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Esami di Stato A.S. 2012-2013

Cinzia Albertini V D

Darwin è considerato uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, il padre della teoria evolutiva. I fattori considerati decisivi per l’elaborazione della nuova teoria furono molteplici:

  • Il viaggio di ricognizione scientifica attorno al mondo sul brigantino Beagle in qualità di naturalista non stipendiato. Durato circa 5 anni, dal 1831 al 1836, il viaggio fu l’occasione per Darwin per approfondire le proprie conoscenze di storia naturale e per osservare i resti di alcuni fossili e collezionare esemplari di nuovi tipi di piante e di animali.
  • La lettura del trattato di sociologia di Thomas Malthus, “Saggio sul principio di popolazione”, in cui l’economista inglese affermava che le risorse necessarie per la sopravvivenza non fossero sufficienti per una popolazione a elevata crescita.

Darwin elaborò, così, la teoria evolutiva, pubblicando nel 1859 “The origin of species”.

La teoria afferma che gli organismi generano organismi simili e che il numero d’individui che si riproduce e sopravvive si rivela minore del numero dei nati. Ma l’elemento fondamentale della nuova teoria, da cui nasce la mia riflessione, è il concetto di selezione naturale, secondo il quale, essendo il numero degli individui che sopravvivono inferiore rispetto al numero di partenza, deve per forza esistere una lotta per l’esistenza in cui prevalgono i più adatti alle condizioni di vita.

E questa selezione naturale è eseguita dall’ambiente, il quale “seleziona”, appunto, gli individui che presentano le caratteristiche vincenti per la sopravvivenza, le cosiddette variazioni favorevoli, rispetto ai propri concorrenti.

La teoria evolutiva ha costituito una posta ideologica e politica di primo ordine. Essa, infatti, è stata oggetto di strumentalizzazioni da parte d’ideologi della borghesia, ma è stata usata come una sorta d’ispirazione anche da parte di dittatori quali Hitler.

Attorno al concetto di selezione naturale si sono sviluppate le tendenze di pensiero più reazionarie, le quali sostenevano che fosse possibile far corrispondere all’assetto sociale vigente le leggi stesse di natura, in altre parole il criterio del dominio di una classe sulle altre e il predominio del più forte sui più deboli. È quanto fu affermato dal filosofo britannico Herbert Spencer, dando vita al:

“Darwinismo sociale”

Le affermazioni teoriche del darwinismo sociale furono riprese da Giovanni Verga.

Secondo la sua visione pessimistica, la società umana era dominata dal crudele meccanismo della lotta per la vita, per il quale il più forte schiaccia inevitabilmente il più debole.

Per Verga le specie e gli individui si succedono e si combattono all’infinito all’interno di questo meccanismo naturale e cieco in cui la pulsione egoistica al possesso e all’affermazione di sé non lascia posto ai sentimenti umani, quali la generosità e l’altruismo.

Questa è una legge di natura universale e immodificabile, che governa qualsiasi società, in tutti i tempi e in tutti i luoghi. È, pertanto, inutile sperare in alternative alla realtà esistente, né nel futuro, in un’organizzazione migliore e più giusta, né nel passato, tornando a forme precedenti ormai superate, e neanche nella dimensione trascendentale.

Quindi è chiaro come alla base della poetica verista elaborata da Verga ci siano impostazioni positivistiche, poiché per conoscere la realtà è necessario un approccio puramente scientifico, fondato sull’oggettività dei fenomeni e non sulla soggettività delle sensazioni; materialistiche in quanto il comportamento umano è assimilato a quello di ogni altro animale e visto in dipendenza dall’egoismo individuale e dai bisogni materiali; infine deterministiche poiché nega la libertà del soggetto come organismo in grado di incidere sulla realtà e insiste sull’idea che l’individuo sia sempre condizionato dall’ambiente in cui vive, dalle leggi economiche e dal condizionamento ereditario che influisce sul suo status. È la darwiniana lotta per la vita, che spinge l’uomo a imporsi o a soccombere attraverso la spietata selezione naturale.

Il principio della lotta per la sopravvivenza è espresso da Verga nel “Ciclo dei Vinti”, un ambizioso progetto letterario che avrebbe dovuto comprendere cinque romanzi, tre dei quali rimasti incompiuti, legati dal tema comune della lotta dell'uomo per l'esistenza.

  • Nella lettera a Salvatore Paolo Verdura del 1878, Verga espone per la prima volta il suo progetto realistico di voler mostrare tutte le fisionomie sociali e il progetto scientifico di rivelare come esse siano condizionate dalla darwiniana lotta per la vita, attraverso la selezione naturale.

«Ho in mente un lavoro che mi sembra bello e grande, una specie di fantasmagoria della lotta per la vita […]; lotta provvidenziale che guida l’umanità, […] tutte le fisionomie sociali, ognuna colla sua caratteristica, negli sforzi che fanno per andare avanti in mezzo a quest’onda immensa che è spinta dai bisogni più volgari o dall’avidità dalla scienza ad andare avanti, incessantemente, pena la caduta e la vita, pei deboli e i maldestri».

Il primo progetto dei Vinti: classi sociali e lotta per la vita

Lettera a Salvatore Paolo Verdura-21 aprile 1878.

In questa sua analisi egli procede allo studio dei meccanismi che vigono nella società per ascendere gradualmente verso le classi più elevate. Questo perché, nella concezione di Verga, lì dove c’era più ignoranza i meccanismi erano più istintivi e, di conseguenza, più facilmente individuabili.

Facenti parte di questo ciclo sono i romanzi “I Malavoglia” e “Mastro-don Gesualdo”, in cui, come afferma nella prefazione ai Malavoglia “I vinti e la fiumana del progresso”, Verga si sofferma sui vinti, appunto, cioè coloro che, ciascuno nella propria condizione, hanno avuto il proprio ruolo nella lotta per l’esistenza, per il benessere e l’ambizione, coloro che hanno voluto far legge pur essendo essi stessi fuori dalla legge, per usare le sue stesse parole, e che sono stati poi, invece, sconfitti e deposti sulla riva dalla corrente che è la fiumana del progresso.

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I Malavoglia

Il romanzo si presenta come uno studio quasi sociologico volto a mostrare le condizioni sociali di un’intera comunità e come la vita dei singoli e dei gruppi sia condizionata dal contesto socio-economico.

Viene, infatti, messa in evidenza l’avidità degli individui e la loro egoistica inclinazione a voler soddisfare i propri istinti e i propri interessi materiali, isolandosi e rifiutando i propri simili.

La famiglia dei Malavoglia, però, rappresenta un’eccezione: è vero che ciascuno all’interno della società è solo con il proprio egoismo, ma qui resta ancora la solidarietà familiare, che a buon diritto può essere ritenuta un espediente per scongiurare e scoraggiare la violenza e l’egoismo.

La solidarietà dei membri della famiglia è un modo per sopravvivere all’interno della feroce selezione naturale che caratterizza l’esistenza.

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Sintesi
Introduzione Interpretazioni della teoria evolutiva di Darwin tesina
Questa tesina di maturità prende in esame gli usi e le interpretazioni della teoria evolutiva di Darwin. Gli argomenti che la tesina sviluppa sono i seguenti: in Italiano Giovanni Verga, in Latino Decimo Giunio Giovenale, in Filosofia Karl Marx, in Storia Hitler e il rinnovamento razziale, in Inglese Charles Dickens e in Storia dell'arte Honoré Daumier ("Il vagone di terza classe").
Collegamenti
Interpretazioni della teoria evolutiva di Darwin tesina
Italiano - Giovanni Verga. Latino - Decimo Giunio Giovenale. Filosofia - Karl Marx. Storia - Hitler e il rinnovamento razziale. Inglese - Charles Dickens. Storia dell'arte - Honoré Daumier ("Il vagone di terza classe").
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