Esame di Stato per l’indirizzo:
Dirigente di comunità
Studente: Danilo D’Ascoli
Anno scolastico 2009/2010 1
Mappa concettuale
Titolo
“Gli anziani e il coraggio”
Diritto e sociologia
Letteratura
Il coraggio di fare Giovanni Verga
Sindacato “Il ciclo dei vinti”
Gli anziani
Pedagogia
Storia
Maria Montessori “I Giusti d’Italia”
E il coraggio
Il coraggio di una nuova pedagogia
Musica
Il coraggio di curarsi con la musicoterapia
English
Psicologia
The old age
Età adulta.
Il coraggio di invecchiare
Statistica
Concetto di statistica ed indice di vecchiaia 2
Indice
Mappa concettuale...................................................................pag. 2
Introduzione....................................................................................................................................pag. 4
Letteratura:
Giovanni Verga.................................................................................................................................pag. 5
Storia:
I Giusti d’Italia.................................................................................................................................pag. 8
Psicologia:
L’invecchiamento..............................................................................................................................pag. 11
Pedagogia:
Maria Montessori..............................................................................................................................pag. 17
Inglese:
The old age.......................................................................................................................................pag. 20
Musica:
Musicoterapia...................................................................................................................................pag. 21
Statistica:
Concetto di statistica ed indice di vecchiaia....................................................................................pag. 23
Diritto e sociologia:
Il sindacato e i contratti collettivi di lavoro.......................................................................................pag. 26
Conclusioni.......................................................................................................................................pag. 29
3
Introduzione
Ho scelto di sviluppare questo argomento, “Gli anziani e il coraggio”, anche e soprattutto per aver lavorato in una residenza sanitaria assistita, dove ho raccolto confidenze e racconti di vita passata degli anziani, ed ho compreso quello che hanno passato e le prove che hanno dovuto superare: la guerra, la fame e la povertà; sono state prove imparagonabili a quelle dei nostri giorni, essi hanno avuto un coraggio fuori dal comune, e sono riusciti a trovare la forza di andare avanti comunque.
Per me, il coraggio è inteso come forza interiore che ognuno di noi dovrebbe trovare, necessaria per affrontare quotidianamente la vita senza arrendersi alle prime difficoltà, spesso banali, come capita oggi. Bisogna trovare il coraggio di guardare in faccia il dolore, affrontarlo senza lasciarsi sopraffare ed accettarlo come una componente della vita.
Il coraggio può essere anche una soluzione estrema, per combattere una società nella quale non è più ben chiaro quali siano i valori.
In letteratura italiana il tema del coraggio l’ho collegato al “ciclo dei vinti” di Giovanni Verga, alla lotta per la sopravvivenza dell’uomo, sopraffatto dagli avvenimenti e dal destino, ma che trova il coraggio e la forza negli ideali e nei valori più semplici, come la famiglia, la casa e l’onestà, senza arrendersi mai anche se sfinito.
In Storia il coraggio è collegabile alla straordinaria impresa dei Giusti, i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare quella anche di un solo ebreo dal genocidio nazista conosciuto come Shoah.
In pedagogia il coraggio l'ho trovato in Maria Montessori, nella sua lotta per migliorare l'istruzione nell'età infantile, tutto il suo impegno a comprendere meglio il bambino, ad operare in sua difesa e a riconoscere i suoi diritti, diffondendo la sua opera pedagogica anche durante il regime fascista.
Forse la tappa più difficile della vita è proprio l’invecchiamento, come mai prima d’oggi, visto che la nostra società è basata su produttività e iperattività, e allora ecco che bisogna avere il coraggio di invecchiare: per questo ho analizzato il periodo dell’invecchiamento e del successivo decadimento psico-fisico, i cambiamenti e le aspettative che questa fase della vita comporta. 4
In statistica ho pensato di ricavare l’indice di vecchiaia del mio comune di residenza ovvero Bologna, il risultato è quello che mi aspettavo, per ogni giovane di età inferiore ai 14 anni ci sono circa 2,5 persone con più di 65 anni.
L'argomento di musica che ho sviluppato riguarda, il rapporto che lega il suono all'essere umano, musicoterapia, musica come terapia al fine di migliorare la salute psicofisica di coloro ai quali si rivolge. Questo tipo di approccio spesso non viene considerato come opzione terapeutica, la massa giudica senza sapere e gli operatori del settore sono spesso scettici; cerchiamo di trovare il coraggio di curarci con la musicoterapia, disciplina che permette lo sviluppo delle possibilità d'espressione, del desiderio di comunicazione e molto, molto altro.
Un'altra forma di coraggio l’ho trovata nel fare attività sindacale, che ormai sembra diventata una cosa anacronistica, dove il rispetto delle regole e della dignità del lavoratore, principi che sembravano ormai assodati, oggi sono minacciati e vengono considerati come dei privilegi da cancellare. 5
Letteratura
Giovanni Verga (1840 – 1922)
Il pensiero e la poetica
Per Verga fu fondamentale riprodurre la società nel modo più "vero" possibile, per questo l’autore osservò scrupolosamente il popolo, studiò l'ambiente ed il dialetto, si documentò sui mestieri e sulle tradizioni, così sembra che i personaggi e le vicende si presentino da sé, e chi legge ha l'impressione di essere messo a diretto confronto con la realtà di cui si parla. Verga, utilizza quindi il verismo, per far sì che il lettore assuma un carattere critico nei confronti della dura legge della vita.
Proprio per questo utilizza l'impersonalità, evitando così di esprimere il suo personale giudizio e i suoi sentimenti. Verga descrive le vicende umane che si svolgono nel Mezzogiorno ottocentesco, dove l'economia è ancora strutturata in maniera feudale in una realtà immodificabile. Questa visione della vita rientra in quella che fu definita l'ideale dell'ostrica, per cui quest’ultima rimane sempre attaccata al suo scoglio, questo vuol dire attaccamento ossessivo al luogo d'origine e che non prevede cambiamenti sociali.
Quest'ideologia è il frutto del pessimismo dell’autore, di ciò che pensa della vita, che non si può cambiare mai. Egli trova così supporto nel pessimismo,
6
nelle leggi che regolano l'uomo, ha un'ideologia conservatrice: quindi ogni persona è ancorata al suo stato sociale e non può distaccarsene. Visione radicalmente pessimistica: la società umana è per lui dominata dal meccanismo della “lotta per la vita”, un meccanismo crudele, per cui il più forte schiaccia necessariamente il più debole. Gli uomini sono mossi dall'interesse economico, dalla ricerca dell'utile, dall'egoismo, dalla volontà di sopraffare gli altri. E' questa una legge di natura, universale, che governa qualsiasi società, in ogni tempo e in ogni luogo, e domina non solo le società umane, ma anche il mondo animale e vegetale. Chi cerca di uscire dalla condizione in cui il destino lo ha posto, non trova la felicità sognata, anzi va immancabilmente incontro a sofferenze maggiori. L’autore critica aspramente la vita borghese e non dà speranze al proletariato; critica altrettanto duramente l'aristocrazia, e considera i contadini e i braccianti dei "vinti" per natura, segnati inesorabilmente dal destino.
Di fatto il Verga proviene da un ambiente aristocratico benestante e soprattutto egli s'è formato intellettualmente negli ambienti borghesi di Firenze e di Milano. Solo quando questi ambienti gli vennero a noia, egli decise di ritornare a Catania, cominciando ad interessarsi delle condizioni miserevoli dei meridionali. Il suo grande merito sta proprio in questo, sta nell'aver evidenziato la miseria del Sud e nell’aver diffuso la conoscenza di questa situazione nel nord d’Italia; Verga ha fatto della letteratura anche un mezzo per portare la situazione del meridione ad un'attenzione nazionale.
Il ciclo dei vinti
Giovanni Verga volle condensare tutta la sua ideologia e tutto il suo “programma” verista nell’ambizioso progetto di un ciclo di ben 5 romanzi.
Ciascuno dei 5 romanzi avrebbe dovuto incentrarsi sulla rappresentazione di vari strati sociali, dai più bassi ai più elevati:
- ”I Malavoglia”, strati popolari di pescatori;
- “Mastro don Gesualdo”, strato piccolo-borghese;
- ”La duchessa delle Gargantas” (poi duchessa di Leyra), strati nobiliari;
- “L’onorevole Scipioni”, strati sociali dediti alla politica;
- ”L’uomo di lusso”, strati sociali dediti all’arte.
Si trattava di una vera e propria fantasmagoria della lotta per la vita, dalle necessità di sopravvivenza degli strati popolari alle aspirazioni più elevate di quelli borghesi e nobiliari.
Tuttavia, visto che il ciclo rimase incompiuto, sembrerebbe che Verga, pur rappresentando gli strati popolari come sopraffatti da condizioni di miseria, vi scorga in fondo un’autenticità e una positività di valori (la “religione della famiglia”, l’unione familiare, l’operosità, l’onestà); invece rappresentando gli strati borghesi e nobiliari con aspirazioni più elevate, vi scorga in fondo un’assenza di valori e una certa vanità, superficialità e frivolezza.
I Malavoglia
Presso il piccolo paesino di Aci Trezza nel catanese vive la famiglia Toscano che, nonostante sia decisamente laboriosa, viene soprannominata Malavoglia. Il patriarca è Padron 'Ntoni, vedovo, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastiano detto Bastianazzo, sposato con Maria detta Maruzza la longa, nonostante sia di statura tutt'altro che elevata. Bastiano ha cinque figli: 'Ntoni,
7
Luca, Filomena detta Mena, Alessio detto Alessi e Rosalia detta Lia. Il principale mezzo di sostentamento è la "Provvidenza" (piccola imbarcazione utilizzata per la pesca). Nel 1863 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, parte per la leva militare. Per far fronte alla mancanza, padron ‘Ntoni tenta un affare comprando una grossa partita di lupini - peraltro avariati - da un suo compaesano, chiamato Zio Crocifisso per via delle sue continue lamentele e del suo perenne pessimismo. Il carico, affidato al figlio Bastianazzo perché li vada a vendere a Riposto, sfortunatamente naufraga, assieme a Bastianazzo. A seguito di questa sfortunata avventura, la famiglia si ritroverà con una triplice disgrazia: il debito dei lupini, la Provvidenza da riparare e la perdita di Bastianazzo e quindi di un membro importante della famiglia. Tornato del servizio militare, 'Ntoni tornerà molto malvolentieri alla vita laboriosa della sua famiglia, e non rappresenterà alcun sostegno alla già precaria situazione economica del nucleo familiare. Purtroppo, le disgrazie per la famiglia non terminano. Luca, uno dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa (1866) e questo determina l'annullamento delle nozze della figlia Mena con Brasi Cipolla. Il debito causerà alla famiglia la perdita dell'amata Casa del nespolo e via via la reputazione della famiglia andrà peggiorando fino a raggiungere livelli umilianti. Un nuovo naufragio della "Provvidenza" porta Padron 'Ntoni ad un passo dalla morte, dalla quale, fortunatamente, riesce a scampare.
In seguito Maruzza, la nuora, muore di colera. Il primogenito 'Ntoni deciderà di andare via dal paese per far ricchezze, ma, una volta tornato ancora più impoverito, perde ogni desiderio di lavorare dandosi all'alcolismo e alla nullafacenza. La dipartita di 'Ntoni costringerà la famiglia a vendere la Provvidenza per risparmiare i denari accumulati per riacquistare la casa del nespolo, mai dimenticata. La padrona dell'osteria Santuzza, già ambita dallo sbirro Don Michele, a causa dei numerosi intrallazzi di quest'ultimo, si invaghisce di 'Ntoni, mantenendolo a gratis all'interno del suo locale. La condotta di 'Ntoni e le lamentele del padre la convinceranno a distogliere le sue aspirazioni da 'Ntoni Malavoglia e a richiamare Don Michele all'osteria. Ciò sarà origine di una rissa tra i due. Rissa che sfocerà in una coltellata di 'Ntoni al petto di Don Michele, durante una retata anti contrabbando alla quale il Malavoglia si era dato. 'Ntoni finirà in prigione; Padron 'Ntoni, accorso al processo e sentite le voci circa una relazione tra Don Michele e sua nipote Lia, stramazza al suolo. Ormai vecchio, il suo salmodiare si fa sconnesso e i suoi proverbi pronunciati senza cognizione di causa. Lia, la sorella minore, vittima delle malelingue, lascia il paese e si abbandona all'umiliante mestiere della prostituta. Mena, a causa della vergognosa situazione della sorella, sceglie di rinunciare a sposarsi con compare Alfio, di cui è innamorata, e rimarrà in casa ad accudire i figli di Nunziata e di Alessi, il minore dei fratelli, che continuando a fare il pescatore ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la "casa del nespolo". Acquistata la casa ciò che resta della famiglia farà visita all'ospedale al vecchio Paron 'Ntoni, informandolo della compravendita e annunciando un suo imminente ritorno a casa. Sarà l'ultima gioia per il vecchio che morirà proprio nel giorno del suo agognato ritorno.
Neanche il desiderio di morire nella casa dov'era nato sarà dunque esaudito.
Quando 'Ntoni, uscito di prigione, ritornerà al paese, si renderà conto di non poter restare a causa del suo passato di detenuto. Padron Ntoni è la figura che, sicuramente rappresenta il modo di pensare e di fare di tutta la famiglia. Padron Ntoni è un vecchio saggio che mette a disposizione di tutti i componenti della famiglia, le sue conoscenze e le sue esperienze. E' un uomo che non si demoralizza per niente, come si vede dal suo continuo lottare contro la sfortuna che perpetua si abbatte sulla sua famiglia. Lotta nonostante la perdita della
8
Provvidenza, nave su cui lavorava da sempre, e la casa del nespolo in cui aveva sempre vissuto è una figura-simbolo della grandezza e dell'eroismo umano. Non a caso un altro elemento di conforto è la fede in alcuni valori che sfuggono alle leggi del destino e della società: religione della famiglia e della casa, intesa come centro degli affetti e della solidarietà. Padron 'Ntoni soleva dire: "Gli uomini sono fatti come le dita della mano: il dito grosso deve fare da dito grosso, e il dito piccolo deve fare da dito piccolo". Nella famiglia Malavoglia il dito grosso era proprio lui; era il depositario degli antichi valori familiari, che con le nuove generazioni andavano scomparendo. Padron 'Ntoni condensava quei valori nei proverbi che soleva ripetere: "Senza pilota la barca non cammina; per far da Papa bisogna saper far da sagrestano".
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.