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Prefazione

Non ho deciso di trattare questo tema volontariamente, ho dovuto seguire la mia curiosità nei riguardi dell'essere umano e della sua più recondita natura. Se poi volessi essere retorica, in un mondo come quello che ci circonda, fiorente di ogni tipo di immagine, colore, informazione, l'uomo non ha ancora trovato il sito internet con la risposta alla sua esistenza.

Dunque, la maschera. Tutti noi siamo maschere in questa società fatta di apparenze, e come vedremo, forse lo siamo anche per noi stessi. Ho sempre avuto particolari teorie riguardo l'immagine che ognuno si fa degli altri e di sé stesso. Ho lottato sin dal principio della mia consapevolezza e formazione psicologica per mantenermi integra e una. Sicuramente ho fallito, ma almeno mi sono sforzata il più possibile di avere un'identità e di formare un mio Sé (nel senso Junghiano del termine), il più possibile vicino ai miei desideri, anche se pur sempre schiacciato dai limiti del mio contesto sociale.

Nel mio percorso tratterò il contrasto tra l'apparenza e la realtà, tematica molto frequente nel programma svolto quest'anno.

  • Italiano: Luigi Pirandello
  • Filosofia: Arthur Schopenhauer
  • Geografia astronomica: La luna
  • Storia: L'età giolittiana
  • Inglese: Oscar Wilde
  • Francese: Charles Baudelaire
  • Spagnolo: Valle Inclán
  • Storia dell'arte: Pablo Picasso
  • Psicologia: Carl Gustav Jung
  • Sociologia: la socializzazione
  • Fisica: Il fenomeno dell'elettrizzazione
  • Matematica: Le equazioni di II grado

Vita

Luigi Pirandello nacque a Caos, un paesino vicino Agrigento (allora Girgenti) il 28 giugno del 1867. Tre diversi ambienti influirono sulla sua formazione psicologica e culturale: quello siciliano (che contribuì a nutrirlo di suggestioni magico-popolari e in cui viene attraversato da fermenti anarchici ed esigenze socialiste e sovversive), quello tedesco e quello romano.

Nel 1887 si trasferì a Roma per concludere i suoi studi universitari. Dal 1889 al 1891 visse in Germania dove conseguì a Bonn la laurea in Filologia romanza, con una tesi in tedesco intitolata La parlata di Girgenti.

Nel 1892 fece definitivamente ritorno a Roma, dove si dedicò completamente alla letteratura e al teatro. Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Trascorse gli ultimi anni della sua vita sempre più ai margini della cultura ufficiale. Morì, a Roma, il 10 dicembre del 1936 poiché, assistendo alle riprese del film Il fu Mattia Pascal, si ammalò di polmonite.

È possibile distinguere cinque diversi periodi nella vita e nella produzione letteraria e teatrale di Pirandello:

1. Il periodo della formazione

In questo periodo, durato fino al 1892, lo scrittore decise di dedicarsi alla letteratura. La formazione siciliana servirà a Pirandello per formare il suo lato psicologico, sociale e politico. In Pirandello è molto forte il senso patriottico e il culto risorgimentale, i quali non verranno mai meno in lui.

Il padre, Stefano, fu un garibaldino, mentre la madre, Caterina Ricci-Granillo, proveniva da una famiglia di patrioti anti-borbonici. La situazione familiare, economica e sociale era precaria ed era segnata dall'instabilità. Luigi riuscì ad iscriversi all'università di Palermo dove studiò legge e lettere; qui entrò in contatto con un ceto intellettuale, quello siciliano, il quale era attraversato da idee anarchiche e da esigenze socialiste che portarono alcuni amici di allora a far parte dei fasci siciliani.

Pirandello, però, non accettò mai le soluzioni irrazionalistiche e rimase fedele ad un concetto di sana eticità e ad un uso straordinario delle facoltà logiche e concettuali, elementi di moralità e di razionalità tipici dell'800. Nello stesso tempo il rapporto con il padre divenne conflittuale, e l'atteggiamento brusco e invadente del genitore fece scaturire nel giovane il rifiuto di certi aspetti della figura paterna.

A Roma studiò lettere e frequentò un ambiente ancora provinciale ma grazie al quale entrò in contatto con Luigi Capuana, il quale fece maturare in lui la vocazione letteraria di cui è manifestazione la pubblicazione a Palermo del libro di poesie Mal giocando del 1889. Trasferitosi in Germania, discusse una tesi sul dialetto di Agrigento, e nel 1891 scrisse un secondo libro di poesie Pasqua di Geo.

2. Il periodo della coscienza della crisi e del contraddittorio affiorare di tematiche relativistiche (1892-1903)

Dopo la Germania, Pirandello rientrò a Roma dove si dedicherà alla propria vita, alla letteratura e al teatro. Dopo aver scritto alcune novelle con il titolo di Amori senza amore, Pirandello si dedicò al romanzo e, con l'aiuto di Capuana, scrisse nel 1893 Maria Ajala, pubblicato con il titolo L'esclusa.

Nel 1895 scrive il romanzo breve Il turno. Con alcuni amici siciliani dà vita alla rivista Ariel, dove si oppone al simbolismo, al misticismo ed all'estetismo romano. In quel periodo scrisse Arte e coscienza d'oggi, documento di un «malessere intellettuale» non dal punto di vista privato, bensì da quello generazionale.

In questi anni Pirandello fa i conti con la crisi dei valori ottocenteschi e scrive poesie, novelle e saggi in cui denuncia il superamento del positivismo con l'assunzione di atteggiamenti problematici e l'interesse per il comico e l'umoristico.

Nel 1903 la famiglia paterna affronta un grosso dissesto economico. Nel 1894 Pirandello aveva sposato Maria Antonietta Portulano, le cui ricchezze furono investite, dal padre di lui, nelle miniere di zolfo. Purtroppo un allagamento gli fece perdere tutto il patrimonio, e Pirandello non poté contare neppure su quello del padre.

Le conseguenze per lui furono doppiamente negative: da un lato la moglie venne colpita da una paralisi che influì in modo decisivo sulla psicologia di Pirandello, minacciandone l'equilibrio mentale; dall'altro, a causa del disagio economico che stava attraversando, lo scrittore dovette impegnarsi in lezioni private e in collaborazioni giornalistiche.

A causa della disastrosa situazione che stava attraversando, nacque nello scrittore l'impegno della stesura del romanzo Il fu Mattia Pascal, il quale fu pubblicato nel 1904, dapprima a puntate sulla rivista Nuova Antologia, ed in seguito in volume.

3. Il periodo della narrativa umoristica

Con Il fu Mattia Pascal l'arte letteraria di Pirandello subì una svolta decisiva. Lo scrittore abbandonò i tentativi teatrali e si dedicò, per alcuni anni, esclusivamente alla narrativa (1904-1910).

Inoltre questo fu il periodo della poetica dell'umorismo, già evidente ne Il fu Mattia Pascal e nei saggi del 1904 e del 1907, alcuni dei quali furono introdotti nel libro L'umorismo del 1908. In questo periodo pubblicò il romanzo I vecchi e i giovani e cominciò la stesura di Uno, nessuno e centomila.

Fu molto intensa la produzione letteraria nel campo novellistico, i cui lavori, a partire dal 1909, vennero pubblicati sul Corriere della Sera e vennero raggruppati in volumi. Nel 1912 venne pubblicato l'ultimo libro di poesie Fuori di chiave.

Nel 1910, Pirandello ritornò al teatro con la novella Lumie di Sicilia, ed un altro atto unico La morsa. Nel 1915 scrisse la commedia Se non così..., ma la svolta teatrale si avrà solo a partire dall'anno successivo.

4. Il teatro umoristico e il successo internazionale (1916-1925)

Del 1916 sono alcune delle opere più importanti di Pirandello in campo teatrale. Pensaci Giacomino, Liolà, Così è se vi pare, Il berretto a sonagli e Il piacere dell'onestà sono del 1917. Il gioco delle parti è del 1918.

Queste opere appartengono al periodo del «teatro del grottesco», e suscitarono critiche, perplessità ed accuse. Allo stesso tempo la situazione familiare divenne critica, i figli del Pirandello erano in guerra e la moglie venne ricoverata in una clinica psichiatrica.

La stagione del grande successo teatrale cominciò con Sei personaggi in cerca d'autore del 1921 che, fischiato a Roma, venne poi acclamato a Milano, nonché a Londra e a New York. Questa fu la fase del grande successo internazionale di Pirandello, che d'ora in avanti non terminerà.

Nel 1924 Pirandello si iscrisse al partito fascista. Egli intravedeva nel fascismo un movimento rivoluzionario capace di rompere le cristallizzazioni sociali. Bisogna dire che presto per Pirandello il fascismo diventerà molto deludente, ma l'appoggio di Mussolini gli consentì di avere i finanziamenti per creare e dirigere la compagnia del Teatro d'arte di Roma.

5. La stagione del surrealismo (1926-1936)

Nel 1925 viene pubblicato su una rivista Uno, nessuno e centomila, la cui conclusione presenta un aspetto nuovo ed ottimistico: una fiducia nella natura che segna un momento significativo di rinnovamento.

Di qui in avanti Pirandello presenta una tematica di tipo surrealista che valuta positivamente l'elemento inconscio, ingenuo, naturale, che privilegia la vita contro la forma, ma anche il mondo dei miti e dei simboli contro la realtà delle convenzioni razionali e sociali.

In questi anni Pirandello vive prevalentemente all'estero, viaggiando di continuo e seguendo di persona la messinscena delle sue opere. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura.

Trascorre l'ultima parte della sua vita a Roma, seguendo la realizzazione di un film tratto da Il fu Mattia Pascal e contemporaneamente lavorando alla conclusione de I giganti della montagna. In questa fase viene colto da polmonite e muore qualche mese dopo, nel dicembre del 1936.

La cultura letteraria, filosofica e psicologica. Le prime scelte di poetica

Prima de Il fu Mattia Pascal e dell'elaborazione della poetica dell'umorismo, la cultura di Pirandello presentava le seguenti caratteristiche:

  1. Una forte influenza del materialismo positivistico e del Verismo. Man mano che si avvicinava la svolta del secolo, Pirandello metteva in discussione la tesi di fondo del positivismo fino a sostenere che il mondo oggettivo non è altro che una proiezione dei nostri sentimenti, approdando così, a un soggettivismo tipicamente novecentesco.

  2. La coscienza della crisi del positivismo portò Pirandello ad interessarsi ad autori che si occupavano di fenomeni psichici, parapsicologici, dell'ipnosi e dello spiritismo. Si dedicò inoltre allo studio di autori estranei e contrari al positivismo.

  3. Pirandello visse una contraddizione tra l'esigenza di sintesi e armonia, tipici del pensiero estetico, e la sua naturale propensione alla scissione, alla scomposizione e all'ironia che lo condussero gradualmente verso l'umorismo.

    Pirandello, infatti, tendeva a risolvere la contraddizione puntando sulla scomposizione critica e sulla dissonanza, cominciando a considerare la possibilità offerta dall'umorismo, verso il quale si andò indirizzando la sua ricerca artistica.

  4. Egli percepì la crisi delle ideologie dell'800. Egli mostrò questa consapevolezza con la pubblicazione del saggio Arte e coscienza d'oggi (1893). Qui Pirandello descrisse la crisi intellettuale e morale della sua generazione e la relatività di ogni cosa che la rende incapace di aspirare alla verità.

    Si intuisce in questo saggio che, per Pirandello, una poetica moderna può nascere solo su programmi fondati sulla discordanza e sulla contraddizione.

L'umorismo

L'elaborazione della poetica dell'umorismo avvenne tra il 1904 ed il 1908. Nel 1908 lo scrittore pubblica il saggio L'umorismo, in cui sembra considerarlo una caratteristica perenne dell'arte.

Viene presa in considerazione la visione eterna dell'umorismo e quella storica, che lo vede come figlio delle condizioni che hanno posto in crisi le vecchie certezze, figlio quindi del relativismo.

Esso deriva dalla scoperta copernicana e dalla fine dell'antropocentrismo: l'uomo non è più al centro di nulla, è un'entità minima e trascurabile di un infinito sconosciuto, è per questo impossibile che egli arrivi a conoscere verità assolute.

L'umorismo è quindi l'arte del tempo moderno, in cui le certezze assolute sono venute a mancare e per questo l'esistenza di arte epica o tragica non è più possibile.

La forma e la vita: illusione

Secondo Pirandello la vita di ognuno, altro non è che un autoinganno, l'uomo ha bisogno di credere che la propria vita abbia un senso, e per questo organizza l'esistenza secondo istituzioni e regole in grado di rafforzare questa convinzione.

L'insieme delle organizzazioni e delle convenzioni che l'uomo forma e crea costituiscono quella che Pirandello individua come la forma dell'esistenza, data dalle leggi e dagli ideali che ci poniamo e dal meccanismo stesso della vita nella società. La forma intrappola in essa le pulsioni vitali, le tendenze istintive, cristallizzando e paralizzando la vita.

Da uomo a maschera

Il soggetto, costretto a vivere nella forma, non è più una persona, ma una maschera. Quest'ultima non vive, si limita a recitare la parte che la società gli ha attribuito, non esistono più dunque né persone né eroi, ma esclusivamente maschere: tutti recitano una parte.

Ciascun individuo ha avanti a sé solo due possibilità: l'incoscienza e l'adeguamento passivo alla forma; o la consapevolezza della condizione in cui essa vive seguita dall'amara ed autoironica accettazione.

Il personaggio che sceglie di vivere consapevolmente, avverte costantemente, tramite la riflessione, la distanza fra il soggetto ormai maschera ed i suoi gesti, come se guardasse la vita dall'esterno. La maschera, per così dire, si guarda vivere.

L'umorismo e il comico

L'intera arte umoristica pirandelliana ruota intorno al contrasto tra forma e vita, maschera e persona. La condizione di estraneazione del soggetto da sé e dagli altri crea un'atmosfera amara, pietosa e riflessiva allo stesso tempo, che costituisce il segno distintivo dell'umorismo.

Pirandello distingue, infatti, il comico dall'umorismo designando il comico come l'avvertimento del contrario ovvero il percepire che qualcosa è il contrario di come dovrebbe, e perciò riderne; e l'umorismo come il sentimento del contrario.

Il primo nasce dal contrasto tra l'apparenza e la realtà. Nel saggio citato, Pirandello ce ne fornisce un esempio: «Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti, non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere.

Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario"».

L'umorismo, invece, nasce da una considerazione meno superficiale della situazione:

«Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario.

Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico».

Quindi, mentre il comico genera quasi immediatamente la risata, perché mostra subito la situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere, l'umorismo nasce da una più ponderata riflessione che genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione.

Nell'umorismo c'è il senso di un comune sentimento della fragilità umana, da cui nasce un compatimento per le debolezze altrui che sono anche le proprie.

Le caratteristiche dell'arte umoristica

Pirandello individua una serie di caratteri dell'arte umoristica:

  • Essa tende alla contraddizione, alla dissonanza al grottesco, non mira a comunicare una presunta verità, tramite la coerenza e l'armonia, come l'arte tradizionale.
  • Le opere umoristiche, rispecchiando l'insensatezza e l'inconclusione della vita, hanno strutture aperte e sono prive di conclusione.
  • Mentre l'arte classica tendeva al sublime, l'arte pirandelliana evidenzia l'insensatezza della vita, attraverso l'unico linguaggio in grado di rispecchiare la realtà: quello quotidiano.
  • Il soggetto perde autorità, e nelle opere umoristiche non è più caratterizzato da un'anima integra, ma da una contraddittoria.
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