Estratto del documento

Introduzione

  • 2

Storia: storia dell’istruzione dall’antichità all’età contemporanea

  • 3

Scienze: l’evoluzione culturale dell’uomo

  • 7

Tecnologia: sussidi multimediali

  • 9

Diario di scuola

Italiano: di Daniel Pennac

  • 11

Scienze motorie: storia dell’educazione fisica

  • 13

Arte e immagine: storia dell’educazione artistica

  • 14

Musica: Shakira

  • 15

Geografia: America Latina

  • 19

Istruzione nel mondo

Lingua inglese: Education in the United Kingdom

  • 22

Lingua francese: L’école en France

  • 23

Istruzione nel mondo

L’argomento che cercherò di analizzare in questa tesina è l’istruzione nel mondo.

L’istruzione è un diritto umano fondamentale. Ogni individuo ha il diritto di ricevere l’istruzione, indipendentemente dal sesso, l’etnia, le preferenze religiose o politiche.

Alcune agenzie nel mondo lavorano per rendere l’istruzione disponibile a tutti, come per esempio l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF). La storia insegna che nessuna società è mai uscita dal sottosviluppo senza l’istruzione.

Garantire a tutti i bambini la possibilità di frequentare almeno la scuola primaria è il modo migliore per raggiungere anche gli altri traguardi del millennio, come l’eliminazione della fame e della povertà.

Anche la Costituzione italiana, a partire dalla sua entrata in vigore (1° gennaio 1948), afferma che l’istruzione è un diritto di tutti ed è anche un obbligo. La scuola dell’obbligo ha proprio questa funzione: permettere a ognuno di ricevere un’istruzione adeguata, gratuita e garantita proprio dallo Stato.

Presenterò la storia dell’istruzione dall’antichità all’età contemporanea e in particolare parlerò dell’istruzione all’epoca del fascismo. Dal punto di vista scientifico analizzerò l’evoluzione culturale dell’uomo che, in migliaia di anni, ha portato al moderno sviluppo tecnico-scientifico.

Diventa quindi indispensabile parlare dei sussidi multimediali utilizzati anche nell’istruzione. In particolare il computer è oggi un indispensabile strumento al servizio dei docenti che consente di motivare gli studenti all’apprendimento, determinando l’attenzione continua e favorendo la memorizzazione.

Presenterò quindi il libro che ho letto “Diario di scuola” di Daniel Pennac, che mette in evidenza il ruolo degli insegnanti, che è proprio quello di coinvolgere e motivare gli studenti per appassionarli allo studio. In un’istruzione completa non possono mancare l’educazione fisica e l’educazione artistica, quindi presenterò la storia di queste due discipline.

Parlerò poi di una famosissima artista musicale di fama internazionale, Shakira, che è impegnata socialmente attraverso delle fondazioni, Pies Descalzos e A.L.A.S., che cercano di diffondere l’istruzione soprattutto tra i bambini dell’America Latina. Vorrei quindi presentare l’esecuzione del suo brano più famoso “Waka Waka” con la tastiera.

Analizzerò quindi il territorio e la popolazione dell’America Latina e il problema dell’istruzione in quei Paesi. Infine presenterò in lingua inglese il sistema scolastico del Regno Unito e in lingua francese il sistema scolastico della Francia.

La trasmissione di valori, conoscenze, competenze alle nuove generazioni ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita dell’umanità.

La storia dell’istruzione

L’educazione nell’antichità

Il termine educazione, dal latino ex-ducere, significa “condurre fuori”, indicando appunto che lo scopo dell’educazione è quello di “tirare fuori” quello che si trova già “dentro” l’alunno.

Nell’antica Grecia i filosofi Socrate e Platone hanno elaborato un’importante teoria sull’educazione che rispecchia proprio il significato del termine e quindi consiste in un metodo per tirar fuori le potenzialità che l’alunno già possiede.

Nella Grecia classica e poi in età ellenistica (a partire dalla morte di Alessandro Magno, 323 a.C.), si proponeva un metodo educativo scolastico, basato sulla cultura retorico-letteraria e sull’addestramento fisico.

Al bambino si insegnava a leggere e a scrivere, le basi della musica e dell’aritmetica, e infine la ginnastica. In seguito si insegnava la metrica della poesia e l’interpretazione di capolavori della letteratura; successivamente a parlare in maniera convincente ed elegante.

I docenti erano privati e spesso itineranti, ma le loro funzioni si specializzarono (lettura e scrittura, musica e ginnastica).

A Roma, il percorso scolastico, a partire dal II sec. a.C., era simile a quello greco, anche perché venivano chiamati i maestri greci. I figli dei genitori più ricchi venivano affidati alle cure di un maestro che, nella maggior parte dei casi, era greco.

I maestri si limitavano ad insegnare le basi del saper leggere, scrivere e a far i conti. In tutta l’antichità classica, comunque, l’istruzione scolastica superiore riguardava solo le fasce sociali più ricche.

L’educazione nel Medioevo

Durante l’Alto Medioevo, più precisamente nell’epoca di Carlo Magno, furono istituite numerose scuole in cui ricevevano un’istruzione coloro che si preparavano al mestiere di funzionario.

In una società contadina e feudale l’istruzione superiore era possibile solo per le fasce più alte della società. Le scuole superiori proponevano una formazione letterario-filosofico-scientifica secondo lo schema del “trivio” (grammatica, retorica, dialettica) e del “quadrivio” (aritmetica, geometria, musica, astronomia) oltre alla teologia (disciplina che studia Dio).

In Occidente, la scuola popolare venne controllata dalla Chiesa fino al ’700-’800.

La differenza maggiore rispetto alla cultura latina era nell’interpretazione della storia. Per un insegnante medievale era scontato pensare che la storia fosse guidata da Dio.

La realtà era ritenuta un insieme di segni della presenza di Dio e del mondo ultraterreno, infatti il testo più rappresentativo della cultura medievale è la Divina Commedia di Dante Alighieri.

Nell’XI sec., intanto, presso le scuole organizzate nelle sedi vescovili, si era radunato un numero crescente di docenti e studenti, provenienti da ogni parte d’Europa, che formarono gruppi di studio di docenti e studenti dette “Universitates Magistrorum et Scholarium”.

Nei secoli successivi le Università si moltiplicarono, soprattutto in Italia, Francia, Inghilterra e nella penisola iberica.

L’educazione nell’età moderna e contemporanea

Lo spirito della Controriforma (azione promossa dalla Chiesa cattolica per combattere la Riforma protestante, XVI sec.) diede molta importanza alla formazione dei giovani, per questo vennero fondati nuovi ordini religiosi destinati all’insegnamento e i Collegi dei Gesuiti furono, in tutto il mondo cattolico, le sedi per l’educazione delle classi dirigenti fino alla metà del XVIII sec.

L’insegnamento era basato sui classici latini e su manuali di filosofia scolastica.

L’Illuminismo introdusse l’epoca delle grandi discussioni sui sistemi educativi per la formazione del cittadino e cercava di contrapporsi all’educazione impartita dai religiosi.

Nel 1762 con la pubblicazione dell’Emilio, Jean-Jacques Rousseau si dimostra polemico nei confronti di tutta la tradizione educativa e propone un’educazione “naturale”.

Il principio fondamentale dell’opera è che l’uomo nasce buono e che il male nasce dalla corruzione della società e da un’educazione non corretta.

Secondo Rousseau, l’uomo non deve ricevere una vera e propria educazione (nel senso di conoscenze imposte dall’alto), ma deve essere lasciato libero di sviluppare le proprie facoltà, con pochi stimoli da parte del maestro, in modo da non essere troppo influenzato dalle conoscenze degli altri.

La rivoluzione industriale ha creato l’esigenza di istruzione in quasi tutti i ceti sociali, per poter passare da un’economia solamente agricola ad una più imprenditoriale, come riscatto sociale, come processo di modernizzazione.

Nell’Ottocento gli Stati liberali diffusero la creazione di un sistema di educazione elementare di massa, gratuito che serviva appunto come mezzo di promozione sociale. L’analfabetismo cominciò dunque lentamente a diminuire.

In Italia una riforma della scuola fu portata a termine da Casati (1859) che prevedeva un’istruzione elementare pubblica e obbligatoria della durata di due anni a partire dal sesto anno di età, poi con la legge Coppino (1877) fu portata a tre anni.

La grande epoca della scolarizzazione di massa giunse però dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l’educazione aveva interesse politico.

Tutti i governanti hanno dato attenzione alle giovani generazioni per ragioni economiche e militari, ma con i regimi totalitari del ventesimo secolo (comunismo, nazismo, fascismo) iniziano vere e proprie campagne d’indottrinamento dei giovani attraverso la scuola, l’inquadramento in associazioni obbligatorie, i raduni di massa, i campi di educazione.

In Italia ci fu il fascismo, un’ideologia politica nata per iniziativa di Benito Mussolini alla fine della prima guerra mondiale che aveva carattere nazionalista, autoritario e totalitario.

Durante il fascismo la riforma Gentile (1923) introdusse il principio dell’esame di Stato e proponeva il Ginnasio, il liceo Scientifico, l’Istituto magistrale e l’Istituto Tecnico.

Il Ginnasio e il Liceo Classico erano le scuole per le future classi dirigenti, invece il liceo Scientifico, l’Istituto Magistrale e l’Istituto Tecnico erano le scuole per la piccola borghesia.

C’era poi la scuola di avviamento professionale che era l’unica scuola per le famiglie di operai e contadini, che per motivi economici non potevano permettersi gli studi all’università e che dovevano mandare presto a lavorare i loro figli.

La scuola durante il fascismo

L’obbligo scolastico terminava con la 5^ elementare. In tutta Italia c’era un unico libro di testo imposto dallo Stato che era controllato dal Partito fascista.

Gli alunni dovevano cantare l’inno fascista, dovevano studiare la rivoluzione fascista e la biografia del duce, Benito Mussolini.

Per creare “l’italiano nuovo” la scuola fascista proponeva testi scolastici, quaderni, diari e pagelle in cui si esaltava il fascismo sia attraverso le immagini, che attraverso i contenuti.

I ragazzi tra gli 8 e i 14 anni erano chiamati balilla. I più piccoli invece erano chiamati i figli della lupa.

La divisa da balilla era composta da un paio di pantaloncini grigio-verde, una camicia nera, il fez, cioè un cappellino con delle frange laterali, poi un fazzoletto blu legato al collo con sopra un grosso medaglione con la testa di Mussolini.

Il sabato la scuola era chiusa e gli studenti si riunivano con gli adulti per esaltare il regime fascista.

Nel 1932 tutti i dipendenti pubblici, quindi anche gli insegnanti e i maestri furono obbligati a iscriversi al Partito e giurare fedeltà al Regime.

È importante notare il ruolo fondamentale affidato all’educazione scolastica nelle dittature fra le due guerre mondiali per poter diffondere le idee e i principi dei partiti che governavano.

Anche in Germania infatti il partito nazista riformò profondamente la scuola, basando l’istruzione sulla storia del regime, cercando di influenzare gli atteggiamenti dei ragazzi e per assicurarsi futuri combattenti e fedeli sostenitori del regime.

I regimi totalitari avevano quindi tentato d’inculcare nozioni politiche e di controllare l’ideologia degli alunni.

Con gli Stati democratici invece cambiò la visione generale della cultura. Con la diffusione dei regimi democratici aumentò l’importanza dell’educazione e l’obbligo scolastico fu esteso.

Nel 1946 nacque la Repubblica Italiana e l’anno successivo fu approvata la Costituzione della Repubblica Italiana.

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Storia: l’istruzione dall’antichità all’età contemporanea
  • Scienze: l’evoluzione culturale dell’uomo
  • Tecnologia: i sussidi multimediali
  • Italiano: Daniel Pennac (Diario di scuola)
  • Scienze motorie: storia dell’educazione fisica
  • Arte e immagine: storia dell’educazione artistica
  • Musica: Shakira
  • Geografia: l’America Latina
  • Lingua inglese: education in the United Kingdom
  • Lingua francese: l’école en France
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