Sport e tempo libero nel sistema totalitario
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Indice
Introduzione pg 3
1. Ideologia sportiva durante il Fascismo pg 5
2. Il Nazional Socialismo e l’uomo perfetto pg 8
3. Il gioco del calcio per il Fascismo e per il Nazismo pg 11
4. Il concetto di sport in un moderno stato totalitario pg 13
Conclusione pg 17
Bibliografia e Sitografia pg 19
Introduzione
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In modo molto semplice si potrebbe dire che lo sport è “solo un gioco”, ma non è così: infatti, rappresenta sia un diversivo che uno strumento di oppressione ed esaltazione, utilizzato sia dai governi democratici che totalitaristi. Lo sport è anche uno strumento per guadagnare denaro, talvolta in modo illecito come quando molti imprenditori privati traggono profitto da soldi pubblici senza fornire un reale beneficio per la comunità. La pratica sportiva è una distrazione, perché sposta l'attenzione della gente dai problemi reali, dalle lotte e da movimenti su gare che, talvolta, non hanno un significato reale. La disciplina sportiva può essere indicata anche come uno strumento di oppressione fascista, perché classifica i giovani in base all’età, al sesso e alla forza fisica, mettendoli uno contro l’altro e incoraggiandoli a controllare, dominare e
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sconfiggere i loro avversari.
Nello sport, come per esempio il calcio, le squadre nazionali spesso hanno la funzione di simboli e operano come ambasciatrici non solo per politici o persone
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importanti, ma per i milioni di persone che lo seguono a livello mondiale. A causa di questo rapporto fluido tra la cultura, la politica e lo sport le squadre, o i singoli giocatori, possono essere sfruttati politicamente dalla classe dirigente politica e questo può avvenire in modo da riflettere e rafforzare le caratteristiche del regime nelle squadre, per diffondere a livello locale e nazionale le ideologie, le caratteristiche, lo spirito, le credenze e i simboli che costituiscono la cultura di quel governo totalitarista.
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Così, attraverso la competizione fisica, e in particolare il calcio, un dato regime non solo ha accesso a mezzi per alterare i processi politici di un paese, ma anche la capacità di orientare la società con la sua ideologia in un modo unico e convincente. L'influenza dello sport si estende oltre gli ambiti di rappresentazioni simboliche e ideologiche, manifestati da stati-nazione e regimi. I club sportivi possono anche essere la manifestazione fisica della politica interna, i cambiamenti nelle commesse economiche
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regionali e nazionali, o le relazioni geopolitiche.
1Sport, Dittature e Totalitarismi. http://ambretti.altervista.org/sport-politica.pdf
2Bill Murray, The World’s Game (Chicago: University of Chicago Press, 1996). The reader might pose the test-case of the US as an example of a country that does not represent this pattern. While the US’ exceptionalism might be a case in point, this is a subject that has been thoroughly and frequently explored and will not factor into the following argument.
3http://www.raiscuola.rai.it/articoli/sport-e-dittatura/6918/default.aspx
4Peter J. Beck, “England V Germany, 1938,” History Today (vol. 32; no. 6, 1982), pp. 29-30.
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Generalizzazioni di massima non sono sufficienti a dimostrare la relazione tra sport, politica e cultura nazionale. Per esempio, il calcio è stato trasformato, nonostante la sua popolarità mondiale, in una delle manifestazioni fisiche di primaria importanza da governi nazionalisti e, in alcuni casi, percepito come un’arma per l’egemonia internazionale. Forse nessun paese più dell’Italia, durante la sua dittatura fascista, ha riconosciuto allo sport e al calcio un ruolo essenziale nella promozione dell’unità nazionale, al fine di stimolare tutti gli aspetti del carattere della nazione o della società
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con i suoi principi ideologici, favorendo così lo sviluppo della politica interna ed estera.
Dopo aver stabilito uno stato totalitario nel 1925, Mussolini e il partito fascista hanno iniziato sfruttando proprio la popolarità dello sport e del calcio, per creare quello che fu definito la “cultura del consenso”, per rendere lo sport uno spettacolo di massa dotato di spirito fascista e “fisicità”. Allo stesso tempo, la riorganizzazione della società da parte di Mussolini si rispecchiò nella sua riforma dell'amministrazione del calcio italiano. I fascisti sono stati in grado di utilizzare il calcio in questo modo perché “simboleggia, nella sua organizzazione attuale, le caratteristiche salienti della società industriale”.
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L’Italia fascista non fu mai completamente industrializzata, la nazione rimase in gran parte di origine agricola anche alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, il calcio fu trasformato per riflettere, sia in termini di spirito che di organizzazione, il modello ideale della società fascista, caratterizzata da forza fisica, buona salute, vigoria
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e disciplina.
Oltre all’Italia, solo la Germania durante il dominio del Terzo Reich ha usato lo sport, e nella fattispecie il calcio, in modo simile alla dittatura fascista. Anche se il calcio, inizialmente, è stato percepito come un “alieno sport inglese” e disprezzato dai conservatori, è diventato popolare tra gli uomini della classe operaia e, alla vigilia della Guerra Mondiale, la sua prevalenza e presenza nella società tedesca non poteva essere
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ignorata. Sebbene la ginnastica abbia dominato la vita sportiva tedesca dopo la creazione della Repubblica di Weimar e durante l'ascesa del Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP), il Partito Socialista Nazionale dei Lavoratori Tedeschi, Hitler
5Tra sport e dittature. http://www.comune.rimini.it/eventi/pagina8855.html
6Victoria de Grazia. The Culture of Consent: Mass Organization of Leisure in Fascist Italy (Cambridge: Cambridge University Press, 1981), p. 153.
7Patrick Hazard and David Gould, “Three Confrontations and a Coda,” Fear and Loathing in World Football, Gary Armstrong and Richard Giulianotti (eds) (New York: Berg, 2001), p. 210.
8http://www.ac-nice.fr/tocqueville/pdf/EURO1-La%20propaganda%20durante%20il%20Fascismo.pdf
9David Goldblatt, The Ball is Round: A Global History of Football (London: Viking, 2006), p. 161.
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e i nazisti non potevano consentire al calcio di rimanere apolitico e l’opportunità di radunare migliaia di uomini ariani in un unico esercizio era troppo allettante. Anche se lo sport aveva bisogno di essere riabilitato e separato dagli stranieri e dagli ebrei, i nazisti hanno subito riconosciuto il ruolo che il calcio avrebbe potuto avere nel facilitare la rimilitarizzazione della Germania e nell’alimentare la crescita di un impero pangermanico.
In questa tesina faccio un riassunto e un'analisi dei modi in cui, sia il regime fascista che nazista, hanno utilizzato lo sport e, in particolare, il calcio per raggiungere i propri obiettivi politici e di come, in effetti, questo sia diventato una componente fondamentale della politica estera e interna di ogni regime.
Ideologia sportiva durante il Fascismo
Mussolini concepì il Fascismo come un’ideologia basata su un “set completo di credenze che deve avere la priorità su ogni altra considerazione”, in risposta a quanto
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era successo dopo la Prima guerra mondiale. Il Duce, piuttosto che ottenere un’adesione passiva all'ideologia, impose agli italiani il dovere di “agire” da
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protagonisti nella storia. Durante la Prima guerra mondiale, Mussolini realizzò la necessità della lotta fisica collettiva e del sacrificio per lo sviluppo della società italiana, ideando il Fascismo al fine di fornire agli italiani gli strumenti ideologici per trionfare e
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raggiungere uno rapido sviluppo nazionale. Dopo la fine della guerra, nel 1919, il Duce portò nella sua idea politica una “cultura” della guerra, che sfociò nell’ideazione
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dei Fasci Italiani di Combattimento. In risposta alla vecchia Italia Liberale, i cui sostenitori parteggiavano per la neutralità durante la Prima guerra mondiale, le unità paramilitari fasciste si insediarono nei centri industriali dell’Italia settentrionale, iniziando a eliminare qualsiasi opposizione politica. Mussolini credeva nel potere della violenza attraverso la quale la civiltà avrebbe potuto evolversi dal materialismo, dall'utilitarismo, dal liberalismo, dalla democrazia e dalla storia. In concomitanza con
10Clifford Geertz. “Ideology as a Cultural System,” The Interpretation of Cultures (New York: Basic Books, 1973), p. 197.
11Simonetta Falasca-Zamponi. Fascist Spectacle: The Aesthetics of Power in Mussolini’s Italy (Berkeley: University of California Press, 1997), p. 33.
12Benito Mussolini, “The Doctrine of Fascism,” Communism, Fascism, and Democracy: The Theoretical Foundations, ed. Carl Cohen (Random House: New York, 1972), p. 329.
13Simonetta Falasca-Zamponi. Fascist Spectacle: The Aesthetics of Power in Mussolini’s Italy, p. 34.
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l'ascesa del Fascismo, la popolazione “sportiva” aumentava anche grazie ai numerosi uomini rientrati dal fronte. Per esempio, nel 1919 c’erano 67 club in competizione per il campionato di calcio italiano, mentre nel 1921 il numero era salito a 88.
La Prima guerra mondiale mise a dura prova sia l’Italia intera che l’esercito fascista, che andò incontro a moltissimi problemi: Mussolini cercò di dimostrare che i suoi “Nuovi Italiani” erano sani fisicamente e molto istruiti. Lo stesso Duce si propose come il primo sportivo d'Italia, praticando con passione tutti gli sport, dal nuoto a quelli motoristici, dall’equitazione al tennis: in ogni attività doveva eccellere per evidenziare le sue caratteristiche fisiche superiori (per esempio, guidare a forte velocità indicava la sua resistenza fisica, il suo occhio esperto, la sua padronanza del mezzo meccanico e i suoi nervi sempre a posto…). Così, i fascisti monopolizzarono l'accesso all'educazione fisica. Tra il 1920 e il 1924, consolidando nel frattempo il loro potere politico di recente acquisizione in particolare dopo la marcia su Roma del 1922 che, di fatto, portò il governo costituzionale alla sottomissione, Mussolini e le sue squadriglie usarono
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lo sport come strumento per lo sviluppo di uomini Italiani sani e virili. Dai suoi primi giorni al potere, il regime fascista si avvalse del calcio come strumento per migliorare la salute della popolazione, al fine di rendere gli uomini in grado di agire e di eseguire gli ordini in modo da creare lo stato fascista e, successivamente, l'Impero attraverso la disciplina, il coordinamento della forza, il dovere e il sacrificio.
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Durante il 1920, il regime fascista era impegnato in un processo di inculturazione, progettato per infondere i valori ideologici, le concezioni e i modi di vita che hanno promosso il servizio allo Stato, in particolare nei giovani italiani e nei veterani.
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Secondo Mussolini, “fuori della storia, l'uomo era nulla”: questo ha reso indispensabile che lo Stato fascista non solo garantisse la sicurezza, sotto forma di un esercito ben addestrato, ma anche educasse i
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cittadini circa la loro responsabilità civica, al fine di unire il popolo. Per facilitare questo processo, i fascisti stabilirono tre organizzazioni responsabili della gestione dell’educazione sanitaria e culturale degli italiani: l'Opera Nazionale Dopolavoro
14Simon Martin. Football and Fascism: The National Game under Mussolini, p. 51.
15Patrizia Dogliani. “Sport and Fascism,” Journal of Modern Italian Studies (vol. 4; 2000), p. 327. Philip 74.
Morgan. Italian Fascism: 1915-1945 (New York: Palgrave Macmillan, 2004), p.
16Benito Mussolini, “The Doctrine of Fascism,” Communism, Fascism, and Democracy: The Theoretical Foundations, p. 339.
17Victoria de Grazia. The Culture of Consent: Mass Organization of Leisure in Fascist Italy, p. 137.
18Benito Mussolini, “The Doctrine of Fascism,” Communism, Fascism, and Democracy: The Theoretical Foundations, pp. 333, 338. 6
(OND), centri ricreativi controllati dal governo, e l'Opera Nazionale Balilla (ONB), per i figli dai sei ai diciotto anni e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), che
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gestiva le questioni sportive. L'ONB era parte integrante della trasformazione fascista d'Italia perché i giovani sono stati percepiti come in grado di impegnarsi in prassi di lotta attraverso la guerra, il confronto e il sacrificio. Parallelamente, l'OND organizzò un concorso attraverso gli sport di squadra, in particolare il calcio, per incoraggiare i giocatori a “identificare le loro attività sportive con l'organizzazione Nazionale”.
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Insieme, queste assicurarono che nessun aspetto delle cose culturali, o di formazione, italiane si verificasse al di fuori dello Stato. Associare gli affari dello stato al calcio, portò a un profondo cambiamento nella percezione popolare di questo sport, che ha avuto inizio sulla smobilitazione delle truppe italiane.
19Simon Martin. Football and Fascism: The National Game under Mussolini, p. 51.
20Victoria de Grazia. The Culture of Consent: Mass Organization of Leisure in Fascist Italy, p. 137.
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Introduzione sport nei regimi totalitari, tesina
La seguente tesina di maturità tratta il tema dello sport sotto i regimi totalitari come il fascismo e nazismo. La tesina tratta il seguente tema attraverso le seguenti materie scolastiche:
- Storia
- Letteratura
- Antropologia