Debussy e il simbolismo
Indice
- Introduzione
- 1° capitolo: Il simbolo nell’arte
- 2° capitolo: Definizione del concetto generale di “simbolo” e esplicitazione del suo ruolo nel mondo dell’arte
- 2.1: L’espressione e il simbolo in musica
- Debussy e il simbolismo
- 3° capitolo: Il wagnerismo in Francia
- 3.2: L’ambiente di Debussy
- 3.3: L’opera di Debussy: tra naturalezza e simbolismo
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1. Introduzione
La poetica simbolista ha avuto un’influenza smisurata sulla genesi delle correnti artistico-letterarie che ci hanno accompagnato nel corso del Novecento.
Il simbolismo nasce sostanzialmente da una precisa consapevolezza, e cioè dalla presa di coscienza che la ragione non può risolvere tutti i problemi, né chiarire tutti i misteri.
Ciò che nel mondo e nell’uomo stesso è giudicato irrazionale, ciò che sfugge alla nostra conoscenza o che è rimosso nel subconscio, si oppone alla tendenza naturale dell’uomo all’armonia perfetta con il mondo.
Durante il XIX secolo, questo disaccordo dell’uomo con il mondo rimarrà latente in tutte le arti, per poi esplodere, alla fine del secolo, in una grande crisi spirituale chiamata dagli storici con il nome di Decadentismo. Il simbolismo rappresenta la poetica di questa crisi, il disperato tentativo di ritrovare l’unità perduta con il mondo.
L’uomo non si deve limitare a registrare ciò che gli sta intorno, non può e non deve rimanere freddo, imparziale: sarebbe un’offesa alla sua intelligenza e alla sua superiorità. Il primo a gridare al mondo intero questa verità fu Charles Baudelaire, “E’ l’immaginazione”, “che ha
geniale precursore dell’intero movimento. scrisse, insegnato all’uomo il senso morale del colore, del contorno, del suono e del profumo. […] Tutto l’universo visibile non è che un magazzino d’immagini e di simboli ai quali l’immaginazione darà un posto e un valore relativo. […]”.
I simbolisti hanno la convinzione che tutti gli elementi del mondo siano collegati tra di loro: quello che stimoliamo in una sfera della vita troverà inesorabilmente risonanza in tutte le altre sfere.
Nelle culture antiche il simbolo serviva a conoscere i grandi misteri della natura, nel medioevo cristiano dirigeva il pensiero verso Dio, nel romanticismo esprimeva la soggettività dell’artista; grazie ai simbolisti, il simbolo si identifica finalmente con l’arte.
Se oggi si può affermare che l’arte non è fatta solamente per essere contemplata, ma che deve penetrare all’interno delle nostre vite in tutte le sue forme divenendo una manifestazione del bisogno di creare dell’uomo, lo dobbiamo al simbolismo, malgrado il suo estetismo e il suo manierismo.
La funzione del simbolo, e cioè quella di far corrispondere immagini, suoni, parole e colori tramite le associazioni e i ricordi, è indubbiamente la funzione propria della musica.
La musica non è obbligata a scegliere fra più significati, come è in genere obbligata a fare la parola, ma si presta a molteplici interpretazioni, tutte ugualmente vere, fra le quali noi stessi scegliamo in base al nostro stato d’animo. E’ un’esplosione di significati, di idee, di pensieri, di sentimenti, ed è questo il motivo per il quale ci coinvolge e ci tocca così tanto.
Debussy fu forse il compositore che più di tutti acquisì questa consapevolezza. Egli pensava che la musica non fosse fatta per la carta rigata ma per quell’organo chiamato orecchio; e troppe volte nella storia questo fu dimenticato. Non si tratta di un fenomeno grafico ma di una reale percezione sonora, e chiede quindi di essere ascoltata, non di essere letta.
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Nelle sue opere percepiamo per la prima volta un movimento incessante di particelle sonore che fa sì che accada sempre qualcosa: un sentimento che vive, muore e risuscita incessantemente.
2. Il simbolo nell’arte
Uno dei mezzi principali di cui l’artista si serve per toccare la nostra sensibilità è il simbolo. Ma che cos’è il simbolo?
Nella storia sono state azzardate innumerevoli definizioni di questo termine, soprattutto per distinguere il suo significato da quello di “allegoria”; gli stessi poeti, infatti, non avevano sempre coscienza di tale differenza.
“L’allegoria trasforma il fenomeno in un concetto e il concetto in
Secondo Goethe, un’immagine, ma in modo che il concetto nell’immagine sia da considerare sempre circoscritto e completo nell’immagine e debba essere dato ad esprimersi attraverso di essa. Il simbolismo trasforma il fenomeno in idea, l’idea in un’immagine, in tal modo che l’idea nell’immagine rimanga sempre infinitamente efficace e inaccessibile e, anche se pronunciata in tutte le lingue, resti tuttavia inesprimibile. Vero simbolismo è quello in cui l’elemento particolare rappresenta quello più generale non come sogno od ombra ma come rivelazione viva ed istantanea dell’imperscrutabile.”
Il simbolo, quindi, trasmette un senso impreciso che ammette diverse interpretazioni, e la trasposizione del senso ha in esso carattere dinamico. E’ ambiguo: al contrario delle allegorie non rappresenta niente di concreto, non esprime nulla, ma ci rende solo presente l’esistenza di una realtà lontana superiore alla nostra.
Nell’arte il simbolo è quindi un “veicolo del senso”, che differisce dall’analogia perché è spontaneo e perché l’artista interviene sia tra fenomeni a lui esterni, sia tra il mondo esterno e la propria esperienza (è un’analogia non convenzionale!).
“Il solo modo per esprimere un’emozione in forma artistica è quello di trovarle un correlativo oggettivo, in altri termini, un insieme di oggetti, una serie di avvenimenti che dovranno essere la formula di quella particolare emozione…”
(T.S. Eliot)
Non è un semplice segno espressivo, ma piuttosto un sistema dinamico di segni che stimolano l’intelligenza e la sensibilità; il suo fascino è dato dalla polivalenza: permette infatti interpretazioni diverse e tuttavia è lasciato all’interpretazione dello spettatore, che è invitato ad un atteggiamento particolarmente attivo, se vuole che l’opera d’arte gli confidi tutti i suoi segreti.
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2.1. L’espressione e il simbolo in musica
Un’opera musicale è per natura ambigua, simbolica. Il compositore non agisce mai in un vuoto sociale, ma le sue creazioni sono un insieme di esperienze che egli vuole condividere con l’ascoltatore.
Compositore e ascoltatore sono profondamente legati:
- Dal rapporto che l’opera crea tra loro
- Da uno sfondo sociale e culturale comune di cui subiscono l’influsso (la società nella quale entrambi si trovano a vivere)
Ciò che è davvero fondamentale capire è che un compositore in realtà non è mai libero nella scelta dei suoi mezzi ma dipende dal sistema musicale della sua epoca. E in un qualsiasi sistema musicale il suono diventa nota, simbolo statico governato, al pari della poesia, da definite regole grammaticali e sintattiche.
La “musica in sé” non significa nulla di concreto, trasportabile in immagini e oggetti; ogni spiegazione semantica della musica poggia su indicazioni del compositore (titoli, note,…), su associazioni o su convenzioni.
La musica è veicolo di significati extramusicali solamente nel quadro di una cultura definita: l’esperienza estetica è accresciuta notevolmente dal valore supplementare del significato, ma è sbagliato darvi un’importanza esagerata, poiché se il valore di un brano musicale fosse dato solamente da ciò che simboleggia, con lo scorrere del tempo e il mutamento delle culture esso verrebbe inevitabilmente a cadere, mentre questo, per fortuna, non accade.