Visione del mondo femminile nell’Ottocento italiano
di Chiara Bianco III G
Genesis, Jimenéz Deredia, Marmo bianco di Carrara, 200 x 25 x 35, 1996
ὄὔτοι συνέχθειν ἀλλὰ συμφιλεῖν ἔφυν
Visione del mondo femminile nell’Ottocento: Virginia Woolf
Suggestioni tratte da Il femminismo
Progetto “all’opera con filosofia”
Gender studies (letteratura e melodramma)
Studio: Medea, la strategia comunicativa di Euripide
Lettura in termini di gender
Modello universale
Eroine nella letteratura italiana
dell’Ottocento
La vergine “alpina”, la strega, l’isterica, la gitana
L’atteggiamento deviante
Norma: redenzione. La lupa
Ermengarda: cristiana. Carmen: realismo psicologico e
rassegnazione, ricerca della libertà
Introduzione
Non dimenticando mai l’importanza culturale dei gender studies, propongo un breve studio di eroiche protagoniste del mondo letterario e del melodramma; la polarità che costituisce questa tesina mette in luce le profonde differenze di rappresentazione di due tipologie femminili: la donna virginale, la donna sensuale, non senza dimenticare il punto di vista maschile che le ha prodotte, il contesto storico in cui si affermarono e le protagoniste sfumate al limite tra purezza, fervore romantico, decadenza.
Presento una parabola non solo letteraria ma anche esistenziale che delinea la percezione del mondo maschile nei confronti delle donne nel corso del XIX secolo, avendo scelto come punto di riferimento il mondo classico, e in particolare la figura di Medea.
La scelta di inserire suggestioni “melodrammatiche” vuole essere espressione dell’entusiasmo con cui ho partecipato per due anni al progetto “all’opera con filosofia”.
Questo corso mi ha permesso di conoscere in parte la musica e l’importanza che essa ha assunto nel corso dei secoli, l’alto valore di Humanitas di cui essa è permeata, la bellezza che lo spettacolo possiede nella sua integrità, costituita, oltre che dalla musica magistrale, dalla scenografia, dai costumi, dai cantanti. L’opera, inoltre, mi ha portato a comprendere meglio il valore dei momenti della letteratura, dell’arte, della storia, attraverso collegamenti interdisciplinari guidati dai professori che ci hanno sostenuto durante le lezioni preparatorie alla visione dell’opera stessa.
I gender studies: apologia di un piccolo studio
“L’effigie del mondo”.
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L’arte può essere interpretata attraverso delle “lenti” che di fatto non studiano un prodotto artistico in sé; è il caso questo delle letture marxiste, antropologiche, psicologiche (…). Tra queste, mi interessa particolarmente la lettura femminista di un fatto storico-culturale, che si inquadra nella prospettiva dei gender studies. Essi si inseriscono in questo gruppo di studi artistici che si occupano di valutare un prodotto artistico studiando i possibili fattori culturali che abbiano condotto l’artista alla propria creazione.
Nella vasta produzione dei gender studies vi è spazio per la letteratura, l’arte figurativa, il melodramma: donne che parlano di altre donne, archetipi di personalità e sentimenti eternati attraverso l’arte, che stigmatizzano la “piccola storia” delle donne di ogni tempo, di ogni luogo.
In particolare risulta interessante l’esperienza intellettuale della scrittrice francese Catherine Clément, narratrice del melodramma. L’originalità dei suoi studi è riscontrabile nell’uso di un linguaggio familiare, un’ironia viva e audace. “Mon histoire ne te plaît pas?”.
Attraverso questa interrogativa retorica la scrittrice mette in luce i propri propositi contenutistici e stilistici: raccontare una storia che esprima la sua propria interpretazione riguardo al melodramma, ponendosi in dialettica rispetto alla critica musicologica del suo tempo.
Punti questi, che ricordano la Virginia Woolf scrittrice del saggio “A room of one’s own”. Ironica: “Why no women wrote a word of that extraordinary literature where every other man, it seemed, was capable of song or sonnet?”.
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E virile nella difesa intellettuale della propria causa: “To have lived a free life in London during the XVI century, would have meant for a woman-poet a nervous stress and dilemma which might have killed her (...) a woman, with a gift for poetry, was unhappy, all the life conditions were hostile to her”.
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In 200 pagine V. Woolf cammina tra i secoli della letteratura alla ricerca della sensibilità e del punto di vista femminile, da Medea ad Anna Karenina, tutte così imprevedibili, splendide, eroiche, “great as man, some even greater”.
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Virginia Woolf analizza la produzione artistica di donne messe a tacere o obbligate a scrivere sotto pseudonimo dalla società misogina e pedante, personificata dal “dottor Treveleyian”. La sua è una profonda analisi femminista del mondo letterario, facendo pur trasparire lo sdegno e il dolore per tutte quelle donne del passato e del suo presente (cita ad esempio il regime fascista) cui è stata negata non solo l’immortalità in arte, ma anche “una stanza tutta per sé” e un lavoro a garanzia dell’autonomia personale.
Catherine Clément, narratrice delle histoires, scandaglia invece “i diversi celebri melodrammi sostenendo che, per ragioni di controllo sociale, vi sarebbe messa in scena la repressione e la sconfitta dei personaggi femminili in base a coerenti sviluppi storici”.
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Di fatto “l’œuvre ou la défaite des femmes” (1979) risulta essere l’opera “destinata a diventare testo fondamentale per i gender studies e la musica”, una donna infatti, che osserva e studia la psiche che appartiene al proprio muss es sein nel mondo, non senza “l’autorevolezza quando tratta di gender e di musica”.
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1 T. Tasso, Donna, il bel vetro tondo
A room of one’s own
2 Virginia Woolf, materiale web
A room of one’s own
3 V. Woolf, cit.
A room of one’s own
4 V. Woolf, cit.
5 Carolyn Abbate, Musicologia e gender studies, Enciclopedia della musica Einaudi, Torino, 2002, pp. 778
6 C. Abbate, Musicologia e gender studies, cit., p. 772
7 C. Abbate, Musicologia e gender studies, cit., p. 778
Medea ieri, oggi, sempre
1 Ma tu, tu sei terra.
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Sei radice feroce.
Non è possibile valutare la Medea di Euripide senza prendere in considerazione il contesto storico-culturale in cui fu prodotta. Euripide pone il cittadino libero, ateniese innanzi a una questione urgente e circoscritta alla vita associativa della πόλις. Il sistema legislativo ateniese taceva riguardo alla questione dell’unione matrimoniale tra uomo e donna.