Estratto del documento

"Mi dica, lei che è una fatina, non può farmi un incantesimo, o

darmi un filtro che mi renda bello?"

"Ciò oltrepassa il potere della magia, signore."

E tra me pensai: un occhio innamorato, ecco l'incanto che ci

vuole; per quell'occhio tu sei bello abbastanza, e l'espressione

cupa del tuo volto è ancora più attraente della bellezza.

"J E " - C B

Ane Yre Harlotte Ronte

La Bellezza

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Indice

Introduzione

La Bellezza: Un Ideale Soggettivo

La trattatistica estetica nella letteratura greca

Il Trattato del Sublime

L’estetismo italiano

Gabriele D’Annunzio

The aestetism

Oscar Wilde

Scheda: The Preface of The Picture of Dorian Gray

La bellezza come visione filosofica

Immanuel Kant – Il Bello e il Sublime

Arthur Schopenhauer - Catarsi dell’Essenza Umana tramite la Contemplazione del Bello

Il sublime nella natura

I Fenomeni Vulcanici

I Terremoti La Bellezza

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Introduzione

La bellezza: un ideale soggettivo

Tra i vari argomenti che era possibile scegliere per un’ampia discussione, probabilmente pochi sono

ambigui e vacui come il tema della Bellezza.

Difficile diventa definire ciò che la Bellezza sia. In parole molto semplici, per bello si intende ciò

che è capace di suscitare in noi stessi una sensazione di piacere, o più generalmente una sensazione

positiva. Il vero “problema” della questione è che le sensazioni ricevute sono assolutamente

soggettive ed è difficile fare della critica. Si cerca comunque di seguire canoni comuni, ma le

sensazioni restano comunque diverse di animo in animo.

L’uomo ha sempre cercato la perfezione in qualsiasi cosa rendendosi conto che la Bellezza necessita

di equilibrio: è infatti la disarmonia a generare nell’animo le sensazioni negative e porta a

considerare qualcosa “Brutta” o “Sublime”.

L’argomento è stato ampiamente vagliato in qualsiasi campo: artistico, letterale, filosofico e

addirittura matematico prendendo il nome di Estetismo nel 1800.

Tuttavia il Culto della Bellezza è appartenuto sempre all’uomo che ha cercato sempre l’ideale di

Bello, cambiando di secolo in secolo influenzato da mode e cultura: basti pensare alla prima statua

di Venere ritrovata nella preistoria e agli ideali estetici dell’età moderna.

La morbidezza della figura femminile, indice di fecondità e salute, è stata scalzata dall’androginico

ideale estetico moderno. La Bellezza

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La Bellezza

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La trattatistica estetica nella letteratura greca

L’Antica Grecia è stata la culla delle attività culturale e del gusto estetico come noi moderni lo

concepiamo, acquistano una loro definizione. L’ideale di Bellezza classico è stato sempre ripreso di

secolo in secolo fino a ispirare, durante il XVIII e XIX secolo, una corrente artistica chiamata

Neoclassicismo, che riprende appunto questi canoni ormai perduti. Ma la Grecia non è solo maestra

d’Estetica nella scultura, ma anche nella letteratura.

Il trattato del sublime

Il più geniale dei libri di critica letteraria dell’antichità è un

trattato dal titolo “Il Sublime” ( , di paternità

Περὶ Ὑψους)

ignota. La sua forma epistolare allontana questo scritto dal

carattere manualistico e pedantesco tipico della tradizione

retorica e lo rende fruibile a un più vasto pubblico grazie

alla sua forma letteraria.

Il Sublime ha i toni di una discussione di attualità, di un

confronto tra letterati e probabilmente è databile intorno

alla metà del secolo I d.C. poichè, come il Dialogus de

oratoribus di Tacito risalente ai primi decenni del secolo I

d.C., tratta un tema molto “alla moda” a Roma, ovvero la

corruzione dell’eloquenza.

Sebbene Il Sublime è stato sempre considerato un trattato d’ESTETICA esso tratta solo un aspetto

di essa, ovvero ciò che si definisce il Grandioso, ciò che si manifesta nei momenti di maggiore

tensione espressiva, quando le parole dell’autore toccano la psiche del fruitore dell’opera, fanno

vibrare le corde della sua anima fino a provocare l’emozione che mette in contatto artista e uomo.

Dunque Il Sublime non misura solo la dimensione dell’artista, ma anche quella del destinatario:

infatti solo quando l’anima dell’artista e quella del fruitore fino al totale annullarsi della personalità

si giunge a capire la sublimità. Dunque il primo passo del sublime è il riconoscimento dell’anima

che si cela dietro un’opera d’arte e ciò ci fa giungere alla conclusione che tutti gli uomini sono

consapevoli dell’esistenza del sublime e, anzi, tendono naturalmente ad esso.

Le sensazioni caratteristiche del Grandioso sono un totale estraniamento della dimensione fisica e

reale, il totale immergersi nell’arte fino all’abbattimento di barriere logico-razionali,

l’immedesimazione dell’uomo nel processo artistico, una profonda commozione accompagnata da

La Bellezza

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sensazioni estreme. Ciò non significa obbligatoriamente che la sensazione debba essere positiva: il

sublime non si può riconoscere nel bello o nello straordinariamente bello, non è l’accentuazione di

una virtù; il sublime va cercato in ciò che provoca stupore ed emozioni violente, può essere

sbigottimento, sorpresa o anche paura.

Parlando per esempi, sebbene Elena di Troia sia la più bella tra le donne all’interno dell’Iliade ha un

ruolo di minimo spessore psicologico e non è mai sublime; al contrario la Medea di Euripide è un

personaggio incisivo e protagonista di una tragedia, dove la sua forza drammatica, la sua psicologia

complessa e la sua espressività sono talmente accentuate da creare nello spettatore una sensazione

negativa che si trasforma anche in orrore quando arriva ad uccidere i suoi propri figli pur di ottenere

la sua vendetta. Anche la Medea di Apollonio Rodio, dalla psicologia complessa, arriva ad assumere

un ruolo fondamentale nelle Argonautiche facendo scendere in secondo piano il reale protagonista,

Giasone.

Contrariamente a come possa sembrare, per l’autore il Sublime non è evasione dell’uomo della

realtà per abbandonarsi nel suo solitario vagheggiamento; a pensiero dell’autore qualsiasi forma

d’arte (letteratura, musica, scultura…) può modellare un’anima e una grande anima può riversarsi

interamente in un’opera d’arte. Dunque questo trattato finisce con l’essere non solo indagine

letteraria ma anche discussione etica, plasmando un’idea che non si fermerà alla letteratura ma

entrerà a far parte dell’intero campo dell’estetica. La Bellezza

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Bisogna fare della propria vita come si fa

un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un

uomo d’intelletto sia opera di lui. La

superiorità vera è tutta qui.

Gabriele D’Annunzio

L’estetismo italiano

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938) è stato uno scrittore, militare e

politico italiano.

Importante nell’ambito della letteratura italiana è stata la sua

appartenenza al Decadentismo, maggiore esponente assieme al

Pascoli sebbene nella poetica siano assai differenti.

Influenzato dal decadentismo europeo gli aspetti più caratteristici

del Decadentismo dannunziano sono l’estetismo artistico (poesia e

arte sono creazioni di BELLEZZA in assoluta libertà), l’estetismo

pratico (anche la vita reale deve essere realizzata in libertà), la

narcisistica analisi delle sensazioni, il gusto della parola e il panismo

(l’abbandonarsi agli istinti per immedesimarsi con le forze della

natura)

L’arte è, appunto, concepita dal D’Annunzio come BELLEZZA, che per lui è al di sopra di tutto, un

valore assoluto ma, sebbene critichi moltissimo l’atteggiamento di autori precedenti che hanno

“venduto” la propria arte facendola gestire come un prodotto qualsiasi, anche lui sfrutta a suo favore

i complessi meccanismi del mercato librario e delle mode, propagandando se stesso e costruendo il

proprio successo tra la massa, col paradosso che proprio lui costruisce attorno a se la figura

dell’artista solitario e superiore che disprezza proprio quella massa con fare aristocratico.

Seguendo il suo ideale estetico, D’Annunzio scrive il romanzo “Il Piacere” che fa parte del Ciclo

della Rosa.

Il romanzo, ambientato nella Roma dell’800, ha come protagonista Andrea Sperelli, un giovane

aristocratico amante della bellezza e dell’arte.

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