Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione
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Sauver la Terre
Save the Earth
Sosteniamo la Terra
Alunno: Borrelli Angelo
Classe: 5RE
Anno scolastico: 2011/2012
Il tema centrale per il nostro presente e futuro è come riuscire a fare in modo che gli oltre 6 miliardi di esseri umani possano vivere tutti in maniera dignitosa ed equa senza distruggere irrimediabilmente i sistemi naturali e senza oltrepassare la capacità di questi sistemi di assorbire gli scarti e i rifiuti delle nostre attività.
Ancora oggi si continua a concentrare l’attenzione e le priorità delle politiche di sviluppo sul perseguimento di una inarrestabile crescita economica che continua ad erodere i sistemi naturali, a distruggerli e ad inquinarli e ad aggravare le differenze sociali ed economiche tra ricchi e poveri del pianeta.
È necessario un profondo cambiamento nelle relazioni tra la nostra specie ed i sistemi naturali che supportano la vita umana: in altre parole occorre trovare un modello di sviluppo meno insostenibile dell’attuale.
La prospettiva di una minore sostenibilità mette seriamente in discussione il nostro attuale modello di sviluppo socio-economico. Nei prossimi decenni dovremo essere capaci di passare da una società in cui il benessere, la salute economica ed il “successo” sono misurati in termini di crescita (della produzione e dei consumi materiali) ad una società in cui si sia capaci di vivere meglio consumando meno, evitando lo spreco del capitale naturale e sviluppando l’economia riducendone le richieste di energia e materie prime.
Una seria riflessione volta ad immaginare uno sviluppo più sostenibile, non semplicemente da un punto di vista strettamente ambientale, ma anche da un punto di vista sociale ed economico non può prescindere dall’affrontare il tema dei consumi.
È noto che il mondo occidentale consuma una quantità eccessiva di energia e risorse e che il nostro tipo di sviluppo risulterebbe insostenibile se fosse adottato da tutte le popolazioni del mondo.
Che cos’è l’impronta ecologica?
L’impronta ecologica è un indicatore aggregato e sintetico che mette in relazione gli stili di vita di una popolazione con la quantità di natura necessaria per sostenerli. Un indicatore concettualmente semplice e ad elevato contenuto comunicativo in quanto rappresenta tale relazione con un parametro di facile comprensione: l’area (espressa in ettari/procapite) di superficie naturale produttiva utilizzata per soddisfare i nostri consumi e per assorbire i nostri rifiuti.
L’impronta ecologica è considerata ormai un ottimo indicatore della sostenibilità dei consumi di una certa popolazione.
I dati sulla nostra impronta ecologica sono dati che inducono al cambiamento. Un cambiamento mirato a farci vivere, quanto più possibile, in armonia con il mondo della natura del quale siamo parte integrante e senza il quale, fino a prova contraria, non possiamo vivere. Abbiamo molto più bisogno noi della natura che la natura di noi.
Come si calcola e quali informazioni ci dà
Il punto di partenza per il calcolo dell’impronta ecologica è la stima dei diversi consumi che possiamo raggruppare in cinque categorie: gli alimenti, i trasporti, le abitazioni, i beni di consumo, i servizi.
Ognuna di queste comporta un’impronta ecologica per più motivi: il terreno necessario per produrre l’energia in forme sostenibili (ad esempio lo spazio per l’invaso di una centrale termoelettrica o la superficie boscata per l’assorbimento dell’anidride carbonica che si sviluppa dalla combustione dei combustibili fossili); la terra coltivata necessaria per produrre gli alimenti; i terreni a pascolo per fornire i prodotti animali; il terreno forestale per produrre legname e carta; la superficie marina necessaria per produrre pesci e frutti di mare; il territorio necessario per ospitare infrastrutture edilizie.
L’impronta ecologica globale dal 1960 al 1999 (calcolata nel Living Planet Report 2002) è aumentata di circa il 57%, con un incremento di circa l’1,5% l’anno. La crescita dell’impronta ecologica globale della specie umana sui sistemi naturali nel periodo considerato indica che, intorno alla metà degli anni Settanta, l’umanità ha sorpassato il punto in cui viveva entro i limiti della capacità rigenerativa globale degli ambienti del pianeta.
Nel 1999 (l’anno più recente per il quale sono disponibili i dati per il calcolo dell’impronta ecologica) vi erano 11,36 miliardi di ettari di terra biologicamente produttiva che copriva appena un quarto della superficie terrestre. Questa disponibilità equivale a 1,90 ha per ognuna delle 5,98 miliardi di persone che popolavano la terra nel 1999.
L’impronta ecologica media mondiale nel 1999 era di 2,28 ha/p. Ovvero c’era un deficit ecologico di 0,38 ha/p. In altre parole l’impronta ecologica dell’umanità, nel 1999, era di circa il 30% superiore all’area disponibile. Questa eccedenza non può essere superata per un lungo periodo, perché porta inevitabilmente a un graduale esaurimento delle risorse naturali della terra.
L’Italia presenta un’impronta ecologica pari a 3,8 ha a persona a fronte di una sua capacità biologica di 1,3 ha/p, il che significa che il territorio italiano non basta a soddisfare l’attuale consumo di risorse degli italiani. C’è quindi un deficit ecologico di 2,5 ha/p. In altre parole per mantenere la nostra popolazione agli attuali livelli di consumo ci servono circa altre due Italia.
Per concludere è necessaria un’altra economia, è necessario pensare e praticare un altro modo di lavorare, spostarsi, viaggiare, comunicare, scaldarsi, curarsi, informarsi, commerciare e mangiare.
Impatto ambientale
Consumo di acqua
Immissione nell’ambiente potabile
Di gas serra (CO2, CH4) impoverimento di risorse umane
Impronta del carbonio: rappresenta la quantità di anidride carbonica che viene immessa nell’ambiente per soddisfare i nostri bisogni.
Impronta dell’acqua: rappresenta la quantità di acqua che viene utilizzata per soddisfare i nostri bisogni.
Impronta ecologica: rappresenta la quantità di superficie terrestre espressa in ettari capace di soddisfare i nostri bisogni però, contemporaneamente capace anche di smaltire i nostri rifiuti. Quindi l’impronta ecologica mette in relazione gli stili di vita di ognuno di noi con la quantità di natura necessaria a sostenere questi stili di vita.
Doppia piramide alimentare-ambientale
Per incentivare le persone a scegliere un’alimentazione che sia non soltanto equilibrata dal punto di vista nutrizionale, ma anche sostenibile per l’ambiente, è stata elaborata la doppia piramide alimentare-ambientale.
Per quanto riguarda la piramide alimentare, gli alimenti che si consiglia di consumare in maggior quantità sono la frutta e gli ortaggi, perché questi sono cibi con bassa densità energetica, perché ricchi prevalentemente di acqua, sali minerali, vitamine e composti fitochimici e fibra naturale. Quindi sono alimenti regolatori. Andando verso l’alto nella piramide troviamo il pane, pasta, riso, patate e legumi che sono elementi energetici perché sono ricchi di amido. I legumi inoltre, ci forniscono oltre che amido anche proteine a medio valore biologico che combinate con i cereali mi consentono di introdurre tutti gli amminoacidi essenziali, perché quelli che mancano nei legumi li troviamo nei cereali e viceversa.
Abbiamo poi l’olio d’oliva. L’olio d’oliva, essendo un grasso, deve essere consumato tutti i giorni ma con moderazione. Andando ancora sopra troviamo il latte e lo yogurt, questi sono alimenti plastici perché hanno proteine ad alto valore biologico, anche questi però devono essere consumati con moderazione perché oltre a contenere proteine, contengono anche dei grassi saturi. Con più moderazione devono essere consumati i derivati del latte perché i grassi sono più concentrati.
All’apice della piramide troviamo i dolci e la carne rossa.
- Italiano: Il Panismo di D'Annunzio
- Francese: Les produits bio
- Inglese: The food pyramid
- Alimenti: Impatto ambientale, doppia piramide alimentare-ambientale, nuova piramide della dieta mediterranea
- Storia: D'Annunzio a capo degli interventisti
- Matematica: La funzione algebrica intera, la funzione e il dominio e calcolo di derivata asintoti positività