Il nostro cielo
Tra superstizione e scienza
Renata Deluca IIIC
Anno scolastico 2007/2008
Liceo Classico A. Gramsci 1
Ogni notte, in particolare d’estate, se alziamo gli occhi al cielo abbiamo la possibilità di vedere una meravigliosa espressione della natura: 2
Storicamente il cielo è stato visto nei più svariati modi...........
Platone e l’Iperuranio
Platone nel VII secolo a.C. ci parlò nel Fedro del suo modo di vedere il cielo: l’Iperuranio.
L’Iperuranio è quella zona al di là del cielo (da cui il nome) dove risiedono le idee.
Dunque l’Iperuranio è quel mondo oltre la volta celeste che è sempre esistito in cui sono le idee immutabili e perfette, raggiungibile solo dall’intelletto, non tangibile dagli enti terreni e corruttibili.
La definizione di “oltre la volta celeste”, dunque, porta l’Iperuranio in una dimensione metafisica, aspaziale ed atemporale e, dunque, puramente spirituale.
“L’essere che realmente è, senza colore, senza forma e invisibile, che può essere contemplato solo dall’intelletto timoniere dell’anima e intorno al quale verte il genere della vera conoscenza, occupa questo luogo.”
Le idee stanziate nell’Iperuranio sono indispensabili per l’esistenza delle cose. Secondo la concezione platonica, infatti, il rapporto tra le idee dell’Iperuranio e le entità terrene possono essere di tre tipi: 3
- Mimesi: Rapporto di secondo questa concezione gli oggetti terreni sono semplici copie delle idee perfette ed immutabili;
- Metessi: Rapporto di in questo caso le cose partecipano all’esistenza delle idee;
- Parousia: Rapporto di: le idee sono presenti nelle cose e ne rappresentano l’essenza.
In ogni caso, comunque, si nota come le idee dell’Iperuranio siano necessarie all’esistenza delle cose. Di conseguenza si viene a generare una sorta di superiorità tra l’Iperuranio e il mondo reale: oltre al maggiore grado di perfezione presente nell’Iperuranio, c’è un primato di quest’ultimo sul mondo reale. L’Iperuranio, e quindi le idee in esso contenute, rappresenta il modello secondo cui il Demiurgo ha formato il mondo delle cose.
Il mito del carro e dell’auriga
Per spiegare il rapporto dell’anima umana con l’Iperuranio Platone utilizzò il mito del carro e dell’auriga: 4
Racconta di un’ipotetica biga trainata da due cavalli: uno bianco, raffigurante la parte dell’anima irascibile, e un cavallo nero, che rappresenta la parte dell’anima con pensieri più infimi (la concupiscenza); i due cavalli trainano un auriga, che rappresenta la ragione. La biga è diretta verso l’Iperuranio, un luogo metafisico a forma di anfiteatro dove risiedono le “Idee”.
Lo scopo dell’anima è contemplare il più possibile l’Iperuranio e assorbirne la sapienza delle idee, quindi deve riuscire a mantenere i cavalli verso l’alto, tenendo a bada quello nero e spronando quello bianco, per “precipitare” il più tardi possibile nella reincarnazione.
Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l’Iperuranio per più tempo rinasceranno come saggi e come filosofi. Questo mito spiega la reminiscenza ed è riconducibile all’immortalità dell’anima.
“Questa è la reminiscenza delle cose che un tempo la nostra anima vide nel suo procedere assieme al dio, quando guardò dall’alto ciò che 5 ora definiamo essere e levò il capo verso ciò che realmente è.”
Il cielo secondo Dante
Dante Alighieri, nella terza cantica della Divina Commedia, il Paradiso, descrive la visione del proprio viaggio nell’oltretomba; qui il Paradiso è diviso in cieli, che sono nove e ricalcano il sistema cosmologico aristotelico-tomistico: i primi sette infatti corrispondono ciascuno a un pianeta del Sistema Solare. Si noti che la sede propria dei beati è in realtà l’Empireo, ma a essi la Grazia divina ha concesso di spartirsi nei cieli inferiori per manifestarsi a Dante a seconda del loro operare terreno e delle loro inclinazioni. 6
Secondo il sistema tolemaico da lui seguito, la Terra sta ferma nell’Universo e intorno ad essa ruotano nove cieli (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Cielo stellato, Primo mobile); il decimo cielo, l’Empireo, che tutti li avvolge, è immobile perché lì è Dio.
Intorno a Lui, festosi e splendenti, girano nove cori angelici assieme ai quali sono le anime beate disposte in forma di Candida Rosa.
Tutti i Beati hanno dunque sede nell’Empireo e sono più o meno vicini a Dio secondo i loro meriti.
Nel primo cielo (Cielo della Luna, considerata un pianeta nel Medioevo), risiedono le anime di coloro che mancarono ai propri voti, ma non per scelta bensì perché costretti.
Nel secondo cielo (Cielo di Mercurio) si connota per l’amore per la gloria e la fama terrena.
Nel terzo cielo (Cielo di Venere), caratterizzato ovviamente dall’amore, risiedono le anime di coloro che amarono. 7
Nel quarto (Cielo del Sole), caratterizzato dalla sapienza, sono beate le anime dei sapienti e dei Dottori della Chiesa.
Nel quinto cielo (Cielo di Marte, dio della guerra) risiedono le anime di coloro che combatterono e morirono per la fede.
Nel sesto cielo (Cielo di Giove) la virtù caratteristica è la giustizia: è sede delle anime di principi saggi e giusti.
Nel settimo cielo (Cielo di Saturno), caratterizzato dalla meditazione, si trovano le anime di coloro che si diedero alla vita contemplativa.
L’ottavo è il Cielo delle Stelle fisse: non si tratta più di un cielo dove si ripartiscono i vari beati, ma qui si trovano le anime trionfanti, che appaiono come innumerevoli lucerne illuminate dai raggi che fa piovere la grande luce di Cristo;
Il nono e ultimo cielo è il Cielo cristallino, chiamato anche Primo mobile in quanto è il primo a muoversi, ricevendo tale movimento L’Empireo dipinto da Philipp Veit da Dio e trasmettendolo ai cieli concentrici sottostanti. Sopra al Primo mobile c’è solo l’Empireo, che è immobile in quanto perfetto (nella teologia medievale il movimento non era conciliabile con la perfezione, in quanto implica un cambiamento): la potenza divina che ha sede nell’Empireo, centro dell’universo, imprime ai cieli sottostanti un movimento rotatorio, rapidissimo nel Primo mobile e poi via via sempre più lento fino alla Terra. Infine sopra ai nove cieli vi è l’Empireo, dove ha sede Dio circondato dagli angeli e dalla Rosa dei beati, che qui risiedono normalmente (salvo spostarsi liberamente nei cieli sottostanti). 8
Il cielo tra realtà e apparenza
Ma che cos’è in realtà ciò che vediamo?
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Il cielo e la formazione al liceo classico
Leggendo questa tesina si potrebbe aver l’impressione che sia un po’ troppo “scientifica” per un liceo classico, ma io ho voluto dimostrare un po’ a me stessa e un po’ a chi mi diceva cinque anni fa di non scegliere questa scuola, che ho avuto un’istruzione completa che spaziasse dalla letteratura greca alle scienze, che mi potesse aprire le porte a qualsiasi università io volessi scegliere.
Scegliere il Liceo Classico è stato per me molto difficile perché, seppur lo considerassi il meglio, sapevo dentro di me che avrei abbandonato quelle materie come la matematica che sono state sempre molto importanti per la mia carriera scolastica. Oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta perché l’impegno e la dedizione vengono premiati e perché ho potuto scoprire che la conoscenza non è divisa per materie o per scuole, ma che è omogenea.
Il tema del Cielo è poi stato dettato dalla mia grande curiosità che, un po’ come quella di Odisseo, mi ha portato alle colonne d’Ercole di me stessa, spero senza oltrepassarle, mi auguro inoltre di aver capito un po’ di più della realtà fenomenica o noumenica che sta nel nostro cielo, l’essenza profonda che lo compone scientificamente e l’impressione che a noi dà ogni notte nel vederlo, così immenso, sopra di noi.