Le Americhe e l’America Meridionale
Un rapido sguardo alla carta geografica è sufficiente per cogliere la presenza di due grandi masse continentali, unite da una sottile striscia di territorio. Considerando la situazione attuale, è innegabile che si debba ancora continuare a parlare di Americhe.
A differenziare profondamente Nord e Sud permangono squilibri nel grado di sviluppo socio-economico.
In generale possiamo affermare che da un’America Settentrionale, contraddistinta da strutture politiche moderne e da un’economia solida, dinamica e innovativa, si contrappone un’area latina ancora gravata dal peso di una struttura economica di stampo neocoloniale, da ritardi nello sviluppo sociale e da sistemi di governo poco efficienti.
L’identità appare in evoluzione, come dimostrano alcuni eventi recenti.
Il processo di integrazione economica dovrebbe, ad esempio, allargarsi a tutti i Paesi americani con la creazione dell’AFTA (Area di libero scambio delle Americhe) e la nascita di un unico mercato fino alla Terra del Fuoco. Tale processo di integrazione dovrebbe estendersi anche alla sfera politica e sociale, promuovendo lo sviluppo umano e la democratizzazione di tutti i Paesi del continente. Segnali positivi giungono anche da Brasile e Messico che rientrano stabilmente tra le prime dieci potenze economiche mondiali.
L’America Meridionale
Vorrei soffermarmi approfonditamente sull’America Meridionale.
L’America Meridionale ha una vasta estensione; ha dunque dimensioni di poco inferiori a quelle del continente nordamericano. La presenza della lunga catena Andina e dell’immensa foresta amazzonica permette di suddividere l’America Meridionale in tre subregioni: Andina, Amazzonica e Cono Sud.
La Cordigliera delle Ande, formata da una serie di catene parallele alla costa del Pacifico, percorre tutto il Sudamerica. Il Sudamerica è anche il continente delle vaste pianure (Amazzonia, la più estesa) e dei lunghissimi fiumi (Rio delle Amazzoni, il più lungo). Il lago più importante è il Titicaca, situato tra Bolivia e Perù. Nella regione dove è presente un clima equatoriale, si estende la foresta pluviale.
Alle altitudini maggiori e nella Terra del Fuoco, un arcipelago separato dal continente dallo Stretto di Magellano, si ha un clima freddo che sulle vette più alte lascia spazio ai ghiacciai.
Negli ultimi anni i Paesi dell’America Meridionale sono stati interessati da ricorrenti situazioni di crisi, per far fronte alle quali molti governi hanno avviato riforme economiche che hanno avuto pesanti ripercussioni sul piano sociale (disoccupazione e aumento della povertà). Buona parte del Sudamerica risulta infatti oppressa da una pesante arretratezza e da una povertà diffusa. Anche i due Paesi più importanti, Brasile e Argentina, devono fronteggiare gravi problemi sociali: dalla pessima distribuzione della ricchezza alla miseria diffusa, alla continua crescita della criminalità, soprattutto nelle metropoli.
La situazione di instabilità economica finisce inevitabilmente per generare tensioni sociali, che non di rado sfociano in manifestazioni antigovernative e alimentano, in alcuni Paesi, l’azione dei movimenti di terrorismo. Questo Paese può contare però su una buona presenza di risorse energetiche, come il gas naturale e il petrolio.
Il petrolio
Il gas naturale è molto leggero e occupa le zone più alte del petrolio.
L’estrazione del petrolio avviene mediante un’operazione detta trivellazione. Il petrolio è una miscela liquida di idrocarburi (che contengono solo carbonio e idrogeno), dall’aspetto oleoso e nero, facilmente infiammabile. Il petrolio si trova imprigionato all’interno di particolari rocce delle quali riempie tutti gli spazi vuoti.
Dopo aver individuato un giacimento petrolifero, si trivellano un certo numero di pozzi. La perforazione viene effettuata per mezzo di uno scalpello rotante (la trivella) montato su un’asta di perforazione.
La parte più caratteristica di un impianto di perforazione è il DERRICK, un’altra torre che sostiene la colonna di perforazione e consente l’inserimento e l’estrazione delle aste per mezzo di carrucole azionate da un mulinello. Quando la trivella raggiunge il giacimento, tutte le aste vengono ritirate e sostituite con un tubo dal quale sgorgherà il petrolio.
Esso quando fuoriesce prende il nome di greggio; grazie alla raffinazione, effettuata in appositi impianti industriali (raffinerie), si separano i diversi prodotti di greggio; dai più leggeri ai più pesanti troviamo: il GPL, la benzina, il gasolio, l’olio lubrificante e il bitume (per asfaltare le strade).
Il Brasile e l’Amazzonia
Il Brasile è uno Stato Federale. È il secondo Paese americano (dopo gli USA) per numero di abitanti, tanto da accogliere nei suoi confini più della metà dell’America Meridionale. Il Paese, al tempo stesso, deve affrontare delle situazioni molto difficili.
Sul piano ambientale, il problema principale è costituito dalla necessità di tutelare l’Amazzonia, l’immensa foresta equatoriale costantemente sottoposta a tagli indiscriminati e devastata da incendi di immani proporzioni, che minacciano la sopravvivenza degli Indios.
L’uomo non si accorge del danno che provoca distruggendo le foreste. Infatti per la maggior parte dei casi utilizza questo legno per produrre carbone di legna, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
La maggior parte di questo legno non viene bruciata per uso domestico ma industriale, ad esempio per la cottura dei mattoni. Un’altra parte del legno serve a produrre carta che viene da noi utilizzata sotto forma di libri, quaderni, giornali, cartone ecc…
Anche in questo caso i consumi non sono uguali per tutte le nazioni; ad esempio: un americano consuma in media 320 kg di carta all’anno, un europeo circa 200 kg. La deforestazione contribuisce all’aumento della concentrazione di anidride carbonica.
Le piante, infatti, attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana, assorbono l’anidride carbonica (CO2) e producono ossigeno (O2). La respirazione degli organismi viventi e la combustione, invece, sono il processo opposto della fotosintesi: assorbono ossigeno e producono anidride carbonica.
I due processi danno origine a un ciclo naturale che mantiene costanti le concentrazioni di anidride carbonica e ossigeno nell’atmosfera. È facile capire che distruggendo le foreste e continuando a bruciare combustibili fossili, la concentrazione di anidride carbonica nell’aria è destinata ad aumentare.
L’anidride carbonica, assieme ad altri gas, determina l’effetto serra, un fenomeno naturale che, se non ci fosse, la temperatura della Terra scenderebbe notevolmente e il nostro pianeta si trasformerebbe in un deserto di ghiaccio.
Le conseguenze di un aumento della temperatura globale terrestre potrebbero essere tragiche: come lo scioglimento dei ghiacci polari, la scomparsa delle stagioni intermedie (primavera e autunno) e la trasformazione di zone attualmente coltivate, usate per soddisfare gran parte del fabbisogno alimentare del mondo, in aridi deserti.
Il riscaldamento globale
A proposito di questo, attualmente, su un quotidiano, è stato pubblicato un articolo su un ultimo recente studio che ha prospettato notevoli cambiamenti nella situazione climatica del nostro pianeta. Nuove informazioni sul clima del passato forniscono “forti” prove di un legame diretto fra il riscaldamento dei tropici e i livelli dei gas serra nell’atmosfera.
L’attuale crescita delle temperature tropicali, dovuta al riscaldamento globale, avrà dunque un forte impatto sul clima del nostro pianeta e potrebbe intensificare la potenza di uragani distruttivi. Il legame fra l’aumento dei gas serra atmosferici e le temperature è alla base della teoria del riscaldamento globale e può essere confermato dai modelli al computer o dalle osservazioni dirette.
Un altro modo per studiare il fenomeno, però, è quello di ricorrere a studi paleoclimatici, ricostruendo cioè il clima del passato mediante archivi naturali. Alcuni geologi hanno analizzato la composizione chimica di gusci e conchiglie di plancton fossile provenienti dalle profondità dell’Oceano Pacifico equatoriale.
La relazione fra il clima tropicale e i gas serra è particolarmente importante perché le regioni tropicali ricevono la maggior parte dell’energia solare e agiscono come un motore termico per il resto del pianeta.
I ricercatori registrano che nel corso degli ultimi milioni di anni, le temperature superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale risultano collegate all’andamento dell’effetto serra atmosferico. Il maggior cambiamento climatico in questo intervallo di tempo era stato in precedenza attribuito a cambiamenti nella frequenza delle piattaforme ghiacciate.
Secondo alcuni geologi, invece, la causa di questo fenomeno è un cambiamento nella frequenza di oscillazione delle abbondanze di biossido di carbonio atmosferico, un’ipotesi che può essere verificata mediante il carotaggio nella copertura ghiacciata dell’Antartide.
Se si dimostrerà corretta, questa teoria indicherebbe che le fluttuazioni dei gas serra, anche relativamente piccole e naturali, costituiscono la principale variabile che guida i cambiamenti climatici globali su scale temporali.
In base ai modelli elaborati da alcuni ricercatori, risulta che numerose zone climatiche sarebbero destinate a sparire completamente, mentre ampie aree subtropicali si troverebbero a fronteggiare condizioni di cui oggi non vi è esempio sul pianeta.
A essere particolarmente colpiti da questi cambiamenti saranno alcuni dei territori oggi maggiormente popolati: il Sud-Est asiatico e aree che sono considerate vere e proprie riserve di biodiversità come, appunto, il bacino del Rio delle Amazzoni e regioni come il Sud America.
Rio de Janeiro
Uno degli Stati più importanti del Sud America è Rio de Janeiro.
Questa città è famosa per le sue spiagge turistiche e per il suo annuale carnevale. Rio de Janeiro contiene anche la più grande foresta all’interno di un’area urbana.
Rio è la seconda città del Brasile, dopo San Paolo, e fu la capitale della nazione fino al 1960, quando Brasilia ne prese il posto. Rio è una città di contrasti, e anche se gran parte della città si possa affiancare alle più moderne metropoli del mondo, una percentuale significativa di abitanti di Rio vive ancora in zone estremamente povere.
Le peggiori di queste sono le baraccopoli favelas, note come dove è difficile costruire edifici robusti, e gli smottamenti, provocati principalmente dalle piogge intense, sono frequenti. Le favelas sono afflitte dalla diffusione dei crimini legati alla droga, dalle lotte tra bande e da altri problemi sociali legati alla povertà.
Giuseppe Garibaldi e il Risorgimento
Questa città fu un rifugio del capitano mercantile Giuseppe Garibaldi.
Egli nacque a Nizza nel 1807. In un suo viaggio si incontrò con un ligure che gli fece conoscere la “Giovine Italia” (associazione politica istituita da Giuseppe Mazzini, il cui programma veniva pubblicato su un periodico al quale fu dato lo stesso nome. Coloro che vi prendevano parte utilizzavano come pseudonimo il nome di personaggi del Medioevo italiano, e il loro scopo era quello di trasformare l’Italia in una repubblica democratica unitaria).
Così cominciò anche la sua carriera patriottica. Nel 1890 incontrò Mazzini a Marsiglia che gli impresse principi rivoluzionari e l’avviò alle azioni eroiche (le più importanti furono quelle per i moti mazziniani della Savoia e di Genova) ma se ne staccò subito per il diverso modo di concepire il Risorgimento, poiché amava le idee chiare e oneste.
Proprio dopo il non riuscito moto mazziniano a Genova, egli fu costretto a raggiungere Rio de Janeiro, dove vi restò per 12 anni. Qui divenne un uomo d’azione e di guerra.
Intanto a Rio aveva incontrato Anita, già sposata con un pescatore, che sposò dopo la morte del marito nel 1840. Anita era molto innamorata di Garibaldi, tanto da seguirlo in tutte le sue imprese.
Nel 1848, già acclamato “eroe dei due Mondi” (cioè dell’Europa e dell’America Meridionale), ritornò in Italia per la difesa di Roma. Quando questa cadde, cercò con una fuga epica, durante la quale gli morì la moglie, di raggiungere Venezia.
Ma braccato da francesi, austriaci e napoletani, dovette ripartire per l’America. Ma quando si trattò di riprendere la “spada” per la causa italiana, egli ritornò e fu messo a capo della famosa Spedizione dei Mille.
Il regno delle due Sicilie era ancora sotto il dominio dei Borbone. Allora avuta la notizia che i patrioti siciliani avevano tentato di ribellarsi, Garibaldi con i suoi volontari decise di andare ad aiutarli.
Fu così che il generale Garibaldi, raccolti i suoi 1000 volontari (i Mille), partì da Quarto per la Sicilia, dopo essersi impossessato di due battelli a vapore. Nel 1860, non avendo armi, i Mille si fermarono a Talomone per fornirsen e, dopodiché fecero rotta a Marsala.
Ai Mille si unirono i guerriglieri rivoluzionari e le plebi contadine, soprattutto perché Garibaldi aveva abolito la tassa sul macinato e promise la distribuzione delle terre comunali.
Quindi si avviarono verso l’interno dell’isola dove Garibaldi assunse i pieni poteri in nome dell’Italia e di Vittorio Emanuele II, si scontrarono vittoriosamente con i Borboni a Calatafimi ed entrarono in Palermo.
Formato un governo provvisorio con a capo Crispi, Garibaldi proseguì per Milazzo e Messina, liberando completamente la Sicilia. Poi proseguì senza incontrare resistenza fino a Napoli mentre il re Francesco II si rifugiava nella fortezza di Gaeta.
A questo punto Cavour decise di far intervenire l’esercito piemontese, convinto che Garibaldi dopo aver marciato su Roma, avrebbe rifiutato l’unione del Sud-Italia al Piemonte.
Garibaldi, dopo aver vinto le ultime resistenze borboniche sul Volturno, si incontrò nei pressi di Teano, con Vittorio Emanuele, che intanto aveva assunto il comando della spedizione piemontese ed era sceso attraverso le Marche, e lo salutò “Re d’Italia”, riconoscendolo unico sovrano dell’Italia unita.
Poi si ritirò a vita privata a Caprera, dove morì nel 1882.
Nel febbraio 1861 viene proclamata la nascita del Regno d’Italia con Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia e nel 1861 Cavour morì improvvisamente. E con lui e con la proclamazione del Regno d’Italia sembrò essersi chiuso veramente un periodo di storia patria, fatto da insurrezioni popolari, di educazione civile, di trame politiche e di azioni patriottiche.
Il Romanticismo
Contemporaneamente in Europa, e soprattutto in Italia, si sviluppa il Romanticismo sia nel campo letterale e musicale che artistico.
Il Romanticismo è un complesso movimento culturale che si manifesta in Europa (nasce in Germania) tra la fine del secolo XVIII e la metà del XIX.
Caratteristica generale di questa posizione culturale è la rivalutazione del sentimento rispetto alla ragione: ciò significa porre al centro dell’attenzione il singolo individuo anziché l’uomo in generale.
A differenza dell’Illuminismo, il Romanticismo privilegia le diversità individuali, apprezzandone il carattere peculiare rispetto alle norme convenzionali (principio dell’originalità).
L’artista romantico ha un animo sempre pronto a turbamenti ed il suo comportamento é spesso solitario e immorale. I Romantici sono artisti disperati e sventurati.
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