Il richiamo della terra
La terra ha svolto un ruolo essenziale per la vita dell’uomo sin dalle sue origini;
essa è stata importantissima per l’agricoltura e per lo sviluppo psico-fisico dell’individuo.
Con il passare degli anni l’uomo ha imparato a conoscere ogni segreto della terra iniziando ad utilizzarla al meglio per la coltivazione di piante ed alberi, che fornivano prodotti alimentari sempre più vari.
Nella preistoria gli uomini erano “nomadi”, essi non avevano una fissa dimora, ma si spostavano in cerca della terra migliore per l’agricoltura. Pian piano però essi iniziarono a costruire dimore stabili in cui vivere: in questo modo incominciò a crearsi un rapporto tra l’uomo e la terra.
Nel corso della storia talvolta l’uomo è stato costretto a lasciare la propria terra per esilio, per lavoro, per fuggire da un pericolo. Questa nuova era ha indirizzato l’uomo verso il nuovo continente scoperto nel 1492 da Colombo: l’America offriva a ogni uomo nuove opportunità di lavoro e soprattutto una possibile rinascita sociale.
Presto essa divenne la terra sognata.
Storia
Durante la seconda Rivoluzione Industriale l’introduzione di nuove tecniche di costruzione e l’utilizzo in larga scala dell’acciaio ha permesso di creare una rete di trasporti decisamente migliore rispetto al passato, più veloce e più economica. In particolare i transatlantici che collegavano l’Europa all’America del Centro-Nord potevano trasportare un maggior numero di persone in un tempo sensibilmente inferiore. Inoltre durante questi anni le migliori condizioni economiche dei Paesi e le innovazioni, introdotte in ogni settore della vita umana, hanno comportato un aumento demografico rilevante così alcuni uomini iniziarono a utilizzare i nuovi transatlantici per andare a lavorare nei paesi americani.
Tra il 1880 e il 1914 circa 34 milioni di persone lasciarono l’Europa diretti per lo più negli Stati Uniti, in Argentina, Brasile e Canada. Le partenze interessarono maggiormente i ceti più bassi della società, essi erano spinti dal desiderio di svincolarsi da rapporti sociali oppressivi o dalla speranza di poter migliorare le condizioni economiche delle proprie famiglie. Nei nuovi Stati le condizioni economiche erano migliori, “anche i più poveri avevano 50 mila lire in tasca” e c’era bisogno di manodopera per incentivare il lavoro nelle nuove industrie. I governi europei inizialmente videro le partenze come un insuccesso e nutrirono ostilità e diffidenza, ma pian piano compresero l’importanza delle emigrazioni, esse rappresentavano una speranza per i cittadini, così alcuni Stati incentivarono le emigrazioni. L’Italia fu uno dei Paesi con il maggior numero di emigranti d’Europa, sotto il governo De Pretis la “Commissione di Inchiesta” guidata dal senatore Stefano Jacini capì la necessità dell’emigrazione come valvola di sfogo e strumento di miglioramento delle condizioni materiali. Il Governo inoltre aiutava economicamente i cittadini per i primi sei mesi affinché essi potessero avviare un’attività produttiva più facilmente. Successivamente Crispi cercò di regolare le emigrazioni garantendo la libertà di partire, egli cercò di migliorare i rapporti tra emigranti e “agenti di emigrazione”, ma ciò non diminuì lo strapotere delle agenzie di navigazione.
Un nuovo aspetto all’emigrazione sarà dato poi da Benito Mussolini, egli decide infatti di conquistare l’Etiopia principalmente per due motivi: il “dux” vuole creare un Impero Italiano che permetta di dare una rilevanza mondiale alla nostra nazione, inoltre la creazione di un impero avrebbe permesso di far somigliare l’Italia all’antica Roma. In secondo luogo Mussolini desidera che l’emigrazione sia indirizzata verso luoghi appartenenti al territorio italiano favorendone l’economia.
Nell’immediato dopoguerra i flussi migratori iniziarono ad incrementare, molte città necessitavano di manodopera per essere ricostruite dopo la distruzione della Guerra Totale. Tutte le regioni italiane partecipano allo sviluppo dell’emigrazione, anzi nei primi anni del dopoguerra è un fenomeno prevalentemente centro-settentrionale che si va però meridionalizzando intensamente già alla fine degli anni Quaranta. L’emigrazione resta un fenomeno determinante in termini di espatri annuali ancora fino ai primi anni Settanta. Essa funziona quindi a lungo come stimolo al mercato interno attraverso le rimesse e come alleggerimento al mercato del lavoro nazionale, rivestendo quindi un ruolo centrale ai fini del pieno svolgimento del miracolo economico e dei processi di modernizzazione a esso legati. In realtà il contributo dell’emigrazione all’estero va valutato non solo in termini di politica economica ma anche in termini di politica estera, perché lo strumento maggiormente adottato per governare i flussi del dopoguerra fu quello dell’accordo bilaterale tra Stati e questo contribuì a reinserire l’Italia nel panorama diplomatico internazionale. L’emigrazione interessò maggiormente i cittadini del Sud Italia che lasciarono le proprie famiglie per andare a lavorare nel Nord Europa e negli USA; essi formarono nuovi quartieri abitati solamente da italiani dimostrando il legame con la propria terra, inoltre rimasero continuamente in contatto con i loro cari attraverso la posta.
La gestione dell’emigrazione si legò alla nascita dell’Europa unita. Nel 1957 fu siglato a Roma il trattato istitutivo del Mec, il Mercato Comune Europeo. La firma ebbe effetti molto importanti sul piano giuridico e legislativo, perché cambiò lo statuto dei lavoratori migranti in alcuni paesi e avviò un capitolo nuovo – pur con numerosi problemi irrisolti – nella politica comunitaria della circolazione della forza lavoro. Gli Italiani erano diventati cittadini comunitari. A partire dalla fine degli anni Cinquanta l’emigrazione all’estero diventa appannaggio di gruppi di lavoratori sempre più qualificati, anche perché la richiesta dei paesi stranieri è di persone con una formazione professionale certificata. I flussi di manodopera anche altamente qualificata cominciano a rappresentare una voce importante all’interno degli espatri e resteranno fino a oggi, con le dovute trasformazioni, una caratteristica fondamentale dell’internazionalizzazione del paese.
Collegamento storia-Inglese
Nel XIX secolo i flussi migratori hanno interessato diversi paesi d’Europa, in particolare l’Irlanda. Dopo una malattia alle piantagioni di patate, coltivate con i nuovi prodotti industriali, il paese ha vissuto una grave carestia che ha portato i cittadini ad abbandonare l’Irlanda. Così gli Irlandesi andarono negli Stati Uniti dove appresero l’importanza dell’indipendenza (negli USA era in corso la guerra di secessione in quanto gli stati del Sud desideravano l’indipendenza da quelli del Nord).
Tornati in Patria essi portarono queste nuove idee in Irlanda e sorsero movimenti che miravano all’indipendenza Irlandese dal Regno Unito o alla sua autonomia. La fratellanza Feniana desiderava l’indipendenza, Parnell invece mirava all’autonomia riconosciuta da un parlamento Irlandese. La nascita di gruppo indipendentista portò il primo ministro inglese, Gladstone, a proporre il progetto di un autogoverno: “Home Rule”. Coloro che si dichiararono contrari ad esso formarono il gruppo “Unionista”, il progetto fu attuato nel 1893 ma esso non fu sufficiente ai cittadini che chiedevano un governo e un parlamento irlandese. Tale legge fu approvata nel 1914 ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale rinviò la sua applicazione. Intanto nacquero società segrete e gruppi armati (Sinn Fein) che si mostrarono contrari a qualsiasi occupazione inglese, inoltre nel 1919 si formò l’IRA (Irish Republican Army), un esercito clandestino che lotta contro l’Inghilterra durante il XX secolo.
Inglese
When the Irish people found out that the law had been deferred, they started to protest. So on Easter Sunday of 1916, the Republican insurgents occupied Dublin's the post office, which was an important strategic key buildings, and in particular point of the British who decided to intervene with the army. Many intellectuals participated in the so-called "EASTER RISING" as interventionists, however, they were almost all executed by the British army.
William Butler Yeats wrote a poem in honour of these men recalling the leaders’ names: in "Easter 1916", in fact, he describes the insurgents’ ordinary life before this episode, highlighting their qualities and enthusiasm for the independence cause. By comparing their firm purpose to free Ireland to a ‘stone’ that never moves in the flux of life, Yeats symbolizes the steadiness of the ideal of independence. The conclusion, however, is "a terrible beauty", an oxymoron that synthesizes the poet’s message: this rebellion was ‘terrible’ because of the needless deaths of many Irishmen, but it was ‘beauty’ because it opened the eyes of Ireland, allowing the creation of the Irish Free State.
Yeats was born in Dublin in 1865, but he moved to London with his family when he was a child. The young author derived much of its attachment to Ireland from the frequent visits to his grandparents in Sligo, in the rural west of Ireland. In the 1890s he met Lady Gregory, so he began to collect Irish folklore and developed the idea of a new artistic role that aimed at creating a new culture based on Ireland's past, and his hope for a renaissance of Irish culture found expression in a series of essays called “The Celtic Twilight”.
Italiano
Situazione in Italia durante gli anni del Neorealismo; Corrado Alvaro e il proprio legame con la Calabria (Gente in Aspromonte)
Filosofia
Nietzsche: il legame tra il superuomo e la terra, brano "Il superuomo e la fedeltà alla terra" (Così parlò Zarathustra)
Latino
Lucio Giunio Moderato Columella, il "De Re Rustica"
Storia dell'arte
"Le spigolatrici" di Millet
Storia
L'emigrazione dalla fine del XIX secolo agli anni '60
Inglese
The early period of Yeats' production; Seamus Heaney and "The voice of Earth"
Scienze
La teoria della "tettonica delle placche"
Fisica
Campo magnetico e legame tra forza di Lorentz e aurore boreali