% e di essa. Nei due sessi è presente anche una

differenza nell’uso degli emisferi, nelle donne, infatti, è più sviluppata la capacità linguistica, la

quale è controllata dalla parte anteriore dell’emisfero sinistro e una più piccola parte della

medesima porzione dell’emisfero destro. Gli uomini primeggiano rispetto alle donne nella

percezione spaziale, ossia, la capacità di immaginare la forma, le dimensioni, le coordinate, le

proporzioni, il movimento e la geografia degli oggetti, i maschi possiedono, infatti, una funzione

cerebrale specifica grazie alla quale prediligono attività come la matematica, in cui è sufficiente

che funzioni bene un singolo centro situato nella massa grigia.

La superiorità maschile in questo ambito è probabilmente dovuta all’evoluzione. Nel passato,

infatti, l’uomo doveva essere in grado di inseguire gli animali e ritrovare la strada di casa. Queste

inclinazioni biologiche hanno avuto forte ripercussione sul mondo degli ultimi secoli. Il

pregiudizio è maturato dal fatto che la donna medioevale era inferiore dal punto di vista

scientifico. Nella società attuale però la realtà ci ha rivelato molte sorprese, facendoci

che le due forme sono solo “Due

comprendere come affermò R. Haier differenti tipi di cervello

progettati per adottare comportamenti e soluzioni egualmente intelligenti”.

Visione frontale del cervello femminile e maschile

Filosofica

Visione frontale del cervello femminile e maschile 3

Filosofica

Sigmund Freud e l’enigma donna

Comprendere la psicologia femminile e le differenze tra questa e

quella maschile, fu uno dei tanti obiettivi che Freud si pose. Questo

argomento venne trattato dal medico, soprattutto nei suoi tre saggi Berta Pappenheim

sulla sessualità, del 1905. (Anna O)

Nel secondo saggio enunciò che i bambini e le bambine seguivano uno

sviluppo psicosessuale divergente fino alla fase fallica. Questa, che va circa dai quattro ai sette

anni, è la fase in cui maschi e femmine si accorgono della propria differenza sessuale. Le bambine

sono soggette al complesso di evirazione e all’invidia del pene, i maschi, invece a causa del

complesso di castrazione, temono di perdere ciò, che pensano abbia perso la femmina. Le

bambine per questa “mutilazione” tendono a sentirsi inferiori rispetto ai maschi. Questa fase è

molto importante nella crescita psicologica e fisica dell’individuo è in questo momento, infatti,

che si definiscono i ruoli sessuali che si assumeranno da adulti. Subentra anche il complesso di

Edipo secondo il quale i figli vogliono sposare i genitori del sesso opposto, e sopprimono la

gelosia nei confronti della mamma, se sono femmine, e del papà se sono maschi, cercando di

assumere il ruolo dei genitori stessi. È in questa fase che si va formando anche il Super-Io

dell’individuo, i ruoli che i bambini si obbligano ad assumere e che li portano a far fronte ai primi

imperativi sociali legati alla figura paterna e materna.

È molto interessante osservare, come le donne, anche a causa del complesso della castrazione,

sono state tradizionalmente considerate inferiori, associate alla colpa e alla mancanza. Lo stesso

aveva un’immagine della donna come di un essere

Freud essenzialmente narcisista, incapace,

anche l’isteria è per il medico una malattia prettamente femminile

carente, e sessualmente freddo,

che riscontra, per esempio, nel caso Anna O, del quale tratta nella prima conferenza sulla

psicanalisi. viste come proprietà dell’uomo e dovevano essere “inanimate” nel matrimonio.

Le donne erano

Solo a quelle appartenenti alle classi più agiate era permesso essere soggetti sessualmente attivi.

Se molte delle pazienti di Freud, infatti, fossero appartenute alle alte classi francesi e

all’aristocrazia inglese, il suo rigido ritratto della donna fredda avrebbe potuto essere diverso.

Un’altra carenza a esse attribuita era la mancanza dell’esperienza della brama. Questa, infatti, era

solo dell’uomo che provava piacere nella caccia e nella conquista. Una volta che, però, la

supremazia dell’uomo fosse stata assicurata dal primo rapporto sessuale, la donna veniva relegata

al compito di far figli e di essere un’efficiente massaia, trasformandosi così, da oggetto di

conquista in semplice oggetto. Come affermarono sociologi contemporanei e successivi, infatti,

l’uomo riusciva a sormontare la dipendenza della donna tramite il rifiuto della stessa dipendenza

attraverso il controllo della femmina. La visione che Freud aveva della donna era anche collegata

a quella dell’amore. Questo, infatti, significava avere e possedere, l’amore che, invece, implicava

desideri e privazione, abbassava l’autorispetto e rendeva l’individuo debole. Per essere felici era,

quindi, necessario che la donna rivolgesse la propria libido, ovvero la forza vitale, che tendeva ad

esprimere desideri che premevano per essere soddisfatti generando piacere, verso l’uomo. In

questo modo il maschio risultava più forte in quanto veniva amato ma non amava.

Il medico anche in seguito allo sviluppo di queste teorie non riuscì comunque a dare una risposta

alla domanda che si poneva: “Cosa pensano le donne?”. Nel 1900 scriveva “la vita sessuale degli

uomini è divenuta accessibile alla ricerca. Quella delle donne è nascosta dietro un impenetrabile

oscurità”. Secondo il medico, quindi, la vita sessuale della donna era un continente oscuro della

psicanalisi e lui stesso affermò:

“La psicanalisi è incapace di risolvere l’enigma della femminilità”.

Morale

L’Indignatio di Giovenale

Le notizie sulla vita dell’autore sono poche e

incerte, ricavabili dai cenni autobiografici presenti

nelle sedici satire scritte in esametri.

Giovenale nacque ad Aquino nel 60 d.C. da una

famiglia benestante che gli permise di ricevere una

buona educazione retorica. Intorno ai trenta anni

cominciò ad esercitare la professione di avvocato

ma non riuscendo ad ottenere i guadagni sperati a

quaranta anni circa, iniziò a dedicarsi alla scrittura.

Visse all’ombra di uomini potenti, in quanto fu

presentato da Marziale come cliens, era quindi privo

di libertà politica e di autonomia economica.

Atlete Romane Proprio questa condizione fu probabilmente la causa

del pessimismo e dell’indignazione che prevalse nelle sue satire. Vide la satira come l’unica forma

denunciare i vizi dell’umanità a lui contemporanea. Giovenale rivolse il suo

letteraria in grado di

disappunto contro i ricchi, i quali erano ingiusti detentori di patrimoni, gli emarginati, in quanto

non avevano avuto l’intelligenza necessaria per uscire dalla loro condizione, e contro la vita

quotidiana in generale, usando esempi di tipi umani dai caratteri generici, per descrivere ciò che

non andava. “Indignatio”,

Bersaglio privilegiato della sua furono le donne a cui dedicò la satira VI che da sola

occupa il secondo libro dei cinque nei quali sono divise le sedici satire. Nella satira criticò le

donne nobili e plebee, giovani e meno giovani. La sua indignazione era destata dalla rilassatezza

dei costumi provocata dall’aumento del benessere e dall’arrivo a Roma dopo la moltitudine di

vittorie, di usanze, costumi, religioni e pratiche sociali che avevano travolto l’antica sobrietà della

“Indignatio”

città. Alla Giovenale, infatti, accompagnò una idealizzazione del passato, ovvero

da una moralità agricola, questa era l’età dell’oro

quel tempo in cui il governo era caratterizzato

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