Amor sacro & amor profano
Amor sacro
E
Amor
Profano
Sara Cianfrano
Classe 5ªA
Liceo linguistico
F.lli Maccari
A.S. 2008/2009
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Amor sacro & amor profano
Prefazione
L’amore è forse il più affascinante e il più coinvolgente fra i sentimenti dell’uomo. Esso è stato fonte di ispirazione per poeti e artisti dalle più antiche civiltà fino ai giorni nostri e ha assunto nel tempo caratteristiche diverse che rispecchiano differenti concezioni della realtà.
Il mio proposito con questo elaborato è quello di esaminare l’evoluzione di due tra le più comuni accezioni dell’amore: l’Amore sacro e l’Amore profano.
Il mio studio si propone di analizzare la reciproca influenza di questi due aggettivi nella storia esaminando il pensiero letterario, filosofico e artistico.
Tale progetto nasce prima di tutto dalla curiosità di approfondire il significato profondo di questi due termini scavando nella storia fino alle loro radici sociali ed individuali; in secondo luogo dall’interesse nella indagine psicologica umana.
Il mio impegno in questa ricerca è volto a rispondere a domande quali l’importanza di questi due significati apparentemente contrapposti nella psiche umana e nella società studiando la loro evoluzione in questi campi volta all’indagine di quali fattori istituzionali, sociali o psicologici possano aver influito sui vari significati attribuiti a questi due aggettivi che associati alla parola Amore vanno a costituire due entità complementari, contrapposte e secondo alcune teorie inscindibili.
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Amor sacro & amor profano
Amore nell’arte
Titolo: Amor sacro e amor profano
Autore: Tiziano Vecellio
Data di realizzazione: 1514 ca.
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm. 118x279
Collocazione: Roma Galleria Borghese
Amor sacro e amor profano è un dipinto ad olio su tela di cm 118 x 279 realizzato nel 1514 dal pittore italiano Tiziano. Attualmente è conservato alla Galleria Borghese a Roma.
La committenza del dipinto è stata desunta da un suo dettaglio: lo stemma sulla fontana.
Quest'ultimo è quello di Niccolò Aurelio, commissionatore del dipinto per le sue nozze con Laura Bagarotto (di cui aveva mandato a morte il padre Bertuccio Bagarotto, accusato di alto tradimento) nel 1514. L'opera doveva essere non solo un importante dono di nozze e di riconciliazione con la moglie, ma anche un atto politico da cui derivasse un'opera immortale, simbolo dello splendore della sua casata presso i veneziani.
L'impianto rispecchia la concezione neoplatonica tipica di Marsilio Ficino secondo la quale la bellezza terrena è specchio di quella celeste e la sua contemplazione prelude alla perfezione ultraterrena. L'amor sacro, ammantato di rosso, è raffigurato in piena luce, mentre l'amor profano è fasciato da ricche vesti e si staglia contro uno sfondo ombroso: il bilanciamento luministico, cromatico e compositivo assume quindi anche un preciso significato simbolico. L'opera è di grande
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importanza per quanto riguarda la poetica di Tiziano: si tratta infatti dell'unica tela interpretabile in chiave neoplatonica (corrente caratteristica dell'ambiente toscano, cui si contrapponeva l'aristotelismo tipico di Venezia). Vi è inoltre un altro livello di lettura dell'opera, oggi considerato piuttosto superato, alludente al comportamento che una buona moglie deve tenere in privato e in società, all'immagine irreprensibile che deve dare di sé la moglie di un personaggio politico come Niccolò Aurelio.
Il titolo è di epoca settecentesca e contrasta con l'ormai acclarato intento dell'autore di esaltare l'amore.
Lo sfondo su cui sono collocate le due figure è la contrapposizione di due orografie differenti e contrapposte: a sinistra, dietro all'amor profano, si nota un paesaggio montuoso, con un sentiero in salita percorso da un cavaliere diretto al castello. Viene letto come metafora di un percorso faticoso da compiere per giungere alla virtù, che si conquista con fatica e rinunce o, alternativamente, come allusione al carattere "secolare" e "civile" dell'amor profano; a destra il paesaggio è pianeggiante, disteso, punteggiato da greggi al pascolo che evocano le utopie bucoliche e in lontananza si scorge una coppia ed una chiesa. Si contrappone al paesaggio di sinistra legandosi alla sfera religiosa e spirituale. Alcuni hanno ipotizzato che il Tiziano si sia ispirato al paesaggio della Val Lapisina, presso Serravalle, per alcuni anni residenza del pittore: così il castello di sinistra corrisponderebbe alla torre di San Floriano e lo specchio d'acqua al lago Morto.
Secondo alcune fonti la donna che interpreta Venere è riconducibile ad Angela del Moro, nota ai tempi come Zanfetta, famosa prostituta dell'epoca, di nascita nobile. Donna di grande cultura, era amica di letterati illustri come il Bembo e l'Aretino. Venne chiamata come modella da pittori famosi, fra i quali appunto Tiziano.
Un ruolo fondamentale nell'identificazione delle due donne in Venere e Proserpina è stato rivestito dalla fontana-sarcofago, connotata da simboli di morte e vita. Nella parte destra, infatti, il sarcofago presenta una raffigurazione di Venere in riferimento alla Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna e all'episodio in cui la dea si punge un piede nel soccorrere Adone aggredito da Marte (fu in particolare il Clerici a dare una svolta critica significativa in questo senso). Nella parte sinistra, è riconoscibile il ratto di Proserpina.
L'opera risente profondamente dell'opera di Giorgione, soprattutto nello sfondo e nell'uso di tonalismi: si può quindi considerare un'opera di transizione nella maturazione artistica del pittore.
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Amor sacro & amor profano
Elena Muti & Maria Ferres
“Il Piacere” è il primo romanzo di D’Annunzio. Un romanzo autobiografico, che rispecchia la concezione dell’Arte, della Poesia, dell’Amore e della società che il Poeta ha sviluppato nella Roma di fine ottocento. Andrea incarna il giovane esteta aristocratico, che vuole fare della sua vita un’opera d’arte, e per fare ciò si muove da un’esperienza amorosa ed artistica ad un’altra, compiendo un percorso che non sembra però portarlo ad una ferma conclusione. La vanità, la caducità, tutto ciò che è fisico e materiale dominano l’animo del protagonista e non gli permettono di elevarsi al di sopra delle falsità, al di sopra delle masse.
Nel passato del conte Andrea Sperelli un amore profondo, passionale, totalizzante: l’amore per la bella Elena Muti. Un amore improvvisamente interrotto dalla donna, dalla sua partenza, senza alcuna spiegazione.
Il dolore è grande, le domande tante, ma Andrea decide di dimenticarla, perseguendo la sfrenata ricerca del piacere che caratterizza tutta la sua vita, inevitabilmente. Si nutre di Arte, crea Poesia, insegue passioni e fugaci amori. Finché viene ferito in un duello, dove combatteva per soddisfare il desiderio suscitato da una donna.
La convalescenza lontano da Roma segna la rinascita di Andrea. La sua anima è pura, pronta a cogliere tutte le bellezze della natura che lo circonda; i tristi ricordi sono svaniti, il desiderio irrefrenabile è come morto; il mare cura le sue ferite ed ispira la sua mente ed il suo cuore.
In tale disposizione d’animo, in tale pace dei sensi, avviene l’incontro con Maria Ferres.
Andrea si innamora di lei, perdutamente e Maria ricambia questo sentimento, soffrendo.
L’amore per Maria è puro, candido, pulito. Nel poeta non sembra esserci traccia di desiderio, di passione, di carnalità. Tutto è sublime e sublimante.
Ma Andrea non ha dimenticato Elena.
Nel suo cuore due distinte passioni, l’Amor sacro e l’Amor profano, che si mescolano e si confondono, fino a portarlo a sovrapporre le due immagini di donna, desiderandole entrambe, o il risultato di quella fusione…
Elena, la passione vera, materiale, la carnalità, sembrano avere il sopravvento e corrompere l’animo del poeta. Egli non può abbandonarsi alla purezza di Maria e rispettarla. Egli la deve possedere, come per tanto tempo ha potuto possedere il corpo di Elena.
E quando questo finalmente accadrà, il ricordo della prima sarà così forte da portare Andrea ad invocarne il nome, perdendo per sempre quella candida donna sporcata dal peccato di un amore ormai contaminato.
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Amor sacro & amor profano
Nel Piacere, come nei romanzi successivi di d’Annunzio, il vero protagonista è l’Amore. L’Amore affrontato in tutta la sua verità, analizzato in tutte le facce, comunicato ed esaltato tramite gesti e parole, come pochi sanno fare.
Un Amore che, in questo libro, viene presentato in una duplice veste: l’autore parla di due amori diversi, di due concezioni e punti di partenza diversi, di cui è difficile o forse impossibile trovare una sintesi. Passione e purezza, soddisfazione dei desideri e sogno, che si cercano e si inseguono ma tra i quali la ricerca del vero piacere avrà la meglio.
Una visione piuttosto negativa dell’animo umano, una sensazione di spreco e dispersione di sentimenti veri, forse.
Ma da tutto ciò non può che trasparire la profonda conoscenza da parte del Poeta di questo strano e sempre diverso sentimento, che inevitabilmente plasma e dà senso a tutta la nostra vita.
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Amor sacro & amor profano
Sesso & Novecento
Parlare di un secolo di costumi sessuali in Italia significa indagare il ruolo assunto dalla Chiesa nell'educazione sessuale, significa affrontare nella loro evoluzione temi come l'aborto, l'adulterio, la contraccezione, il divorzio, la masturbazione, il matrimonio, i rapporti sessuali prematrimoniali, i rapporti sessuali nel matrimonio, i rapporti extramatrimoniali, l'omosessualità e la pornografia. Si possono, tuttavia, delineare a grandi linee le trasformazioni più o meno evidenti dell'atteggiamento degli italiani di fronte al sesso.
È possibile cogliere nell’arco degli ultimi cento anni i passaggi che hanno condotto dal sesso inteso come funzione riproduttiva all’attuale separazione tra istinto sessuale e procreazione. Separazione che, accolta oggi come uno dei più consistenti passi sulla via di una migliore consapevolezza della sessualità, esisteva ufficiosamente anche un secolo fa, ma che, come vedremo, restò a lungo nascosta tra le pieghe ambigue di una doppia morale.
Eppure gli albori del Novecento sembravano aver aperto le porte a nuove forme di sessualità.