La presenza del passato
Dallo stupore dell'uomo: la passione e la scienza
L'Archeologia è oggi una scienza che ha come fine la ricostruzione delle antiche civiltà per mezzo degli scavi e dello studio delle testimonianze storiche, quali monumenti, oggetti e iscrizioni.
L'Archeologia era intesa da Platone, nei Dialoghi Timeo e Crizia, come storia delle origini di un popolo o di una città, mentre nel XVII secolo si definisce Archeologia lo studio di tutti i documenti antichi e questa accezione viene limitata nel secolo XIX ai monumenti non letterari. Il primo archeologo, inteso come ricercatore di monumenti antichi, può essere considerato Ciriaco de Pizzicolli, vissuto nel Quattrocento, mentre Winckelmann diede per primo un'interpretazione artistica e storica dei monumenti del mondo classico.
Le scoperte archeologiche sono il risultato di innumerevoli studi, di riflessioni sul noto e sull'ignoto, di grande applicazione, ma anche frutto di passione, amore e intenso interesse per la storia e per gli uomini. Oggi noi conosciamo e impariamo come nozioni ovvie ciò che per molto tempo rimase inaccessibile e che gli archeologi conquistarono a fatica partendo dal primo passo e percorrendo spesso lunghe e impervie salite.
Lo spirito dell'Umanesimo fece destare in Occidente la coscienza del proprio passato. Questa coscienza si è trasformata in conoscenza e ha assunto forme globali. Ciò che ha guidato gli uomini è stato il desiderio di capire il passato e confrontarsi con l'antico, attraverso un cammino controcorrente, che parte dalla foce per arrivare alla sorgente.
Entusiasmo e stupore
Nel 1485 alcuni operai trovarono accidentalmente il corpo di una ragazza romana in un sarcofago posto sulla via Appia. Questa scoperta non rappresenta certamente il punto di partenza dell'indagine archeologica, in quanto fu puramente casuale. Ma questo ritrovamento è significativo perché per la prima volta si manifestò chiaramente un entusiasmo, un'eccitazione, da parte di intellettuali ma anche di gente comune (ventimila persone), di fronte a ciò che faceva loro avvertire il passato come qualcosa di vivo, di conoscibile e di ricreabile.
Nel Quattrocento, mentre Vasco de Gama e Amerigo Vespucci esploravano le vie del mare, molti studiosi e artisti decisero, spinti dalla curiosità che necessariamente anima chi si approccia alla ricerca archeologica, di esplorare le vie di Roma, dell'Egitto e della Grecia, alla scoperta del passato.
Ciriaco de Pizzicolli, mercante ed antiquario, compì molte spedizioni, scrisse testi e disegnò monumenti, vagando instancabilmente alla ricerca di rovine, con il fine di restituire ai suoi contemporanei la loro perduta identità.
Le prime esplorazioni archeologiche iniziarono a Roma, nel Foro Romano e nelle Terme di Caracalla. Poi agli inizi del Cinquecento ci furono le grandi scoperte della Domus Aurea e di Villa Adriana.
Gli operai penetrarono in sotterranei con volte decorate presso il Colosseo, ma la dimora di Nerone non venne subito riconosciuta. Inizialmente si pensava fossero grotte dipinte e "grottesche" furono chiamati gli affreschi. Essi influenzarono molto l'arte rinascimentale, poiché per la prima volta si aveva un'immagine del passato, in particolare della storia romana.
Inoltre la Domus Aurea conteneva moltissime statue, la più importante delle quali fu sicuramente il Laocoonte, definito da Plinio il Vecchio "capolavoro delle arti". La statua, attribuita, secondo Plinio, allo scultore Agesandro di Rodi e ai suoi figli, immortala il sacerdote, che aveva sconsigliato ai Troiani di condurre il celebre cavallo dentro la città, nel momento in cui è assalito dai serpenti.
È importante notare come questa scoperta casuale abbia così entusiasmato le coscienze, accese da poco da un vivo interesse per l'antico, da influenzare per più di due secoli la concezione europea dell'arte antica.
La nascita di una scienza
