I.P.S.A.R.
Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri della Ristorazione
“Viale Adige”
Il Manifesto della
“Cucina Futurista”
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
F. T. Marinetti
Tesina di Diploma di:
Denise Carsetti
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Classe 5^ B
Anno Scolastico 2008/2009
Mappa concettuale
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Indice
Introduzione 4
Il futurismo 5
Il manifesto della letteratura futurista 6
Il manifesto della cucina futurista 7
Filippo Tommaso Marinetti 8
Il menu futurista 10
Il fascismo 12
Il mondo del lavoro dal fascismo a oggi 16
Il contratto di lavoro 19
Gli obblighi e i diritti del lavoratore 21
Gli obblighi e i poteri del datore di lavoro 22
Lo sport durante il fascismo 25
La dieta dello sportivo 27
The mediterranean diet 30
Il mondo del lavoro
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L’inizio ufficiale del movimento risale al 20 febbraio 1909, quando sul quotidiano francese
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“Le Figaro” è pubblicato il “Manifesto del futurismo” del poeta Filippo Tommaso Marinetti.
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Il futurismo si colloca sull’onda della rivoluzione tecnologica dei primi anni del 1900, esaltandone la fiducia nel progresso e decretando la fine delle vecchie ideologie.
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Nato nel segno della ribellione, il Futurismo affonda le proprie radici in un periodo di cambiamenti radicali: le trasformazioni sociali, i rivolgimenti politici, le sconvolgenti
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scoperte tecnologiche e scientifiche.
L’immensità del cambiamento non ha precedenti e sono proprio gli intellettuali e gli artisti
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ad avvertire con profonda consapevolezza che il mondo sta cambiando, e con esso persino la percezione dello spazio e del tempo e il modo di vivere della gente.
E’ l’età del telegrafo senza fili, della radio, degli aeroplani, del progresso, delle macchine.
I punti salienti del Manifesto Futurista sono: la proiezione verso il futuro, verso il progresso, il pericolo, la velocità, la ribellione. Sono contro la cultura Ottocentesca che reputano immobile e assonnante, mentre loro vogliono cantare il movimento, la lotta, la guerra come sola forma di igiene del mondo, il disprezzo nei confronti della donna; infine vogliono distruggere le biblioteche e i musei. la la la il la
I nuovi artisti esplorano ogni forma possibile: pittura, scultura, poesia, teatro, l’architettura, la la il l’arredamento la musica, danza, fotografia, cinema, e…
gastronomia. Quest’ultima è la più curiosa: la cucina futurista era in lotta contro l’alimento amidaceo, di cui la gente era assuefatta e ne riceveva fiacchezza, pessimismo e nostalgia.
In occasione dei primi cento anni del Futurismo sono previste importanti mostre e manifestazioni sia in Italia che all’estero, per rendere omaggio al movimento che ha segnato tutto il Novecento. 4
Il futurismo
Il Futurismo è stata una corrente artistica italiana del XX secolo.
I futuristi esplorarono ogni forma artistica, dalla pittura alla scultura, in letteratura riguardo alla poesia e al teatro, ma non trascurarono neppure la musica, l’architettura, la danza, la fotografia, il nascente cinema e persino la gastronomia.
La nascita ufficiale del movimento, e la stessa nascita della parola “futurismo”, fu opera del poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti che nel 1909 pubblicò sul quotidiano parigino Le Figaro “il Manifesto del futurismo”.
Cenni storici
Il futurismo nasce in un periodo di grande fase evolutiva dove tutto il mondo era stimolato da moltissimi fattori determinanti: le guerre, la trasformazione sociale dei popoli, i grandi cambiamenti politici, e le nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione come il telegrafo senza fili, la radio e gli aeroplani; tutti fattori che arrivarono a cambiare completamente la percezione delle distanze e del tempo, “avvicinando” fra loro i continenti. Il XX secolo era quindi invaso da un nuovo vento, che portava all’interno dell’essere umano una nuova realtà: la velocità. Le catene di montaggio abbattevano i tempi di produzione, le automobili aumentavano ogni giorno, le strade iniziarono a riempirsi di luce artificiale, si avvertiva questa nuova sensazione di futuro e velocità sia nel tempo impiegato per produrre o arrivare ad una destinazione, sia nei nuovi spazi che potevano essere percorsi, sia nelle nuove possibilità di comunicazione.
La nuova arte, proposta dal futurismo, deve partire dal presente, dalla realtà industriale, deve esaltare la bellezza della macchina e della velocità.
Questa celebrazione del movimento e dell’azione, tese a glorificare il militarismo, la guerra, la virilità, e a disprezzare la donna e il femminismo.
L’idea stessa di presentarsi con un manifesto fu un’idea moderna, appunto futurista.
Può essere interessante leggere questo testo perché, nella sintesi degli articoli, permette una comprensione più chiara dell’evoluzione culturale in Italia all’inizio del XX secolo, che avrebbe, nel giro di pochi anni, contribuito al successo del Fascismo.
La relazione tra futurismo e fascismo non sono generalmente ammesse, ma la violenza estrema di questo manifesto può aiutare a spiegare perché il fascismo ebbe l’opportunità di usare con successo il suo stile e il suo aspetto tipicamente nazionalista: Marinetti divenne in Italia uno dei più importanti rappresentanti della cultura fascista.
Il Futurismo nel suo tempo
È normale che il Futurismo, nascendo in un’epoca decadente, dove veniva esaltata la psicologia, l’anima e l’interiorità, abbia avuto tantissime contraddizioni. All’immobilismo scolastico e accademico ereditato dalle “tre corone” della poesia decadente (Carducci, Pascoli e D’Annunzio) i futuristi oppongono il distruttivismo e, all’armonia e alla raffinatezza, contrappongono il disordine delle parole.
Secondo i futuristi, questi poeti devono essere completamente rinnegati perché incarnano esattamente i quattro ingredienti intellettuali che l’avanguardia vuole abolire:
- La poesia morbosa e nostalgica;
- Il sentimento romantico;
- L’ossessione della lussuria;
- La passione per il passato.
Il manifesto della letteratura futurista
Marinetti e altri esponenti (Corrado Govoni e Aldo Palazzeschi) intendono rompere con il passato, ritenuto ormai morto e incapace di offrire al presente qualunque stimolo, sottolineando l’esigenza di rinnovare la società in ogni suo aspetto. Nel “Manifesto tecnico della letteratura futurista”, Marinetti proclama:
“... Rompere ogni legame con le forme poetiche tradizionali...
... Sperimentare linguaggi inediti...
... Abolire la punteggiatura...”
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I futuristi rivoluzionarono anche la tipografia attraverso l’utilizzo di differenti caratteri (corsivo, grassetto) per evidenziare alcune parole rispetto ad altre come troviamo nella raccolta “Zang Tumb Tumb”.
Il manifesto della cucina futurista
Tutte le avanguardie storiche del Novecento appaiono debitrici verso il Futurismo. Il 28 dicembre 1930, nella “Gazzetta del popolo di Torino”, appare il “Manifesto della cucina futurista”, firmato dal solito Marinetti. Il proclama non nasce dal nulla, ma si riallaccia a una discussione iniziata il 1° gennaio 1913 con il manifesto “Le cubisme culinaire” scritto da Apollinaire e pubblicato sulla rivista parigina “Fantasio”. In esso il poeta esponeva i fondamenti di un nuovo tipo di cucina capace di compiere quella rivoluzione sensoriale che in pittura era stata portata dal cubismo. Esso sarà ripreso, in maniera decisiva, solo nel 1930, quando, provocatoriamente, Marinetti decide di ripubblicare il manifesto di Maincave su “La cucina italiana”, in quel tempo rivista di punta della gastronomia nazionale. Secondo Marinetti bisognava eliminare la pastasciutta perché considerata un alimento difficilmente digeribile, che appesantisce e assonna. Illustra anche le altre rivoluzioni da portare a tavola e secondo la sua prospettiva, la chimica deve impegnarsi nell’inventare cibi in pillole che, distribuite dallo Stato, possano sfamare e nutrire il popolo e l’uomo non dovrà più lavorare per procurarsi il cibo. Negli ultimi punti del suo manifesto, afferma che bisogna mangiare con le mani e che vanno abolite le posate, poiché il cibo deve dare un “piacere tattile”; prevede inoltre dei “bocconi simultanei che contengono dieci, venti sapori da gustare in pochi attimi” capaci di “riassumere un’intera zona di vita”.
Il Manifesto della cucina futurista suscita subito accese discussioni, che si riflettono su numerosissimi giornali, soprattutto satirici. Nel 1931 addirittura la polemica supera i confini nazionali e trova posto in giornali francesi, inglesi, tedeschi e americani. In tutta Italia vengono organizzate una serie di banchetti futuristi anch’essi ampiamente documentati dalla stampa. In seguito a tanto scalpore mondano, nel 1932 esce il libro “La cucina futurista”, curato da Marinetti e Fillìa, che oltre al manifesto riporta tutte le cronache giornalistiche dei banchetti futuristi, nuove ricette e istruzioni per perfetti pranzi futuristi e inoltre un “piccolo dizionario della cucina futurista”, che chiude il libro, e un racconto inedito, dedicato al rapporto tra eros e cibo, che lo apre. 7
Filippo Tommaso Marinetti
Il fondatore del futurismo nasce nel 1876 ad Alessandria d’Egitto, dove frequenta il collegio di gesuiti francesi. Nel 1893 si trasferisce a Parigi, dove perfeziona gli studi e ottiene il baccalaureato in lettere, ma, invece di dedicarsi subito alla letteratura, segue il volere del padre, Enrico, un grande avvocato, e si laurea in legge all’Università di Genova nel 1899.
Il primo successo letterario gli viene da un poemetto in versi liberi “Le vieux marins” (1898). Nel 1902 Marinetti pubblica in francese il suo primo libro, il poema epico “La conquete des étoiles” e a seguire la tragedia “Roi Bombance”, intrisa di un profondo pessimismo sociale e, sempre nello stesso anno Marinetti fonda a Milano con Sem Benelli e Vitaliano Ponti la rivista internazionale “Poesia”. Il Futurismo nasce per un atto di volontarismo estremo: si tratta di inventare una nuova formula, una letteratura nuova, adatta ai tempi nuovi; lancia così il “Manifesto del Futurismo” da “Le Figaro” di Parigi il 20 febbraio 1909. Sceglie il foglio parigino e la lingua francese per rivolgersi a un più vasto pubblico. Come teorico e polemista, Marinetti distingue in quella che egli stesso definisce “l’arte di fare manifesti”. Nelle sue mani il “manifesto” si trasforma: da esposizione più o meno pacata e brillante di idee letterarie o altro, diviene un testo incandescente, terroristico, dotato di valenze spesso paradossali e simboliche. Imponente e prestigiosa è la serie di
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manifesti marinettiani: da quello di “fondazione”, a “Uccidiamo il chiaro di luna!”, dai “manifesti tecnici” in cui si enuncia la teoria delle parole in libertà a quello, scintillante di brio e di invenzioni sul “Teatro di varietà” e così via. All’estensore dei manifesti va affiancato il Marinetti polemista e lo scrittore politico. Di fatto Marinetti e altri futuristi collaborano attivamente al fascismo delle origini, ma già nel 1920, al Secondo Congresso di Milano, Marinetti esce dai Fasci per rientrarci nel 1929 e diviene accademico d’Italia. Per quanto riguarda Marinetti come scrittore creativo, le due composizioni più strettamente parolibere sono: “Battaglia Peso + Odore” (1912) e “Zang Tumb Tumb” (1914), documenti letterari importantissimi ma scarsi di vera sostanza poetica. Subito, a partire dal “romanzo esplosivo”, “Otto anime in una bomba” (1919), Marinetti usa la sua stessa teoria come un’impalcatura, un sostegno per una più complessa costruzione letteraria. Convinto dell’utilità della guerra, partecipa ai conflitti della sua epoca: la guerra libica, la guerra bulgaro-turca, la prima guerra mondiale, la guerra d’Etiopia e infine la seconda guerra mondiale.
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