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Pensiero libero… un sogno?

Il rapporto tra comunicazione e potere e lo sviluppo del pensiero critico.

Quando tutti pensano nello stesso modo, allora nessuno pensa veramente.

Ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del grande gabbiano, un'infinita idea di libertà, senza limiti.

Walter Lippmann

Richard Bach

Nel corso della storia l’uomo è sempre andato ricercando la libertà, sia in senso spirituale, che intellettuale e culturale (libertà di pensiero, di parola, di stampa); essa si è sempre dimostrata una necessità insostituibile.

Tuttavia per conquistarla l’uomo ha impiegato secoli, spesso ha dovuto affrontare lotte e comunque essa è costantemente minacciata.

Un pensiero libero, critico è la cosa più importante che si possa avere, un pensiero indipendente dalle influenze esterne, che non si accontenti di idee precostituite, che si chieda perché, che anche sotto l’oppressione dell’autorità, l’imposizione di valori o la proposta di falsi modelli, mantenga la sua autonomia: la sua libertà.

Ci sono spesso stati tentativi di limitare questa libertà, dall’antichità fino ai giorni nostri, in cui la nascita dei moderni mezzi di comunicazione (mass-media) è stata un mezzo per la propaganda e per l’organizzazione di un consenso, necessario nella nuova società di massa, per esercitare il potere.

Fin dai tempi antichi c’è stato uno stretto rapporto tra informazione e potere politico: per questo l’informazione è stata definita il “Quarto potere”. Essa, infatti, pur necessaria in ogni società, può, in mano ai potenti, essere un modo di manipolare e orientare (a breve termine) le scelte dell’uomo, o addirittura costruire (a lungo termine) un tipo di uomo su propria misura, attraverso l’azione incisiva sulla cultura e sulle relazioni.

Res publica

Roma: dalla Repubblica all’Impero

Res publica

Età augustea

509 - 27 a.C.

Età imperiale

27 a.C. - 14 d.C.

14 - 235 d.C.

Augustus ”sacro”, ”venerabile”

Tacito e Quintiliano…

Due diverse reazioni all’età imperiale

Tacito

Traduzioni

Dialogus de oratoribus

[36] […] Magna eloquentia, sicut flamma, materia alitur et motibus excitatur et urendo clarescit. Eadem ratio in nostra quoque civitate antiquorum eloquentiam provexit. Nam etsi horum quoque temporum oratores ea consecuti sunt, quae composita et quieta et beata re publica tribui fas erat, tamen illa perturbatione ac licentia plura sibi adsequi videbantur, cum mixtis omnibus et moderatore uno carentibus tantum quisque orator saperet, quantum erranti populo persuaderi poterat.

[…] Ita ad summa eloquentiae praemia magna etiam necessitas accedebat, et quo modo disertum haberi pulchrum et gloriosum, sic contra mutum et elinguem videri deforme habebatur.

Agricola

[1] […] Ac plerique suam ipsi vitam narrare fiduciam potius morum quam adrogantiam arbitrati sunt, nec id Rutilio et Scauro citra fidem aut obtrectationi fuit: adeo virtutes isdem temporibus optime aestimantur, quibus facillime gignuntur. at nunc narraturo mihi vitam defuncti hominis venia opus fuit, quam non petissem incusaturus: tam saeva et infesta virtutibus tempora.

[3] Nunc demum redit animus; et quamquam primo statim beatissimi saeculi ortu Nerva Caesar res olim dissociabilis miscuerit, principatum ac libertatem, augeatque cotidie felicitatem temporum Nerva Traianus, nec spem modo ac votum securitas publica, sed ipsius voti fiduciam ac robur adsumpserit, natura tamen infirmitatis humanae tardiora sunt remedia quam mala. […]

Traduzioni

Dialogus de oratoribus

[36] […] La grande eloquenza è come la fiamma: ha bisogno di legna che la alimenti, di movimento che la ravvivi, e allora brilla mentre brucia. Anche nella nostra città l'eloquenza dei nostri padri ha trovato il suo sviluppo nelle stesse circostanze. Infatti, benché certi oratori contemporanei siano riusciti a ottenere i successi che è lecito attendersi in uno stato bene ordinato, in pace e in prosperità, tuttavia ai loro predecessori, in quei giorni di caotico disordine, pareva di poter raggiungere mete più alte, quando, nella fluidità della situazione generale e nell'assenza di un'unica guida, ciascun oratore trovava la misura della sua forza nella capacità di influire sul popolo disorientato. […] Così alle grandi ricompense dell'eloquenza si aggiungeva anche il fatto che essa era necessaria. E come era bello e glorioso avere la reputazione di saper parlare, così al contrario suscitava discredito apparire muto e senza lingua.

Agricola

[1] […] Anzi molti ritennero che narrare la propria vita fosse segno di fiducia nei propri meriti più che gesto di presunzione, e l'averlo fatto non tolse credibilità a Rutilio e a Scauro o generò riprovazione: tanto credito ha la virtù nei periodi in cui più spontanea si manifesta. Oggi invece, nel momento in cui mi accingo a narrare la vita di un defunto, debbo invocare quell'indulgenza che non chiederei se mi levassi accusatore: tanto duri e ostili a ogni forma di merito sono i tempi.

[3] Ora finalmente si ricomincia a respirare. Ma benché sin dal principio di questa felice età Nerva Cesare abbia saputo armonizzare due cose da tempo inconciliabili, il principato e la libertà, e Nerva Traiano accresca ogni giorno la felicità dei nostri tempi, e la sicurezza collettiva non si regga più su speranze o desideri ma sulla solida certezza di possederla davvero, tuttavia la stessa fragilità della natura umana rende l'effetto della cura più lento del diffondersi della malattia

Quintiliano

Biografia

  • Nacque in Spagna nel 30-40 d.C.
  • Venne portato a Roma dal senatore Galba nel 68.
  • Vespasiano gli affidò la prima cattedra statale della storia nel 78.
  • “De causis

Dopo vent’anni di insegnamento si dedicò alla stesura del

corruptae eloquentiae” “Institutio Oratoria”

e dell’

De causis corruptae eloquentiae

  • Trattato andato perduto, in esso Quintiliano sostiene che la decadenza della retorica è imputabile all’errata struttura scolastica vigente a Roma.

Institutio Oratoria

  • Capolavoro di Quintiliano, in esso sono riassunte le informazioni raccolte dall’autore durante gli anni di insegnamento. È la guida per la formazione del perfetto oratore, inteso come funzionario statale e collaboratore del princeps.
  • Libri I-II Pedagogia; Libri III-IX Retorica; Libro X Critica Letteraria degli autori precedenti; (Vir bonus, dicendi peritus)
  • Libri XI-XII Delinea figura del perfetto oratore.

Questo suo interessamento allo sviluppo dell’oratore sin dall’infanzia ha fatto di Quintiliano un pedagogista ante litteram, nonostante il suo interesse sia motivato da ragioni politiche più che da fini pedagogici.

Il gioco

Institutio Oratoria, I, 3, 8-12

Danda est tamen omnibus aliqua remissio [...]. Itaque et virium plus adferunt ad discendum renovati ac recentes et acriorem animum, qui fere necessitatibus repugnat. Nec me offenderit lusus in pueris (est et hoc signum alacritatis), neque illum tristem semperque demissum sperare possim erectae circa studia mentis fore, cum in hoc quoque maxime naturali aetatibus illis impetu iaceat. Modus tamen sit remissionibus, ne aut odium studiorum faciant negatae aut otii consuetudinem nimiae. Sunt etiam nonnulli acuendis puerorum ingeniis non inutiles lusus, cum positis invicem cuiusque generis quaesimplicius stiunculis aemulantur.

Mores quoque se inter ludendum detegunt: modo nulla videatur aetas tam infirma quae non protinus quid rectum pravumque sit discat, tum vel maxime formanda cum simulandi nescia est et praecipientibus facillime cedit; frangas enim citius quam corrigas quae in pravum induruerunt.

A tutti, comunque, va concessa qualche pausa […]. Così, rinfrancati e freschi, i ragazzi imparano mettendoci maggiori energie e uno spirito più vivo, che generalmente si ribella agli obblighi vincolanti. Neppure il gioco mi potrebbe dispiacere nei ragazzi (è anche quello un segno di vivacità), né mai potrei sperare che uno triste e con l’aria costantemente dimessa rivelasse una mente brillante negli studi, visto che è inerente anche in ciò che rappresenta un impulso assolutamente naturale per la sua età.

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