Alice nel Paese delle
Meraviglie 0
Indice
Motivazioni della scelta …………………………………….............….
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Charles Lutwidge Dodgson - Lewis Carroll
Tappe principali della vita e particolare riferimento alla
realizzazione
del racconto……………………………………………………............
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Analisi dei personaggi
- Brucaliffo: i progressi della scienza e la conseguente crisi delle certezze (la fisica del ‘900 verso i quanti di Planck)..........................................6
- Alice: crisi dell’identità e noia verso l’evasione nel sogno guidato dall’inconscio (la filosofia di Freud e le diverse reazioni letterarie, dal fanciullino al superuomo).............................................................................9
- Cappellaio matto: aristocrazia in decadenza, tra positivismo ed edonismo (Klimt)..............................................................................................11
- Bianconiglio: l’ossessione del tempo nella società di massa e la produzione in serie...........................................................................................14
- Ostriche: immobilità sociale e positivismo (Verga e i Malavoglia, emergere delle teorie evoluzionistiche di Darwin)...........................................16
- Duchessa Brutta e Regina di cuori: caricature dell’epoca Vittoriana; dalla donna angelo all’emancipazione femminile..........................18
Fonti e riferimenti…………………………………………………………………….20
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Motivazioni della scelta
Ci sono dei libri che incontri quando sei un bambino e che durante tutta la tua vita ti accompagnano, sempre uguali ma allo stesso tempo ogni volta diversi. Andando avanti i pensieri cambiano, si acquisiscono nuove informazioni attraverso lo studio e la lettura, e le nuove idee permettono di trasformare le cose attraverso nuovi punti di vista.
Inizialmente il libro «Alice nel paese delle meraviglie», nella sua prima pubblicazione del 1865, venne considerato nient’altro che un’opera di fantasia per bambini, dunque etichettato come letteratura d’infanzia. Attraverso varie ricerche ho potuto costatare quante svariate riletture ne siano state invece fatte nel corso della storia che va dalla sua nascita ai giorni nostri: si procede da una lettura psicanalitica ispirata dalla nascente figura di Freud, che assegna a determinati personaggi delle particolari patologie; all’analisi linguistica e logica che pone il racconto nella sfera del non-sense e dei giochi di parole; ad una rilettura fisico-matematica che vede nella fiaba dei caratteristici riferimenti alle nuove scoperte in atto; infine da un punto di vista sociologico che rivisita l’intero racconto come un saggio storico che svela l’attenta satira, mascherata da parodia, della società borghese vittoriana.
Una fiaba che dunque non si limita ad essere riservata esclusivamente ai piccoli, anche se la traduzione di un contenuto più profondo non è così immediata come in altre fiabe, ma che lascia intravedere in essa una miriade di piccoli spunti estremamente interessanti se collegati appunto all’epoca vissuta dall’autore.
Proprio concentrandomi su quest’aspetto ho voluto dunque sviluppare l’argomento di questa tesina, il cui scopo è stato quindi quello di raccogliere nelle sue pagine dei piccoli riassunti riproposti dalle varie rivisitazioni della fiaba, da me poi correlati al periodo storico studiato durante l’anno.
C L D - L C
Harles utwidge odgson ew is arrol
Tappe principali della vita e particolare riferimento alla realizzazione del racconto
Il reverendo Charles Lutwidge Dodgson nacque a Daresbury nel Cheshire nel 1832, e morì improvvisamente a Guilford nel 1898. Reverendo lo era diventato senza un’autentica vocazione e infatti, dopo aver preso gli ordini minori, non volle proseguire la carriera ecclesiastica nella Chiesa Anglicana. Aveva seguito le tradizioni familiari, e in particolare non aveva voluto deludere le attese del genitore: il padre fu un uomo notevole, che dopo essersi distinto a Oxford nella matematica e nelle lettere, subordinò i propri talenti all’esercizio della fede. Suo figlio terzogenito Charles, avrebbe manifestato da adulto sintomi che l’odierna psicanalisi potrebbe attribuire a imposizioni subite nell’infanzia (per esempio, era un mancino naturale che fu costretto a usare la destra), il più vistoso dei quali fu la balbuzie, probabilmente rappresentata nella favola nella figura del ghiro che partecipa alla festa del buon non-compleanno.
Durante gli studi si sforzò sempre di seguire i passi del genitore, tanto ammirato quanto rispettato, coltivando le stesse discipline nella medesima università. Appena laureato si dedicò all’insegnamento della matematica con residenza nel college e con l’impegno di non ammogliarsi e di entrare nella Chiesa. I suoi contributi scientifici furono frequenti e di buon livello, anche se lasciò tracce più profonde nel campo della logica moderna (nel 1896 pubblicò “Symbolic Logic”).
Uomo austero e moralista, coltivò anche un lato ludico, appassionandosi di eccentriche invenzioni e coltivando hobbies, in particolare la fotografia, e specializzandosi nei ritratti di bambine talvolta piccolissime che riusciva a far rimanere immobili per il lungo tempo necessario incantandole con i suoi racconti.
Non scoraggiato dal padre, Dodgson si divertì infatti fin da bambino a inventare storie assurde e divertenti, racconti satirici, poesie umoristiche, parodie, indovinelli, rompicapo. Aveva circa ventitré anni quando decise di continuare sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll questi esercizi, creando un alter-ego completamente opposto alla propria esteriore personalità: mascherandosi, non mancò di contestare quel mondo perfettamente coerente e tradizionalista ma sempre più fragile, il periodo vittoriano, che iniziava a essere sconvolto dalle nuove innovazioni e da un clima culturale in continuo cambiamento.
A suo agio solo di fronte ai fanciulli, venne definito come un uomo mai veramente cresciuto: capiva la psicologia dei bambini (non troppo dissimile dall’autore di Peter Pan, James Barrie) e per intrattenere le sue piccole visitatrici finì col fare delle sue stanze al college un vero paese delle meraviglie, colmo di carillons, bambole, balocchi.
Di particolare importanza risultò sia l’incontro con le tre sorelline figlie dell’insegnante Henry George Liddell: Edith di otto anni, Alice di tre e Lorina di uno, sia la fatidica giornata del 4 luglio 1862 durante una gita in barca nel corso della quale Dodgson inventò per le tre bambine la favola che si sarebbe poi trasformata nel racconto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Fu un’opera di grande rilevanza in un’epoca di trionfante utilitarismo vittoriano, quando all’arte si chiedeva di giustificare la propria esistenza contribuendo a elevare l’individuo, o perlomeno a insegnargli qualcosa; un uomo di chiesa e un moralista inflessibile metteva invece in mano all’infanzia un libro di travolgente anarchia, dove l’autorità è mostrata come dispotica, capricciosa e intollerante, dove le istituzioni sono incomprensibili e ingiuste, dove la divinità non è nominata neppure;
un libro in cui gli insegnamenti tradizionali sono messi in ridicolo, dove le poesie edificanti sono ridotte a nonsenso mediante la parodia, ma soprattutto dove ogni personaggio racconta grottescamente e con elaborato umorismo la società contemporanea dell’autore e gli aspetti ad essa correlati. 4
Alice Liddell, fonte di ispirazione per la creazione della protagonista della favola
Analisi dei personaggi
Brucaliffo: i progressi della scienza e la conseguente crisi delle certezze (la fisica del ‘900 verso i quanti di Planck)
“Il Bruco si tolse di bocca la pipa e, con voce languida e assonnata, chiese: «E tu chi sei?». Questa non era certamente la maniera più incoraggiante per iniziare una conversazione. Alice rispose con voce timida: «Io…io non lo so, per il momento, signore…al massimo potrei dire chi ero […]».
Quali certezze potevano sottrarsi agli sconvolgimenti apportati dalle scoperte scientifiche, in particolare dal punto di vista delle emergenti teorie nel campo della fisica, che trovava sempre più significative applicazioni nel campo tecnologico e industriale e che andavano a sostituirsi alle vecchie conoscenze mediate dalla metafisica?
Alcuni fisici vissero questo travaglio alla stregua di un dramma personale come Boltzmann, fondatore della meccanica statistica, che si suicidò nel 1906, non vedendo vie d’uscita ad un malessere che non gli concedeva di andare oltre.
Basti infatti pensare alla nascente teoria quantistica di Planck, che introdusse un radicale stravolgimento nella passata teoria atomistica, e particolarmente alla contemporanea attività del fisico tedesco Albert Einstein (1879-1955) che nel 1905, “l’annus mirabilis”, pubblicò tre articoli riguardanti tre incredibili innovazioni:
- Dimostrazione della validità delle teorie di Planck attraverso l’effetto fotoelettrico;
- Applicazione dell’effetto Browniano al moto degli atomi in un liquido in equilibrio, considerate in precedenza stabili nelle loro posizioni;
- Esposizione della teoria della relatività che sconvolse le precedenti definizioni assolute di spazio e tempo;