Estratto del documento

La crisi del proprio io:

Un urlo che annuncia un secolo…

Introduzione: il Novecento

Il secolo dell’Ottocento è stato l’epoca della pienezza del sentimento e della realtà di una visione ordinata, compatta, oggettiva del mondo, dell’unità della coscienza. Il Novecento appare caratterizzato dall’angoscioso smarrimento della coscienza di fronte al non-senso della vita, dalla frantumazione dell’io ecc…

La letteratura del Novecento segna una profonda reazione al dominio della scienza e alle conclusioni della filosofia positivistica.

Essa esprime uno stato di irrequietezza e un forte bisogno d’interiorità, ma anche grande ostilità verso la cultura tradizionale.

È un periodo caratterizzato da personalità deboli, incerte, che rifiutano addirittura la propria psiche.

A questa intensa crisi la cultura tenta di dare diverse soluzioni, come l’interesse verso il dinamismo della vita moderna, l’andare contro ogni valore morale tipico dell’“oltreuomo” nietzschiano, il disprezzo verso gli ideali borghesi manifestato più volte da James Ensor nei suoi dipinti e l’elaborata struttura psicanalitica adoperata da Pirandello.

Malattia, pazzia e molteplici personalità sono tutti temi affrontati dai letterati del ’900, che vedono nelle opere pirandelliane l’apice delle loro analisi.

Storia dell’arte

La vita

Pittore ed incisore norvegese (Loten 1863 - Ekely, Oslo 1944), Edvard Munch frequentò la Scuola d’Arti e Mestieri di Oslo, dove studiò con M. C. Krohg. Nel 1885 compì un primo soggiorno a Parigi, dove ritornò nel 1889 (scoprendovi Gauguin, ma anche i pittori nabis, poi Seurat e Van Gogh) e nel 1896.

Il periodo più importante dell’attività di Munch è compreso nel decennio 1892-1902, nel corso del quale l’artista definì e rivelò, attraverso una serie di capolavori, la sua ricerca poetica e le qualità del suo linguaggio pittorico, che affonda le radici nel clima secessionistico del tempo e si arricchisce degli apporti del simbolismo in un’interpretazione di intensa drammaticità, secondo i modi che divennero propri dell’espressionismo tedesco.

L’amore, la morte e più tardi la vita sono i temi pressanti di tutta la sua pittura. Nel 1895 iniziò l’attività grafica, conclusa nel 1926 e contrassegnata da innovazioni tecniche di assoluta importanza, a cui corrispondono sorprendenti metamorfosi di contenuto.

Dopo il soggiorno a Berlino, dove fu soggetto ad una grave depressione nervosa, tornò in Francia, dove fece scuola la sua innovativa tecnica di incisione del legno (1901-1902). Nel 1911 si stabilì definitivamente in Norvegia, dove morì nel 1944.

Edvard Munch: “Il grido”

Un grande interprete della crisi dell’io tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento fu il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944), esponente della corrente esistenziale del movimento simbolista e precursore dell’espressionismo.

Munch si ispirò alla filosofia di Kierkegaard. Nei suoi quadri Munch esprime infatti i temi dell’esistenzialismo cristiano di Kierkegaard e in particolare quelli dell’angoscia e della disperazione, in quanto sentimenti che manifestano la limitatezza e conflittualità interna dell’io.

“Il grido”, ma io preferisco l’altro titolo col quale molti di noi lo chiamiamo: “L’urlo”.

L’“urlo” è più forte del “grido” e fa spalancare la bocca, lasciando uscire la voce in una dissonanza con la “pace”. Forse per questo Munch ha scelto il suo quadro per rappresentare la paura della guerra, della rovina, della paura della bomba atomica.

Ma è un urlo che può essere preso in prestito per ciascuno di noi. L’espressione del viso, le mani sulle orecchie per non sentire, i colori violenti, questo ondeggiare del paesaggio e della figura stessa rendono bene il senso dell’angoscia che si insinua, trasforma, trascina, coinvolge, travolge senza requie il nostro animo che va alla deriva.

È difficile riprendere la rotta quando ti prende l’angoscia.

E poi non si placa per sempre. Ha dei ritorni, ha delle pause, ma brevi, durante le quali torni a vivere completamente. Purtroppo non dura a lungo.

Può colpire qualunque essere umano e non si può quantificare l’angoscia propria o degli altri; bisogna solo affrontarla. Talvolta occorre aiuto, ma altre volte sono gli altri che abbandonano, come succede nell’“Urlo” di Munch, e allora la scena si trasforma, si deforma fino a deformare l’anima stessa, che ne viene travolta.

Questo quadro, che è uno dei più drammatici dell’arte moderna, l’artista ferma sulla tela un suo momento disperato, facendo sì che portasse con questo grido in superficie tutti i dolori e le sofferenze umane e intellettuali degli artisti del tempo.

Analisi formale dell’opera

Ambientato in un paesaggio allucinato e ondeggiante, in cui è possibile riconoscere due colline e un fiordo attraversato da barche, l’instabilità dello spazio è accentuata da un unico elemento rettilineo: un sentiero delimitato da una staccionata.

L’uso soggettivo del colore, il rosso infuocato delle nubi, il blu profondo e il nero della spiaggia, il bianco spettrale del viso distorto nel grido, rendono tutto ciò una visione allucinata.

Il suono orrendo e angosciante dell’urlo, quello interno alla coscienza dell’essere umano, condannato a morte fin dalla nascita, deforma e risucchia il mondo reale e la stessa natura, per nulla benigna e rassicurante.

La creatura, resa incomunicabile dal dolore, grida tappandosi le orecchie, non potendo sostenere l’intensità del proprio stesso urlo, che risuona da dentro.

Camminavo lungo un sentiero con due amici.

Il sole stava tramontando.

Ho sentito un sospiro melanconico.

Improvvisamente il cielo diventò rosso sangue.

Mi fermai, esausto, e mi appoggiai alla staccionata, contemplando le nubi sospese come sangue e lingue di fuoco sul fiordo di un blu quasi nero e sulla città.

I miei compagni proseguirono il cammino. Io restai lì immobile, tremando per la paura e per l’angoscia.

E sentii che un grido infinito pervadeva tutta la natura. E. Munch

Punti chiave

  • Paesaggio allucinato e distorto, reso attraverso linee ondeggianti e instabili.
  • Centralità del volto del personaggio principale, che esprime la profonda angoscia dell’esistenza.
  • L’artista ferma sulla tela un suo momento disperato.
  • Anticipazione del disegno fluido del periodo Art Nouveau.
  • Grido che porta in superficie tutti i dolori e le sofferenze umane e intellettuali degli artisti del tempo.
  • Quadro più celebre e più drammatico dell’arte moderna.
  • Munch si ispirò alla filosofia di Kierkegaard.

James Ensor: L’entrata di Cristo a Bruxelles

La vita

James Ensor (Ostenda, 13 aprile 1860 – Ostenda, 19 novembre 1949) è stato un pittore belga. Introverso e misantropo, trascorse gran parte della sua vita nella sua città natale, dedicandosi ad una pittura che fu una delle manifestazioni più significative del periodo e che si pose al centro della cultura del tempo.

Nel 1877 s’iscrisse all’Accademia di Bruxelles, dove rimase fino al 1880, entrando in contatto con gli ambienti anarchici e intellettuali della città, e dove nel 1881 tenne la prima mostra personale.

Le opere di questo periodo, che arrivò fino al 1885 circa, formano il cosiddetto periodo scuro, in cui i colori sono profondi e cupi, con una luce attenuata ma vibrante.

Molto vicino a questa atmosfera di cupo simbolismo, un altro artista importante, dove esamina nella pittura l’inconscio collettivo, è J. Ensor.

Egli sente la necessità di ricorrere al colore puro per manifestare un simbolismo non più teso al sublime e al misterioso, ma calato nella “commedia umana”.

I suoi dipinti, resi in un cromatismo dai toni violenti e squillanti, sono satire del mondo borghese, dominato dalla menzogna e dalla morte spirituale, da cui riprende i personaggi trasformandoli in maschere beffarde.

Egli, con la sua pittura, aggredisce la società del suo tempo, rivelando, dietro la facciata di rispettabilità borghese, i segreti dell’inconscio di classe: la superstizione, il vizio, la paura della morte; fu il primo a scandagliare con la pittura i meandri dell’inconscio collettivo, rappresentandolo con scheletri e maschere grottesche.

In adempimento con le nuove esigenze post-impressioniste, egli si serve della forma e del colore per comunicare il proprio stato d’animo, rappresentando temi e argomenti sociali, utilizzando l’arte come mezzo di provocazione e reazione ai valori della società borghese di fine secolo, e proprio “L’entrata di Cristo a Bruxelles” è una delle opere più significative a riguardo.

Analisi formale dell’opera

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Crisi dell'io: un urlo che annuncia un secolo Pag. 1 Crisi dell'io: un urlo che annuncia un secolo Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi dell'io: un urlo che annuncia un secolo Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi dell'io: un urlo che annuncia un secolo Pag. 11
1 su 13
Sintesi
tesina di maturità sulla crisi dell'identità
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi