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Pentassuglia Francesco V D

Esame di Stato 2013, maturità liceo classico europeo

La retorica della battaglia: confronto di fronti e fonti della battaglia di Salamina e di Stalingrado

Quest’anno scolastico in tutte le discipline affrontate abbiamo trattato vari episodi di carattere storico. Il programma di storia si è concentrato sul XX secolo, periodo che sfortunatamente è ricordato come il secolo delle guerre mondiali.

Questa disciplina è sempre stata collegata con tutte le altre del nostro programma scolastico: la fisica relativistica ha permesso la creazione degli ordigni atomici; i War Poets inglesi di inizio secolo come Owen non avrebbero composto le proprie opere senza la guerra stessa, non per ultimo Picasso ha basato l’opera Guernica sul tema della distruzione della guerra di Spagna, prova generale della II Guerra Mondiale.

Per analizzare quindi un avvenimento storico è necessario e sarebbe totalmente errato non farlo ricercare e proporre molteplici opinioni possibilmente contrastanti. Gli studi storici differiscono da quelli giornalistici che avvengono nell’immediato. È fondamentale paragonare e bilanciare idee che possono anche apparire diametralmente opposte.

Questo è quello che mi ha spinto a comporre una tesina di carattere storico. Ho voluto quindi ricercare come esempi due momenti della storia studiata da me quest’ultimo anno scolastico e spiegarli sotto punti di vista diversi: il primo è la battaglia navale di Salamina del 480 a.C. avvenuta tra il porto di Atene e l’omonima isola tra i Greci della Lega Panellenica e i Persiani guidati dal re Serse.

La seconda battaglia è quella di Stalingrado avvenuta tra il 1942 e il 1943 in Russia. I due fronti contrapposti furono quello dell’Asse, principalmente reggimenti tedeschi con il supporto di truppe italiane e rumene, assediante contro l’esercito sovietico in rotta dall’invasione nazista dei territori occidentali dell’Unione Sovietica, quest’ultimo assediato presso appunto la città di Stalingrado.

Entrambi gli scontri furono al tempo avvenimenti di portata enorme e suscitarono grande scalpore nelle popolazioni coinvolte. Della battaglia di Salamina le fonti principali sono lo storiografo greco Erodoto che ne parla nell’ottavo libro delle sue Storie e il tragediografo Eschilo con la sua opera “I Persiani”.

Non da dimenticare è la parte delle Guerre Persiane presente nella Guerra del Peloponneso di Tucidide in quanto contenente una visione della guerra molto ridimensionata. Altre fonti giunte fino a noi sono anche la vita di Temistocle presente sia ne “Le vite parallele” di Plutarco sia ne “De Viris Illustribus” di Cornelio Nepote.

Queste ultime due fonti parlano più approfonditamente della vita in generale del generale ateniese e quindi la parte destinata a Salamina è minore e molto riassunta.

Diversa è la questione di Stalingrado: qui i protagonisti sono molteplici e con concezioni diverse, essendo tratte dai due fronti contrapposti. Ho scelto quindi alcune opere scritte o durante la guerra o negli anni subito successivi ad essa in cui trapelasse l’animo e i pensieri caratterizzanti i combattenti.

Ho scelto quindi di contrapporre un’opera inglese, una russa e una tedesca. L’opera inglese è il quarto libro de “La Seconda Guerra Mondiale” di Winston Churchill, quella russa è “Vita e Destino” di Vasilij Semënovič Grossman; per il fronte tedesco mi sono basato su una raccolta di lettere, “Ultime Lettere da Stalingrado”, scritte da soldati della Wehrmacht prima dell’accerchiamento sovietico.

Stalingrado

Introduzione

In generale è trapelato in questi testi che il filtro dell’autore è fondamentale per una giusta interpretazione. Nelle lettere dei soldati tedeschi i pensieri sono molteplici: c’è chi fino alla fine confida nel Führer e nella vittoria della Germania, chi ormai è conscio della propria morte e la attende con ansia, chi è assalito dall’angoscia e chi ancora cerca di non far pesare ai cari questa sofferenza pensando al passato e ai momenti felici trascorsi in famiglia.

Parallelamente nei racconti di Grossman l’intento del racconto dell’epica difesa del popolo russo contro i nazisti aveva portato alla denuncia del regime sovietico il quale, come suggerisce il titolo, comanda e dirige la vita e il destino delle persone sotto di esso. Appunto per questo la pubblicazione dell’opera in Russia fu possibile solo alla fine degli anni ’80.

Un altro discorso deve essere affrontato per l’opera di Churchill. Il primo ministro inglese, consapevole del proprio passato di giornalista e di politico, decide di unire le due nature e comporre un’opera monumentale: La seconda guerra mondiale, con cui poi vincerà il premio Nobel della letteratura nel 1953.

Essa fu l’opera per cui il politico britannico divenne famoso come scrittore oltre che come I ministro inglese. È composta nella sua edizione italiana di sei volumi, sostanzialmente uno per anno di guerra, e in essa sono racchiusi tutti gli appunti e l’epistolario che Winston realizzò via via dal 1939 fino al 1945.

Per questo la sua opera discosta da quella delle altre due fonti. Il punto di vista è quello di un protagonista della guerra in quanto gestì la macchina bellica britannica dal 1940 al 45; la freddezza e la puntigliosità con cui i fatti sono analizzati nel libro vedono le loro basi in un’enorme esperienza militare e diplomatica, diametralmente opposta al voler descrivere gli animi dei combattenti tedeschi piuttosto che dei sovietici come le altre fonti ci vogliono esporre.

In conclusione quindi tutte e tre le opere, partendo da presupposti diversi, giungono a conclusioni altrettanto differenti; sono tuttavia necessarie e devono essere prese in considerazione tutte per poter avere una visione più completa.

La battaglia

Dopo l’operazione Barbarossa l’esercito nazista è riuscito a sfondare le linee nemiche verso sud e a giungere non molto lontano da Mosca. Intorno alla capitale russa l’Armata Rossa è riuscita a riorganizzarsi e a costringere i tedeschi a deviare l’avanzata verso sud.

Contemporaneamente le truppe della Wehrmacht rafforzarono l’invasione delle terre caucasiche per via degli approvvigionamenti di carburante lì possibili. La conquista dell’intera URSS sarebbe stata possibile solo con i mezzi resi disponibili dall’occupazione dei poli petroliferi e industriali intorno alla città di Stalingrado.

È proprio lì che le armate tedesche, in particolare la 6ª comandata dal generale Friedrich Paulus, cercano di superare il Volga e di conquistare una delle città russe con più industrie belliche e riserve petrolifere.

Dall’estate del 1942 sino al 2 febbraio 1943 la città fu teatro di uno dei più grandi scontri tra l’Asse e gli Alleati. Dall’estate, come data si è scelta quella del 17 luglio, fino al due febbraio, capitolazione delle ultime truppe tedesche, ci furono più di 400.000 morti per i tedeschi e i loro alleati, principalmente rumeni, ungheresi e italiani, e circa 500.000 per i russi, le cifre devono essere raddoppiate per annoverare i russi feriti e i tedeschi catturati e feriti.

Dall’estate fino al 19 novembre Paulus, disponendo di un alto numero di truppe e avendo un solido sistema di approvvigionamento e di attacco aereo, riuscì a conquistare l’intera parte della città a ovest del Volga, il fiume scorre nella città sommariamente da nord a sud, permettendo all’Armata Rossa solo poche teste di ponte lungo il fiume.

Tutto cambiò con l’operazione Urano dei sovietici iniziata il 19 novembre. Le nuove truppe giunte dai territori interni hanno contrattaccato da nord della città con il fine di tagliare i collegamenti tra la retrovie tedesche insediate nella steppa e la sesta armata presente all’interno della città.

L’operazione ebbe successo, per il resto della guerra solo un ponte aereo con la Germania permise ai tedeschi, che da accerchianti erano diventati accerchiati, di resistere fino al febbraio 43.

Più volte si richiese una ritirata delle armate dalla città. Ciò non fu possibile per preciso volere di Hitler che vedeva nella conquista della “città di Stalin” un’arma di propaganda enorme sia nazionale sia verso i russi.

Le ragioni retoriche tuttavia non permisero la vittoria. Pur allo stremo delle forze i tedeschi non si arresero. Tutto terminò con la cattura del feldmaresciallo Paulus il 31 gennaio e con la resa delle ultime truppe tedesche nella zona delle grandi fabbriche due giorni dopo.

Ultime lettere da Stalingrado, versione tedesca

In questo volume sono state raccolte varie lettere provenienti da uno degli ultimi voli per la Germania. Le ultime sono datate dicembre 1942, non molto tempo prima che l’accerchiamento russo bloccasse il ponte aereo.

Non sono mai arrivate a destinazione poiché Hitler e l’alto grado dell’esercito nazista le sequestrò per controllare il livello di “popolarità” di cui godeva il regime tra le truppe al fronte e furono quindi ritrovate solo alla fine della guerra.

Gli animi dei soldati possono apparire molteplici e spesso contrastanti tra di loro. Per esempio nella seconda lettera è scritto: “Ci dicono che la nostra è una battaglia per la Germania, ma sono pochi qui a credere che il dissennato sacrificio possa giovare alla nostra patria”.

Molti soldati tedeschi sanno di non poter più tornare a casa e questo porta loro a rispondere in modo diverso. Ad assalire loro è angoscia, paura per la sorte della guerra intera e dei cari in Germania.

La situazione sanitaria è disastrosa, il numero dei feriti cresce ogni giorno molto più velocemente di quello dei soldati freschi in arrivo via aereo dalle retrovie. Il morale è sempre peggiore.

Ciononostante in queste lettere non sono pochi quelli che comunicano una sorta di speranza e che credono ancora che una disfatta totale non sia sicura.

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Sintesi

Italiano: Vita e destino di Vasilij Semënovič Grossman

Storia: la seconda guerra mondiale, il fronte orientale, la battaglia di Stalingrado

Inglese: Churchill: The Second World War, the Hinge of Fate

Tedesco: lettera di un soldato semplice tedesco

Greco: i Persiani di Eschilo e Le storie di Erodoto (Libro VIII)

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