Estratto del documento

Istituto superiore di Stato

Margherita Di Savoia - Roma

Liceo socio-psico-pedagogico

Anno scolastico 2009-2010

Laura Partenio, classe VF

L’arte del propagandare

«Ogni propaganda dev'essere necessariamente popolare e adattarsi al livello intellettuale e alla capacità recettiva del più limitato di coloro ai quali è destinata. […] Ogni propaganda efficace deve concretarsi in pochissimi punti e saperli sfruttare come apoftegmi affinché anche l'ultimo figlio del popolo possa formarsi un'idea di quel che si vuole. La finalità della propaganda non consiste nell'andar contro i diritti degli altri, ma nel mettere esclusivamente in evidenza i propri […]» “Mein Kampf”

Discipline coinvolte: Italiano, Inglese, Storia, Ed. Fisica, Arte, Metodologia, Pedagogia, Filosofia e Latino.

Howard Miller, artista alle dipendenze di Westinghouse, Comitato di coordinamento Americano.

Zio Sam di James Montgomery Flagg del 1917, uno degli esempi più noti di propaganda. 1

Indice

Motivazione e percorso di ricerca ______________________________ pgg. 4-7

Introduzione

Origine e significato del termine propaganda ___________________________ pag. 8

-

Italiano

Gabriele D’Annunzio

Vita e opere ______________________________________________________ pag. 9

- L’arruolamento __________________________________________________ pag. 11

-

Inglese

- Oscar Wilde __________________________________________________________ pag. 14

Storia

La propaganda nei regimi totalitari:

La propaganda di Mussolini _________________________________________ pag. 16

- La propaganda nazista ______________________________________________ pag. 18

- La propaganda dell’URSS ____________________________________________ pag. 21

-

Ed. fisica

- Lo sport come propaganda fascista ________________________________________ pag. 22

Arte

L’architettura fascista ___________________________________________________ pag. 23

-

Metodologia

Karl Popper “Cattiva maestra televisione” _________________________________ pag. 26

- Sondaggio televisivo __________________________________________________ pag. 27

- La TV ingrassa e turba i bambini ________________________________________ pag. 28

- Effetti della violenza in TV: turba i bambini ________________________________ pag. 29

- Inchiesta condotta dalla USL di Genova __________________________________ pag. 30

-

Pedagogia

- Anton Semenovyč Makarenko

Pensiero pedagogico _________________________________________________ pag. 31

- Metodologia del collettivo ____________________________________________ pag. 32

- Lavoro e scuola _____________________________________________________ pag. 33

- 2

Filosofia

Søren Kierkegaard _________________________________________________ pag. 34

- Le tre modalità esistenziali __________________________________________ pag. 35

-

Latino

- Seneca e il De Clementia ________________________________________________ pag. 39

Conclusioni ________________________________________________________ pag. 40

Bibliografia e sitografia ___________________________________________ pag. 41 3

Motivazione e percorso di ricerca

Il mio percorso di ricerca verte sul concetto di propaganda come arte persuasiva e come arte di autopromozione della propria immagine, come fecero D’Annunzio in ambito italiano e Oscar Wilde nel contesto inglese. D’Annunzio ha rappresentato la figura dell’intellettuale, capace di produrre letteratura e arte senza perdere di vista i rapporti col pubblico e i grandi editori, dimostrandosi abile propagandista di se stesso nell’inserirsi nel mercato culturale. In virtù di un atteggiamento di pari eccentricità, spregiudicatezza e soprattutto con una tracotanza che assume l’aspetto di autopromozione, ne fu Oscar Wilde, scrittore e poeta che sfruttò la sua immagine con il virtuosismo verbale, con un atteggiamento eccentrico e spregiudicato, purtroppo però in un’epoca sbagliata. Due autori che teorizzano una vita di intense emozioni estetiche e interdipendente con l’arte, affermando, in ogni momento, la superiorità dell’Arte sulla vita. Una vita in cui il significato delle cose viene interpretato attraverso una sottile e infinita rete di relazioni tra un concetto e l’altro, e non semplicemente riferendosi all’aspetto esterno ed ornamentale di esse. Wilde disse:

“Le cose sono come sono perché riusciamo a vederle e la nostra percezione dipende da quell’arte che più di tutte ci ha influenzato. Al momento attuale la gente riesce a vedere la nebbia non perché esiste ma perché i poeti e i pittori le hanno insegnato la bellezza misteriosa di simili effetti.”

D’Annunzio, d’altra parte, afferma il suo individualismo stravolgendo la borghesia italiana di fine secolo e conquista indiscutibilmente i salotti mondani più in vista della capitale romana; di se stesso egli dirà:

“Io ho con il pubblico europeo il contatto più diretto e più immediato: sono una forza viva e feconda. Sono sicuro di poter stupire il pubblico per parecchi anni ancora. Il segreto è tutto qui. Darò sempre, non ciò che è atteso, ma ciò che è inatteso, e riuscirò sempre a turbare, a irritare o a trascinare una parte della folla.[…] Il mio veleno - il mio amaro e dolce veleno - è nel sangue dei lettori.”

Ho focalizzato la mia ricerca, data la vastità dell’argomento, sul significato della parola “propaganda”. Sulla definizione da dare alla parola propaganda hanno discusso gli uomini politici per due anni dal 1915 al 1917. Quale valenza dare: quella neutra di propaganda come diffusione di informazioni o quella “negativa” come manipolazione delle idee per un determinato fine?

La propaganda è un insieme di attività volte a informare le masse secondo fini o scopi prestabiliti. Fini e scopi si identificano in una tesi, insita nell’informazione, che in questo caso da semplice comunicazione si trasforma in messaggio pubblicistico, con cui si intende raggiungere ed orientare il maggior numero di persone.

In altre parole, la propaganda, ideologica, politica, religiosa, di guerra, di se stessi ecc., tende a formare l’opinione pubblica, per ottenere determinate reazioni o comportamenti dei gruppi ai quali si rivolge. Ecco il perché dell’agitarsi di tanti gruppi di opinioni, interventisti, militaristi, nazionalisti, pacifisti, socialisti, cattolici, anarchici ecc., ciascuno intento a prevalere sull’altro per convincere le masse della propria tesi e di conseguenza a formare quell’opinione pubblica a lui favorevole che avrebbe così consentito di vincere sugli altri. Più delicata appare storicamente la questione della propaganda economica, soprattutto nelle forme assunte a partire dalla fine del XIX secolo. Secondo alcuni studiosi la pubblicità è una sorta di propaganda economica, mentre secondo altri essa presuppone un beneficio anche per chi riceve il processo persuasivo, il che la dovrebbe distinguere dalla propaganda vera e propria, in cui il beneficio per il ricevente può crearsi solo accidentalmente.

Uno degli elementi che hanno caratterizzato e agevolato la conquista del potere da parte dei regimi totalitari nella prima metà del XX secolo è stato il ricorso sistematico alla propaganda e ai mass-media come strumento di “costruzione del consenso”. Il monopolio dei mezzi di comunicazione da parte dello Stato-partito ha sostanzialmente negato ogni libertà di espressione e di informazione.

Ma come fu possibile il successo di dittatori quali Hitler, Stalin o Mussolini?

L’ascesa al potere e la conseguente instaurazione di un regime dittatoriale pone le sue basi nel consenso popolare, nell’approvazione da parte del popolo della politica in atto. La propaganda assume quindi un ruolo chiave nella conquista e nella legittimazione del potere ed è a questo proposito che Hitler fonda, nel 1929, un vero e proprio “Ministero della propaganda”, la cui direzione è affidata al nazista Goebbels. La propaganda, intesa come distorsione della realtà, dei regimi dittatoriali novecenteschi, in particolar modo quello nazista e fascista, si avvale di diversi strumenti: l’uso di slogan corti e facilmente comprensibili dotati di efficace immediatezza, ne è esempio lo slogan “Vincere e vinceremo”, coniato da Benito Mussolini in occasione dell’appoggio militare italiano al generale Franco durante la guerra civile spagnola; la martellante ed ossessiva ripetizione degli stessi; le imponenti e colossali adunate nelle piazze. Volta ad accrescere il consenso popolare è anche la scelta di presentare il capo di Stato come “padre della Patria”, in modo da enfatizzare il ruolo di “salvatore” e distogliere l’attenzione da decisioni politiche alquanto discutibili. Questa manipolazione delle coscienze è stata particolarmente utilizzata dalla propaganda fascista, tanto che Mussolini viene addirittura soprannominato “l’uomo della Provvidenza”. Un altro cardine della propaganda nazifascista è la miticizzazione del potere politico: con la proclamazione dell’Impero Mussolini vuole far intendere la sua dittatura come la legittima rinascita dell’antico e glorioso impero romano, riutilizzandone alcuni simboli, come ad esempio quello del fascio. Lo strumento sicuramente più efficace e immediato della propaganda rimane però il controllo dei mass-media che, intorno agli anni ’20, conosce un enorme sviluppo. Abolita la libertà di stampa e di opinione, i giornali diventano quindi opuscoli propagandistici nelle mani dei dittatori che, distorcendo i reali avvenimenti di cronaca, presentano sempre le loro scelte politiche come le uniche possibili e giuste. Nell’URSS, invece, l’uso dei mezzi di comunicazione di massa fu portato avanti in una maniera molto più rigida e “fisica”: mentre, infatti, nei regimi nazionalfascisti il consenso veniva organizzato in modo rigido ma senza alcuna esagerazione, in Russia si era creata una vera e propria atmosfera di terrore. Fu Stalin a rendersi conto di quanto fosse necessario l’indottrinamento della popolazione e la propaganda più sfrenata, spesso ipocrita, su mezzi tutti gestiti dallo Stato. Gli intellettuali incominciarono a divenire veri e propri impiegati dello Stato.

Anche lo sport divenne un mezzo di propaganda, lo sport che ben rappresentava le doti di un perfetto fascista. Le indagini sullo sport e l’educazione fisica rientrano nell’ambito di quelle ricerche relative alla grande macchina messa in moto dal regime per l’organizzazione del consenso. “Lo sport abitua gli uomini alla lotta in campo aperto”: così Mussolini concepiva il senso della pratica sportiva nel ventennio. E il fascismo si appropriò di palestre e campi di gioco usandoli come mezzi di propaganda per “il prestigio internazionale del paese”, come strumento di consenso, ma anche come elemento educativo per preparare la “nazione in armi”. Dai successi della nazionale di calcio a quelli delle rappresentative olimpiche, gli atleti venivano trasformati in portavoce del regime.

L’architettura, dal canto suo, divenne la principale e migliore forma di propaganda, oltre che fonte di prestigio internazionale per il regime. Come massimo rappresentante di quest’epoca troviamo Giuseppe Terragni che, insieme a Libera, Figini, Pollini, Frette, Larco e Rava, fonda il Gruppo 7, e Piacentini che con il Palazzo di Giustizia a Milano manifesta la potenza del regime.

Da un’attenta riflessione riguardante il ruolo della propaganda dal passato fino ad oggi ho manifestato l’idea che quotidianamente veniamo bombardati da una comunicazione persuasiva, per questo possiamo definire la nostra età come l’età della propaganda. A tal proposito ho analizzato la figura di Karl Popper, che analizza a fondo lo strumento di comunicazione più potente che ci sia: la televisione. La televisione è e fu stata il mass media più utilizzato per propagandare la potenza dei regimi totalitari.

Ho analizzato la figura dei mass media, in particolare della televisione, nel senso di “scuola così affascinante da essere frequentata senza che nessuno ce lo ordini” e di conseguenza la funzione educativa che essa svolge in particolare sui bambini. La sua capacità educativa, però, non è solo nulla, bensì negativa; la cosa più drammatica è che si accetta a scatola chiusa il buono e il cattivo della TV, senza possibilità di difendersi. In “Cattiva maestra televisione” Popper analizza i contenuti dei programmi e giunge alla conclusione che il piccolo schermo è diventato un potere incontrollato, capace di immettere nella società ingenti dosi di violenza. La televisione cambia l’ambiente, i bambini da questo ambiente modificato ne traggono i modelli da imitare. La televisione conta più dell’asilo e della scuola moderna, deve fare il mestiere di maestra e non lo sa e per questo è “cattiva maestra”. I produttori fanno solo “business” e hanno come fine l’intrattenimento della massa, ma hanno creato un gigantesco asilo, il più seducente di tutte le scuole del mondo. Popper sostiene che, se non si agisce in tempo, inesorabilmente la televisione peggiorerà per una sua legge interna dell’audience. Nell’opera “Cattiva maestra televisione” avanza una sua proposta e cioè quella di far patentare tutti coloro che fanno televisione, altrimenti si arriverà ad avere giovani sempre più disumani e violenti, ma soprattutto con valori sbagliati.

Nell’ambito filosofico ho preso in considerazione Kierkegaard, secondo il quale il reale protagonista del mondo è l’uomo preso come singolo, come individualità unica e irripetibile, come rimedio a qualsiasi forma di omologazione, intesa come propaganda che tende a rendere tutti uguali. La singola esistenza di ciascun uomo è l’unica realtà dotata di senso in un mondo che non presenta alcun ordine prestabilito. Il singolo è quindi l’uomo posto di fronte all’assoluta libertà del proprio destino. La vita è unica e irripetibile; ciò che muove le azioni del singolo sono le decisioni prese in assoluta libertà e secondo scelte esclusivamente personali. Tale filosofia come quella di Schopenhauer intende essere una critica al sistema filosofico di Hegel, secondo il quale l’entità del protagonista del mondo è quella spiritualità infinita che contiene al suo interno le singolarità, le individualità degli uomini, che è rappresentata dallo spirito assoluto.

Nel contesto educativo e quindi pedagogico ho analizzato la figura di Makarenko, secondo il quale l’educazione deve essere finalizzata a formare il cittadino comunista. Makarenko, vissuto in un contesto storico esclusivamente comunista, Rivoluzione d’Ottobre, propaganda l’ideologia comunista al fine pedagogico: l’educazione deve mirare a formare non il cittadino libero, ma il cittadino voluto dallo Stato, dal regime dominante. Formare quindi un buon cittadino comunista, cioè colui che nella società dà più importanza alla collettività rispetto all’individualità. Per Makarenko grande importanza ha, nel processo educativo, la disciplina e il lavoro. Attraverso il lavoro il ragazzo realizza le proprie capacità, attitudini e nello stesso tempo si integra nella società. Quindi il fine educativo principale per Makarenko è di formare un individuo al servizio della collettività, dello Stato, della politica e della società comunista. Il tipico cittadino comunista si inserisce nella società attraverso il lavoro, la formazione politica e il sostegno delle ideologie comuniste.

La propaganda letteraria, infine, è tra le più importanti, essendo la propaganda un fatto essenzialmente “comunicativo”. Da me analizzata è la propaganda della figura dell’imperatore Nerone da parte di Seneca nel De Clementia. “La clemenza” fu composto tra il 55 e il 56 e ci è giunto incompleto. L’opera è indirizzata a Nerone, da poco divenuto imperatore, di cui Seneca elogia la moderazione e la clemenza, definita come la “moderazione d’animo di chi può vendicarsi” o l’“indulgenza”, e che invita a comportarsi coi suoi sudditi come un padre coi figli. Seneca non mette in discussione il potere assoluto dell’imperatore, ed anzi lo legittima come un potere di origine divina. A Nerone il destino ha assegnato il dominio sui suoi sudditi, ed egli deve svolgere questo compito senza far sentire su di loro il peso del potere. Questa tesi trova il supporto filosofico nella dottrina politica stoica, secondo cui la monarchia è la forma di governo migliore, all’unica condizione che il sovrano sia sapiente e, trattenendo i suoi sentimenti più violenti, sappia esercitare con temperanza il suo potere. 7

Introduzione

La propaganda è un tipo di messaggio mirato a influenzare le opinioni o il comportamento delle persone. Spesso, invece di fornire informazioni imparziali, la propaganda è deliberatamente mistificatoria o fa uso di fallacità che, sebbene talvolta possano risultare convincenti, non necessariamente si rivelano valide. Ma in cosa consiste esattamente “la propaganda”? Il carattere fondamentale della propaganda dei nostri giorni, ma applicabile anche al passato, è che i “media”, oltre a “divertire, intrattenere e informare”, abbiano il compito di “imprimere negli individui valori, credenze e codici di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della società di cui fanno parte”. In parole povere, una società caratterizzata da determinate strutture economiche, sociali e istituzionali, avrà bisogno di media che non vadano a interferire con tali strutture; al contrario, saranno chiamati a rafforzarle.

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