Estratto del documento

Tesina

Micol Doppieri 3^G

A.S. 2008/09

Scuola secondaria di 1° grado

“G. Ungaretti”

Indice

Charlie Chaplin 3

Luigi Pirandello, Italo Svevo 6

Poetiche a confronto 7

Recensione “Tempi moderni” 9

Catena di montaggio 11

Primo dopoguerra negli USA 13

Swing 16

Stati Uniti d’America 17

Hollywood 21

Il tempo e il clima 22

Pop-art 24

L’art du cinéma 26

The cinema 27 2

Charlie Chaplin

La vita

Charlie Chaplin nacque in East Street, nel sobborgo londinese di Walworth, da Charles Chaplin Senior e Hannah Harriette Hill; il padre era un attore da strapazzo del teatro di varietà con un debole per l'alcol, la madre una cantante. Il matrimonio finì quando Hannah fu scoperta a tradire suo marito con un altro cantante del Music Hall. La separazione avvenne l'anno dopo la nascita di Charlie. Il padre cercò di tenere con sé e con la sua convivente sia il piccolo Charlie sia suo fratello Sydney, di quattro anni maggiore.

Il tentativo fallì e i due bambini andarono a vivere con la madre che riceveva dieci scellini la settimana per il mantenimento di entrambi. Per le precarie condizioni finanziarie della famiglia, Charlie e il fratello Sydney trascorsero due anni fra collegi e istituti per orfani a Lambeth. Il padre morì quando Charlie aveva dodici anni e la madre, affetta da turbe mentali, venne ricoverata in un istituto presso Croydon.

Le vicende dell'infanzia non impedirono al piccolo Chaplin di apprendere proprio dalla madre l'arte del canto e della recitazione. I primi passi sul palcoscenico li mosse assieme a lei alla tenera età di cinque anni. Nel 1896 durante una recita in un teatro di varietà Hannah fu sonoramente fischiata e costretta ad abbandonare il palcoscenico; a sostituirla venne mandato in scena il piccolo Charlie che ottenne un discreto successo cantando una canzone popolare dell'epoca.

Nel 1898 si trasferì a Manchester, nei pressi di Belle Vue. Qui frequentò la scuola per tre anni.

Nel 1900, all'età di undici anni, il fratello riuscì a fargli ottenere il ruolo comico di un gatto nella pantomima Cinderella (Cenerentola), rappresentata all'ippodromo di Londra, nella quale recitava anche il famoso clown Marceline. Nello stesso anno Sydney si imbarcò su una nave come trombettiere: il peso della madre ricadde così sulle spalle del piccolo Charlie.

Nel 1903 Charlie ebbe una piccola parte in Jim, the Romance of a Cockayne grazie alla quale ottenne la sua prima recensione favorevole sulla carta stampata; di lì a poco il primo ruolo fisso in teatro: quello dello strillone Billy in Sherlock Holmes, portato a lungo in tournée. Intanto il fratello era tornato a Londra e aveva cominciato anche lui a lavorare in teatro. Grazie alla migliorata situazione finanziaria, i due riuscirono a far dimettere Hannah dall'ospedale, anche se poco tempo dopo una ricaduta ne determinò l'internamento definitivo.

Nel 1904 il quindicenne Charlie fu tra i protagonisti della fortunata rappresentazione del Peter Pan di James Matthew Barrie.

Fra il 1906 e il 1907 Chaplin lavorò ne Il Circo di Casey, misto di varietà e numeri circensi.

L'esperienza gli permise di familiarizzare con il mondo del circo e di entrare nella compagnia di Fred Karno, anche grazie al fratello Sydney che già vi lavorava. Il debutto avvenne nel 1906 con L'incontro di calcio, in cui Charlie interpretava la parte di un individuo senza scrupoli che tenta di drogare il portiere avversario prima dell'incontro. Così Chaplin imparò l'arte di esprimersi senza parole.

Nel 1909 la compagnia di Karno iniziò le tournée all'estero: dapprima a Parigi e, due anni dopo, negli Stati Uniti. Chaplin era il primo comico in A Night in an English Music Hall, atto unico di pantomima e danza. Il successo fu grande grazie anche al giovane Charlie, entrato da poco ma già elemento di punta della compagnia.

Chaplin fu notato dal produttore Mack Sennett, che nel novembre 1913 lo mise sotto contratto per la casa cinematografica Keystone. Era il primo contratto di Chaplin per una casa cinematografica.

Nel dicembre 1915, si trasferì a Chicago, dove lavorò per la Essanay, e, in seguito, per la Mutual Films.

Nel 1916 Charlie Chaplin scritturò la diciannovenne Edna Purviance, facendone la sua primadonna in ben 35 film fra il 1916 e il 1923. I due vissero anche un intenso e travagliato legame affettivo, che si mantenne in amicizia anche dopo la fine della passione e della carriera artistica di lei.

Nel 1918 decise di mettersi in proprio e passò alla First National, con cui fece dieci film. Nel 1919 Charlie Chaplin insieme ad alcuni colleghi fondò la United Artists Corporation. Da allora in poi curerà da solo ogni fase della sua produzione cinematografica, attorniato da un gruppo di fedelissimi quanto preziosi e competenti collaboratori.

A un periodo professionalmente felice non corrispose, però, una vita privata altrettanto serena, anzi il "matrimonio riparatore" con la diciassettenne Mildred Harris gli procurò serie preoccupazioni. L'infelice nascita del primogenito gravemente malformato e sopravvissuto solo tre giorni, non contribuì certo a risollevare il rapporto, che si risolse in un divorzio.

Nel 1921 Chaplin lavorò al film che gli diede la definitiva consacrazione come star affermata. Il capolavoro fu Il monello, che Chaplin diresse e interpretò e nel quale fece debuttare il piccolo-grande attore Jackie Coogan.

Dal 1923 al 1952 Chaplin lavorò costantemente per la United Artists, e girò otto film, i più importanti della sua carriera. L'affermazione del sonoro (a partire dal 1927) colse in contropiede Chaplin, che aveva pensato e costruito Charlot solo per il cinema muto. Chaplin decise di andare avanti proponendo il suo personaggio.

Nel 1929 l'assegnazione del suo primo premio Oscar lo consacrò come la prima star a vincere tale premio.

Chaplin girò nel 1931 Luci della città, un film muto accompagnato dalla musica. Fu il primo film di Chaplin con sonoro e musiche sincronizzate. All'inizio del film la voce delle persone è resa con il suono degli strumenti musicali.

Nel 1932 aveva conosciuto l'attrice ventunenne Paulette Goddard, che aveva già avuto qualche esperienza marginale nel cinema in parti minori. I due s'innamorarono, e Paulette recitò con Charlie in Tempi moderni (1936), un altro capolavoro del cinema muto e l'ultimo film in cui compare Charlot. I due si sposarono nel 1936 e divorziarono nel 1942.

Nel 1942 conobbe la diciassettenne Oona O'Neil, figlia del celebre drammaturgo Eugene O'Neil, terzo e ultimo dei suoi grandi amori, che divenne sua moglie nel 1946, e da lei ebbe otto figli, tre nati negli Stati Uniti e cinque in Svizzera.

Le sue simpatie politiche non furono da lui mai rivelate esplicitamente. Di certo, in molti suoi film aveva analizzato la realtà cupa dei lavoratori, dei poveri e degli emarginati, ed aveva messo in piena luce le contraddizioni della società americana. Benché vivesse negli Stati Uniti da molti anni e vi pagasse le tasse, Chaplin non aveva mai chiesto la cittadinanza americana.

Già all'uscita di Monsieur Verdoux venne pubblicamente accusato di "filocomunismo" e nel 1949 divenne uno dei bersagli del movimento innescato dal senatore Joseph McCarthy. Chaplin negò sempre, con veemenza. Nel 1951 iniziò a girare quello che sarebbe stato il suo film d'addio: Luci della ribalta. Fu il suo ultimo film prodotto a Hollywood, e anche l'unico che interpretò assieme ad un altro fenomeno del cinema muto: Buster Keaton.

La condanna decisiva nei suoi confronti arrivò nel settembre del 1952. Chaplin e la sua nuova famiglia si erano imbarcati per l'Europa per quella che doveva essere una vacanza. Mentre si trovavano in mare il ministro della giustizia statunitense dispose per pubblico decreto che a Chaplin, in quanto cittadino britannico, non sarebbe stato permesso di rientrare nel paese a meno che non avesse convinto i funzionari dell'immigrazione di essere "idoneo". Avutane notizia, Chaplin decise di stabilirsi in Europa fissando la sua residenza in Svizzera.

Nel 1957 Chaplin ritornò dietro la macchina da presa per girare di nuovo un film: Un re a New York. Fu il suo penultimo film, tra l'altro anche l'unico in cui recita assieme a suo figlio Michael. L'opera non ebbe successo e la sua vena cinematografica sembrò effettivamente appannata.

Nel 1966 si calò per l'ultima volta nei panni di regista, per girare La contessa di Hong Kong: fu il suo ultimo film, nonché l'unico a colori, nel quale lavorò assieme a due star del cinema mondiale: Marlon Brando e Sophia Loren. 4

Nel 1972, riconciliatosi con l'opinione pubblica americana, ritornò negli Stati Uniti per ritirare il suo secondo premio Oscar, questa volta alla carriera.

Charlie Chaplin morì a Corsier-sur-Vevey, in Svizzera, la notte di Natale del 1977 e lì fu sepolto.

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca senza applausi...

Charlie Chaplin 5

Luigi Pirandello

La vita

Luigi Pirandello nacque nel 1867 presso Girgenti (poi Agrigento) in una località di campagna chiamata Caos; suo padre, un ex garibaldino, era proprietario di una miniera di zolfo.

Frequentò l’università a Palermo e a Roma, e si laureò in lettere all’università di Bonn, in Germania.

Tornato in Italia, si stabilì a Roma dove frequentò l’ambiente dei letterati e si dedicò ai suoi studi e alle sue opere. Nel 1894 si sposò – dal matrimonio nascono tre figli – e intraprese la collaborazione ad alcune riviste letterarie. Nel 1897 diventò professore di stilistica alla facoltà di magistero di Roma; in seguito, fino al 1922, insegnò letteratura italiana.

Nel 1904 dovette affrontare gravi problemi finanziari per il fallimento della miniera del padre e gravi problemi familiari poiché la moglie fu colpita da una malattia mentale.

Intanto Pirandello si dedicava al teatro per il quale scrisse diverse opere e fondò nel 1926 una compagnia con la quale cominciò a girare il mondo; acquistò grande fama l’attrice Marta Abba, interprete di uno dei più importanti personaggi femminili creati dallo scrittore.

Aderì al fascismo, ma spesso venne accusato dalla stampa del regime di scrivere opere non conformi allo spirito e agli ideali fascisti perché troppo pessimiste e poco patriottiche.

Nel 1934 ottenne il premio Nobel per la letteratura.

Morì a Roma nel 1936; l’urna contenente le sue ceneri è murata in una pietra presso la casa di campagna dove è nato.

Italo Svevo

La vita

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nacque nel 1861 a Trieste, allora parte dell’impero austriaco.

Visse in un ambiente in cui si mescolavano varie culture: il padre era tedesco, la madre era italiana di famiglia ebrea ed egli compì gli studi prima in Germania poi in Italia.

Si dedicò con passione alle letterature europee e mostrò grande interesse per il pensiero di Sigmund Freud, fondatore proprio in quegli anni della psicanalisi (teoria psicologica basata sull’analisi dell’inconscio).

Scrisse due romanzi che pubblicò a sue spese ma, poiché furono un insuccesso, abbandonò l’idea di fare lo scrittore professionista.

Intanto la sua famiglia subì un dissesto economico e Svevo fu costretto a cercarsi un lavoro, prima come impiegato di banca e poi come direttore della fabbrica di vernici del suocero.

Continuò a scrivere e finalmente, dopo la pubblicazione del romanzo La coscienza di Zeno nel 1923, ottenne un grande riconoscimento sia in Italia che all’estero.

Morì nel 1928 in seguito ad un incidente stradale. 6

Poetiche a confronto

Quando si pensa a Chaplin, si vorrebbe anzitutto penetrare in quella strana conformazione di pensiero che vede i fatti sotto una forma così bizzarra e reagisce a essi con immagini di tanta stranezza. E, in questo ordine di pensiero, si vorrebbe giungere a quell'elemento che, prima di divenire una concezione della vita, esiste allo stato di intuizione del mondo che lo circonda. in poche parole, noi non ci occuperemo della filosofia di Chaplin ma del suo modo di percepire la vita, da cui nascono le invenzioni uniche e inimitabili del cosiddetto humour chapliniano. Con quali occhi Charlie Chaplin guarda la vita? Il segreto dei suoi occhi è indubbiamente rivelato da Tempi moderni. Quando, però, i buoni e i cattivi "ragazzi" apparvero improvvisamente i veri rappresentanti di gruppi sociali inconciliabili, l'occhio di Chaplin dapprima ammiccò, poi si mise ad accennare. Ma, poiché continuava ostinatamente a guardare i tempi e gli avvenimenti "moderni" così come prima, finì per andare evidentemente contro il suo stesso tema. Il che, stilisticamente parlando, ha portato a una frattura; per i temi trattati, al mostruoso e al deforme; per la figura interiore dello stesso Chaplin, alla rivelazione piena e completa del mistero dei suoi occhi. Io non voglio affatto affermare che Chaplin sia indifferente a quanto accade intorno a lui o che egli non si renda conto (sia pure in piccola parte) degli avvenimenti. A me non interessa quello che egli comprende, ma il modo come egli sente, come guarda, e come vede quando s'abbandona all'ispirazione, quando incontra una serie d'immagini di cui ride; e quando, attraverso il riso, ciò che egli ha concepito si risolve in situazioni e trovate comiche; e con quali occhi bisogna guardare il mondo per vederlo come appare a Chaplin. In questo sta il mistero di Chaplin, nel segreto dei suoi occhi. In questo egli è inarrivabile: è qui la sua grandezza. Vedere gli avvenimenti più inconsueti, più pietosi e più tragici con gli occhi di un bambino ridente. Essere in grado di realizzarne l'immagine immediatamente, d'un colpo, indipendentemente dalla loro significazione etica o morale, al di fuori di ogni valutazione, così come l'afferra un bambino in preda a un eccesso di risa. Ecco in che cosa Chaplin eccelle, in che egli è inimitabile e unico.

È questo modo di vedere la vita che avvicina Chaplin a scrittori italiani del ‘900 come Svevo e Pirandello.

Svevo nelle sue opere descrive un uomo inetto, non capace di rassegnarsi e adattarsi ai meccanismi della civiltà che impone lavoro, disciplina, obbedienza e leggi morali. Ne esce un uomo nevrotico, non efficiente, inetto, ed un esempio del “suo uomo senza qualità”, è lo Charlot di Chaplin. Charlot è un personaggio maldestro, sempre in mezzo ad un mucchio di guai, sempre pronto a scagliarsi contro le convenzioni sociali. Dotato di una grande abilità acrobatica, Chaplin crea un trucco e un abbigliamento unici. Charlot esprime la concezione chapliniana dell'uomo medio, dell'uomo comune, di se stesso. Egli scrive:

"Quel modo di vestire mi aiuta ad esprimere la mia concezione dell'uomo medio, dell'uomo comune, la mia concezione di quasi tutti gli uomini, di me stesso. La bombetta troppo piccola rappresenta lo sforzo accanito per poter apparire dignitoso. I baffi esprimono vanità. La giacca abbottonata stretta, il bastoncino e tutto il comportamento del vagabondo rilevano il desiderio di assumere un aria galante, ardita, disinvolta. Egli cerca di affrontare coraggiosamente il mondo, di andare avanti a forza di bluff: e di questo è consapevole. E ne è così consapevole che riesce a ridere di se stesso e anche a commiserarsi un po'…".

Entrambi descrivono l’uomo comune; ma, mentre in Svevo c’è amarezza e il sorriso di chi ormai non ha più illusioni, in Chaplin gli avvenimenti più inconsueti, più pietosi, vengono visti con gli occhi di un bambino ridente. Charlot è un omino disoccupato, innamorato, alle prese con le difficoltà da cui riesce ad uscire grazie proprio all’umorismo, un umorismo diverso da quello di Svevo che è rassegnazione. Fra Chaplin e Svevo si colloca anche la visione della vita dell’uomo di Pirandello.

Secondo lui, infatti, gli uomini nascono liberi ma il Caso interviene nella loro vita precludendo ogni loro scelta: l'uomo nasce in una società precostituita dove ad ognuno viene assegnata una parte secondo la quale deve comportarsi, ciascuno è obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società impone, anche se l'io vorrebbe manifestarsi in modo diverso: solo per l'intervento del caso può accadere di liberarsi di una forma per assumerne un'altra, dalla quale non sarà più possibile liberarsi per tornare indietro, come accade al protagonista de Il fu Mattia Pascal. 7

L'uomo dunque non può capire né gli altri né tanto meno sé stesso, poiché ognuno vive portando - consapevolmente o, più spesso, inconsapevolmente - una maschera dietro la quale si agita una moltitudine di personalità diverse e inconoscibili; queste riflessioni trovano la più esplicita manifestazione narrativa nel romanzo Uno, nessuno e centomila:

  • Uno: perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari;
  • Centomila: perché l'uomo ha, dietro la maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano;
Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Cinema muto Pag. 1 Cinema muto Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cinema muto Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cinema muto Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cinema muto Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cinema muto Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cinema muto Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi