Creatività è memoria, creatività è liberazione
Storica - Arthur Schopenhauer e Sigmund
- Dalla Preistoria ai giorni nostri: Freud: la liberazione attraverso
analisi del processo creativo nella l'opera d'arte
storia creatività e
Processo
creativo
Creatività e creatività è vedere con
Illuminazione gli occhi
di un bambino
- I Simbolisti: il concetto di epifania
come rivelazione - Giovanni Pascoli: Il fanciullino
- Gabriele D'Annunzio: l'atto - L'espressività del bambino e gli
creativo come conoscenza del artisti del Novecento
mondo e il concetto di panismo 1
Motivazione
“Creare non è un gioco un po’ frivolo. Il creatore si è impegnato in
un’avventura terribile, che è di assumere su di sé, fino in fondo, i pericoli che
corrono le sue creature.”
Jean Genêt
“La creatività vuole coraggio.”
Henri Matisse
I motivi che mi hanno spinto a scrivere quest'approfondimento sulla creatività sono relativi a due esperienze che ho fatto in quarta liceo.
La prima esperienza è stata la partecipazione al concorso promosso dalla fondazione Nuto Revelli con a tema Il Rododentro: ogni candidato doveva esprimere qualunque cosa gli “rodesse dentro” ovvero un disagio o un sentimento profondo che fosse sentito nell'interiorità. La possibilità di esprimere un disagio è sempre stata fondamentale nella mia vita, e questo concorso era l'occasione per farlo attraverso l'arte, cosa che non avevo mai sperimentato.
La seconda esperienza l'ho vissuta durante l'estate, facendo lo stage scolastico. Avevo scelto di farlo nel centro diurno “Il coccio e la tela”, dove sono entrata in contatto con utenti disabili. Le attività che queste persone svolgevano erano prevalentemente pratiche e spesso implicavano l'espressione artistica: lavoravano la ceramica, dipingevano, lavoravano al telaio e spesso creavano degli oggetti che potevano essere utili nelle attività o semplicemente qualcosa da regalare ad un operatore del centro. È stato quando mi sono fermata ad osservarli mentre lavoravano che mi sono chiesta che cosa li portasse a disegnare determinati soggetti o a colorare ad esempio di rosso una rana in ceramica. Osservarli era diventata la mia attività principale al centro, gli stessi operatori mi incitavano ad imparare dagli utenti, e più passava il tempo più mi rendevo conto che l'arte si trovava dentro ognuno di loro, che realizzavano delle vere e proprie opere con la stessa passione di un'artista. La stessa domanda così me la sono posta nei confronti di me stessa: che cosa mi aveva portato a creare quella fotografia? Se gli utenti del centro diurno sono stati in grado di creare qualcosa magari essendo inconsapevoli del concetto di arte, allora io, che invece ne sono consapevole, come ho fatto?
La prospettiva che ci fosse una vera motivazione dietro questa domanda era affascinante, e lo è anche adesso che ho scritto questa tesina proprio perché non c'è motivazione completa. La creatività resta qualcosa di misterioso, che sempre coltiverò e in cui sempre cercherò la risposta a questa domanda. Il Rododentro è stata un'esperienza importante non solo perché ho avuto occasione di scoprire il lato psicologico della creatività, ma perché mi ha spinta, e costretta a volte, ad entrare in me stessa, a capire il vero problema. Spesso mi veniva voglia di smettere il progetto, di buttare la spugna perché non mi credevo in grado di affrontare questo percorso. Ho poi scoperto che non era così, che ero capace di molto più di quanto credessi, che le risposte erano solo nella mia testa e da nessun'altra parte e che l'unica cosa di cui avevo bisogno era il tempo per comprendermi, essere paziente verso me stessa.
È diventata una filosofia di vita, da quel momento non ho più cercato di mettermi fretta, e fidandomi di me stessa sono sempre riuscita a capirmi e a creare una sorta di complicità con quella cosa misteriosa e a volte incomprensibile che è la mia interiorità, l'anima.
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Introduzione
“La creatività, l'apparizione dell'originale, la manifestazione dell'individualità, si trova in ogni cellula vivente”
H. H. Anderson
“Il principale nemico della creatività è il buonsenso.”
Pablo Picasso
La creatività, essendo un momento che si sviluppa dentro ogni individuo, non può chiaramente essere presentata con una definizione precisa. Un tempo la creatività veniva pensata come un evento straordinario, possibile a pochi, non a caso gli artisti erano quasi degli “eletti”, e solo nell'epoca moderna la creatività è stata riconosciuta come possibile a ogni uomo. Etimologicamente, in latino, i verbi creare e crescere condividono la radice kar che si ritrova anche nel sanscrito kar-oti, che significa appunto creare, fare, e kar-tr, che vuol dire creatore. Il dizionario definisce la creatività come la capacità di produrre qualcosa elaborando elementi preesistenti. Da queste due definizioni possiamo dedurre che in primo luogo la creatività è una capacità che ognuno di noi possiede, in misura minore o maggiore, volta a produrre qualcosa. Però più specificatamente la creatività è la capacità di produrre in modo originale: quello che fa la differenza, nel processo creativo, è la maniera in cui un'idea viene rappresentata, ad esempio la Divina Commedia di Dante non sarebbe così tanto famosa e studiata se non fosse particolarmente originale e nuova. In psicologia la creatività viene definita come un'analisi degli stili cognitivi e capacità di strutturare in modo nuovo le proprie esperienze tramite il pensiero produttivo. Esso si presenta come relazione tra pensiero divergente, che utilizza processi originali traendo soluzioni diverse ed imprevedibili, e pensiero convergente, che invece volge la sua attenzione alla semplice ripetizione di ciò che è stato precedentemente appreso. Ma, se nel pensiero produttivo il soggetto affronta e risolve situazioni problematiche dell'intelletto, ciò non implica che sia semplice originalità: il pensiero produttivo deve quindi contenere qualcosa che il pensiero comune possa comprendere ed apprezzare,
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altrimenti il risultato sarà un prodotto bizzarro. Ogni essere umano così risulta
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potenzialmente creativo, e autori come Winnicott sostengono che la creatività
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sia di tutti, inerente al vivere di ognuno, mentre altri come Arieti si oppongono distinguendo creatività “normale” da creatività “straordinaria”. È più apprezzabile la versione di Winnicott, senza sostenere che un individuo sia più creativo di un altro, dicendo che la creatività è una potenzialità di ognuno ma sottolineando che, in quanto potenziale, va coltivata, esercitata, compresa scoprendo la nostra interiorità. Non è possibile creare se non ci si addentra nei meandri profondi della nostra anima, rendendo concreti e percepibili i sentimenti, le emozioni, i pensieri.
1 Donald Winnicott (1896-1971) è stato un pediatra e psicoanalista inglese che ha condotto i suoi studi anche nell'ambito della creatività.
2 Silvano Arieti (1914-1981) è stato uno psichiatra italiano ed è tra uno dei più importanti studiosi della schizofrenia. 5
Il processo creativo
“Le tre regole di lavoro: 1. Esci dalla confusione, trova la semplicità. 2. Dalla discordia, trova armonia. 3. Nel pieno delle difficoltà risiede l’occasione favorevole.”
Albert Einstein
“Le condizioni per la creatività si devono intrecciare: bisogna concentrarsi. Accettare conflitti e tensioni. Rinascere ogni giorno. Provare un senso di sé.”
Erich Fromm
Terminato il progetto per il Rododentro ho ripensato a tutto il lavoro che avevo fatto per completare il mio operato. È in questo modo che mi è sorta la domanda su come la mia mente fosse riuscita ad arrivare ad una soluzione così stravagante come il telefono senza cornetta. La risposta era tutta negli schizzi, nel brainstorming e nei disegni preparatori che, pur essendo a malapena apprezzabili sul piano tecnico, hanno suggerito silenziosamente al mio cervello la strada da seguire senza che me ne rendessi veramente conto.
Analizzando il percorso che mi ero costruita ho trovato un filo logico che si ampliava e chiarificava mano a mano che il lavoro prendeva vita: è così che sono riuscita a risalire al mio processo creativo, a quello che mi aveva portato a produrre questa fotografia.
Ho diviso così, senza essere a conoscenza degli studi effettuati sui prodotti della creatività da molti studiosi, il mio processo creativo in sei momenti fondamentali: la lettura e l'analisi della consegna, il brainstorming, l'elaborazione delle idee (schizzi e parti scritte), fase di stallo, il “lampo di genio”, bozzetto e realizzazione (vedi allegati 1 e 2).
Il primo momento, che riguarda la lettura e l'analisi della consegna, è a mio avviso uno dei più importanti delle fasi della produzione. In questo stadio l'individuo concentra tutta la sua attenzione su quello che è il tema individuando nel testo, attraverso schemi e sottolineature, tutte le informazioni che gli possono essere utili per il brainstorming. Importante è anche
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l'osservazione del target, che è il pubblico a cui ci si rivolge, che serve ad indirizzare meglio il lavoro e a restringere il campo di ricerca. Come si può leggere nel bando del concorso “Il Rododendro” su cui ho lavorato inizialmente, sono bene espressi i temi da trattare, riguardanti ciò che infastidisce ognuno di noi nel profondo dell'anima, e il target che, in questo caso, non è specificato per cui ci si può rivolgere ad un singolo o ad un pubblico molto più ampio: la libera scelta in questi due campi dà la possibilità a chi deve realizzare il progetto di esprimersi nel modo in cui riesce meglio.
La seconda fase riguarda il brainstorming e la conseguente sintesi. In questo momento il nostro cervello si esprime in tutta la sua bellezza mettendo a fuoco soluzioni di ogni genere che possono essere più o meno attinenti al tema. Poco importa se queste soluzioni non c'entrano, in un secondo tempo si farà un'analisi degli schemi e delle frasi “buttate giù” per schematizzarle ulteriormente e sintetizzarle. Questo serve alla nostra mente per aprirsi e darci l'opportunità di cercare più informazioni possibili: più ne abbiamo, più avremo ampia scelta.
La terza fase è quella dell'elaborazione delle idee che, nel mio caso ovvero in campo artistico, si traduce con creazione di schizzi di vario genere ma anche di parti scritte che possono servire per concretizzare meglio un'idea. Dopo di che vanno ripresi tutti gli schizzi e gli schemi del brainstorming per poter ragionare sul risultato ottenuto fino a questo punto: l'unione degli schizzi e di tutti gli schemi andranno a formare altre idee che possono essere sia chiarificanti sia molto più confusionarie di prima.
Così si entra nel quarto stadio, che ho chiamato fase dello stallo proprio perché è un momento in cui non si lavora più, o almeno così sembra a noi. Questa è una delle fasi più difficili da affrontare e superare in cui il tempo fa il suo gioco: l'individuo è spaesato, non sa più cosa pensare del proprio lavoro ma inconsciamente sta elaborando le migliaia di informazioni che gli sono pervenute fin'ora. È strano e straordinario come il nostro cervello riesca lavorare anche senza il nostro consenso diretto, in un momento di assoluto bisogno di soluzioni, come in questo caso, non ci abbandona affatto,
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diversamente da come possiamo pensare, ma ci stupisce folgorandoci quando meno ce lo aspettiamo. È proprio così che automaticamente si attiva la fase del “lampo di genio”, momento in cui la soluzione si presenta a noi chiara e semplice come mai lo era stata. È l'istante più affascinante ed estatico di tutto questo percorso proprio perché non siamo in grado di dargli un nome o una definizione realistica, è ciò che proviene dal profondo dell'anima, è la nostra creatività. Da questo momento in poi la strada è tutta in discesa, le tensioni si sono allentate per dare spazio alla massima produttività: il soggetto, convinto e motivato da questa illuminante informazione, comincia a produrre in modo materiale la sua opera.
L'ultima fase è quasi tutta realizzazione del progetto: non resta che pensare ai materiali, ai colori, alla posizione del soggetto nell'opera, alla dimensione. Si realizza così il bozzetto finale, che costituisce un disegno in scala del prodotto finito, e il lavoro stesso.
Come ho fatto io, molti sono stati gli studiosi della creatività e del processo creativo, che ne hanno analizzato i prodotti per determinare le fasi del procedimento che ci porta a creare qualcosa di nuovo. Il processo creativo del mio elaborato non risulta così diverso da alcuni dei seguenti proposti.
Il teorico in scienze politiche Graham Wallas, insieme al suo collaboratore Richard Smith, pubblicò nel 1926 il saggio The art of thought in cui egli presentò uno dei primi modelli di processo creativo. Wallas divide il procedimento in quattro momenti fondamentali:
- Preparazione: in questa fase si raccolgono dati e si pensa in assoluta libertà, vagando nelle nostre idee, cercando e ascoltando suggerimenti dall'esterno.
- Incubazione: è il momento importante che riguarda l'elaborazione, spesso anche inconscia, dei dati.
- Illuminazione: dopo aver covato le nostre idee, il cervello manda la soluzione, chiarendo tutti, o quasi, i nostri dubbi.
- Verifica: è necessario, alla fine del processo, valutare ciò che si è elaborato fin'ora per superare la valutazione critica dell'autore, e quindi
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di se stessi, o del pubblico.
La teoria di Wallas verrà ripresa in seguito da molti altri studiosi tra cui Joseph Rossman, Alex Osborn e Hubert Jaoui.
Joseph Rossman esamina il processo creativo sottoponendo un questionario a 710 inventori e analizzandolo in un secondo tempo. Arriva così a rielaborare la teoria di Wallas e ad ampliare le fasi del processo creativo da quattro a sette.
- Osservazione di un bisogno o di una difficoltà
- Analisi del bisogno
- Rassegna delle informazioni disponibili
- Formulazione di soluzioni oggettive
- Analisi critica delle soluzioni trovate nella fase precedente mettendo in evidenza i pro e i contro di ognuna
- Nascita di una nuova idea (invenzione)
- Sperimentazione per la scelta della soluzione più promettente e conseguente perfezionamento di questa
Come si può notare l'analisi di Rossman risulta molto più analitica e scientifica rispetto a quella di Wallas.
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Introduzione tesina sulla creatività
“Il principale nemico della creatività è il buonsenso.”
Pablo Picasso
La mia tesina di maturità analizza il tema della creatività. La creatività, essendo un momento che si sviluppa dentro ogni individuo, non può chiaramente essere presentata con una definizione precisa. Un tempo la creatività veniva pensata come un evento straordinario, possibile a pochi, non a caso gli artisti erano quasi degli “eletti”, e solo nell'epoca moderna la creatività è stata riconosciuta come possibile a ogni uomo. Etimologicamente, in latino, i verbi creare e crescere condividono la radice kar che si ritrova anche nel sanscrito karoti, che significa appunto creare, fare, e kartr, che vuol dire creatore. Il dizionario definisce la creatività come la capacità di produrre qualcosa elaborando elementi preesistenti. Da queste due definizioni possiamo dedurre che in primo luogo la creatività è una capacità che ognuno di noi possiede, in misura minore o maggiore, volta a produrre qualcosa. Però più specificatamente la creatività è la capacità di produrre in modo originale: quello che fa la differenza, nel processo di creazione, è la maniera in cui un'idea viene rappresentata, ad esempio la Divina Commedia di Dante Alighieri non sarebbe così tanto famosa e studiata se non fosse particolarmente originale e nuova.
In psicologia la creatività viene definita come un'analisi degli stili cognitivi e capacità di strutturare in modo nuovo le proprie esperienze tramite il pensiero produttivo. Esso si presenta come relazione tra pensiero divergente, che utilizza processi originali traendo soluzioni diverse ed imprevedibili, e pensiero convergente, che invece volge la sua attenzione alla semplice ripetizione di ciò che è stato precedentemente appreso. Ma, se nel pensiero produttivo il soggetto affronta e risolve situazioni problematiche dell'intelletto, ciò non implica che sia semplice originalità: il pensiero produttivo deve quindi contenere qualcosa che il pensiero comune possa comprendere ed apprezzare, altrimenti il risultato sarà un prodotto bizzarro. Ogni essere umano così risulta potenzialmente creativo, e autori come Winnicott sostengono che la creatività sia di tutti, inerente al vivere di ognuno, mentre altri come Arieti si oppongono distinguendo creatività “normale” da creatività “straordinaria”. È più apprezzabile la versione di Winnicott, senza sostenere che un individuo sia più creativo di un altro, dicendo che la creatività è una potenzialità di ognuno ma sottolineando che, in quanto potenziale, va coltivata, esercitata, compresa scoprendo la nostra interiorità. Non è possibile creare se non ci si addentra nei meandri profondi della nostra anima, rendendo concreti e percepibili i sentimenti, le emozioni, i pensieri. La tesina quindi affronta un tema come la creatività attraverso tante sfaccettature.
Collegamenti
Tesina sulla creatività
- Storia dell'arte - La creatività dalla preistoria fino ad arrivare alla metà del Novecento.
- Filosofia - Arthur Schopenhauer e Sigmund Freud.
- Italiano - Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio e i Simbolisti, in particolare Charles Baudelaire.